da Parti du Travail de Belgique – PTB - 28 giugno 2005
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAAB&obid=27701
Il Congo alla vigilia
del 45 anniversario dell'indipendenza
Per il ministro degli esteri belga, «In Congo non c'è uno Stato». Il
giornale francese Liberazione titola: "Fine di transizione rischiosa a
Kinshasa. Nel paese voci di golpe, mentre le elezioni previste il 30 giugno
sono rinviate." Ludo Martens, presidente del PTB, soggiorna regolarmente a
Kinshasa dal 1998. Gli abbiamo posto alcune domande sulla situazione in Congo
alla vigilia del 45anniversario dell'indipendenza. Ecco le sue risposte.
Ludo Martens 29-06-2005
Il ministro degli esteri belga, Karel Di Gucht, ha criticato fortemente i
dirigenti attuali. «Non c'è uno Stato
in Congo. Manca un buon governo e manca lo stesso governo semplicemente.» Che
cosa ne pensi?
È vero che lo stato congolese non esiste più in molti settori. Ma qui vediamo
l'ipocrisia dei dirigenti occidentali.
Hanno imposto completamente il governo attuale nello scopo di rendere
più fragile uno Stato già indebolito dalle terribili aggressioni ed occupazioni
ruwando-ugandese che sono durate dall’agosto 1998 fino all’agosto 2003 comandate
dagli americani. Gli aggressori hanno commesso un genocidio di quattro milioni
di congolesi.
Al posto di riconoscere che il Congo era stato aggredito i poteri occidentali
hanno preteso che si trattasse di una "guerra civile interna al
Congo", hanno imposto dei negoziati tra i governi congolesi, i vecchi mobutistes,
colpevoli del disastro congolese e dei criminali della "ribellione",
questi - a dire dei congolesi - hanno funzionato come paravento davanti agli
eserciti di aggressione ruandese ed ugandese.
Dall'estate 2003, tutto questo è al potere in un stato con un presidente e
quattro vicepresidenti e si parla anche della formula 1+4. Joseph Kabila ed i
suoi che difendevano il paese contro l'aggressione sono minoritari in questo
nuovo governo. In Europa, nel 1944, i grandi collaboratori dei nazisti sono
stati fucilati. In Congo, gli Stati Uniti hanno imposto che i collaboratori
diventino vicepresidenti e ministri; la maggior parte di queste persone rubano
ed intrallazzano, perché sanno che saranno cacciati se ci sono delle elezioni.
Non esiste più lo stato unificato in Congo: lo stato "è esploso" in
effetti e differenti frazioni gestiscono la "loro" parte dello stato
secondo i loro propri interessi. Ma Di Gucht farebbe meglio a puntare il dito
verso i poteri occidentali che hanno imposto questo disordine.
Quali erano gli obiettivi di questi poteri occidentali con la fomula 1+4; un
Presidente e quattro vicepresidenti che cosa hanno imposto alla testa dello
stato congolese?
La formula è stata imposta nel solo scopo di rompere il potere nazionalista e
di ottenere un governo congolese debole e diviso, dominato dalle forze che
servono gli interessi dell'occidente. Il vecchio Kabila, al potere di 1997 a
2001, aveva una visione per il suo popolo, per il Congo e per l'Africa. Il
primo anno del suo potere, ha realizzato dei miracoli e ciò senza aiuto
esterno. Tra 1990 e 1997, il dittatore Mobutu, avevano organizzato una
"transizione verso la democrazia." Durante questo periodo
l’inflazione è stata del l’ 8.300%, il reddito annuo è caduto da 195 per
abitante a 135 dollari a persona!
Arrivato al potere nel 1997 Kabila ha stabilizzato in alcuni mesi la moneta.
Quando è arrivato, Kinshasa era piena di banditi e di ex militari mobutistes
armati. Ogni sera e notte si sentivano degli spari. In tre mesi Kabila ha
ristabilito l'ordine.
I periti nazionalisti hanno elaborato un Piano Triennale che permetteva di fare
ripartire il Congo in indipendenza. Kabila chiedeva solamente 950 milioni di
dollari per anno per tre anni. Ed il Congo avrebbe potuto ripartire.
L'occidente, il Belgio ivi compreso, ha rifiutato.
Ma questo Occidente ha speso 2,5 miliardi di dollari tra il 94 e il 96 per "custodire" gli
Hutu ruandesi e i genocidi a Kivu. Oggi l'occidente spende un miliardo di
dollari all'anno per le truppe dell'ONU ferme in Congo senza alcun risultato
Gli Occidentali hanno fatto assassinare Kabila e hanno imposto dall'estate 2003
questa famosa formula 1 + 4.
Joseph Kabila non ha capitolato davanti alla pressione dei grandi poteri, là
dove suo padre difendeva ugualmente l'indipendenza del Congo?
Bisogna sapere che il vecchio Kabila era un uomo eccezionale, unico in Congo ed
in Africa. Ha cominciato a lottare a 19 anni, come seguace di Patrice Lumumba che voleva la fine della
colonizzazione e l'indipendenza. Lumumba è stato eletto Primo ministro ma il
Belgio e gli Stati Uniti l'hanno fatto assassinare nel gennaio 1961. Quando,
due anni più tardi, Pierre Mulele, ex ministro dell'educazione nel governo
Lumumba, proclama la guerra di liberazione nazionale per ricuperare
l'indipendenza Kabila aveva 23 anni ed era un dirigente nazionale del
rivoluzione muleliste. È sempre restato fedele alla rivoluzione popolare
anche nelle condizioni più difficili durante i 37 anni di dittatura di Mobutu
che fu messo e protetto al potere dagli gli Stati Uniti dal Belgio e dalla Francia.
Diventato presidente nel maggio 1997 Kabila costituiva il nocciolo dirigente della causa congolese.
Il suo assassinio nel gennaio 2001 è stato una tragedia per il Congo e
l'Africa; una tragedia che ha avuto delle conseguenze maggiori che
l'eliminazione di Lumumba nel 1961.
Il "nocciolo forte" eliminato impose ai nazionalisti la necessità di
fare delle concessioni. Joseph Kabila era allora un giovane ufficiale superiore
dell'esercito nazionalista. Dovette
assumere il potere politico supremo senza grande preparazione politica.
Ma molte strutture intorno a Laurent Kabila e poi intorno al presidente Joseph
Kabila non ebbero affatto la Vecchia e solida convinzione rivoluzionaria.
Le concessioni nocive ritornavano a spingere di nuovo il Congo sulla via del
neocolonialismo.
Bisogna dire anche una parola sulle debolezze mortali del Partito del Popolo
per la Ricostruzione e lo Sviluppo (PPRD) considerato come il partito politico
del Presidente Joseph Kabila. Si constata alla testa di questo partito un vuoto
ideologico e politico. Molte strutture si interessano più alle posizioni
dirigenti ed al denaro che all'ideologia
nazionalista. Ma la base del PPRD i membri e le strutture si sono ispirati
sempre dagli insegnamenti del Vecchio Kabila e hanno avuto delle critiche
acerbe contro la loro direzione. La correzione resta possibile dunque.
Recentemente, un certo numero dei militanti nazionalisti ha criticato la politica
di Vitale Kamerhe che dirige il Partito del Presidente accusandolo di rigettare
in grande parte la dottrina e l'azione del padre Kabila. Sarebbe una buona cosa
se il dibattito sull'orientamento e sull'avvenire del movimento nazionalista
fosse aperto.
Quelli che sono interessati possono
consultare la dichiarazione del 7 giugno 2005 intitolata: "Kamerhe denigra
l'apertura di Mzee Laurent-Désiré Kabila" sul sito
www.deboutcongolais.info
Si preannunciano delle sommosse per questo 30 giugno data del 45
compleanno dell'indipendenza. Questo è secondo lei un insuccesso del movimento
nazionalista che vede la sua grande giornata del 30 giugno "repressa"
dalle forze reazionarie?
È indiscutibile che la situazione è pessima. La miseria continua ad aggravarsi,
il popolo vive una situazione estrema. Il governo pubblica delle statistiche
che mostrano come il bilancio dello stato era di 300 milioni di dollari nel
2001 e che l'ha fatto salire nel 2005 a 1,7 miliardo di dollari. La popolazione
si indigna: "Ma dove va' questo denaro, noi ne non vediamo nulla!"
Certi osservatori stimano che le forze nell'ombra spingono deliberatamente la
popolazione alla rivolta. La maggior parte dei politici rubano ed intrallazzano
al massimo essendo poco sicuri di ritornare un giorno al potere.
Mzee Laurent-Désiré Kabila quando la situazione era dura a causa della guerra
di aggressione devastatrice sapeva convincere e galvanizzare il popolo. Adesso
i nemici del popolo sono al potere, i nazionalisti sono minoritari e Joseph
Kabila "dirige" un governo che gli è in maggioranza ostile.
Ma si ha il sentore che una maggioranza del movimento nazionalista ha
capitolato davanti ai reazionari, (in particolare i vecchi mobutistes), e che
ci sono anche dei nazionalisti che si sono avvicinati politicamente ai
reazionari. Il discorso capace di galvanizzare le energie è sparito come la
mobilitazione popolare e la speranza.
Nella sua miseria spaventosa, non vedendo più di uscita, il popolo si aggrappa
ai miti in tutti i campi. Il popolo impoverito all'estremo si aggrappa ai
"pastori" che guariscono l'AIDS, si aggrappa agli apostoli e a degli
evangelisti capaci di "scoprire" i bambino-stregoni che
"mangiano" le anime. A Kimbanseke, un comune di Kinshasa, c'è stato
un caso patetico di una bambina di 12 anni, imputata dal pastore Kimpata di
"avere mangiato" l'anima di sua madre, deceduta recentemente. Il
padre ha chiuso la ragazza per quattro mesi in una camera da cui non poteva
uscire neppure per fare i suoi bisogni. Ogni tanto si buttava qualche briciola
alla bambina. La bambina denutrita non aveva più ossa e non poteva più
camminare. Un giorno suo padre dimenticò di chiudere la porta e la piccola ha
strisciò fino all'uscita. I vicini la salvarono.
Nella politica è il momento del ritorno dei miti. Il popolo affamato ed
esasperato ha riannodato i rapporti con Etienne Tshisekedi; un ex Primo
ministro di Mobutu che negli anni 90 era diventato un leader carismatico che si
presentava come il Mosé per condurre il "suo" popolo verso il paese
promesso.
La formula 1 + 4, un Presidente e quattro vicepresidenti sono stati garantiti
da un'alleanza tra gli UDPS, il partito di Tshisekedi, ed i ribelli
pro-ruandesi. Tshisekedi ha dichiarato all'epoca che 1 + 4 era una vittoria
comune dell'opposizione armata, dei ribelli (e non dell’esercito) e dell'UDPS.
Ma da un anno ha cambiato. Adesso dice: "Un più quattro uguale a
zero." Afferma che, secondo gli Accordi di Pretoria, la Transizione doveva
concludersi questo 30 giugno 2005.
Non è vero. L'accordo fissa la fine per il 30 giugno 2005 con possibilità di
due prolungamenti di 6 mesi. Ciò vuole dire chiaramente che la "Comunità
internazionale" ha voluto mantenere la pressione .
Ma adesso Tshisekedi fa credere che la miseria del popolo è dovuta al governo
"1 + 4" e che deve concludersi obbligatoriamente il 30 giugno."
Dopo il 30 giugno, Thsisekedi si presenta come il dirigente di una
"Leadership di salvataggio", questo è l'alternativa al governo
attuale.
Chi c’è dietro le chiamate alla sommossa per il 30 giugno? Ciò può
degenerare in guerra civile? Ci si deve aspettare un bagno di sangue?
Questa preparazione al "grande 30 giugno" genera un clima di
insicurezza generalizzata a Kinshasa e nei comuni poveri. Quasi ogni notte ci
sono degli spari e degli assassini. È in questo clima che gli appelli a
scendere nella via armati di machete diventano "l'arma dei poveri contro i
carri armati". Ma ci sono anche delle prove che le armi sono state
nascoste per il 30 giugno
Questa agitazione intorno alla data "magica" del 30 giugno 2005 è
opera dell'UDPS ed dei suoi alleati mobutistes e ribelli pro-ruandesi. Ci sono
delle voci che vogliono l’RCD, i ribelli pro-ruandesi, e il Ruanda con dei
soldati "dormienti" a Kinshasa che potrebbero entrare in operazione
il giorno J.
L'esercito congolese è composto da
differenti fazioni; dai ribelli pro-ruandesi, pro-ugandesi e delle anziane
truppe di Mobutu. I militari come i funzionari non vengono pagati da 3 mesi.
Certi credono in un complotto per spingere i militari e funzionari alla rivolta
il 30 giugno.
C'è dunque un timore che, in caso di grande disordine, l'esercito stesso possa
esplodere. Sarebbe la guerra civile. Ma siccome le sommosse sono state
annunciate da settimane tutti i servizi di informazioni sono vigili e i capi
delle reti clandestine avrebbero delle difficoltà a lanciare i loro
"combattenti" all'assalto.
Ma soprattutto, a livello della famosa Comunità internazionale, nessuno
vorrebbe vedere il disordine e la guerra civile nel Congo. Gli eserciti
angolani, zimbawesi, sudafricani sono in Congo, pronti a tutte le eventualità.
Il Monuc (truppe dell'Onu) non può allo stesso modo lasciare Kinshasa
sprofondare nella guerra civile
traduzione dal francese di Gabriele Proglio