22/10 - Misure immediate per la ricerca, la localizzazione e la consegna dei resti di persone scomparse
Lo scorso sabato 17 ottobre i rappresentanti dei paesi garanti al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana, Cuba e Norvegia, hanno annunciato che il governo e l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC sono giunti ad un accordo in merito a misure immediate per la ricerca, la localizzazione e la consegna dei resti di persone scomparse durante il conflitto armato. Il capo della delegazione delle FARC, Iván Márquez, ha dichiarato che il governo e l'insorgenza lavoreranno in funzione di accelerare il lavoro di ricerca con l'appoggio della Croce Rossa, sottolineando la forte partecipazione delle vittime nelle diverse entità che si creeranno per raggiungere questo scopo.
Le delegazioni hanno inoltre concordato la creazione di una Unità speciale di alto livello, a carattere transitorio ed eccezionale, con l'obiettivo di risalire ai fatti che hanno portato alle sparizioni come conseguenza di azioni di agenti dello Stato, integranti della guerriglia o di qualunque organizzazione che abbia partecipato al conflitto.
Si tratta di un ulteriore passo avanti nella costruzione di meccanismi volti all'acclaramento della verità ed al ristabilimento di una memoria condivisa relativa alle tante vittime del lungo conflitto colombiano.
27/10 - Elezioni regionali confermano ricomposizione del blocco dominante
Lo scorso 25 ottobre si sono tenute le elezioni amministrative in Colombia.
Per sgomberare il campo dagli equivoci, diciamo che come molti analisti nelle ultime settimane avevano previsto, i risultati elettorali confermano che le elezioni, lungi dal rappresentare le democratiche aspettative del popolo colombiano, sono state utilizzate dall'oligarchia per ricomporre il blocco di potere controinsorgente dominante in Colombia.
Gli elementi per svuotare di significato la tornata elettorale, come d'abitudine, ci sono stati tutti: la corruzione, il voto di scambio, la sparizione di schede, la manipolazione sfacciata dei sondaggi, la guerra sporca mediatica e la guerra "legale" del fascistissimo clerico-procuratore Ordoñez agli oppositori di sinistra.
Pochi giorni prima del voto, 21 rappresentanti dell'oligarchia colombiana, fra i più coinvolti e impegnati nella lotta controinsorgente, avevano redatto e pubblicato un inquietante documento che attesta le loro bellicose intenzioni in caso di post accordo.
Le contraddizioni fra le diverse componenti dell'oligarchia vanno superate, e la sconfitta elettorale degli uribisti, che riduce il loro boss a più miti consigli, sembra andare in questa direzione.
La classe dominante colombiana ricompone i ranghi e si prepara ad una nuova, lunga battaglia. E' la lotta di classe, implacabile e durissima. E così come la fanno i padroni e gli oligarchi, anche il popolo deve condurla senza cedimenti.
31/10 - Sciopero della fame nel carcere di Acacias per protestare contro la mancanza di assistenza medica
Solidaridad Jurídica, organizzazione di difesa dei diritti umani, ha reso noto che i prigionieri politici del carcere di Acacias, nel dipartimento del Meta, hanno iniziato lo scorso 27 ottobre uno sciopero della fame per protestare contro le gravi carenze a livello di cure mediche per i detenuti.
In particolare, viene denunciato con forza il caso del prigioniero politico Víctor Díaz Mancera, che si trova in grave stato di salute nella misura in cui le autorità carcerarie gli hanno ripetutamente negato l'accesso ad una assistenza medica adeguata.
I prigionieri politici ricordano inoltre il caso di Pedro Rosas Pérez, morto lo scorso 14 febbraio per non aver ricevuto le cure mediche necessarie.
Oltre diecimila, tra prigionieri politici e di guerra, in questa come in altre carceri colombiane ricevono un trattamento indegno, che rappresenta una forma di tortura nei loro confronti; o, peggio ancora, una pena di morte non dichiarata ma istituzionalizzata.
Il tenebroso INPEC (Istituto Nazionale Penitenziario), istituzione che dovrebbe essere preposta, fra l'altro, alla tutela dei detenuti, da decenni fallisce nel suo compito, subissata dagli scandali di corruzione, violenze, violazione dei diritti umani, torture, collusione col paramilitarismo, ecc, in cui sono coinvolti i suoi massimi dirigenti, ma anche i quadri intermedi e moltissime guardie. Rappresenta senz'altro una delle declinazioni dello Stato fascista colombiano da disarticolare, affinché la pace con giustizia sociale non resti una chimera.
03/11 - FARC richiedono convocazione urgente di rappresentanti di Cuba e Norvegia
Attraverso un comunicato pubblicato lo scorso 31 ottobre, lo Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP esprime la propria preoccupazione "di fronte all'evidente escalation delle operazioni militari in diverse aree del paese, che recentemente sono costate la vita di 4 guerriglieri e la cattura di due guerrigliere ferite, e che minacciano di rendere insostenibile il cessate il fuoco unilaterale decretato delle FARC".
L'insorgenza denuncia che il governo colombiano non sta tenendo fede alla propria parte dell'impegno reciproco "con gesti equivalenti di desescalation militare".
Nel documento si rende noto altresì che la Delegazione di Pace ha ricevuto istruzione di convocare urgentemente i rappresentanti dei paesi garanti, Cuba e Norvegia, per informarli dettagliatamente sulla "situazione militare che si vive in distinte aree del paese".
Gli operativi militari del regime mettono in discussione i risultati ottenuti al Tavolo dei Dialoghi; proprio mentre ventila la possibilità di una tregua bilaterale, a sei mesi da quella unilaterale decretata dalla guerriglia, Santos pensa che i gesti in direzione della pace di quest'ultima possano essere considerati come dimostrazione di debolezza, invece di vederli per quello che sono: gesti unilaterali per avanzare verso la firma di un trattato che apra le porte alla costruzione della pace con giustizia sociale, vera e legittima aspirazione del popolo colombiano.
Santos scherza col fuoco: continuare a sguinzagliare i suoi militari affinché provochino e attacchino la guerriglia, per poi accusarla di non aver rispettato il cessate il fuoco unilaterale, non solo non aiuta ad avanzare verso una tregua bilaterale, ma mette a rischio il gesto unilaterale generosamente realizzato dalle FARC.
07/11 - FARC sulla conformazione del fondo nazionale per la fine del conflitto
Lo scorso 5 novembre la Delegazione di Pace delle FARC al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana ha presentato la terza parte delle 10 proposte minime sulla fine del conflitto, relativa alla conformazione del FONOPAZ, il "Fondo Nazionale per la fine del conflitto, la riconciliazione e la costruzione della pace".
Nel comunicato si legge che "il Fondo sarà di origine costituzionale, e avrà una durata minima di dieci anni. Le risorse del Fondo saranno definite come una quota fissa del PIL".
Fra le fonti del finanziamento del Fondo, le FARC propongono di includere la parte di denaro pubblico derivante dalla riduzione dell'attuale spesa militare, quella ottenuta attraverso l'eliminazione delle esenzioni tributarie ai grandi capitali, nonché i contributi speciali che dovranno essere versati dai grandi capitali nazionali e stranieri, latifondisti improduttivi e imprenditori della grande agro-industria.
Un'altra parte delle risorse deriverà dall'industria estrattiva, e dalla cosiddetta comunità internazionale.
Si tratta di uno strumento economico volto ad affrontare i grandi problemi che si presenteranno al paese nell'eventualità di un post-conflitto, e a garantire che i cambiamenti necessari accordati dalle parti belligeranti abbiano una base economica adeguata su cui erigersi.
09/11 - Proposte per la trasformazione delle FARC-EP in movimento politico
Nell'ambito delle 'Dieci proposte minime per garantire la fine del conflitto, la riconciliazione nazionale e la costruzione di una pace stabile e duratura', rese pubbliche il 6 ottobre all'Avana dalla Delegazione di Pace delle FARC-EP, è stata presentata, lo scorso 7 novembre, una sintesi inerente al quarto punto delle dieci proposte minime che riguarda la 'normalizzazione della vita nazionale e la trasformazione delle FARC-EP in movimento politico'. Sviluppata in tre sottopunti essenziali, la proposta pone in evidenza come la decisione politica da parte dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC-EP di intraprendere un processo di trasformazione, implichi che vi siano cambi strutturali nei diversi settori della società per la normalizzazione della vita nazionale.
La 'Fine del conflitto', come sottolineato nel primo dei tre sottopunti elaborati, presuppone che vi sia la possibilità di aperta partecipazione attiva alla politica per il movimento politico che si conformerà e che mira a promuovere la vera democrazia, diretta, comunitaria ed autogestita, con pieni diritti per tutti ed ognuno dei suoi integranti.
Altro cambiamento strutturale basilare è individuato nel secondo sottopunto con la promozione dello sviluppo di economie comunitarie, di carattere associativo e solidale, articolate nei diversi ambiti del processo economico con l'obiettivo di contribuire alla ricostruzione della base produttiva del paese e al miglioramento, tra l'altro, delle condizioni di vita e di lavoro dei poveri.
Infine, nel terzo sottopunto, affinché le FARC-EP possano trasformarsi in organizzazione aperta viene posto l'accento sulle garanzie minime e necessarie, come la promozione e l'appoggio di processi organizzativi sociali che si basino sul pieno riconoscimento dei diritti economici e sociali, con particolare riguardo ad un lavoro degno, salute, sicurezza sociale, casa per tutti ed ognuno degli integranti.
Le trasformazioni strutturali, inoltre, concernenti il tema della "Giustizia speciale per la pace", devono mirare all'assistenza dei diritti delle vittime del conflitto, conseguentemente al riconoscimento della ribellione nel suo senso più ampio, fondandosi sui principi della giustizia restaurativa, prospettica e trasformatrice, estesa alle prigioniere e ai prigionieri politici e di guerra, e che venga infine garantita la protezione costituzionalmente riconosciuta onde evitare l'estradizione di qualunque integrante dell'organizzazione.
13/11 - Cade montatura ai danni del giornalista Joaquín Pérez Becerra, direttore di Anncol
Lo scorso 9 novembre la Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia colombiana ha ratificato l'assoluzione nei confronti di Joaquín Pérez Becerra, cofondatore e direttore dell'Agenzia di Notizie Nuova Colombia (ANNCOL).
La Corte ha infatti considerato inammissibile il ricorso in Cassazione della magistratura inquirente, contro la sentenza di assoluzione del 2014 emessa dal tribunale Superiore di Bogotá.
Esule politico in Svezia, scampato al genocidio della Unión Patriótica, Joaquín era stato condannato a otto anni per terrorismo internazionale in un processo farsa, orchestrato con la complicità dell'ambasciata colombiana in Svezia, paese del quale aveva ottenuto la cittadinanza.
Arrestato nell'aprile del 2011 all'aeroporto di Caracas e subito consegnato dal governo venezuelano al regime terrorista colombiano, ha trascorso, prima dell'assoluzione, tre anni e cinque mesi nel carcere di alta sicurezza della Picota a Bogotá.
Si conclude definitivamente la vicenda giudiziaria del giornalista, e si dimostra per l'ennesima volta il carattere persecutorio delle accuse, mosse dal regime colombiano con lo scopo evidente di far tacere Joaquín e, con lui, il portale di controinformazione ANNCOL che, da anni, dà voce alle diverse lotte del popolo colombiano.
19/11 - Prigionieri di guerra delle FARC in lotta ringraziano Sinn Fein per manifestazioni di solidarietà
I prigionieri di guerra delle FARC-EP, a 11 giorni dall'inizio della mobilitazione nazionale carceraria, hanno diffuso un comunicato per denunciare le disumane condizioni di prigionia cui sono sottoposti, per esigere la liberazione dei propri compagni che versano in gravi condizioni di salute e per esprimere "gratitudine rivoluzionaria per le manifestazioni di solidarietà internazionalista dei compagni irlandesi".
Il riferimento è al pronunciamento fatto dal Sinn Féin in merito a maltrattamenti e torture subiti dai prigionieri politici colombiani.
Le gravi e deliberate carenze del sistema carcerario colombiano, che impediscono ai prigionieri di raggiungere condizioni minime per quanto concerne la salute, l'istruzione e l'alimentazione, hanno costretto i detenuti di 16 centri penitenziari di tutto il paese ad uno sciopero della fame indefinito e a diverse forme di protesta.
Il governo deve immediatamente rilasciare gli 81 guerriglieri delle FARC che versano in gravi condizioni di salute incompatibili con la permanenza in prigione, come per altro previsto in questi casi dagli attuali meccanismi giuridici, e come gesto umanitario e di reciprocità ai fini dello sviluppo del processo di Pace.
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