www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 14-09-15 - n. 556

Bollettino di informazione al 12/09/2015 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

14/09/2015

17/07 - Marcha Patriótica ed il Movimento popolare colombiano per la tregua bilaterale
Le reazioni dei settori politici e sociali del movimento popolare colombiano di fronte all'annuncio del cessate il fuoco unilaterale decretato dall'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP concordano nel qualificare tale atto come un notevole impulso al processo di pace, che attraversava una conclamata crisi,  avvertendo però che il governo deve avanzare ora nella direzione giusta.
Secondo i portavoce del movimento politico e sociale Marcha Patriótica, la formula del dialogare come se non ci fosse la guerra e combattere come se non ci fossero i dialoghi è totalmente fallita, ed è indispensabile che Santos faccia un gesto di reciprocità a favore dei dialoghi dell'Avana.
"Durante i cinque mesi della precedente tregua unilaterale -spiega David Flórez, portavoce di MP- si sono evitate 60 morti e si sono ridotti del 96% gli attacchi alle infrastrutture petrolifere ed elettriche del paese". E conclude: "Ora che vediamo le conseguenze della guerra, facciamo un appello alla società colombiana e soprattutto ai mezzi di comunicazione affinché sappiano valorizzare questo gesto e gli diano l'importanza che merita".
Marcha annuncia inoltre la sua completa disponibilità a parlare con qualunque soggetto della società colombiana, per favorire e promuovere i dialoghi e contribuire al processo di riduzione dell'intensità del conflitto.
Le bizantine teorie del governo non hanno più alcun margine: solo un cessate il fuoco bilaterale può garantire le condizioni necessarie allo sviluppo dei Dialoghi di Pace.

22/07 - FARC liberano sottufficiale catturato in combattimento
Il 20 luglio scorso, in concomitanza con l'inizio del cessate il fuoco unilaterale decretato dall'insorgenza rivoluzionaria delle FARC, è stato liberato da questa organizzazione  il sottotenente Cristian Moscoso Rivera, catturato in combattimento il 7 luglio.
Il comandante del Blocco Sud e membro del segretariato delle FARC, Joaquín Gómez, lo ha consegnato a rappresentanti della Croce Rossa Internazionale, del governo e di Cuba e Norvegia, entrambi paesi garanti dei dialoghi dell'Avana. Il sottotenente, che era stato ferito in combattimento, ha dichiarato di aver avuto un trattamento dignitoso, e si trova in buone condizioni di salute. "Mi dissero che vi avrebbero curato e che quando sarei stato bene mi avrebbero liberato. Non gli ho creduto. Chiesi loro semplicemente, qualora intendessero uccidermi, di lasciarmi in un luogo dove la mia famiglia avrebbe potuto trovarmi".
I movimenti popolari, le associazioni per la Pace, le Chiese e qualunque persona di buon senso richiedono al governo gesti di reciprocità:  e il gesto dell'insorgenza, ennesima dimostrazione della volontà di cercare soluzioni per favorire il dialogo e giungere alla Pace con giustizia sociale, evidenzia anche, per contrasto, le drammatiche condizioni in cui versano i diecimila prigionieri politici colombiani ed i guerriglieri incarcerati nelle prigioni del regime.

28/07 - Paramilitare Domenico Mancuso non verrà estradato in Colombia
Lo scorso 22 luglio la Corte d'Appello di Genova ha rigettato l'istanza d'estradizione avanzata un anno prima dalla Colombia nei confronti di Domenico Antonio "Lucas" Mancuso Hoyos, cugino dell'ex capo delle paramilitari AUC, Salvatore Mancuso.
Già amministratore delle finanze delle AUC nella regione del  Catatumbo, accusato di 132 omicidi, secondo i giudici italiani "non può essere estradato" perché ha anche la cittadinanza italiana.
Per inveterata tradizione, i paramilitari colombiani trovano in Italia un asilo dorato; siano essi appartenenti alle AUC, o diplomatici, o entrambe le cose, nel cosiddetto Belpaese hanno sempre potuto godere di piena libertà di movimento; con l'evidente complicità della 'Ndrangheta, potentissima organizzazione mafiosa legata a filo doppio da anni ai gruppi paramilitari colombiani.
Dopo aver vissuto in piena tranquillità ad Imperia, con la possibilità di raggiungere facilmente il vicino confine con la Francia, sembra che questo spietato criminale resterà in Italia, grazie ai documenti rilasciati dall'ambasciata colombiana in Italia, vero centro strategico del terrore e del crimine delle para-narco istituzioni del paese latinoamericano in Italia.

31/07 - FARC: sono necessarie nuove misure per ridurre l'intensità del conflitto
Attraverso un comunicato datato 28 luglio, la delegazione di Pace delle FARC al tavolo dei dialoghi dell'Avana ha dichiarato che la decisione del governo di sospendere i bombardamenti contro i propri accampamenti, in risposta al cessate il fuoco unilaterale decretato dall'insorgenza rivoluzionaria stessa in vigore dal 20 luglio, è una misura positiva e contribuisce a generare un clima di fiducia per far avanzare il processo.
Tuttavia, avverte la guerriglia, "si rende necessario accordare nuove misure che approfondiscano e consolidino questo processo di riduzione di intensità del conflitto, affinché sia ogni volta più remota la possibilità che questo sforzo possa essere vanificato".
La Delegazione guerrigliera chiarisce altresì, per l'ennesima volta, che "Nessuna unità delle FARC è obbligata a lasciarsi colpire dalle forze nemiche e avrà tutto il diritto di esercitare la propria legittima difesa in caso di attacco".
Purtroppo non si tratta di un avvertimento di circostanza; le FARC denunciano infatti quanto puntualmente accaduto nei dipartimenti del Cauca e del Nariño, dove "l'avanzata di operativi terrestri contro posizioni insorgenti ha messo a rischio il cessate il fuoco unilaterale delle FARC-EP", rischio superato grazie alla prudenza delle unità guerrigliere che hanno manovrato e fatto tutto il possibile per evitare di dover ingaggiare.
Santos, dopo aver subito l'iniziativa politica e diplomatica dell'insorgenza colombiana, è stato costretto ad accordare alcune misure che vanno nella direzione della riduzione dell'intensità del conflitto; tuttavia, una parte dell'oligarchia intende evidentemente far saltare i dialoghi dell'Avana prima che sia troppo tardi, ossia prima di dover rinunciare ad alcuni dei propri privilegi. Quanto Santos sia sotto scacco di questa compagine oligarchica e dei diktat (non di circostanza) dell'imperialismo, dà la misura delle reali possibilità di giungere a un Trattato di Pace duraturo.

07/08 – Paramilitare carnefice di migliaia di vittime rimesso in libertà
Il capo paramilitare, fondatore delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), Freddy Rendón Herrera alias "El Aleman", che ha confessato di essere responsabile di oltre 1500 assassinii e 7000 persone sfollate attraverso la violenza, è stato rimesso in libertà dopo "aver scontato la pena".
Benché penda sulla sua testa un mandato di cattura da parte degli Stati Uniti per narcotraffico, la cosiddetta legge di "Giustizia e Pace", vero e proprio strumento di impunità legalizzata che consente a coloro che si sono macchiati di crimini di lesa umanità di scontare al massimo otto anni di prigione (in carceri dorate o fattorie di riabilitazione - sic- ), permette al suddetto carnefice di tornare a scorazzare libero.
Con un fratello estradato per narcotraffico negli USA (e già tornato) e un altro, Daniel Rendón Herrera alias "Don Mario",  sempre legato al paramilitarismo ed espulso dal falso programma di riabilitazione in quanto continuava e perpetrare tranquillamente i soliti crimini, si vuole sancire ancora una volta che il pilastro su cui si regge la giustizia colombiana è l'impunità.
Questi loschi personaggi non rappresentano che la manovalanza: non sono che lo strumento di una classe dominante che ha fatto della violenza il metodo di accaparramento ed accumulazione di terre e ricchezze.
Il governo colombiano deve ammettere che i mandanti e i responsabili di tali crimini sono seduti nel Parlamento, e capeggiati in primis dall'ex presidente narcoparamilitare Alvaro Uribe, se si vuole porre le basi per una pace duratura.

28/08 - Un altro uribista a processo per crimini contro la pace
Lo scorso 21 agosto un giudice di Bogotá, su sollecitazione della Procura, ha avallato la decisione di quest'ultima di considerare Luis Alfonso Hoyos, fedele uribista e principale collaboratore del candidato dell'ex narcopresidente alle elezioni dello scorso anno, Óscar Iván Zuluaga, in contumacia e processarlo per i delitti di spionaggio, violazione di dati personali, uso di software illegale ed accesso abusivo ad un sistema di informazioni atto a delinquere.
Nell'indagine in corso viene chiaramente specificato come Hoyos abbia ordinato di ottenere informazioni privilegiate sulle comunicazioni della Delegazione di Pace delle FARC-EP presente all'Avana, con il chiaro intento di sabotare i dialoghi di pace in corso a Cuba. I crimini imputati alla canaglia uribista, contro cui nello scorso luglio era stato spiccato un mandato di cattura internazionale, sono gli stessi per i quali Andrés Sepulveda, l'esperto informatico assoldato da Uribe e Zuluaga per spiare le delegazioni di pace, è stato condannato a dieci anni di reclusione; Sepulveda che ha dettagliatamente sviscerato i contatti con i suoi mandanti, riconoscendo in Hoyos una delle persone impegnate a dare ordini diretti di intercettazione illegale. Come altri componenti della cupola uribista, anche Luis Alfonso Hoyos ha scelto Miami -dove è stato individuato alla fine dello scorso gennaio-  come destinazione della propria fuga, finendo tra le braccia del padrone del nord pronto ad accogliere i propri figliocci scoperti con le mani nella marmellata. Vengono alla luce dunque ancora una volta i malcelati tentativi di sabotaggio del processo di pace dell'Avana, visto come un pericolo per i propri profitti da mafiosi, oligarchi e multinazionali, ma difeso con determinazione, partecipazione e fiducia dalle organizzazioni popolari che chiedono pace con giustizia sociale per la Colombia.

02/09 - Estrema destra colombiana vuole escludere il Venezuela dal processo di pace
Il senatore Iván Cepeda Castro ha pubblicamente denunciato, lo scorso 27 agosto, che l'estrema destra colombiana ha una strategia affinché il Venezuela non possa proseguire come garante del processo di pace. Il paramilitarismo, chiarisce, si è convertito in un fenomeno transnazionale, che ha precedenti provati in Honduras e Venezuela.
Cepeda fa riferimento alla chiusura delle frontiere fra Venezuela e Colombia voluta dal presidente Maduro, in seguito all'imboscata dello scorso 19 agosto da parte di contrabbandisti e paramilitari ai danni di una pattuglia dell'esercito venezuelano, dove hanno perso la vita due militari ed un civile.
Il senatore ha inoltre affermato che nel mezzo della crisi binazionale, settori dell'opposizione in Colombia stanno pianificando una strategia per fare sì che il governo Santos faccia a meno del Venezuela come paese garante nel processo di Pace, denunciando inoltre che nei quartieri di Medellín esiste già un piano per implementare il "paramilitarismo del post-conflitto".
Incredibilmente, il governo colombiano e la sua messe di corifei di regime si rammarica per "la violazione dei diritti umani " dei migranti colombiani, che fuggono dal proprio paese di origine, alla ricerca di sanità, istruzione, lavoro. Come se la sistematica assenza di quei diritti, in patria, per la popolazione della frontiera come per il resto dei colombiani, non fosse una precisa responsabilità dei governi neoliberisti che si sono susseguiti in questi anni!

05/09 - Doppio schiaffo alla diplomazia colombiana da OSA e UNASUR
Doppia battuta d'arresto per la sgangherata diplomazia colombiana, presso le due principali istituzioni sovranazionali del continente, l'Organizzazione degli Stati Americani (definito giustamente da Fidel Castro "ministero delle Colonie di Washington) ed UNASUR.
La delegazione santista all'OSA ha visto rifiutata, in merito alla decisione del presidente venezuelano Maduro di chiudere la frontiera con la Colombia, la sua richiesta del 31 agosto
scorso di convocare una riunione dei premier dei paesi membri sulla questione.
Una riunione dei mandatari all'Unione delle Nazioni Sudamericane (che comprende tutte le nazioni sudamericane, e quindi non prevede, per costituzione, la presenza diretta degli USA) è stata allora annunciata per il 3 settembre, per poi essere subito smentita poiché il Presidente Maduro e la Ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodríguez, erano in visita in Cina e in Vietnam.
La reazione della omologa colombiana della Rodríguez, María Ángela Holguín, è stata stizzita e scomposta: "Se la riunione all'Unasur non sarà questa settimana, non vale la pena farla", ha dichiarato.
Dalla nascita della Rivoluzione Bolivariana, l'oligarchia colombiana ordisce ogni sorta di trama per danneggiare il Venezuela e la sua leadership;  intenzionata a rappresentare uno show mediatico per mascherare le proprie responsabilità -in termini di abbandono al proprio destino della popolazione più povera e di sostegno al narcoparamilitarismo che imperversa nella zona-  torna a casa con la coda fra le gambe, battuta persino "in casa" sul campo dell'OSA.
Il Venezuela bolivariano ha tutto il diritto di usare il pugno di ferro nei confronti di contrabbandieri, narcotrafficanti e paramilitari, che non solo sono una colonna portante della guerra economica patrocinata dall'imperialismo e condotta dalle oligarchie dei due paesi e della regione, ma che vengono usati anche allo scopo di innestare in territorio venezuelano i germi di una guerra di bassa intensità propedeutica a un colpo di Stato.
Il regime di Bogotá da sempre perseguita, aggredisce e sfolla milioni di colombiani, che in gran parte hanno trovato rifugio, lavoro e opportunità in Venezuela grazie alla generosità del Comandante Chávez. Santos, pertanto, non ha alcun titolo per accusare il Presidente Maduro di violare i "diritti umani" dei colombiani. Lacrime di coccodrillo, mentendo sapendo di mentire, versate da un campione come Santos di crimini di lesa umanità. Pensi piuttosto a smantellare il paramilitarismo di Stato, che cerca di diffondere metastasi in Venezuela, e si impegni seriamente a siglare nel più breve tempo possibile un cessate il fuoco bilaterale con la guerriglia rivoluzionaria delle FARC-EP.

07/09 - "Don Berna" rivela: complici di Uribe mandanti assassinio Jaime Garzón
L'ex capo paramilitare Diego Alejando Murillo, alias "don Berna", dal carcere statunitense dove è rinchiuso ha recentemente rivelato che diversi funzionari vicini al narco ex-presidente Uribe hanno preso parte all'omicidio del giornalista ed umorista Jaime Garzón, complottando inoltre per sviare le indagine sul delitto.
Jaime Garzón, assassinato il 13 agosto del 1999, con il suo lavoro aveva fatto infuriare il feroce capo Carlos Castaño, la cupola militare del regime e i settori politici collegati al paramilitarismo.
Le dichiarazioni di "don Berna" coinvolgono il generale Montoya, pupillo di Uribe, all'epoca colonnello di Polizia, che non solo ha impedito il regolare svolgimento delle indagini, ma era addirittura membro delle famigerate formazioni paramilitari delle "AUC", conosciuto con il soprannome di "Il capo".
Uribe e la sua cricca di gangster hanno favorito, foraggiato e spesso implementato lo sviluppo del paramilitarismo, utilizzato in chiave antipopolare per impossessarsi delle terre dei contadini, per far tacere ogni forma di opposizione, con il sicariato, e in chiave controinsorgente.
L'uccisione di Garzón non è che uno degli innumerevoli crimini perpetrati da Uribe e dai suoi scagnozzi, per i quali dovranno rispondere alla giustizia popolare.

12/09 – Terrorismo di stato attenta contro candidato a sindaco dell'Unión Patriótica
Lo scorso 8 settembre Hugo Sánchez, candidato per la Unión Patriótica a sindaco di Palmitos, nel dipartimento di Sucre, ha subito un attentato da parte di uomini che, nascosti nella boscaglia lungo la strada per la frazione di El Naranjal, hanno esploso contro di lui 8 colpi, 2 dei quali bloccati dal suo giubbotto antiproiettile.
Secondo Aida Avella, presidente del Partito, "tutto indica che i nemici della pace vogliono seguire il cammino dell'attentato personale contro le nostre candidature".
La UP non ha chiesto indagini esaustive per l'attentato, visto che in Colombia la possibilità che vengano svolte semplicemente non esiste.
"Sappiamo che si tratta degli stessi che hanno provato a far scomparire dall'arena politica la UP. I gruppi paramilitari nel Sucre proseguono intatti. Le autorità sanno chi li finanzia e chi li protegge. Sanno dove risiedono", assicura Aida Avella.
L'oligarchia colombiana utilizza i suoi metodi abituali, come il sicariato paramilitare, per cercare di annichilire l'opposizione. Ma finché non si disarticolerà il cancro delle bande paramilitari, chiamate Bacrim, Águilas Negras,  Los Urabeños,  dal governo per confondere i termini e fingere che si tratti di criminalità comune, non sarà possibile costruire una vera Pace con giustizia sociale.


Resistenze.org     
Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support Resistenze.org.
Make a donation to Centro di Cultura e Documentazione Popolare.