www.resistenze.org - popoli resistenti - corea del nord - 20-09-02

a cura del Comitato per la pace e la riunificazione della Corea di Torino

Documento dell' Ambasciata della RPDC in Italia

La pietra d'intralcio
per l' attuazione della dichiarazione comune Nord - Sud del 15 giugno 2000


Il processo di conciliazione, di pace e di riunificazione, avviato sin dal primo vertice Nord- Sud della Corea dopo 55 anni di divisione e la Dichiarazione comune nel giugno 2002 è stata bloccata dall'amministrazione Bush, che con il suo rifiuto di negoziare con la Corea del Nord e la sua rinuncia all’accordo RPDC-USA firmato dal suo predecessore, ha aggravato all'estremo i rapporti tra loro.
A dire il vero i rapporti tra il Nord e il Sud della Corea tornano a quelli tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, poiché intanto che la ingerenza americana sulla Corea del Sud continuerà; la questione della riunificazione coreana si porrà come un problema bi-nazionale tra la RPDC e gli Stati Uniti. In effetti il governo sud-coreano non ha il potere di regolare da solo i problemi riguardanti la riconciliazione, la cooperazione e la riunificazione tra il Nord e il Sud.
La Dichiarazione comune del 15 giugno, segnava il problema della riunificazione della Corea, e le prospettive aperte alla sua attuazione erano dovute essenzialmente al cambiamento favorevole intervenuto nella politica americana nei confronti della RPDC.
Come si sa, l' amministrazione Clinton ebbe diverse trattative con la RPDC, sboccate con la visita negli Stati Uniti di un inviato speciale coreano nell'ottobre del 2000 e con quella a Pyongyang dell' ex segretario di Stato M. Albright, Era previsto anche la visita di Clinton a Pyongyang e un vertice coreano-americano dove sarebbero state regolate probabilmente le questioni relative ai missili coreani, all' instaurazione di un sistema per assicurare la pace nella penisola coreana e al miglioramento soddisfacente dei rapporti coreano-americani. La normalizzazione di questi rapporti, intanto che la conciliazione e la cooperazione tra il Nord e il Sud secondo la Dichiarazione comune del 15 giugno, permetterebbero la fine della guerra fredda nella penisola coreana, persistente da mezzo secolo, in favore della pace e della riunificazione.
Tuttavia la visita di Clinton fu annullata dall'opposizione della squadra di Bush. Al tempo della cerimonia dei passaggi di potere, Bush dichiarò che “la visita in Corea del Nord del presidente uscente era poco conveniente” e che “bisognerebbe affidare al prossimo governo la cura di regolare il problema dei missili nord-coreani, nodo principale tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti”, Precedentemente, in una lettera .comune undici parlamentari repubblicani americani tra cui il segretario generale del Senato e il presidente della Camera dei rappresentanti avevano chiesto espressamente a Clinton di “rinunciare alla sua visita in Corea del Nord”.
Bush ha sempre complottato per rendere nullo l’accordo coreano-americano. Ultimamente ha insistito perché si proceda immediatamente a una “ispezione nucleare”, prima dell’inizio dei lavori di costruzione da parte degli Stati Uniti di due reattori ad acqua leggera, e non alla costruzione come era stato previsto nell’accordo; d’altra parte, ha richiesto che “questa centrale nucleare deve essere rimpiazzata da una semplice centrale termica, poiché si può ricavare plutonio, in questi reattori”.
Fin da quando l'amministrazione Bush fu messa in funzione alla Casa Bianca, la RPDC non tardò ad esprimere la sua posizione di negoziare con lei, nel desiderio di continuare a sviluppare le sue relazioni con gli Stati Uniti. Ma Bush ha dichiarato più di una volta “riesaminare totalmente i rapporti con la Corea del Nord”; ha pubblicato nel giugno 2001 una dichiarazione riguardante la politica unilaterale nei confronti della Corea del Nord: “negoziare allo stesso tempo i problemi del nucleare dei missili e delle armi convenzionali”, “non riprende il dialogo che sotto un sistema di controllo e di verifica rigorosa nella materia” e “migliorare delle relazioni politiche e economiche a condizione che una soluzione sia trovata a questi tre problemi”.
Queste proposizioni di natura viziosa miranti a disarmare il suo avversario per schiacciarlo sono inaccettabili per la Corea del Nord, fortemente marcata dall'indipendenza e dalla dignità nazionale. Da qui il fallimento delle negoziazioni cominciate sotto l'amministrazione Clinton. Peggio ancora, l'amministrazione Bush ha dichiarato la Corea del Nord “nemico n.1”, intensificando gli scambi con la Corea del Sud, firmatario della Dichiarazione comune del 15 giugno. Ha preso delle misure successive per rafforzare le truppe americane stazionate nella Corea del Sud e l'armata locale, sotto il pretesto di “minaccia nord-coreana”, approfittando degli “attentati dell’ undici settembre”; ha disposto in prima linea le sue forze di milizia mobile che è composta da cacciatori e altri equipaggi numerosi come un battaglione americano, ed ha imposto alla Corea del Sud, a partire dallo scorso anno, l'acquisto di un armamento avanzato per un ricavo ammontante a 10 bilioni di wong. Gli spionaggi e le manovre militari contro la Corea del Nord s'intensificano sempre più. Le manovre congiunte americano-sud coreane di una apertura mai vista dalla guerra di Corea sono state effettuate a fine marzo scorso.
L'amministrazione Bush aggrava così intenzionalmente la situazione nella penisola coreana. E' andata fino a catalogare, nel gennaio scorso, la Corea del Nord come uno dei tre paesi formante “l’asse del male”. Queste proposte oltraggiose sono state accolte a Pyongyang come una quasi dichiarazione di guerra contro la RPDC.
Ciascuno di questi fatti mostrano nettamente chi si impegna a mettere i bastoni fra le ruote per impedire la realizzazione della Dichiarazione comune Nord-Sud del 15 giugno.
L' amministrazione Bush ha oscurato il clima favorevole che si era installato, contrariando con tutti i mezzi la conciliazione intercoreana. Al tempo del mantenimento che c'è stato all'inizio del marzo dell' anno passato con il presidente sud-coreano Kim Dae Jung ,Bush l' ha sgridato aspramente per aver firmato la Dichiarazione comune del 15 giugno senza consultazione con gli Stati Uniti; ha richiesto egli “regolasse l 'avanzamento delle relazioni intercoreane sulle tre questioni americane e che sottoponesse all' approvazione americana il processo della sua politica nei confronti del Nord, le negoziazioni politiche e militari, compreso il suo aiuto governativo” (New Korea Times, 15 maggio 2001).
Secondo il giornale sud-coreano .Tong-a Ilbo e il giapponese Sankei Shimbun, per l'amministrazione Bush “il Sud non doveva vendere al Nord l'energia elettrica, perché si rischiava così di perdere la carta dell’ispezione nucleare”; allo stesso modo, “la consegna dei concimi chimici permetterebbe di produrre degli esplosivi convenzionali e quella dei cereali dovrebbe essere verificata che non sia destinata all' esercito”, “contatti e la circolazione tra il Nord e il Sud rischiavano di diffondere la corrente nazionalista”, ecc….L'amministrazione Bush si opponeva così al dialogo, alla cooperazione, ai contatti e alla circolazione intercoreana.
E' evidente che intanto che esiste negli Stati Uniti un clan anti-nord coreano come la squadra di Bush, che impedisce l'attuazione della Dichiarazione comune del 15 giugno, una pietra d' intralcio persistente blocca il regolamento della questione coreana.
Questo problema merita l’attenzione della comunità internazionale


Il 15 giugno scorso ricorreva il secondo anniversario della dichiarazione congiunta tra la RPDC e RC in cui si iniziava un percorso per la riunificazione pacifica della nazione coreana.
Come è noto il popolo coreano conosce, nel processo della civilizzazione storica, una consolidata omogeneità nazionale come riflesso di un patrimonio culturale, spirituale e statuale unitario di parecchi millenni. Questo patrimonio è stato edificato anche con la lotta contro le invasioni straniere provenienti dalla terraferma asiatica e dall’ arcipelago giapponese.
In particolare, nel XX secolo 1’occupazione giapponese: della Corea e la sanguinosa repressione  attuata contro il popolo coreano hanno forgiato in quest’ultimo una determinata volontà di riconquistare l’indipendenza. Alfiere della lotta di resistenza all’imperialismo Giappone, fondatore dell'Armata popolare coreana e del Partito del Lavoro della Corea, il presidente Kim Il Sung ha condotto il popolo alla vittoria e.dalla liberazione del paese dall’occupante  giapponese.
Tuttavia sulla base delle vicende della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sconfitto il Giappone hanno preso il suo posto in Corea, cercando di occuparla militarmente.
La. nuova resistenza opposta dal popolo coreano sotto la, guida di Kim Il Sung e la fondazione. della RPDC hanno impedito questo disegno, soprattutto dopo l’aggressione iniziata nel 1950 e fermata nel 1953 con la sconfitta dell'imperialismo americano e la firma. degli accordi di armistizio.
Gli Stati Uniti, però, hanno occupato militarmente tutto il Sud della Corea ed  hanno imposto per lunghi decenni governi fantoccio che hanno impedito nonostante la volontà di tutto il popolo coreano il processo di riunificazione.
Il presidente Kim  Il Sungl ha proposto in ripetute occasioni condizioni realistiche per 1a riunificazione. ricevendo sempre ostilità dai governanti del Sud.
Recentemente, grazie agli sforzi operati dal segretario generale del PLC King Jong II di procedere alla riunificazione pacifica e indipendente della nazione coreana e dalla visita del presidente Kim Dae Jong a PiongYang nel giugno del 2000, la firma della dichiarazione congiunta del 15 giugno rappresentava una base realistica per avviare il processo della costituzione di una nazione unificata con due rispettivi governi, nel Nord e Il~1 Sud.
Ma gli Stati Uniti con la presidenza Bush stanno facendo di tutto per sabotare gli accordi firmati ed hanno imposto al governo del Sud la loro egemonia, intrigando con i ricatti economici e militari, ed avviando una politica di riarmo in Asia che coinvolge altri stati, fra i quali, il Giappone in primo luogo, ed  anche le Filippine, Taiwan e l'Australia, nel tentativo di costruire una Nato Asiatica. Non solo, ma definendo la RPDC tra i paesi dell'«asse del male», cerca il pretesto per scatenare una nuova aggressione.
L’imperialismo giapponese, a  sua volta, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la successiva disgregazione economica, politica e militare della Russia, nonché il seguito alla cosiddetta “Alleanza internazionale contro il terrorismo ” cerca di cogliere tutte le iniziative che favoriscano la rinascita del militarismo e la presenza di sue truppe fuori dai confini nazionali. In tal senso da diversi anni si è preparato ideologicamente per realizzare questo obiettivo, tanto è vero che nei libri di storia per gli studenti è stata riscritta dalla nuova angolazione militaristica, tutta la Storia del XX secolo, definendo «incidenti» tutti i crimini compiuti dall’imperialismo giapponese, i quali non sono stati secondi per ferocia a quelli commessi dal nazismo.
Si è creata quindi una pericolosa situazione in Asia e la RPDC fa bene ad essere vigilante e ad operare su due fronti: da un lato il rafforzamento della difesa nazionale e dall’altro la difesa degli accordi sottoscritti e la disponibilità a trattare per il raggiungimento di un accordo di pace al posto dell’accordo di armistizio e per la realizzazione dell’unità nazionale.
giugno 2002