Estratti
dal “Rodong Sinmun”(Quotidiano
Coreano)
A cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di
Torino
Traduzione di Mauro Accastello
Dialogo fra RPDC e USA
Pyongyang 24 aprile
Sono cominciati a Pechino, i colloqui tra le delegazioni diplomatiche della
RPDC e degli USA per tentare di risolvere la crisi nucleare della penisola
coreana.
L’importanza dei possibili esiti di quest’attività diplomatica mantiene
costante l’attenzione dei paesi vicini e della comunità internazionale.
La chiave della soluzione alla crisi vigente sta nel cambio di politica da
parte degli USA; se nel passato i rapporti bilaterali hanno registrato qualche
significativo passo avanti – la dichiarazione congiunta Nord/Sud per il
riavvicinamento e la ricostruzione dell’integrità nazionale, la piattaforma di
accordo RPDC/USA sulla cooperazione in materia di nucleare – è stato per merito
di una politica nordamericana priva di ostilità aggressiva. Dopo la comparsa
dell’amministrazione Bush la natura di quella politica è mutata radicalmente, è
si è giunti in tempi brevissimi alle minacce di uso della forza sorrette da una
campagna diffamatoria nei confronti della RPDC, ingiuriata e sfidata
sfacciatamente. Si è così creata una situazione davvero pericolosa, esplosiva.
Nel frattempo, quanto accaduto in Iraq ha poi dimostrato che è indispensabile
disporre di una forza difensiva deterrente per garantire la sovranità e
l’integrità nazionali. Giacché la politica bellicista che fa dell’uso della
forza l’unico parametro delle controversie internazionali è ormai diventata la
linea portante della politica estera degli USA, non ha senso discutere della
rinuncia alle armi di deterrenza, piuttosto si tratta di rinunciare, da parte
statunitense, alla gratuita e palese ostilità, quale autentica misura di
soluzione della crisi.
Da parte nostra i principi per la soluzione sono chiari, le vere intenzioni
statunitensi sono da verificare.
Il Giappone si fa pericoloso
Pyongyang 25 aprile
Mettiamo io guardia il Giappone dal ricorrere a manovre di preparazione per una
nuova aggressione della Corea guidate dagli USA, sovrani del terrorismo di
stato.
Questo è quanto dichiarato da Rjom Sun Gil, presidente del Comitato Centrale
della Federazione Generale dei Sindacati di Corea, alla domanda formulata da giornalisti
circa le intenzioni sempre più evidenti dei reazionari giapponesi di portare un
attacco alla RPDC.
Si sono, infatti, susseguite dichiarazioni di vari esponenti politici
giapponesi circa la legittimità di un attacco alla Corea del Nord, in concomitanza
con il piglio aggressivo degli USA, appena usciti dall’impresa banditesca
dell’aggressione all’Iraq. Sembra proprio che i reazionari giapponesi tornino a
rinfocolare il sogno della “sfera di prosperità della grande Asia orientale”,
lo stesso progetto imperialista che li portò alla catastrofe nella seconda
guerra mondiale.
Ma il popolo coreano non si è ancora scordato dei crimini compiuti dalla più
che quarantennale occupazione subita dai giapponesi, per questo stimo ancora in
guardia.
Nell’ambito di questo clima di rinnovato militarismo di matrice imperialista,
si è svolto il giorno 22 il curioso “pellegrinaggio” di 182 giapponesi, inclusi
74 parlamentari, al santuario Yasukuni, simbolo del militarismo nipponico, che
conserva le spoglie di numerosi criminali di guerra.
A tanto si sono spinte le ambiziose mire giapponesi; risuscitare il revanscismo
aggressivo e imperialista. Una sessione del comitato per la difesa giapponese,
ha poi indicato la necessità di possedere la capacità offensiva nei confronti
di altri paesi, il che rivela, se ce ne fosse ancora bisogno, le mire
espansionistiche del sol levante.
Non c’è dubbio che il primo obiettivo di questa progettualità militarista è
proprio la RPDC.
Siamo pronti, armi alla mano, a difendere la nostra patria e a frustrare
qualunque disegno criminale di tal genere.