www.resistenze.org - popoli resistenti - corea del nord - 22-04-05

Fonte: Agenzia Stampa Coreana
A cura del Comitato per la Pace e la Riunificazione della Corea di Torino

Estratti dal Rodong Simnum (10-04-05)

 

Gli USA e la droga
Pyongyang 12 Marzo
Da parte degli Stati Uniti, negli ultimi tempi è in auge insistere sui controlli internazionali dei narcotici. Il fatto in sé è piuttosto ridicolo, visto che proprio gli USA dovrebbero rispondere di gravissime carenze in materia, tanto gravi che in realtà il paese nordamericano non è minimamente in grado di criticare gli atri paesi. Il problema degli stupefacenti registra gli USA al primo posto, infatti, l’uso di droga pervade la vita sociale nordamericana, come testimonia la propaganda elettorale presidenziale di ciascun candidato che da sempre affronta questo problema ponendolo fra i temi portanti.
La tossicodipendenza è un problema degli USA che nasce dalla reazionaria politica statale e dal corrotto stile di vita nordamericano. Pertanto, la vuota retorica sul controllo internazionale dei narcotici scaturita dagli USA, paradiso dei drogati e dei delinquenti, non è credibile e fa solo ridere.

Condanna della politica diffamante statunitense
Pyongyang 30 Marzo
Circa l’acquisizione nordcoreana di armi di distruzione di massa, che secondo la denuncia USA sarebbe avvenuta grazie alla collaborazione del sudcorea tramite un’operazione commerciale realizzata con fondi Hyundai, il portavoce del Comitato coreano per la Pace di Asia – Pacifico rispondendo ad un’intervista dell’Agenzia Telegrafica Centrale della Corea ha dichiarato:
“Lo sviluppo delle armi nucleari della RPDC si basa soltanto sull’economia nazionale, inoltre sarebbe ben strano fabbricare armi nucleari con i soldi altrui. In passato gli USA sono riusciti ad aggredire altri paesi con grandiose montature, questa è quel tipo di montature propagandistiche, una parte di quella continua cortina fumogena che impedisce e ostacola il riavvicinamento e la riunificazione nazionale. Serve solo a mantenere in vita la retorica diffamante del partito Hannara sudcoreano che agita lo spettro dell’aggressione e del “pericolo” nordcoreano, perché sul piano internazionale l’opinione pubblica non ha abboccato a quell’esca”.
Si deduce, quindi, che la pressione nordamericana sulla Corea tramite la “questione nucleare” non diminuisce affatto.

A proposito degli USA che predicano il miglioramento dei Diritti Umani
Pyongyang 5 Aprile
Il Dipartimento di Stato degli USA è recentemente tornato ad accusare la RPDC di violare i diritti umani, ed in merito a quest’argomento l’editoriale del Rodong Simnum si è così espresso:
“I diritti umani e la democrazia di cui parlano i nordamericani non sono altro che un pretesto per una brutale ingerenza nella politica interna della nazione coreana, oltre che una perversa sfida alla giustizia. Oggi gli USA sono la società più repressiva del nostro pianeta. Quest’impero reprime spietatamente tutte le attività sociopolitiche di massa con la fascistizzazione del sistema di governo, e tratta barbaramente la popolazione carceraria. Lo Zio Sam è il più flagrante dei diritti umani, il più violento avversario della libertà e della democrazia. Gli statunitensi straparlano di libertà e democrazia per realizzare il loro obiettivo di dominio mondiale, ecco perché vogliono abbattere tutti i paesi antiamericani ed indipendenti.
Pretendono di screditare quei paesi con la vuota retorica sui diritti umani e la democrazia, per isolarli sul piano internazionale e fomentare le forze controrivoluzionarie al loro interno.

A proposito dell’imperialismo giapponese
Pyongyang 7 aprile
Gli imperialisti giapponesi durante la loro dominazione in Corea cambiarono la toponomastica adattandola alle loro esigenze e alla loro storia, questo fatto è recentemente venuto alla luce suscitando indignazione fra la popolazione sudcoreana. Sulla questione si è espresso in modo ufficiale anche il portavoce del Ministero della Protezione Territoriale e dell’Ecosistema. Sudcoreana, che ha denunciato il perdurare del colonialismo nipponico. In base ai dati acquisiti dall’associazione civile sudcoreana “Lago Verde”, i giapponesi cambiarono il nome di 32 città e distretti nella zona del monte Pektu, solo per compiacere l’arroganza dell’imperatore. Cambiarono anche il nome di una quindicina di località che erano state teatro di un’eroica resistenza all’invasore.
Ancora oggi in Corea vi sono località in cui sussistono stili di vita giapponesi, ed i discendenti degli invasori di ieri appoggiano la politica sciovinista giapponese di oggi. L’isola di Tok, ad esempio, appartiene al Giappone. Questa è una conseguenza del fatto che in Corea del Sud non si è mai verificata un’aperta azione contro gli usurpatori, al contrario in Korea del Nord si è provveduto da tempo a smantellare le radici del colonialismo giapponese.