www.resistenze.org - popoli resistenti - corea del nord - 03-05-03

Estratti dal “Rodong Sinmun”(Quotidiano Coreano)
A cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di Torino
Traduzione di Mauro Accastello

Dialogo fra RPDC e USA
Pyongyang 24 aprile
Sono cominciati a Pechino, i colloqui tra le delegazioni diplomatiche della RPDC e degli USA per tentare di risolvere la crisi nucleare della penisola coreana.
L’importanza dei possibili esiti di quest’attività diplomatica mantiene costante l’attenzione dei paesi vicini e della comunità internazionale.
La chiave della soluzione alla crisi vigente sta nel cambio di politica da parte degli USA; se nel passato i rapporti bilaterali hanno registrato qualche significativo passo avanti – la dichiarazione congiunta Nord/Sud per il riavvicinamento e la ricostruzione dell’integrità nazionale, la piattaforma di accordo RPDC/USA sulla cooperazione in materia di nucleare – è stato per merito di una politica nordamericana priva di ostilità aggressiva. Dopo la comparsa dell’amministrazione Bush la natura di quella politica è mutata radicalmente, è si è giunti in tempi brevissimi alle minacce di uso della forza sorrette da una campagna diffamatoria nei confronti della RPDC, ingiuriata e sfidata sfacciatamente. Si è così creata una situazione davvero pericolosa, esplosiva.
Nel frattempo, quanto accaduto in Iraq ha poi dimostrato che è indispensabile disporre di una forza difensiva deterrente per garantire la sovranità e l’integrità nazionali. Giacché la politica bellicista che fa dell’uso della forza l’unico parametro delle controversie internazionali è ormai diventata la linea portante della politica estera degli USA, non ha senso discutere della rinuncia alle armi di deterrenza, piuttosto si tratta di rinunciare, da parte statunitense, alla gratuita e palese ostilità, quale autentica misura di soluzione della crisi.
Da parte nostra i principi per la soluzione sono chiari, le vere intenzioni statunitensi sono da verificare.

Il Giappone si fa pericoloso
Pyongyang 25 aprile
Mettiamo io guardia il Giappone dal ricorrere a manovre di preparazione per una nuova aggressione della Corea guidate dagli USA, sovrani del terrorismo di stato.
Questo è quanto dichiarato da Rjom Sun Gil, presidente del Comitato Centrale della Federazione Generale dei Sindacati di Corea, alla domanda formulata da giornalisti circa le intenzioni sempre più evidenti dei reazionari giapponesi di portare un attacco alla RPDC.
Si sono, infatti, susseguite dichiarazioni di vari esponenti politici giapponesi circa la legittimità di un attacco alla Corea del Nord, in concomitanza con il piglio aggressivo degli USA, appena usciti dall’impresa banditesca dell’aggressione all’Iraq. Sembra proprio che i reazionari giapponesi tornino a rinfocolare il sogno della “sfera di prosperità della grande Asia orientale”, lo stesso progetto imperialista che li portò alla catastrofe nella seconda guerra mondiale.
Ma il popolo coreano non si è ancora scordato dei crimini compiuti dalla più che quarantennale occupazione subita dai giapponesi, per questo stimo ancora in guardia.
Nell’ambito di questo clima di rinnovato militarismo di matrice imperialista, si è svolto il giorno 22 il curioso “pellegrinaggio” di 182 giapponesi, inclusi 74 parlamentari, al santuario Yasukuni, simbolo del militarismo nipponico, che conserva le spoglie di numerosi criminali di guerra.
A tanto si sono spinte le ambiziose mire giapponesi; risuscitare il revanscismo aggressivo e imperialista. Una sessione del comitato per la difesa giapponese, ha poi indicato la necessità di possedere la capacità offensiva nei confronti di altri paesi, il che rivela, se ce ne fosse ancora bisogno, le mire espansionistiche del sol levante.
Non c’è dubbio che il primo obiettivo di questa progettualità militarista è proprio la RPDC.
Siamo pronti, armi alla mano, a difendere la nostra patria e a frustrare qualunque disegno criminale di tal genere.