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Bollettino di informazione al 10/01/2016 - Clamori dalla Colombia!

Associazione nazionale Nuova Colombia | nuovacolombia.net

12/01/2016

24/11 - 5000 docenti universitari di tutto il mondo chiedono la liberazione del professor Beltran
Lo scorso 19 novembre l'ambasciata colombiana a Londra ha ricevuto una petizione firmata da 5000 docenti universitari di tutto il mondo, con la richiesta di risoluzione del caso del professore Miguel Angel Beltrán.
Il documento è stato redatto su iniziativa del sindacato dei docenti universitari britannici UCU, con la collaborazione della ong Justice For Colombia.
Nel corso della propria carriera accademica, il professor Beltrán ha pubblicato i risultati di diverse indagini sul conflitto sociale e armato colombiano, criticando le azioni del governo. E' stato detenuto una prima volta nel 2009, con la risibile accusa di ribellione e cospirazione con fini terroristi.
Dopo due anni di carcere, la macchinazione giudiziaria ordita ai suoi danni è venuta a cadere, in seguito ad  una campagna internazionale di alto profilo in suo favore.
Nel luglio di quest'anno è stato di nuovo incarcerato, sempre con l'accusa di ribellione.
La persecuzione nei confronti del professor Beltrán, e di altre migliaia di prigionieri politici e di coscienza in Colombia, non è mai cessata; la "giustizia" colombiana ha sempre cercato di far tacere le voci di opposizione.
E' lo Stato colombiano, fascista fino al midollo, che va completamente disarticolato e ricostruito su nuove basi, per impedire un uso politico della giustizia; e la via maestra, per ottenere questo risultato, resta quella dell'Assemblea Costituente.

29/11 - FARC propongono di ridefinire la politica di sicurezza dello stato
Attraverso una conferenza stampa all'Avana, lo scorso  27 novembre la Delegazione di Pace dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC ha affermato che, col concludersi della guerra, le forze militari e di polizia dovranno convertirsi "in forze militari per la costruzione della pace e la protezione delle frontiere, il che include aspetti relazionati con le loro dimensioni, la loro struttura e l'assegnazione di risorse pubbliche, così come il superamento della dottrina della 'sicurezza nazionale', o di qualunque pratica di terrorismo di Stato".
L'organizzazione guerrigliera, con le parole del Comandante Pablo Catatumbo, ha criticato il trattamento che la Forza Pubblica riserva alla "povertà", richiamando l'attenzione sulla diseguaglianza sociale che la origina.
Infine, la guerriglia assicura che il paramilitarismo continua a operare sotto la direzione del potere politico, ed esige che lo Stato riconosca la politica paramilitare, e "disarticoli le strutture criminali di controinsorgenza".
Così come le FARC, in caso di firma degli accordi ,non utilizzeranno le armi in ambito politico, lo Stato, altra parte belligerante, dovrà riconfigurare le sue Forze Armate, ora impiegate nel conflitto armato, come strumenti di pace, abbondando il terrorismo di Stato ed il paramilitarismo.

06/12 - Guerriglieri in carcere denunciano il direttore dell'INPEC
I guerriglieri dell'insorgenza rivoluzionaria delle FARC nelle prigioni del regime colombiano accusano il direttore dell'INPEC, Brigadier Generale Jorge Luis Ramírez, per la brutalità della repressione e le torture nelle carceri.
Ramírez, all'epoca colonnello, nel novembre 2014 era stato nominato alla guida del famigerato Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, protagonista di diversi  scandali negli ultimi anni per corruzione e connivenza con gruppi paramilitari.
L'Agenzia Stampa dei Diritti Umani della Brigata Giuridica Umaña Mendoza denuncia la gravissima situazione in cui si trovano i guerriglieri che hanno organizzato la Giornata Nazionale di disobbedienza civile e di sciopero della fame, mobilitazioni indette per la liberazione dei malati, disabili e feriti di guerra che si trovano nelle carceri colombiane.
I prigionieri delle FARC stanno resistendo tenacemente  alle politiche di repressione, torture e trasferimenti volute dal direttore dell'INPEC.
La repressione contro i prigionieri di guerra delle FARC deve terminare, ed è indispensabile che vengano liberati tutti i prigionieri malati e bisognosi di cure mediche.

12/12 - Sei militari colombiani morti in Yemen
Secondo quanto segnalato lo scorso 8 dicembre dall'emittente Yemen TV, sei soldati colombiani ed il loro comandante, al soldo della famigerata compagnia militare privata statunitense Blackwater in Yemen, sono morti presso la città di Taiz, negli scontri fra i combattenti del movimento popolare yemenita di Ansar Allah e le forze della coalizione imperialista a guida saudita.
In marzo l'Arabia Saudita aveva lanciato un'offensiva militare contro lo Yemen -senza peraltro alcuna autorizzazione internazionale- con l'obiettivo di riportare al potere il fuggitivo ex presidente Abdu Rabu Mansur Hadi, stretto alleato di Riad.
Il regime oligarchico colombiano dimostra ancora una volta la sua subalternità alle politiche di Washington; l'ossequio ai piani del Pentagono non si limita all'America Latina, ma si esprime in tutto il mondo, dall'Afganistan al Medio Oriente.
I media del regime, tra l'imbarazzo e lo starnazzo, gridano vendetta per la morte di 6 "eroi della patria" per mano di "barbari terroristi" yemeniti. Che non solo non sono terroristi, ma hanno semplicemente esercitato il sacro diritto alla lotta senza quartiere contro gli invasori.
Che Santos voglia smobilitare la guerriglia rivoluzionaria per poter dirottare parte degli effettivi militari verso "missioni di pace", leggasi interventi imperialisti diretti dalla NATO, è un segreto di Pulcinella.
Il movimento popolare colombiano dovrà avere voce in capitolo anche nelle decisioni di politica estera; una vera e duratura pace, con giustizia sociale, ha bisogno della smobilitazione definitiva della Dottrina della Sicurezza Nazionale, trapiantata dagli USA, e del ritiro inderogabile di tutte le truppe, consiglieri militari e paramilitari colombiani sparsi per l'America Latina e per il mondo al servizio dell'imperialismo e delle grandi compagnie private di "sicurezza".

24/12 - Paramilitari terrorizzano popolazione civile nel Chocò
All'incirca 600 paramilitari hanno manifestato l'intenzione di stabilirsi presso Curvaradó, nel dipartimento del Chocó, per assicurare la terra ai loro "padroni", per i quali devono "bandire la Commistione di Giustizia e Pace e Marcia Patriottica".
Il minaccioso annuncio è stato fatto lo scorso 22 dicembre ad esponenti delle comunità di El Cerrao,  convocati da sei  uomini armati. Allo stesso modo, un altro gruppo di paramilitari ha pubblicamente affermato di volersi riunire con leader delle comunità della località "Isla de los Cocos", per iniziare il loro progetto di "recupero" del territorio.
Le minacce paramilitari in tutta l'area sono sempre più frequenti; la presenza di effettivi militari, lungi dall'allontanare i gruppi armati al servizio di oligarchie locali e imprese multinazionali, fornisce loro sostegno e collaborazione, a danno dei contadini e delle comunità.
Da una parte il governo promette una riduzione, in vista di un possibile cessate il fuoco bilaterale, degli attacchi delle forze militari contro l'insorgenza, e dall'altra prosegue imperterrito la sua guerra sporca contro il popolo, grazie alla manodopera paramilitare.

02/01 - Paramilitari attivi in oltre 20 dipartimenti colombiani
Secondo l'Istituto degli Studi per lo Sviluppo e la Pace (INDEPAZ), esistono oggi almeno 17 strutture paramilitari operative in oltre 20 dipartimenti del paese.
Camilo González Posso, direttore dell'istituto, chiarisce che, benché la problematica non possa essere risolta in breve tempo, il Governo dovrebbe attivare da subito strategie per combattere queste organizzazioni. Per ottenere dei risultati, tuttavia, è indispensabile la riconfigurazione del ruolo della Forza Pubblica. Occorre innanzitutto riconoscere che il fenomeno del narcoparamilitarismo ha componenti armate, militari, economiche e politiche. Si può giungere ad un piano integrale di risposta al fenomeno, ed alle sue alleanze, sempre che si tenga in considerazione la dimensione economica, i collegamenti istituzionali e la dimensione politica del fenomeno stesso.
Come segnalato recentemente dal Comandante Pablo Catatumbo, membro della Delegazione di Pace delle FARC all'Avana, "è molto rischioso concludere il conflitto armato con l'insorgenza mentre ancora sussistono e crescono gruppi paramilitari".
E finché non si affronterà in modo definitivo il nodo delle relazioni strutturali fra paramilitari, Forze Armate, parapolitici, oligarchia e imprese multinazionali, la Pace nel paese non potrà che essere una chimera.

06/01 - FARC: Le guerrigliere sono donne rivoluzionarie coscienti e libere
Secondo l'Istituto degli Studi per lo Sviluppo e la Pace (INDEPAZ), esistono oggi almeno 17 strutture paramilitari operative in oltre 20 dipartimenti del paese.
Attraverso un comunicato del Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, datato 2 gennaio, l'insorgenza rivoluzionaria rispedisce al mittente le calunnie dei media oligarchici nazionali ed internazionali in merito ad inesistenti aborti forzati cui sarebbero state costrette centinaia di guerrigliere.
"La contraccezione, nella nostra organizzazione, è una norma obbligatoria per uomini e donne, dettata dalle condizioni della guerra", si legge nel comunicato.
"L'aborto non è considerato un metodo contraccettivo. Rappresenta l'ultima risorsa cui appellarsi quando, nonostante le misure anticoncezionali adottate, si presenta una gravidanza indesiderata. In ogni caso si soppesano molto bene i rischi per la madre, la futura creatura e l'ambiente guerrigliero", chiarisce il comunicato, aggiungendo che "è un diritto fondamentale delle donne decidere sul proprio corpo", ed in conseguenza di ciò il regolamento interno proibisce "qualunque intervento senza il consenso della guerrigliera".
Il cancan mediatico sul tema mostra tutta l'ipocrisia di oligarchi colombiani e relativi corifei; in un paese dove l'aborto è consentito solo per motivi di salute o in caso di violenza sessuale, e dove il 99,9% delle interruzioni di gravidanza viene effettuato in strutture clandestine, nessun oligarca  -men che meno il fascistissimo opusdeista procuratore Ordoñez- ha la decenza di tacere.

10/01 - Prigionieri politici colombiani denunciano: governo non mantiene gli impegni
La coalizione per il Trattamento Dignitoso e la Libertà dei Prigionieri Politici "Larga vida a las mariposas" (Lunga vita alle farfalle), denuncia alla comunità nazionale e internazionale l'inerzia del governo colombiano in merito agli impegni annunciati lo scorso novembre, relativi all'indulto per 30 prigionieri politici membri delle FARC, l'implementazione delle brigate di salute per i 106 guerriglieri in prigione in gravi condizioni di salute, nonché l'adattamento di bracci speciali per i prigionieri politici.
Ad oggi, solo 3 dei 30 guerriglieri in attesa dell'indulto hanno ricevuto l'approvazione del procedimento, che comunque non è ancora stato eseguito. Inoltre, in nessuna delle carceri in cui sono rinchiusi i prigionieri politici sono state attivate le brigate di salute previste, né sono stati predisposti bracci speciali.
Al solito, il governo nazionale, sull'onda delle proteste, in questo caso contro la mancanza di cure mediche, le vessazione e le torture riservate ai guerriglieri incarcerati, promette di accogliere le giuste rivendicazioni dei movimenti popolari e delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, salvo poi evitare accuratamente di metterle in pratica. A fronte, vale la pena sottolinearlo, dei tanti gesti umanitari della guerriglia, volti a liberare soldati e ufficiali suoi prigionieri.


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