Fonte: Agenzia Stampa
Coreana
A cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di Torino
Estratti
dal Rodong Simnum (10-04-05)
Gli
USA e la droga
Pyongyang 12 Marzo
Da parte degli Stati Uniti, negli ultimi tempi è in auge insistere sui
controlli internazionali dei narcotici. Il fatto in sé è piuttosto ridicolo,
visto che proprio gli USA dovrebbero rispondere di gravissime carenze in
materia, tanto gravi che in realtà il paese nordamericano non è minimamente in
grado di criticare gli atri paesi. Il problema degli stupefacenti registra gli
USA al primo posto, infatti, l’uso di droga pervade la vita sociale
nordamericana, come testimonia la propaganda elettorale presidenziale di
ciascun candidato che da sempre affronta questo problema ponendolo fra i temi
portanti.
La tossicodipendenza è un problema degli USA che nasce dalla reazionaria
politica statale e dal corrotto stile di vita nordamericano. Pertanto, la vuota
retorica sul controllo internazionale dei narcotici scaturita dagli USA,
paradiso dei drogati e dei delinquenti, non è credibile e fa solo ridere.
Condanna della politica diffamante
statunitense
Pyongyang 30 Marzo
Circa l’acquisizione nordcoreana di
armi di distruzione di massa, che secondo la denuncia USA sarebbe avvenuta
grazie alla collaborazione del sudcorea tramite un’operazione commerciale
realizzata con fondi Hyundai, il portavoce del Comitato coreano per la Pace di
Asia – Pacifico rispondendo ad un’intervista dell’Agenzia Telegrafica Centrale
della Corea ha dichiarato:
“Lo sviluppo delle armi nucleari della RPDC si basa soltanto
sull’economia nazionale, inoltre sarebbe ben strano fabbricare armi nucleari
con i soldi altrui. In passato gli USA sono riusciti ad aggredire altri paesi
con grandiose montature, questa è quel tipo di montature propagandistiche, una
parte di quella continua cortina fumogena che impedisce e ostacola il
riavvicinamento e la riunificazione nazionale. Serve solo a mantenere in vita
la retorica diffamante del partito Hannara sudcoreano che agita lo spettro
dell’aggressione e del “pericolo” nordcoreano, perché sul piano internazionale
l’opinione pubblica non ha abboccato a quell’esca”.
Si deduce, quindi, che la pressione nordamericana sulla Corea tramite la
“questione nucleare” non diminuisce affatto.
A proposito degli USA che predicano il
miglioramento dei Diritti Umani
Pyongyang 5 Aprile
Il Dipartimento di Stato degli USA è recentemente tornato ad accusare la RPDC
di violare i diritti umani, ed in merito a quest’argomento l’editoriale del
Rodong Simnum si è così espresso:
“I diritti umani e la democrazia di cui parlano i nordamericani non sono altro
che un pretesto per una brutale ingerenza nella politica interna della nazione
coreana, oltre che una perversa sfida alla giustizia. Oggi gli USA sono la
società più repressiva del nostro pianeta. Quest’impero reprime spietatamente
tutte le attività sociopolitiche di massa con la fascistizzazione del sistema
di governo, e tratta barbaramente la popolazione carceraria. Lo Zio Sam è il
più flagrante dei diritti umani, il più violento avversario della libertà e
della democrazia. Gli statunitensi straparlano di libertà e democrazia per
realizzare il loro obiettivo di dominio mondiale, ecco perché vogliono
abbattere tutti i paesi antiamericani ed indipendenti.
Pretendono di screditare quei paesi con la vuota retorica sui diritti umani e
la democrazia, per isolarli sul piano internazionale e fomentare le forze
controrivoluzionarie al loro interno.
A proposito dell’imperialismo giapponese
Pyongyang 7 aprile
Gli imperialisti giapponesi durante la loro dominazione in Corea cambiarono la
toponomastica adattandola alle loro esigenze e alla loro storia, questo fatto è
recentemente venuto alla luce suscitando indignazione fra la popolazione
sudcoreana. Sulla questione si è espresso in modo ufficiale anche il portavoce
del Ministero della Protezione Territoriale e dell’Ecosistema. Sudcoreana, che
ha denunciato il perdurare del colonialismo nipponico. In base ai dati
acquisiti dall’associazione civile sudcoreana “Lago Verde”, i giapponesi
cambiarono il nome di 32 città e distretti nella zona del monte Pektu, solo per
compiacere l’arroganza dell’imperatore. Cambiarono anche il nome di una
quindicina di località che erano state teatro di un’eroica resistenza
all’invasore.
Ancora oggi in Corea vi sono località in cui sussistono stili di vita
giapponesi, ed i discendenti degli invasori di ieri appoggiano la politica
sciovinista giapponese di oggi. L’isola di Tok, ad esempio, appartiene al
Giappone. Questa è una conseguenza del fatto che in Corea del Sud non si è mai
verificata un’aperta azione contro gli usurpatori, al contrario in Korea del
Nord si è provveduto da tempo a smantellare le radici del colonialismo
giapponese.