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Bollettino di informazione al 02/05/2015 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

05/05/2015

11/04 - 9 aprile: Oceaniche manifestazioni in Colombia a sostegno dei dialoghi di pace dell'Avana
Centinaia di migliaia di colombiani hanno marciato, lo scorso 9 aprile, a sostegno dei Dialoghi di Pace in tutto il paese. Le manifestazioni sono state convocate dalle associazioni di difesa di diritti umani e dall'ampio spettro dei movimenti sociali e popolari, Marcia Patriottica in primis.
Imponenti cortei si sono presi vie e piazze nella capitale e nelle principali città colombiane quali Cali, Medellín, Bucaramanga (dove sono confluiti i manifestanti provenienti dal Catatumbo, il Magdalena Medio) e Neiva, nel dipartimento del Huila.
La giornata coincide con la commemorazione del Giorno della Solidarietà alle Vittime del Conflitto Armato. L'ex senatrice e portavoce di MP  Piedad Córdoba, che ha partecipato al corteo di Bogotá, ha ricordato che le mobilitazioni rappresentano un'opportunità per esigere il cessate al fuoco bilaterale, misura anticipata dalla tregua unilaterale decretata dall'insorgenza rivoluzionaria dalle FARC.
Dal canto suo, l'organizzazione guerrigliera ha inviato "un saluto patriottico, carico di fraternità", dalle montagne della Colombia e dall'Avana, rivolto "all'universo dei manifestanti, uomini e donne, adulti e anziani, giovani e bambini".
Gli sforzi dell'oligarchia, e delle sue fanfare mediatiche, sono da giorni indirizzati al distorcere scandalosamente i reali contenuti e rivendicazioni di questa giornata di grande partecipazione popolare, quali il cessate il fuoco bilaterale, la pace con giustizia sociale e la costruzione di una grande Assemblea Costituente. L'obiettivo, al solito, screditare l'insorgenza, dipingendola come il carnefice causante il conflitto che insaguina il paese da decenni. Ma le bandiere politiche del popolo colombiano sono le stesse della guerriglia e di chiunque abbia a cuore le sorti del paese: la costruzione di una vera pace con giustizia sociale, che non sia il mero silenzio di fucili e cannoni ma il tenace e determinato avanzare nella rimozione delle cause economiche, politiche e sociali che hanno generato e che alimentano il conflitto.

16/04 - FARC: Tutte le azioni della guerriglia sono state difensive, senza eccezioni
In un'intervista  rilasciata lo scorso 14 aprile 2015, il Comandante Jesús Santrich, membro dello Stato Maggiore Centrale e della Delegazione di Pace dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP, ha smentito una recente informativa del CERAC (Centro Risorse Analisi Conflitto) secondo cui la guerriglia avrebbe realizzato 5 azioni offensive.
"Le voci che intendono sminuire il nostro gesto di pace del cessate il fuoco unilaterale farebbero meglio ad unirsi al coro di quanti reclamano il cessate il fuoco bilaterale", ha chiarito il Comandante Santrich. La soluzione, per il Comandante, è la stessa, ovvero la sospensione di tutte le attività belliche da parte di entrambe le parti belligeranti.
Rispetto alla denuncia dell'esercito, che accusa la guerriglia di utilizzare la popolazione civile come scudi umani in Antioquia, il Comandante nega decisamente  qualunque coinvolgimento dell'insorgenza in tali barbari atti.
Infine, Santrich riassume il significato della marcia dello scorso 9 aprile: "Contundente, un clamore generalizzato per l'Assemblea Nazionale Costituente, il cessate il fuoco bilaterale e la pace con giustizia sociale".
La domanda che sorge spontanea è perché le panzane dell'Esercito, campione di violazioni dei diritti umani e strumento principale del terrorismo di Stato unitamente al paramilitarismo, vengono lanciate proprio in questo momento, quando gli sforzi muovono in direzione di una riduzione dell'intensità del conflitto. La risposta è arrivata puntuale: in una delle continue aggressioni dei soldati contro le comunità e le unità guerrigliere in tregua, queste ultime si sono viste obbligate a rispondere. Questa volta, a Buenos Aires, nel Cauca, il saldo è stato mesto per gli apparati repressivi del regime: 11 militari morti, tra cui 2 sottufficiali, e almeno 18 feriti. Santos, che continua a rigettare il cessate il fuoco bilaterale, ha subito accusato le FARC di aver attaccato deliberatamente le truppe dello Stato; e ha usato come pretesto questa accusa per riattivare i bombardamenti contro la guerriglia fariana, sospesi circa un mese fa per rafforzare
l'immagine costruita ad arte di un presidente "della pace". Che invece, aldilà delle chiacchiere, è un guerrafondaio al servizio dell'imperialismo e del neoliberismo armato.

18/04 - Santos ordina di riprendere i bombardamenti contro le FARC
Lo scorso 15 aprile iI presidente Santos ha ordinato il ripristino dei bombardamenti  contro le FARC, sospesi da circa 5 settimane. Il pretesto, la morte di 11 militari (di cui 2 sottufficiali) ed il ferimento di 18, per via di uno scontro con la guerriglia nel Cauca in seguito all'ennesimo attacco perpetrato dall'esercito di regime.
Il Comandante Pastor Alape, portavoce delle FARC all'Avana, attribuisce la responsabilità dell'accaduto alla "incoerenza del governo, che ordina operativi militari contro una guerriglia in tregua". Le sue parole mantengono un tono costruttivo: "Le FARC sono vicine ai familiari di questi compatrioti", legando il dolore per la morte dei soldati a quello per la morte del comandante insorgente del Fronte 57, Gilberto Becerra, caduto recentemente in un attacco dell'esercito.
Nel frattempo l'ELN ha denunciato azioni militari dell'esercito in cui sono rimasti coinvolti dei civili, avvenute lo scorso 8 aprile nel dipartimento del Norte de Santander.
Che il conflitto sia cruento e causa di innumerevoli tragedie, soprattutto per la popolazione civile, è un fatto che la guerriglia colombiana, al pari di tutto il movimento popolare, ripete da decenni. La soluzione passa per la riduzione dell'intensità del conflitto stesso, certo non per l'intensificazione guerrafondaia; d'altronde, il governo non può pretendere che alle provocazioni e agli attacchi del suo esercito le FARC, pure in tregua, rispondano immolandosi contro il fuoco nemico. L'insorgenza colombiana ha infatti sempre ribadito che avrebbe risposto con le armi agli attacchi delle forze militari dello Stato.
Come abbiamo sempre sostenuto, il percorso che porta alla pace con giustizia sociale è minato delle trappole dell'oligarchia, che provoca lo scontro a fuoco per poi lamentarsi delle sue conseguenze, mostrando tutta l'incoerenza di una classe dominante ottusa e guerrafondaia.

20/04 - Condannati tre alti funzionari di Uribe
Dopo quasi due anni di processo e a distanza di oltre 10 anni dai crimini contestati,  la Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia ha emesso la sentenza contro gli ex ministri Sabas Pretelt de la Vega e  Diego Palacio, condannati infine ad una pena di 6 anni di prigione e 12 anni di inabilità politica; 60 mesi di prigione sono stati comminati invece ad Alvaro Velásquez, ex segretario generale della Repubblica durante il mandato dell'ex narco presidente Alvaro Uribe.
I fatti che sono alla base della sentenza, i quali si sommano alla lunga lista di casi di corruzione, paramilitarismo, narcotraffico e altri gravi delitti, fanno riferimento al meccanismo di corruzione e compravendita di voti messo in moto per ottenere nel 2004 la riforma costituzionale che avrebbe permesso la rielezione presidenziale di Uribe.
Sabas Pretelt de la Vega, già ambasciatore in Italia ed inquisito mentre si trovava a Roma, ricopriva allora la carica di ministro degli Interni, mentre all'altro losco figuro, Diego Palacio, era stato affidato il ministero della Salute e della Protezione sociale. La Corte Suprema di Giustizia, sulla base di numerose testimonianze, ha potuto provare che i condannati, attraverso prebende e promesse di importanti cariche governative, comprarono il voto di diversi congressisti come quello di Yidis Medina, principale testimone e accusatrice, condannata sette anni fa perché responsabile di aver venduto il proprio voto.
L'ex narco presidente Uribe si trova sempre più alle strette, mentre le sentenze di condanna certificano ancora una volta come i casi della parapolitica, lungi dall'essere episodi isolati, siano parte di una struttura mafiosa da debellare in modo definitivo. Filibustieri, guerrafondai, lestofanti, corrotti, mafiosi, sicari, narcotrafficanti, paramilitari e affaristi: questa era ed è la corte dei miracoli al servizio di Uribe, prima come presidente illegittimo ed ora come senatore, altrettanto illegittimo. Ne è il capo, il referente, e come tale deve pagare per i suoi crimini contro il popolo colombiano e contro i popoli latinoamericani.

24/04 - 105 sindacalisti assassinati in Colombia dal 2011
L'organizzazione Escuela Nacional Sindical ha denunciato in Colombia che negli ultimi 4 anni, ovvero dall'approvazione del Trattato di Libero di Commercio con gli Stati Uniti nel 2011, sono stati assassinati 105 sindacalisti.
Con notevole faccia tosta, il governo colombiano aveva "realizzato" nel 2014 il piano d'azione per "migliorare le condizioni del lavoro e prendere misure per ridurre la violenza contro sindacalisti e combattere l'impunità". Demagogia miscelata con retorica e propaganda, evidentemente.
La Escuela Nacional Sindical, dedita alla ricerca e allo studio relativamente al settore sindacale, afferma tuttavia che "il piano d'azione sul lavoro non è stato concluso, i suoi effetti sono distanti dagli obiettivi iniziali e le informazioni sul suo sviluppo non sono complete né dettagliate".
Dai risultati della ricerca si evince infatti che fra il 7 aprile 2011 ed il 31 marzo 2015, sono state registrate 1933 aggressioni a membri di differenti sindacati, fra attacchi e minacce, con un drammatico saldo di 105 assassinati.
La Colombia conferma puntualmente il suo triste primato di essere il paese più pericoloso al mondo per i sindacalisti, vittime dei carnefici del terrorismo di Stato al servizio delle multinazionali e dell'oligarchia  al potere.

28/04 - Fronte ampio per la pace: tregua unilaterale delle FARC ha evitato la morte di 160 militari
Lo scorso 22 aprile il Fronte Ampio per la Pace ha presentato il quarto report sul cessate il fuoco unilaterale dichiarato dalle FARC, attraverso un atto pubblico all'Università della Colombia del Sud a Neiva, capitale del dipartimento del Huila.
A quattro mesi dall'inizio del cessate il fuoco, la principale richiesta al governo resta quella di interrompere le ostilità. "Si deve lavorare -afferma il Frente Amplio- per smantellare i fattori che mettono a rischio il cessate il fuoco unilaterale delle FARC, quali i cosiddetti Piani di Consolidamento, Piani di Controllo Territoriale,  e smantellare altresì i teatri di guerra che si portano dietro aumenti fuori dal comune di truppe e bombardamenti, che colpiscono principalmente la popolazione civile".
Il report inoltre chiarisce che "i dati raccolti dal Fronte Ampio, risultati degli anni dal 2009 al 2011, hanno permesso di effettuare proiezioni sulla base delle quali è possibile stimare che circa 160 integranti delle forze armate avrebbero perso la vita e almeno un migliaio sarebbero stati feriti, se non si fosse realizzato il cessate il fuoco unilaterale" deciso dalle FARC.
Solo un'informazione distorta come quella che abitualmente propalano i media dell'oligarchia (le cui farneticazioni vengono puntualmente riportate anche in Europa) può addebitare all'insorgenza colombiana la responsabilità per la morte dei soldati feriti o caduti in combattimento, quando è lo stesso governo colombiano che, con attacchi e provocazioni volte ad uscire dall'impasse in cui si è cacciato, porta ad un inasprirsi del conflitto che non può che danneggiare il lungo e faticoso processo di Pace che si dà oggi in Colombia.

02/05 - Prosegue il terrore delle esecuzioni extragiudiziarie
German Romero, rappresentante legale dei familiari di diverse vittime dei cosiddetti "falsi positivi", bieco eufemismo coniato dal regime per descrivere l'assassinio di civili inermi da parte dei militari (che poi travestono da guerriglieri i cadaveri per ottenere licenze e premi in denaro), ha denunciato che tali atti continuano a perpetrarsi anche in questo 2015.
La Procura Generale aveva infatti informato che sta indagando su un totale di 56 casi avvenuti fra il 2010 e il 2014.
"Uno dei casi più eclatanti è quello del 10 febbraio 2015 nel municipio di Santa María, nel dipartimento di  Huila", spiega il giurista, "quando integranti dell'Ottava Brigata dell'esercito si presume abbiano assassinato Andersón Daza Hernández, un contadino di 29 anni presentato come morto in combattimento".
E' bene ricordare che l'inventore dell'eufemismo dei "falsi positivi", nonché principale istigatore di tali barbarie, è l'attuale presidente "Jena" Santos, all'epoca ministro della Guerra del narco ex presidente Uribe.
Nonostante i Dialoghi di Pace, il terrorismo di Stato continua ad essere praticato in Colombia, quando ancora non si è placato il clamore popolare che richiede a gran voce il cessate il fuoco Bilaterale. E' dunque indispensabile, ancorché continuamente dilazionata dal governo, l'interruzione delle azioni contro l'insorgenza, ma anche del terrorismo di Stato contro il popolo, esercitato dai militari e dai paramilitari su mandato del governo stesso.


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