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Bollettino di informazione al 08/06/2015 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

10/06/2015

07/05 - FARC: la costruzione della pace obbliga all'acclaramento della verità
In un articolo pubblicato sul portale dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia (www.anncol.eu) si riporta un documento prodotto dalla Delegazione di Pace delle FARC al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana attraverso il quale l'organizzazione guerrigliera più longeva e poderosa dell'emisfero occidentale ha dichiarato, lo scorso 4 maggio, che la costruzione della pace in Colombia "obbliga a chiarire la verità sui fatti occorsi durante il conflitto armato, e sulle sue conseguenze".
Ciò implica che è necessario precisare il ruolo giocato dai diversi attori, e la necessità di solide garanzie di non ripetizione.
"Stiamo lavorando -si legge nel comunicato- affinché le vittime del conflitto partecipino liberamente e con le dovute garanzie, e si lavori efficacemente per conseguire il compimento di un obiettivo altruista, che sebbene debba essere il prodotto di un accordo politico al Tavolo dei Dialoghi, possa essere reclamato dalla società nel suo complesso".
Il documento segnala inoltre che la Commissione per l'Acclaramento della Verità e la Non Ripetizione non deve essere equiparata ad un organo ufficiale, ma che di fatto è un meccanismo extragiudiziario di indagine, accertamento e sanzione.
Per costruire una pace con giustizia sociale, solida e duratura, occorre certamente rimuovere le cause che hanno generato il conflitto; ma per ottenere questo risultato, è imprescindibile altresì ricostruire la verità storica, occultata da decenni di menzogne oligarchiche.
Ed al risarcimento delle vittime, deve accompagnarsi la prevenzione di nuovi contesti che possano genarare altre vittime; per questo, l'insorgenza propugna la creazione immediata di una Commissione per l'Acclaramento e la Disarticolazione del Paramilitarismo, che ancora agisce indisturbato con l'appoggio del governo e dell'Esercito in varie zone del paese.

10/05 - FARC: con la guerra sporca non ci sarà pace
Attraverso un comunicato datato 7 maggio 2015, l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha ribadito la necessità di disarticolare completamente il paramilitarismo per poter costruire la pace nel paese andino-amazzonico.
La Comandante Erika Montero, membro della Delegazione di Pace delle FARC e integrante della Sottocommissione Tecnica e di Genere, nel dare lettura del comunicato ha chiarito che "La pace con la guerra sporca non sarà pace", ricordando il tradimento che costò la vita al comandante Carlos Pizarro, del M-19, assassinato 48 giorni dopo aver firmato un accordo con il governo di Virgilio Barco, ed il genocidio politico della Unión Patriótica, sorta dagli Accordi di La Uribe col presidente Betancurt e massacrata dal terrorismo di Stato.
"Il Governo ed i suoi portavoce -chiarisce- devono comprendere che se non si smantella il paramilitarismo di Stato non potrà darsi la trasformazione di un'organizzazione armata in movimento politico aperto che, senza armi, dibatta pubblicamente idee e visioni del paese."
Il fenomeno del paramilitarismo, che nasce negli anni '50 con l'obiettivo esplicito della difesa dei privilegi di oligarchi e imperialisti, si è sviluppato in Colombia in modo abnorme, in quanto funzionale al terrorismo di Stato, in chiave controinsorgente ed antisindacale. Finché non verrà estirpata questa metastasi del regime, non mediante le false smobilitazioni e le istituzionalizzazioni volute da Uribe o i cambi di nome coniati da Santos, ma attraverso una risoluta e definitiva disarticolazione, nessuna pace sarà possibile.

17/05 – Pubblico ministero generale riconosce il comandante Timochenko come interlocutore di pace
Il pubblico ministero generale della Repubblica colombiana, Eduardo Montealegre, ha dichiarato ieri 16 maggio che il Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, Timoleón Jiménez, è stato formalmente riconosciuto dal governo come membro ufficiale della Delegazione di Pace all'Avana.
"Nel mese di dicembre del 2014 -ha segnalato Montealegre- il Presidente della Repubblica mi ha inviato una comunicazione in merito al fatto che 'Timochenko' era stato riconosciuto come rappresentante legale e negoziatore ufficiale nelle negoziazioni dell'Avana".
Il pubblico ministero generale ha sottolineato che in seguito sono stati sospesi più di 100 mandati di cattura verso il comandante guerrigliero, affinché possa compiere il proprio ruolo: "Qualunque mandato contro 'Timochenko' è sospeso".
Mentre diverse cariche istituzionali mostrano di volere sostenere (o quanto meno non voler affondare) il processo di pace, l'ultradestra, Uribe in testa, sospesa la breve luna di miele con il suo ex ministro Santos, ricomincia a farneticare fandonie sull'insorgenza rivoluzionaria colombiana, compresa la trita e vetusta menzogna che quest'ultima abbia relazioni di alcun tipo con il narcotraffico. Il che appare ancora più ridicolo, quando ad affermarlo, con la solita violenza verbale, è il narcotrafficante colombiano per eccellenza dopo Pablo Escobar, del quale era un intimo compare; lo stesso Uribe Vélez già classificato in tempi non sospetti dalla DEA statunitense al n. 82 nella lista dei narcotrafficanti più pericolosi del mondo.

20/05 - Avvocato di Simon Trinidad assicura che il comandante fariano tornerà in patria
L'avvocato Mark Burton, difensore del Comandante delle FARC 'Simón Trinidad', ha rilasciato un'intervista pubblicata lo scorso 16 maggio sul portale dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia (anncol.eu), nella quale ha assicurato che il suo assistito, detenuto da anni in un carcere statunitense, potrebbe essere prossimamente liberato. Ciò consentirebbe al combattente rivoluzionario di dare il suo contributo al raggiungimento di un accordo finale di pace fra l'insorgenza rivoluzionaria  ed il governo colombiano.
Il Comandante fariano era stato estradato negli USA illegalmente; qui, diverse giurie hanno invalidato i processi a suo carico, per la totale inconsistenza delle accuse, montature create dal narco-expresidente  Uribe  in combutta con la CIA.
Le dichiarazioni del suo avvocato seguono l'apertura in tal senso  del senatore John McCain, che aveva pubblicamente dichiarato di essere disposto a prendere in considerazione la liberazione del prigioniero politico colombiano.
Nominato, a detenzione già iniziata, membro a tutti gli effetti della Delegazione di Pace all'Avana, il Comandante Simón Trinidad, chiamato "l'uomo d'acciao" per la sua tenacia nel resistere a condizioni di detenzione disumane, deve essere liberato per potersi unire alla Delegazione di Pace delle FARC. La lotta per la pace con giustizia sociale ha bisogno del suo contributo.

22/05 - Consiglio di stato ammette: le FARC non sono una organizzazione terrorista
Attraverso una sentenza emessa lo scorso 12 maggio, il Consiglio di Stato colombiano ha stabilito che "risulta incontrovertibile l'esistenza di un conflitto armato in Colombia, cosa che costituisce il fondamento giuridico necessario affinché si imponga alle parti che vi partecipano il rispetto e l'obbligo di far rispettare il Diritto Internazionale Umanitario (DIU), in ogni luogo e in qualunque momento. Significa anche che non risulta giuridicamente rigoroso, né rispettoso delle disposizioni dello stesso DIU, qualificare senza precisazioni come terroristi" i gruppi guerriglieri che, come le FARC, prendono parte al conflitto armato.
Attraverso questa storica sentenza, lo Stato colombiano è costretto ad ammettere che il mantra ripetuto dall'oligarchia e dai suoi galoppini mediatici negli ultimi decenni, secondo cui le FARC sarebbero un'organizzazione "terrorista", è infondato e, implicitamente, a riconoscere loro il ruolo di forza belligerante nel conflitto armato che insanguina il paese da oltre sessant'anni.
Vale la pena ricordare che in America Latina solo Colombia e Perù attribuiscono questa infamante etichetta all'insorgenza rivoluzionaria colombiana, cui si aggiungono gli Stati Uniti ed i loro corifei della UE.

24/05- Ennesimo bombardamento ordinato da Santos obbliga le FARC a sospendere il cessate il fuoco unilaterale
Attraverso un documento datato 22 maggio, il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha comunicato la sospensione del cessate il fuoco unilaterale. E' la risposta dell'insorgenza rivoluzionaria colombiana al bombardamento avvenuto il giorno precedente ad un accampamento del Fronte 29, in seguito al quale, secondo fonti governative, avrebbero perso la vita 26 guerriglieri.
Per un mese, gli attacchi alla guerriglia nel Cauca si sono susseguiti senza sosta; quando si è dimostrato impossibile proteggere la vita degli insorti, questi hanno reagito, con un saldo di 30 militari messi fuori combattimento.
"Non era nelle nostre intenzioni la sospensione del cessate il fuoco unilaterale e indefinito proclamato il 20 dicembre del 2014 come gesto umanitario e per la riduzione dell'intensità del conflitto, ma l'incoerenza del governo Santos è riuscita ad ottenere questo risultato, dopo 5 mesi di offensive terrestri ed aeree contro le nostre strutture nel paese", si legge nel comunicato. "Contro la nostra volontà -precisano le FARC- dobbiamo proseguire il dialogo nel mezzo del confronto armato".
Si assisterà a una nuova escalation della guerra, che Santos, a parole, voleva tanto evitare per creare però una pace cimiteriale. La sanguinaria oligarchia colombiana non è stata in grado di cogliere la storica occasione di un cessate il fuoco bilaterale, dimostrando, per l'ennesima volta,  di non avere una reale volontà politica di avanzare nella direzione della Pace.

28/05 - Sospese in Colombia le criminali fumigazioni con il glifosato della Monsanto
Al termine di una recente riunione in cui si sono incontrati alti membri della cupola dell'esecutivo colombiano e del potere giudiziario, oltre ad alcuni invitati esperti, è stata decisa la sospensione della criminale pratica delle aspersioni con "glifosato", pretestuosamente usata per ostacolare e sradicare le coltivazioni di uso illecito. Dopo aver annunciato il risultato della riunione, in cui l'unico voto contrario è stato quello del fanatico Procuratore Generale Ordoñez legato al narco ex-presidente Uribe, il ministro della Giustizia, Yesid Reyes, ha chiarito che verrà creato un comitato tecnico che dovrà "risistemare" la politica di lotta alle droghe, adeguandola alla realtà emersa dall'annunciata sospensione.
Ancora diverse ore prima del risultato della riunione,  l'Associazione Interamericana per la Difesa dell'Ambiente (AIDA), l'Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (INDEPAZ) e l'Osservatorio su Coltivazioni e Coltivatori Dichiarati Illeciti aveva consegnato al ministero di Giustizia più di 20.000 firme raccolte in pochi giorni per dire 'no' alle fumigazioni non solo con glifosato, ma con qualunque altro agente erbicida usato nella "guerra alle droghe". I firmatari assicurano che dopo 15 anni l'agente chimico non ha compiuto il presunto e sbandierato obiettivo per il quale è stato usato: ridurre le coltivazioni di coca e papavero.
Le fumigazioni, realizzate in forma indiscriminata sulle case, gli animali e le fonti idriche, hanno drammaticamente danneggiato ecosistemi ricchi in biodiversità, contaminando l'acqua, distruggendo boschi e coltivazioni di alimenti unica fonte di sussistenza di molte comunità, generando un aumento esponenziale di malattie tumorali  tra gli abitanti e costringendo gran parte di questi allo sfollamento delle aree colpite. Una vera e propria arma di guerra chimica contro le popolazioni rurali, "ree" di resistere ai megaprogetti delle multinazionali e di vivere in territori depositari di enormi ricchezze nel sottosuolo e di terre fertilissime.
È evidente che la mancanza dei risultati sperati nella guerra contro-insorgente, costatandone l'insostenibilità sociale ed economica, ha costretto il regime a sospendere le aspersioni con glifosato, così come è palese che il problema della coltivazione di uso illecito va affrontato con una reale volontà politica che contrasti strutturalmente il problema del narcotraffico, così come proposto dalle FARC al tavolo dei Dialoghi di Pace dell'Avana.

04/06 - Presidente Maduro denuncia: mandante dell'omicidio del deputato venezuelano Serra è uno scagnozzo di Uribe
Julio César Vélez González, ex consigliere di Cúcuta, vincolato al narco ex presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, è l'uomo accusato di essere il mandante del brutale omicidio del deputato socialista venezuelano Robert Serra e della sua compagna, delitto perpetrato materialmente il 1 ottobre 2014 dal paramilitare colombiano José Angel Cartagena Osorio, detto "Padilla Leyva", con alcuni complici, a Caracas.
La biografia del sodale di Uribe non dà adito a dubbi sulla sua dirittura morale, considerato che aveva già assassinato sua moglie nel 2010.
La sua identificazione, denunciata pubblicamente dal presidente venezuelano Nicolás Maduro, è avvenuta su segnalazione degli esecutori, già nelle mani della magistratura venezuelana.
Secondo Maduro, Vélez González "è la mano destra di Álvaro Uribe Vélez nel Norte de Santander e in tutta la frontiera fino a Macao, la sua mano destra sia per la politica che per le azioni delinquenziali".
Da anni la destra colombiana, Uribe in testa, compie le sue sporche manovre contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela su mandato di Washington; tuttavia, il segreto di pulcinella dei crimini della compagine uribista è svelato da tempo, come provano i molti arresti e le innumerevoli indagini della magistratura sul suo conto. E se Uribe riuscirà a sfuggire a quest'ultima, prima o poi la giustizia popolare castigherà i suoi crimini di lesa umanità.

08/06 - FARC: grave la situazione delle vittime del conflitto e delle comunità rurali
La Delegazione di Pace delle FARC al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana ha denunciato, lo scorso 2 giugno, la repressione contro le comunità rurali, ed il grave rischio che il governo non rispetti i propri impegni sul tema delle vittime del conflitto.
Nel 2013 era stato sottoscritto tra le parti belligeranti un accordo parziale in merito ad una "Riforma Rurale Integrale", che ha come destinatari e protagonisti le comunità contadine, indigene, afrodiscendenti o di composizione interetnica e interculturale. Nonostante ciò, dopo due anni, con il vano pretesto che "nulla è accordato finché non è tutto accordato", invece di migliorare la situazione sociale peggiora per le persone che vivono in quelle aree sottomesse alla repressione o all'oblio, sottolinea Mireya Andrade, membro della delegazione dell'insorgenza rivoluzionaria colombiana.
Avanzano invece vertiginosamente le iniziative neoliberiste volte alla svendita della terra, dei suoi prodotti, ed i latifondi alle multinazionali straniere.
"Va in questa direzione la creazione delle cosiddette 'Zone di Interesse di Sviluppo Rurale, Economico e Sociale' sorte allo scopo di annichilire le Unità Agricole Familiari e concretizzare lo sgombero delle campagne, in totale opposizione alle esigenze delle organizzazioni agrarie e a quanto accordato all'Avana".
Come sempre, nella sua storia, l'oligarchia colombiana, costretta al dialogo dagli eventi politici e militari del paese, promette di affrontare i problemi solo quando è messa alle strette, per poi "dimenticare" gli impegni assunti appena possibile. Occorre oggi un nuovo report congiunto sullo stato dei lavori della Riforma.
Le gigantesche contraddizioni che vive il paese da decenni non possono essere accantonate dopo una firma su un foglio di carta, ma necessitano di un lavoro e un impegno reali e concreti, che portino alla loro soluzione; solo così si produrranno le condizioni per una vera Pace con giustizia sociale.


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