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Fonte: Agenzia Stampa Coreana
Trad. di A. M.
A cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di Torino

Estratti dal Rodong Simnum (29-09-04)


S’intensifica l’attività di spionaggio aereo degli USA
Pyongyang,  1 settembre
Secondo fonti militari, nel mese di agosto sono stati condotti dagli americani più di 180 voli di spionaggio aereo sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Il 31 agosto un aeroplano" O-2"  partito da una base aerea delle truppe yankee occupanti il Sud della Corea, ha sorvolato a lungo la zona di Confine Militare per effettuare una esplorazione elettronica in profondità della RPDC.
Il giorno 23 agosto, quando gli yankee hanno condotto la manovra militare denominata « Ulji Focus Lens-04 », si sono messi in azione 8 aeroplani spia, e il giorno dopo altri sette aerei.    
Tale intensa attività degli spionaggi aerei dimostra che i guerrafondai accelerano i preparativi bellici per sferrare l’attacco preventivo contro la RPDC e schiacciarla militarmente.

La FGSC appoggia il movimento per la deroga della «legge di sicurezza»

Pyongyang, 9 settembre
Il portavoce del Comitato Centrale della Federazione Generale dei Sindacati della Corea (FGSC)  da pieno appoggio e solidarizza con la lotta dei lavoratori sudcoreani per abrogare la « legge di sicurezza ». Allo stesso tempo, denuncia categoricamente il pugno di elementi che si oppongono alla volontà dei coreani e al corso dell’inevitabile riunificazione.
La posizione sull’abolizione di questa legge malvagia, è oggi la principale discriminante tra il patriottismo e il tradimento della patria, tra la riunificazione e il sentimento antinazionale. Pertanto, lasciare deliberatamente la lotta significa pregiudicare tutta la nazione coreana con un gesto asociale e fuori dallo spirito di quest’epoca
I ceffi che hanno ostacolato il risanamento delle relazioni Nord-Sud e la realizzazione della riunificazione della patria, coloro che si oppongono ostinatamente all’abolizione della legge in questione non possano mai più calcare il suolo della RPDC.

Un criminale di guerra
Pyongyang, 22 settembre
Bush, nei suoi discorsi pronunciati durante la vigente campagna elettorale, non si è limitato a giustificare l’invasione armata dell’Iraq, l’ha definita addirittura un “successo eccezionale”, il che, nei fatti è uno scandalo mondiale. Un palese crimine di guerra dipinto come un “successo nazionale” al fine di ottenere popolarità è davvero uno scandalo di proporzioni titaniche.
Un atto terroristico condotto da uno Stato, con evidenti intenti di rapina, che ha prodotto atrocità su ampia scala con l’unico pretesto della “distruzione d’armi di distruzione di massa” inesistenti (e invece largamente possedute dall’aggressore) è un’aperta sfida alla pace mondiale.
Un crimine di guerra perpetrato unilateralmente e a dispetto dell’opposizione unanime dell’ONU e della società internazionale. Il bombardamento e l’occupazione dell’Iraq perseguivano l’unico vero obiettivo di monopolizzare le concessioni petrolifere e dominare il Medioriente.

Durante la guerra irachena le truppe nordamericane hanno lanciato sull’Iraq circa 1.700 tonnellate di proiettili di uranio impoverito, il cui uso è proibito internazionalmente, inquinandone il suolo con radioattività che continua e continuerà a causare malattie incurabili tra gli abitanti locali.    
Nella prigione di Abu Ghraib ed altri penitenziari sotto custodia yankee, sono stati perpetrati un’infinità di casi di violazioni dei diritti umani che hanno lasciato costernata la società internazionale. I bombardamenti indiscriminati di Najaf ed altre città e paesi iracheni col pretesto di « pacificare » il territorio continuano…
Ma gli invasori hanno la punizione che si meritano. La resistenza irachena ha già fatto mille morti e cinquemila feriti, oltre i suicidi, le patologie psichiche e i disertori, che aumentano incessantemente tra le file degli invasori. Secondo le stesse fonti straniere disponibili, l’impero ora si trova impantanato in quella che definiscono la «seconda guerra vietnamita».
Assassini, incendi, distruzione, saccheggio e costante spargimento di sangue sono dunque i componenti del “successo eccezionale”, secondo Bush.
Ma l’opinione pubblica internazionale ha ormai capito la natura criminale dell’inquilino dell’uffico ovale della Casa Bianca.

La Corea del Nord non si lascia piegare dall’ipocrisia
Pyongyang, 29 settembre
Il quotidiano Minju Joson ha sottolineato l’inutilità della vigente strategia statunitense nei confronti del regime della Repubblica Popolare Democratica della Corea del Nord, perché nonostante l’ipocrisia diplomatica degli USA, è palese la volontà del loro governo di ricorrere alle armi.
Condoleeza Rice ha già detto, senza mezzi termini, che il suo Paese ha il diritto di optare per l’uso della forza per risolvere il “problema nucleare” con la Corea del Nord. Lo stesso significato della dichiarazione fatta dal portavoce del Dipartimento di Stato nordamericano ad un giornalista che lo aveva intervistato sull’argomento: “.. non abbiamo ancora scartato l’opzione militare..”.
Questo è sufficiente per sapere che l’autentica posizione degli USA è usare il pretesto della questione nucleare per scatenare l’aggressione militare.
L’attacco preventivo è il completamento di questa strategia.

Ma la RPDC non è disposta a recedere dai suoi principi, neppure di fronte al diktat statunitense.

Lo sport di massa in RPDC
Pyongyang, 29 settembre
Agosto e settembre sono i mesi dedicati allo sport di massa in Corea del Nord, questo accade regolarmente ogni anno in questa stagione a partire dall’anno 37 (1948) dell’era del Juche.
Si tratta di un serrato ciclo di manifestazioni sportive attraverso le quali nella società della Corea del Nord lavoratori, giovani e bambini, tutti insieme curano la propria preparazione fisica.
All’iniziativa di massa partecipano tutte le aziende, le scuole, le università, procurando spazio agonistico per undici specialità sportive, e coinvolgendo provincie, città e distretti. 
La manifestazione cementa lo spirito nazionale di ottimismo rivoluzionario, favorisce il sentimento di unità popolare e tempra la volontà di resistere nella costruzione di una società socialista.