(Estratti dal Rodong Simnum)
A cura del “Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea” di Torino
Traduzione di Mauro Accastello
Pyongyang, 21 marzo 2003
Nella penisola coreana si configura una
situazione gravissima:
la guerra nucleare potrebbe scoppiare in qualunque momento.
I guerrafondai statunitensi e quelli della Corea del Sud fanno coincidere
all’attacco all’Iraq una manovra militare nella penisola coreana di portata
eccezionale. Pur trattandosi di esercitazioni congiunte dei due eserciti,
vengono messe in campo forze di pronto impiego che per quantità e qualità non
sono mai state viste prima.
L’operazione “Aquilotto” e “Manovra congiunta in caso di guerra”, dispiegano un
potenziale bellico impressionante che simula l’attacco preventivo contro la
RPDC; l’azione prevede un attacco tale da consentire di distruggere le forze
nucleari nordcoreane con il prevalente impiego della forza aerea.
Queste manovre durate un mese, coincidono con le dichiarazioni eloquenti circa
la necessità di eliminare la “minaccia” coreana, strombazzata dalla propaganda
nordamericana, rendendo alquanto verosimile la possibilità di una guerra che
segua a ruota quella in Iraq, o addirittura che possa svolgersi in parallelo,
secondo la strategia delle “due guerre simultanee”.
La Corea del Nord cerca la soluzione del problema nucleare per via
diplomatica, gli USA cercano invece di alzare il livello dello scontro.
A fronte di questo quadro di relazioni si configura una realtà
spaventosa, sentiamo allora quanto sia giusta la linea politica della priorità
militare, unica garanzia d’autodifesa per la tutela dell’indipendenza e
dell’integrità nazionale.
Le capacità difensive nordcoreane sono un muro d’acciaio che
assicura la possibilità di ricacciare gli invasori.