"Marulanda è stato uno dei più importanti guerriglieri colombiani e latinoamericani. Quando molti nomi di politici mediocri saranno dimenticati, quello di Marulanda sarà riconosciuto come uno dei più degni e fermi combattenti per il benessere di contadini, di lavoratori e dei poveri dell'America Latina" Fidel Castro Ruz
Oggi è il giorno del diritto universale dei popoli del mondo alla ribellione, al sollevamento armato contro l'oppressione. Così lo hanno istituito, sei anni fa, numerosi movimenti politici e sociali, partiti di sinistra, sindacati, collettivi popolari, molti accademici e gente comune, in omaggio a Manuel Marulanda Vélez, ricordando la dipartita fisica del comandante, il 26 marzo 2008. Come palpito vitale e sonoro dell'internazionalismo nell'immenso petto dell'umanità. Quanta ragione aveva il Che nel definire la solidarietà come la tenerezza dei popoli.
Il ricorso alla ribellione è un diritto naturale e storico. Nel preambolo stesso della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall'ONU nel 1948, si consacra e legittima questo diritto, impresso, inoltre, in modo indelebile nella storia del costituzionalismo mondiale, dalla Dichiarazione di Filadelfia d'Indipendenza degli Stati Uniti.
Per ricordare oggi a Manuel Marulanda Vélez nella sua straordinaria traiettoria di resistenza, ci permettiamo di riferirci a questo diritto universale, attraverso le riflessioni del Liberatore sulla tematica, pubblicate nelle pagine del Correo del Orinoco nel 1821. Diceva Bolivar che, "l'uomo sociale può cospirare contro qualunque legge positiva che lo mantenga prostrato, nascondendosi dietro la legge naturale / Senza dubbio – diceva – è qualcosa di forte questa teoria, ma anche quando siano allarmanti le conseguenze della resistenza al potere, non è meno certo che esista nella natura dell'uomo sociale un diritto inalienabile che legittima l'insurrezione".
E in maniera pragmatica ci raccomanda, inoltre, nei fogli di quel documento che, "Al fine di non confondere la grammatica della ragione, bisogna dare il nome di insurrezione a ogni cospirazione che ha come obiettivo migliorare l'uomo, la patria e l'universo".
E da parte nostra diremo che Manuel Marulanda Vélez ha dato la vita a quel principio bolivariano che dice "L'insurrezione si annuncia con lo spirito di pace, si resiste contro il dispotismo perché questo distrugge la pace e prende le armi per obbligare i suoi nemici alla pace", con la formazione dell'esercito del popolo che ha modellato con le sue mani contadine: le FARC-EP.
Per questo siamo qui nella trincea de L'Avana, determinati a raggiungere con il rispetto della volontà nazionale, della mobilitazione sociale, con il concorso dei nostri giovani, delle nostre donne, dei nostri contadini e popoli indigeni, delle comunità afro, i raizales e la popolazione urbana tutta, la vittoria della pace e la riconciliazione della Colombia, sulle basi della vita dignitosa, reale democrazia e sovranità patriottica.
La fine dello scontro armato mediante il dialogo civile, è una necessità del momento, ma le caste oligarchiche che hanno maltrattato e sottomesso un popolo da 184 anni di vita repubblicana, se si parte dal 1830, devono allontanarsi da questo sentimento meschino ed escludente di ottenere per sé una pace gratis. I colombiani chiedono la "restaurazione morale" della Repubblica su pilastri solidi e strutture di umanità, una pace che garantisce pane, lavoro, terra, salari giusti, sanità e istruzione gratuite e di qualità, alloggi degni, trasporto economico, servizi pubblici, connettività, buone autostrade, il rispetto della biodiversità e dell'ambiente, una democrazia che tenga conto del cittadino comune, una istituzione che sia l'orgoglio di tutti per la sua probità e forze armate in difesa della sovranità e delle garanzie sociali, tutto questo come il nuovo stendardo che deve distinguere la Colombia del futuro, quella del post accordo di pace.
Vogliamo che nessuno confonda le cause del conflitto con parole demonizzanti per spaventare, come comunismo, narcotraffico o terrorismo, utilizzate solo come carte che permettono di prolungare la guerra e giustificare ingerenze di potenze straniere nel nostro conflitto interno.
In questo settimo anniversario della morte di Manuel nella sua trincea della giungla – mentre dirigeva i suoi guerriglieri ad affrontare la simmetria militare dello straniero Plan Colombia – vogliamo chiedere a tutto il popolo e alla gente pensante, che è una forza viva e poderosa, di mobilitarsi risolutamente, in difesa di questo processo che deve condurci alla riconciliazione. Siamo di più, molto di più, quelli che vogliamo la pace con giustizia sociale, economica e politica.
Invitiamo la nostra controparte nel Tavolo di Conversazioni, ricorrendo no alla legge ottusa, né a capricci, né finzioni, ma al senso comune, a ritirare ogni minaccia giuridica che ha attraversato, come un mulo morto, il cammino della pace.
Tengano in conto che il diritto alla ribellione è una risposta agli abusi del potere e questo presupposto suggerisce che c'è un massimo responsabile nitido lungo la storia e che il sollevamento in armi è un diritto che assiste tutti i popoli del mondo quando si tratta di resistere agli abusi ed eccessi del potere.
La pace è il bene superiore, il diritto sintesi senza il quale il resto dei diritti risulterebbero totalmente inapplicabili. Vogliamo il suo avvento presto, senza tante dilazioni di coloro che si credono maestri degli aggeggi della negoziazione, senza cedere. Crediamo fermamente che la verità ha effetti sanatori e di giustizia, che è necessario creare da adesso il Fondo Speciale di Riparazione Integrale e garantire, che tutti i responsabili, ma assolutamente tutti, cosa che suggerisce non solamente Gaviria, ma il trascendentale rapporto della Commissione Storica del Conflitto e le sue Vittime, chiedano perdono e ci impegniamo, come una sola volontà, verso un irreversibile MAI PIU'.
Grazie comandante Fidel Castro per le sue sincere e convincenti parole stampate nella prefazione di questo pronunciamento. Certamente, Manuel non era un uomo di posa, né di fanfare; era originale e autentico, un leader naturale sorto dal popolo, convertito nel più grande stratega della guerra di guerriglia del continente. Questa insurgencia bolivariana sorta da Marulanda, crede nella possibilità della pace, nella forza irresistibile dell'unità e la solidarietà dei popoli per raggiungerla.
Concludiamo questo intervento con un frammento di un poema del poeta Luis Vidales, dedicato al nostro vecchio dell'anima, il sempre vivo Manuel Marulanda Vélez:
Manuel es el padre de la selva colombiana Es el pastor de la paz en el rebaño Manuel es hermano de los ríos y del viento Y allá donde es más libre la montaña Dulce patria hacia el cielo, allá lo siento.
Gloria eterna al nostro fondatore, ai nostro compagni caduti e la nostra solidarietà vada ai feriti e disabili nello scontro contro lo Stato, con i nostri prigionieri di guerra e civili condannati per ribellione.
Segreteria dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
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