Washington e’ contro l’unificazione della Corea?
di Jurij Aleksejev
www.strana.ru , 22
ottobre 2002
L’articolo
che traduciamo è comparso nel sito del servizio d’informazione nazionale
“strana.ru”.
La posizione degli USA nei confronti della Corea del Nord si
inasprisce sempre più, man mano che prende forza il dialogo di pace tra
Pyongyang da un lato e Seoul e Tokyo dall’altro. E’ viva l’impressione che
l’avvicinamento tra le due Coree e l’ammorbidimento del clima nelle relazioni
tra gli stati dell’Estremo oriente non rispondano agli interessi strategici
degli USA nell’area.
Il vicesegretario di stato degli USA John Bolton, che ha avuto colloqui nella
capitale russa, ha affermato in una conferenza stampa che gli USA non vedono
che senso possano avere colloqui con la Corea del Nord, fino a quando Pyongyang
non prenderà misure per l’eliminazione dell’armamento nucleare. Nel corso di un
incontro con rappresentanti ad alto livello della Russia, Bolton ha dovuto
sforzarsi non poco per convincere la parte russa della giustezza delle
considerazioni americane, per quanto riguarda il contesto nucleare e
missilistico. L’agenzia “Reuter” ha annunciato che, dopo il suo incontro con il
responsabile del Consiglio per la sicurezza russo Vladimir Rushajlo, Bolton ha
affermato: “si può dire che la Russia condivida la preoccupazione di Bush
riguardo alla decisione della Corea del Nord di elaborare un programma di
arricchimento dell’uranio, che rappresenta una palese violazione del Trattato di
non proliferazione nucleare”.
A tal proposito si deve notare che il ministro degli affari esteri della Russia
Igor Ivanov, in un’intervista all’agenzia “Interfax”, e il vice responsabile
dello stesso ministero Gheorghij Mamedov, dopo l’incontro con Bolton, hanno
voluto puntualizzare la posizione russa. In effetti la Russia si pronuncia per
la rigorosa osservanza da parte di tutti i paesi, compresi quelli della
penisola coreana, del Trattato di non proliferazione nucleare. E tutta
l’attuale politica estera della Russia dovrebbe togliere ogni dubbio sul fatto
che Mosca voglia conseguire tale obiettivo. Tale politica corrisponde prima di
tutto agli interessi della Federazione Russa. Mosca, certamente non meno di
Washington, che si preoccupa pur essendo lontana dalla Corea e dall’Iraq,
potrebbe essere costretta a fronteggiare potenziali minacce ai suoi confini
orientali e meridionali. Ma, per confermare le preoccupazioni di Washington
circa i programmi nucleari e missilistici nord coreani, alla parte russa sarebbero
necessarie prove certe che le preoccupazioni degli americani sono seriamente
fondate. Gheorghij Mamedov ha comunicato ai giornalisti, che John Bolton
avrebbe consegnato ai rappresentanti russi “informazioni confidenziali”, ma
che, tuttavia, esse richiederebbero un’analisi approfondita, per poterne trarre
conclusioni definitive.
Gli sforzi insistenti degli Stati Uniti, profusi per convincere il mondo e,
prima di tutto, la Russia, che la Corea del Nord, i suoi dirigenti e la sua
politica rappresentano una reale minaccia per la stabilità e la sicurezza
regionale e mondiale, sono chiaramente non corrispondenti al quadro reale delle
vicende che si sviluppano in Corea del Nord e nella regione circostante. Prima
di tutto, la Corea del Nord, anche se con molta prudenza, sta uscendo dalla
condizione di autoisolamento e si sta avviando, cosa riconosciuta da molti,
sulla strada di un efficace sviluppo economico. In secondo luogo, essa aspira
chiaramente a normalizzare le relazioni con i propri vicini, in particolare con
gli ex nemici reali e potenziali, compresi Giappone e USA. In terzo luogo,
molti paesi d’Europa, Asia e America lo hanno già compreso e si danno da fare
non solo per non ostacolare il nuovo leader nord coreano nelle sue nuove
azioni, ma anche per aiutarlo.
Ma come si comportano gli USA, sullo sfondo di questi sforzi comuni?
Innanzitutto, continuano ad ammonire: “La Corea del Nord è uno dei componenti
fondamentali dell’ “asse mondiale del male”. L’ambasciatore americano a Seoul,
nonostante abbia affermato che Washington è intenzionata a ricercare una soluzione pacifica al problema
delle relazioni americano-nord coreane, ha contemporaneamente precisato che la
Corea del Nord è venuta meno alla fiducia accordata, violando gli accordi presi
riguardo ai programmi nucleari. A tal proposito occorrerebbe non dimenticare
che la Corea del Nord da un po’ di tempo non partecipa al Trattato di non
proliferazione nucleare e che, contemporaneamente a quanto contestato a questo
paese, programmi nucleari sono stati avviati da partner degli USA, come Israele
e Pakistan, che, a quanto pare, li hanno realizzati. Inoltre, nonostante alcuni
dei partner degli Stati Uniti non abbiano escluso un colpo nucleare nei
confronti dei propri vicini, non pare proprio che abbiano subito le conseguenze
di quella politica che Washington intende praticare con la Corea del Nord.
Viene seriamente il dubbio che, nella politica degli Stati Uniti verso la Corea
del Nord, vengano applicati gli standard irakeni. E’ il classico approccio dei
“due pesi e due misure”, che è diventato attributo caratterizzante l’intera
politica estera americana. Per questa ragione, i diplomatici russi mettono in
guardia Washington dal continuare a preferire tale politica. Gheorghij Mamedov
ha fatto notare al suo collega Bolton che la situazione nel mondo è già
abbastanza tesa, in conseguenza dell’insistenza sul cosiddetto “asse del male”
e della pubblicazione di nuove dottrine militari, come quella dell’attacco
preventivo. “Noi riteniamo che tali atteggiamenti possano solo inasprire la
situazione. Non favoriscono certo la risoluzione dei problemi della non
proliferazione”, ha voluto sottolineare Mamedov, proprio durante l’incontro con
Bolton.
In relazione al dialogo che oggi la Russia e gli USA conducono sul problema
nord coreano, bisognerebbe far presente alla parte americana l’inefficacia e
l’insensatezza del suo approccio a un partner orientale così difficile come la
Corea del Nord. Nella posizione americana sul problema, c’è una notevole dose
di ipocrisia, che serve a nascondere i veri obiettivi di Washington. In primo
luogo, gli americani sono perfettamente consapevoli che proprio la politica di
contrapposizione, praticata da sempre nei confronti della Corea del Nord ha
favorito l’elaborazione e la realizzazione di piani nucleari e missilistici in
quel paese. Inoltre, i servizi segreti americani sono in grado di sapere che i
fisici nucleari nord coreani sono interessati più al plutonio che all’uranio.
Alla CIA sanno che, per lavorare sull’uranio, per il suo arricchimento, alla
Corea del Nord sono necessari una infrastruttura estremamente sviluppata e
ingenti investimenti di capitale, di cui non dispone. Così, se anche Pyongyang
pensasse di elaborare l’uranio, non ne avrebbe comunque la forza. E se anche ne
disponesse, sarebbe certamente sufficiente per poco tempo. E’ così che i
timori, espressi dagli americani riguardo al lavoro su uranio arricchito,
appaiono se non del tutto infondati, perlomeno prematuri.
Ma perché allora gli americani hanno bisogno di tutto questo chiasso attorno ai
programmi nucleari e missilistici della Corea del Nord? E’ chiaro che
alimentare una continua tensione nella penisola nord coreana, ed anche nelle
relazioni tra Pyongyang e i suoi vicini dell’Estremo oriente, rende legittima
la presenza di significativi contingenti militari americani non solo nella
Corea del Sud, ma anche in Giappone, a Guam e nell’intera regione dell’Oceano
Pacifico. Evidentemente la politica di avvicinamento tra la Corea del Nord e
quella del Sud, e in prospettiva quella della loro riunificazione, contraddice
seriamente gli obiettivi strategici degli USA.
A tal riguardo, non si può neppure escludere anche l’intenzione degli USA di
rafforzare il controllo sugli sviluppi della situazione nella regione
dell’Oceano Pacifico, con l’obiettivo di impedire la crescita dell’influenza
russa e l’avanzata degli interessi economici russi. Del resto, una politica
analoga è stata attuata da Washington anche nella situazione del Kossovo e, più
in generale della Jugoslavia, e chiaramente viene condotta adesso con la
tensione provocata attorno all’Iraq. E si deve mettere nel conto anche
l’aspirazione degli USA a spingersi all’interno dell’Asia Centrale. Alla luce
di tale politica americana, la Russia potrebbe, in prospettiva, trovarsi in una
posizione politica ed economica molto scomoda.
Traduzione dal russo
di Mauro
Gemma