www.resistenze.org - popoli resistenti - corea del nord - 15-11-02

La RPDC e il problema nucleare

Fonte “Rodong Simnum”, estratto a cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di Torino
Traduzione di Mauro Accastello
Pyongyang 25 ottobre

Il portavoce del ministro degli esteri, sul tema del nucleare, il giorno 25 ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Nel nuovo secolo occorrono mutamenti fondamentali nella situazione della penisola coreana e nel nord – est asiatico. Le relazioni fra Nord e Sud Corea, tra la RPDC e la Russia, la Cina ed il Giappone entrano in una nuova epoca, epoca in cui si prendono le audaci misure che occorrono per eliminare i residui del passato, inclusa l’interconnessione della ferrovia nord – sud, che era interrotta da più di mezzo secolo, e la liquidazione del passato con il Giappone.
Adottiamo anche nuove misure nell’amministrazione economica per rivitalizzare l’economia, compresa la creazione della zona economica speciale, adeguata all’attuale situazione e alla nostra concreta realtà. Tale evoluzione costituisce un apporto pratico alla pace dell’Asia e del resto del mondo. Pertanto è stato appoggiato e acclamato da quasi tutti i paesi del mondo, eccetto gli USA, e da ciò ricaviamo un grande stimolo.
In questo contesto, recentemente abbiamo ricevuto l’inviato speciale del Presidente nordamericano, con la speranza di eliminare radicalmente le ostilità con gli Stati Uniti e di risolvere i problemi da una posizione paritaria. Però, deplorevolmente, dobbiamo riconoscere e confermare, attraverso la visita dell’inviato speciale, le intenzioni ostili dell’amministrazione Bush di schiacciarci con la forza e far retrocedere lo sviluppo positivo della situazione nella penisola coreana e nell’intera regione del nord – est asiatico.
L’inviato speciale nordamericano ci ha accusati, senza alcuna prova fondata, di violare l’accordo con gli USA promuovendo l’arricchimento d’uranio per la fabbricazione d’armi nucleari, ricordandoci che senza la loro approvazione il riavvicinamento con il Sud Corea e il Giappone fallirà. Questo atteggiamento unilaterale ed arrogante ci ha stupiti. Se gli USA credono che basti alzare il bastone per convincere la RPDC, si sbagliano di grosso.
Il problema nucleare della penisola coreana deriva dal comportamento degli Stati Uniti; da mezzo secolo cercano di raggiungere l’egemonia mondiale, hanno accumulato nel Sud della Corea un’enorme quantità d’armi nucleari con cui minacciano il nostro piccolo paese.
Quanto all’accordo con gli USA sul nucleare; la RPDC ha chiuso il reattore a grafite e le installazioni connesse, in cambio (art.1) gli USA avrebbero dovuto consegnare un reattore ad acqua fino al 2003, ma fino ad oggi – trascorsi otto anni dalla firma dell’accordo, era il 94’ -  del reattore ad acqua esiste solo il buco scavato nel terreno. A causa di ciò quest’anno perdiamo un milione di Chilowatt d’elettricità. La completa inadempienza da parte nordamericana degli altri articoli dell’accordo, relativi alla normalizzazione dei rapporti fra i due paesi e alla scomparsa delle minacce nucleari, - ora la RPDC è perfino inclusa nelle nazioni passabili d’attacco preventivo statunitense -  rendono l’accordo nullo.
Di fronte ad una sorta di dichiarazione di guerra nei nostri confronti, non possiamo rimanere a braccia conserte. Abbiamo detto con chiarezza all’inviato nordamericano che stante la situazione dobbiamo tenerci le armi nucleari per difenderci. Gli USA e i loro paesi satelliti sostengono che per l’accettazione della nostra sovranità per via negoziale dobbiamo prima consegnare le armi .., è una logica ben anomala! Con cosa ci difenderemmo dopo? Vogliono che ci arrendiamo, ma la resa è la morte. Il nostro popolo e l’esercito sono disposti a morire per difendere il nostro diritto alla vita e all’indipendenza, per questo appoggeremo fino alla fine la priorità militare. Nessuno può vincere con chi è disposto a morire.
Sappiamo che la soluzione più razionale sta nel trattato di non aggressione USA – RPDC; abbiamo il metodo del dialogo e quello della forza di detenzione, ma nel limite del possibile vogliamo il primo.