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Bollettino di informazione al 12/07/2015 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

14/07/2015

14/06 - Organizzazioni sociali colombiane denunciano massacro della popolazione civile
Lo scorso 6 giugno diverse organizzazioni sociali colombiane hanno sottoscritto un comunicato in merito al bombardamento perpetrato dall'esercito il 22 maggio scorso su un accampamento delle FARC nei pressi di Guapi, municipio del dipartimento del Cauca, per via del quale sembra che, oltre a 27 guerriglieri (fra i quali due membri della Delegazione di Pace dell'insorgenza all'Avana), siano stati massacrati anche 50 civili.
"A causa delle operazioni effettuate dall'esercito nazionale è stata duramente colpita la popolazione civile, che è oggetto di segnalazioni, intimidazioni e detenzioni arbitrarie da parte di membri della forza pubblica", si legge nel comunicato.
A seguito del bombardamento e del conseguente sbarco delle truppe, si denunciano omicidi e sparizioni di civili, fra i quali donne e bambini che partecipavano ad un laboratorio di pace sulla riduzione dell'intensità del conflitto.
Le diverse organizzazioni esigono il rispetto dei diritti umani delle comunità locali, che cessi la stigmatizzazione della popolazione civile, che il fatto di vivere in una zona in cui il conflitto armato è aperto non implichi che essa sia coinvolta in tale conflitto, né rappresenti una giustificazione per azioni brutali contro il popolo.
Azioni militari come questa, col loro seguito di violazioni di diritti umani della popolazione civile, dimostrano la sanguinaria vocazione alla guerra dell'oligarchia colombiana; un passo nella direzione giusta, ormai imprescindibile, sarebbe un cessate il fuoco bilaterale. E' tempo che il governo, dopo aver sciupato l'occasione degli scorsi mesi, torni sulle proprie decisioni.

17/06 - Accordo per la creazione della commissione per il chiarimento della verità in Colombia
In un documento congiunto dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP e del governo colombiano, si rende noto che le parti sono giunte "ad un accordo affinché si metta in marcia, una volta firmato l'Accordo Finale, la Commissione per il Chiarimento della Verità, per la Convivenza e la Non Ripetizione, che sarà un meccanismo indipendente e di carattere extragiudiziario".
Molti analisti qualificano questo risultato come "la miglior notizia nei tre anni di dialoghi dell'Avana", dato che si pongono le basi per superare una delle maggiori difficoltà presentatesi nel corso del processo, ossia l'incapacità del governo di accettare le responsabilità dello Stato nel conflitto.
Si apre finalmente la possibilità di sapere quel che è successo in Colombia, chi, perché e sulla base di quali interessi ha causato il conflitto e ne ha favorito la prosecuzione, e quali sono le forze oscure che in tutte le tappe della guerra si sono opposte alla costruzione di un accordo di soluzione politica.
E' l' occasione per conoscere la verità sui responsabili dei 300.000 morti del periodo della "Violencia", dei suoi massacri, dei crimini dei protoparamilitari chiamati chulavitas, dell'omicidio del leader popolare Jorge Eliécer Gaitán, e di tutte le atrocità, mai chiarite e tanto meno punite, compiute in Colombia per decenni.
Per raggiungere questo difficile obiettivo è fondamentale che il Governo apra gli archivi segreti e renda pubbliche le indagini sulle responsabilità delle istituzioni e di funzionari e politici, del potere giudiziario sull'origine del conflitto, sulla guerra sporca, il paramilitarismo, il furto delle terre, nonché sui cosiddetti "falsi positivi".
Questa Commissione rappresenta una brusca frenata alla politica dello Stato caratterizzata dalla pretesa di seppellire la verità e garantire l'impunità dell'oligarchia, composta da un esiguo numero di famiglie che, di generazione in generazione, si sono alternate al potere nell'ultimo secolo di storia colombiana.

22/06 - UNASUSR sollecita un cessate il fuoco bilaterale in Colombia
Ancora una volta la comunità internazionale ha manifestato la sua disponibilità a verificare un eventuale cessate il fuoco fra le forze militari del regime colombiano e l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP, nell'ambito del processo di pace dell'Avana.
Il Segretario Generale e portavoce di Unasur, l'Unione delle Nazioni Sudamericane, Ernesto Samper, ha dichiarato che "Governo e FARC potrebbero evitare morti concordando ora un cessate il fuoco bilaterale con accompagnamento internazionale", aggiungendo che "nelle attuali circostanze è pienamente giustificato lo studio di questa misura. Siamo nell'ultima fase del processo, ed è la fase nella quale i nemici della pace sono intenti a farlo fallire."
Occorre ricordare che il 17 dicembre del 2014, quando le FARC resero pubblica l'intenzione di dichiarare un cessate il fuoco unilaterale a partire dal 20 dicembre, con accompagnamento e verifica nazionali e internazionali, il presidente Santos rifiutò categoricamente la possibilità di rendere tale misura bilaterale, interrompendo le azioni militari dello Stato.
Tale ottuso atteggiamento, probabilmente legato a contraddizioni interne alla compagine oligarchica, ha prodotto diverse provocazioni  militari da parte governativa, che hanno infine costretto l'insorgenza a sospendere il cessate il fuoco unilaterale.
Eppure, la necessità di mitigare il conflitto armato per creare un clima adatto al proseguimento dei lavori del Tavolo dell'Avana, è ribadita non solo dalla comunità internazionale, ma da tutto il popolo colombiano, che comprende bene che questa è una condizione essenziale per poter approdare a un trattato di pace.

27/06 - HRW denuncia: massimi capi militari colombiani complici dei "falsi positivi"
Attraverso un dossier dal significativo titolo "Il ruolo degli alti comandi nei falsi positivi: prove delle responsabilità di generali e colonnelli dell'Esercito colombiano nelle esecuzioni di civili", Human Right Watch denuncia che gli alti papaveri militari in questione "sapevano, o dovevano sapere, dei casi di falsi positivi, e potrebbero averli ordinati o facilitati attivamente su commissione".
La denuncia riguarda almeno 44 esecuzioni extragiudiziarie fra il 2006 ed il 2008, quando al comando dell'Esercito c'era il generale Mario Montoya, sodale di Uribe costretto al ritiro per paramilitarismo, 113 sotto González Peña (2008-2010), 28 con Juan Pablo Rodríguez Barragán  e almeno 48 con il generale Jaime Lasprilla Villamizar , attuale comandante dell'esercito nazionale.
Buona ultima, persino  H.R.W. denuncia le nefandezze dell'Esercito colombiano, che attira civili con la promessa di un lavoro e li trucida, facendoli passare per guerriglieri uccisi in combattimento. Primo sostenitore e facilitatore di questa barbara pratica "Jena" Santos, all'epoca ministro della Guerra di Uribe.
In Colombia il terrorismo di Stato miete vittime ogni giorno; e non potrà esserci una vera pace finché non verrà completamente smantellato.

01/07 - Governo viola diritti umani ad Argelia e Inzá, nel Cauca
I fatti avvenuti negli ultimi giorni nel dipartimento del Cauca mostrano come l'avversione dei colombiani nei confronti della la guerra comincia a trasformarsi in ribellione civile contro la forza pubblica, in zone dove la  presenza ostile di quest'ultima è condannata e contrastata dalla popolazione rurale.
I contadini di Argelia, stanchi di sopportare  gli sbirri del regime in paese, li hanno cacciati esigendo che si trasferissero altrove.
Stessa sorte è toccata ad una pattuglia dell'Esercito stanziata ad Inzá, sgomberata dalla comunità indigena locale, dopo che un membro della comunità era stato assassinato dai militari.
Gli alti comandi della polizia hanno ovviamente accusato i contadini e gli indigeni di essere guerriglieri infiltrati in borghese. In realtà, la popolazione denuncia che polizia ed esercito utilizzano i civili come scudi umani per proteggersi dagli attacchi della guerriglia.
Lungi dal difendere la popolazione civile, come da suo mandato, la forza pubblica colombiana porta la guerra all'interno dei centri abitati, per poi criminalizzare le legittime reazioni e ribellioni dei civili, stanchi dei loro abusi.
La prima vittima della guerra, come sempre, è la popolazione civile; e l'abbassamento dell'intensità del conflitto è la sola strada percorribile per tutelare le vittime. Il governo colombiano deve aprire quindi vie per concordare un cessate il fuoco bilaterale, come esige la grande maggioranza della popolazione e la comunità internazionale.

05/07 - FARC accusano ambasciatore colombiano a Washington dell'escalation del conflitto
Lo scorso 3 luglio il Comandante Pastor Alape, membro della delegazione di pace all'Avana dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, ha denunciato che le responsabilità dell'escalation del conflitto devono essere attribuite all'atteggiamento di persone come l'ex ministro della Difesa e attuale ambasciatore colombiano a Washington, Juan Carlos Pinzón.
La recrudescenza delle ostilità è iniziata proprio nelle ultime settimane della sua gestione come ministro, allorché i ripetuti attacchi e bombardamenti  contro l'insorgenza hanno costretto quest'ultima a sospendere la sua tregua unilaterale.
"Non siamo stati noi i responsabili della fine del cessate il fuoco unilaterale", afferma la guerriglia. "Per oltre 5 mesi lo abbiamo mantenuto con disciplina, gesto che ha portato alla riduzione di, almeno, il 90% delle azioni di guerra".
I nemici della Pace hanno agito e agiscono per impedire in ogni modo il concretizzarsi delle aspirazioni del popolo colombiano; e i media di regime tentano di addossare la responsabilità dell'escalation all'insorgenza, che dal canto suo ha dimostrato nei fatti tutta la sua coerenza nel cercare e percorrere strade che portino alla Pace con giustizia sociale.

09/07 - De La Calle non ricorda perchè Chiquita ha assunto paramilitari?
Il capo della delegazione del governo al tavolo dell'Avana, Humberto de la Calle, ha rilasciato un'intervista lo scorso 5 luglio nella quale sostiene che le FARC sarebbero  responsabili dell'annichilimento dei movimenti sindacale e studentesco colombiani.
Il meccanismo, analogo a quello per il quale uno Stato narcoterrorista accusa l'insorgenza proprio dei crimini di traffico di stupefacenti, che commette quotidianamente nella più totale impunità, è noto e trito. Come è noto il carattere  antisindacale del regime colombiano, che attraverso il terrorismo paramilitare di Stato da decenni massacra sindacalisti per tutelare i privilegi delle multinazionali e dell'oligarchia.
Basti citare, fra i tanti, il caso della regione bananiera di Ciénaga, dove il capo paramilitare Carlos Tijera ha confessato di aver fatto uccidere José Guette, il presidente della sezione locale del sindacato operaio dei raccoglitori di banane, e di aver selezionato personalmente i nuovi dirigenti "sindacali", dopo aver eliminato i vecchi. Il tutto, ovviamente, con la piena collaborazione dell'Esercito, e obbedendo a precise direttive delle multinazionali Dole e Chiquita, che stilavano liste di leader popolari da assassinare o "neutralizzare".
Aggiungiamo inoltre la sistematica persecuzione nei confronti di leaders e dirigenti studenteschi, sbattuti in galera a marcire o direttamente ammazzati dagli sgherri del regime oligarchico.
De la Calle ha vomitato nefandezze degne del peggior revisionismo storico; si crede furbo, al pari dei suoi compagni di merende, ma prima o poi dovrà rispondere del suo ruolo attivo nella guerra contro il popolo.

12/07 - FRAC decretano un cessate il fuoco unilaterale di un mese a partire dal 20 luglio prossimo
Lo scorso mercoledì 8 luglio l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, attraverso un comunicato a firma del Segretariato dello Stato Maggiore Centrale, ha decretato un cessate il fuoco unilaterale a partire dal 20 luglio, della durata di un mese.
"Raccogliendo lo spirito dell'appello dei garanti del processo, Cuba e Norvegia, e dei paesi accompagnatori, Venezuela e Cile, annunciamo la nostra decisione di ordinare un cessate il fuoco unilaterale a partire dal 20 luglio, per un mese. Cerchiamo in questo modo di generare condizioni favorevoli per avanzare con la controparte nella concretizzazione del cessate il fuoco bilaterale e definitivo", si legge nel comunicato.
Con un ulteriore sforzo in direzione della pace, le FARC ordinano un nuovo coraggioso cessate il fuoco unilaterale. La palla passa di nuovo al governo: saprà cogliere l'occasione e fare la cosa giusta, ovvero renderlo bilaterale, come richiesto a gran voce dalla comunità internazionale e dal popolo colombiano?


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