www.resistenze.org - popoli resistenti - corea del nord - 29-07-08 - n. 238

da granmacubaweb (versione in italiano) - www.granma.cu/italiano/2008/julio/mier23/reflexiones.html
 
Le riflessioni di Fidel 
  
Le due Coree (parte I)
 
La nazione coreana, con la sua peculiare cultura, differente da quella dei suoi vicini cinesi e giapponesi, esiste da tremila anni. È una caratteristica tipica delle società di questa regione asiatica, includendo la cinese, la vietnamita e altre. Nelle culture occidentali - alcune con meno di 250 anni - non si osserva nulla di simile.
 
I giapponesi avevano sottratto alla Cina, nella guerra del 1894, il controllo che esercitava sulla dinastia coreana e trasformarono il territorio in una loro colonia.
 
Per un accordo tra gli Stati Uniti e le autorità coreane, il protestantesimo fu introdotto nel paese nel 1892. Il cattolicesimo era ugualmente penetrato nello stesso secolo con le missioni. Si calcola che attualmente in Corea del Sud, circa il 25% della popolazione è cristiana e un altro 25% buddista. La filosofia di Confucio ha esercitato una grande influenza nello spirito dei coreani, che non si caratterizzano per la pratica fanatica della religione.
 
Due importanti figure occuparono i primi piani della vita politica di questa nazione nel XX secolo. Syngman Rhee, nato nel marzo del 1875, e Kim Il Sung, 37 anni dopo, nell’aprile del 1912. Le due personalità di diversa origine sociale si affrontarono partendo da circostanze storiche a loro estranee.
 
I cristiani si opponevano al sistema coloniale giapponese e tra loro Syngman Rhee, che era un praticante protestante. La Corea cambiò status: Il Giappone si annesse il suo territorio nel 1910 e anni dopo, nel 1919, Rhee fu nominato presidente del governo provvisorio in esilio con sede a Shanghai, in Cina. Non utilizzò mai le armi contro gli invasori. La Lega delle Nazioni, a Ginevra non gli prestò attenzione.
 
L’impero giapponese fu brutalmente repressivo con la popolazione della Corea. I patrioti resistevano con le armi alla politica colonialista del Giappone e riuscirono a liberare una piccola zona dei terreni montagnosi del Nord negli ultimi anni del decennio del 1890.
 
Kim Il Sung, nato vicino a Pyongyang, a 18 anni entrò a far parte della guerriglia comunista coreana che lottava contro i giapponesi. Nella sua attiva vita rivoluzionaria ottenne il più alto comando politico e militare dei combattenti antigiapponesi del nord della Corea, quando aveva solo 33 anni.
 
Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti decisero il destino della Corea nel dopo guerra.
 
Entrarono nella guerra quando furono attaccati da una loro creatura: l’impero del sole nascente, le cui ermetiche porte feudali erano state aperte dal commodoro Perry nella prima metà del XIX secolo, puntando i cannoni su quello strano paese asiatico che non voleva commerciare con il nordamerica.
 
Il discepolo privilegiato, più tardi divenne un poderoso rivale, come ho già spiegato in un’altra occasione e il Giappone alcuni decenni dopo, attaccò la Cina e la Russia e s’impadronii inoltre della Corea.
 
Nonostante tutto, fu un astuto alleato dei vincitori della Prima Guerra Mondiale alle spalle della Cina. Accumulò forze e, trasformato nella versione asiatica del nazifascismo, cercò d’occupare il territorio della Cina nel 1937 e attaccò gli Stati Uniti nel dicembre del 1941. Portò la guerra nel sud est asiatico e in Oceania.
 
Il dominio coloniale di Gran Bretagna, Francia, Olanda e Portogallo nella regione era condannato a sparire e gli Stati Uniti sorgevano come la potenza più poderosa del pianeta, bilanciata solamente dall’Unione Sovietica, allora distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale per le immense perdite materiali e umane provocate dall’attacco nazista.
 
La Rivoluzione cinese era alla conclusione nel 1945, quando il massacro mondiale terminò. La lotta contro il Giappone occupava le sue energie. Mao, Ho Chi Minh, Gandhi, Sukarno e altri leaders continuarono dopo la loro lotta contro il ritorno del vecchio ordine mondiale che era già insostenibile.
 
Truman lanciò su due città giapponesi la bomba atomica, un’arma nuova e terribilmente distruttiva della cui esistenza, come si è già spiegato, non aveva informato l’alleato sovietico, cioè il paese che aveva contribuito più di tutti alla distruzione del nazifascismo.
 
Nulla giustifica il genocidio commesso, nemmeno il fatto che la tenace resistenza giapponese era costata la vita di circa 15.000 soldati nordamericani nell’isola giapponese di Okinawa.
 
Il Giappone era sconfitto e quell’arma, lanciata contro un obiettivo militare, avrebbe avuto, prima o poi lo stesso effetto demoralizzante sul militarismo giapponese senza altri morti tra i soldati degli Stati Uniti. Fu un’inqualificabile azione di terrore.
 
I sodati sovietici avanzavano verso la Manciuria e il nord della Corea, come avevano promesso al termine dei combattimenti in Europa. Gli alleati avevano definito precedentemente sino a che punto doveva giungere ogni forza. Nella metà della Corea doveva passare la linea di divisione, a metà tra il fiume Yalu e il Sud della penisola.
 
Il Governo nordamericano negoziò con i giapponesi le norme sulla resa delle truppe nel loro stesso territorio. Gli Stati Uniti avrebbero occupato il Giappone. In Corea, annessa al Giappone, sarebbe rimasta una gran forza del poderoso esercito giapponese.
 
A Sud del 38º Parallelo, la divisione stabilita, sarebbero prevalsi gli interessi degli Stati Uniti. Syngman Rhee, posto nuovamente in questa parte del territorio dal governo degli USA, fu il leader che appoggiò la collaborazione aperta dei giapponesi. Vinse anche delle difficili elezioni nel 1948.
 
I soldati dell’esercito sovietico si erano ritirati dalla Corea de Nord nello stesso anno. Il 25 giugno del 1959 scoppiò la guerra nel paese. Si discute ancora su chi fu il primo a sparare, se i combattenti del nord o i soldati nordamericani che montavano la guardia assieme ai soldati reclutati da Rhee.
 
La discussione manca di senso comune se si analizza da un punto di vista coreano. I combattenti di Kim Il Sung lottarono contro i giapponesi per la liberazione di tutta la Corea. Queste forze avanzarono inarrestabili sino alle prossimità dell’estremo sud, dove gli yankees si difendevano con l’appoggio notevole dei loro aerei d’attacco.
 
Seúl e le altre città erano state occupate. McArthur, capo delle forze nordamericane del Pacifico, decise di ordinare uno sbarco della fanteria della marina a Incheon, nella retroguardia delle forze del nord, che già non potevano arrestarlo.
 
Pyongyang cadde nelle mani delle forze yankee dopo devastanti attacchi aerei e questo diede l’idea al comando militare nordamericano nel Pacifico, d’occupare tutta la Corea, già che l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina, guidato da Mao Zedong, aveva inflitto una sconfitta schiacciante alle forze - a favore degli yankees - di Chiang Kai-shek, rifornite e appoggiate dagli stessi Stati Uniti.
 
Tutto il territorio continentale e marittimo di questo grande paese era stato recuperato con eccezione di Taipei e alcune altre piccole isole vicine, dove si rifugiarono le forze del Kuomintang, trasportate via nave dalla Sesta Flotta. La storia dei fatti è ben nota e non va dimenticato che Boris Yeltsin ha consegnato a Washington, tra le altre cose, gli archivi dell’Unione Sovietica.
 
Che fecero gli Stati Uniti quando scoppiò il conflitto inevitabile, date le premesse create in Corea?
 
Il Consiglio di Sicurezza della neonata Organizzazione delle Nazioni Unite, promossa dalle potenze che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale, approvò la risoluzione senza che alcuno dei cinque membri lo potesse vietare. In quei mesi l’URSS aveva espresso la propria contrarietà per l’esclusione della Cina dal Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti riconoscevano Chiang Kai-shek, con meno dello 0,3 per cento del territorio nazionale e meno del 2 per cento della popolazione. Come membro del Consiglio di Sicurezza con diritto al veto.
 
Questa arbitrarietà portò all’assenza del delegato russo e la conseguenza fu che nel Consiglio si giunse ad un accordo, dando alla guerra il carattere di un’azione militare dell’ONU contro il presunto aggressore: la Repubblica Popolare della Corea.
 
La Cina, estranea al conflitto che danneggiava la sua lotta - ancora non terminata - di liberazione del paese da una minaccia precisa e diretta contro il suo territorio, inaccettabile per la sua sicurezza, stando a dati pubblicati, inviò il suo primo ministro Zhou Enlai a Mosca, per spiegare a Stalin il suo punto di vista sull’inammissibilità della presenza delle forze dell’ONU, comandate dagli USA sulle rive del fiume Yalu, che limita la frontiera della Corea con la Cina, e per chiedere la cooperazione sovietica. Non esistevano allora contraddizioni profonde tra i due giganti socialisti.
 
Il contrattacco cinese - è stato affermato - era pianificato per il 23 ottobre e Mao lo pospose al 19 aspettando la risposta sovietica. Era il massimo che poteva concedere.
 
Penso di concludere questa riflessione il prossimo venerdì. È un tema complesso e laborioso, che richiede un’attenzione speciale e dati molto precisi, quanto è possibile. Sono fatti storici che si devono conoscere e ricordare.
 
Fidel Castro Ruz
22 luglio 2008
 
(Ore 21.22 - Traduzione Gioia Minuti)
(da CubaDebate)
 

 
da granmacubaweb (versione in italiano) - www.granma.cu/ITALIANO/2008/julio/lun28/corea2.html 
 
Le riflessioni di Fidel
  
Le due Coree (parte II)
 
Il 19 ottobre del 1950, 400.000 combattenti volontari cinesi, obbedendo agli ordini di Mao Tze Tung, attraversarono il Yalu ed affrontarono le truppe degli Stati Uniti che avanzavano verso la frontiera cinese. Le unità nordamericane, sorprese dall'energica reazione del paese da loro sottovalutato, furono obbligate, sotto la spinta delle forze congiunte cinesi e nordcoreane, a retrocedere fino, più o meno, alla costa meridionale.
 
Stalin, che era straordinariamente prudente, offerse una cooperazione minore di quella che Mao sperava, anche se era comunque preziosa, dato l'invio d’aerei Mig-15 con piloti sovietici, su un fronte limitato di 98 chilometri, proteggendo durante le fasi iniziali le forze terrestri nella loro coraggiosa avanzata. Pyongyang fu riconquistata e Seul rioccupata, sfidando l'incessante attacco dell’aviazione degli Stati Uniti, la più potente mai esistita.
 
MacArthur era ansioso d’attaccare la Cina impiegando armi nucleari. Chiese di nuovo il permesso di usarle dopo la vergognosa sconfitta e il presidente Truman fu obbligato a sostituirlo e a nominare comandante dell’aviazione, della marina e dell’esercito degli Stati Uniti nel teatro delle operazioni, il generale Matthews Ridgway.
 
All'avventura imperialista in Corea parteciparono, con gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi, il Belgio, Lussemburgo, Grecia, Canada, Turchia, Etiopia, Sudafrica, Filippine, Australia, Nuova Zelanda, Tailandia e Colombia.
 
Questo fu l'unico paese dell’America Latina, guidato dal governo unitario del conservatore Laureano Gómez, responsabile di terribili massacri di contadini. Come si nota, parteciparono anche l'Etiopia di Hailè Selassiè, dove ancora esisteva la schiavitù, ed il Sudafrica, governato dai razzisti bianchi.
 
Erano trascorsi solo cinque anni dalla fine del massacro mondiale, iniziato nel settembre del 1939 e terminato nell’agosto del 1945.
 
Dopo i sanguinosi combattimenti in territorio coreano, il 38° Parallelo ritornò ad essere il confine tra Nord e Sud. Si calcola che in quella guerra morirono quasi due milioni di nord-coreani, quasi un milione di cinesi e almeno un milione di soldati alleati. Gli Stati Uniti persero circa 44.000 soldati; non pochi erano nati a Portorico o in altri paesi latinoamericani, reclutati per partecipare ad una guerra per via della loro condizione d’immigranti poveri.
 
Il Giappone ottenne enormi vantaggi da quel conflitto; in un anno le manifatture aumentarono la produzione del 50%, ed in due anni raggiunsero i valori di prima della guerra. Però non cambiò la percezione dei genocidi commessi dalle truppe imperiali in Cina ed in Corea. I governi giapponesi hanno reso onore agli eccidi commessi dai loro soldati, che in Cina avevano brutalmente violentato decine di migliaia di donne e assassinato centinaia di migliaia di persone, come è già stato spiegato in un’altra riflessione.
 
Molto laboriosi e tenaci, i giapponesi hanno trasformato il loro paese, carente di petrolio e di altre importanti materie prime, nella seconda potenza economica mondiale. Il PIL del Giappone, misurato in termini capitalistici - anche se i dati secondo le fonti occidentali sono differenti - ammonta oggi a circa 4.500 miliardi di dollari e le sue riserve in valuta superano i mille miliardi.
 
È il doppio del PIL della Cina, di 2.200 miliardi, anche se questo paese possiede almeno il 50% di riserve in valuta convertibile di più. Il PIL degli Stati Uniti, 12.400 miliardi, con un territorio di 34,6 volte più esteso ed una popolazione 2,3 volte più numerosa, è solamente il triplo di quello giapponese.
 
Oggi, mentre l’imperialismo si vede minacciato dalla recessione economica e contro la sicurezza della specie umana vengono utilizzate armi sofisticate dalla superpotenza, il suo governo è uno dei principali alleati del Giappone.
 
Sono lezioni della storia che non si possono cancellare.
 
La Cina invece è stata notevolmente pregiudicata dalla guerra. Truman ordinò alla VI Flotta d’impedire lo sbarco delle forze rivoluzionarie cinesi che avrebbero liberato tutto il paese, recuperando lo 0,3 % del loro territorio occupato dall’esercito filoamericano di Chiang Kai-Shek, rifugiato lì.
 
I rapporti tra i cinesi e i sovietici si deteriorarono dopo la morte di Stalin, avvenuta nel marzo del 1953. Il movimento rivoluzionario si divise quasi dappertutto. Il drammatico appello di Ho Chi Minh fu una prova del danno avvenuto e l'imperialismo, col suo enorme sistema mediatico, attizzò il fuoco dell'estremismo di falsi teorici rivoluzionari, un tema nel quale gli organi della “intelligence statunitense” diventarono degli esperti.
 
Nell'arbitraria divisione, alla Corea del Nord era toccata la parte più accidentata del paese. Ogni grammo di cibo costava sudore e sacrificio. La capitale Pyongyang era solo un mucchio di macerie. Molti feriti e mutilati di guerra necessitavano assistenza. Erano bloccati e senza risorse. L’URSS e gli altri Stati del campo socialista erano impegnati nella propria ricostruzione.
 
Il 7 marzo del 1986, quando visitai la Repubblica Popolare Democratica della Corea, quasi 33 anni dopo la distruzione provocata dalla guerra, era difficile credere in quel che era successo. Quell’eroico popolo aveva costruito un’infinità di opere: grandi e piccoli laghi artificiali e canali per accumulare acqua e per produrre elettricità, rifornire le città ed irrigare i campi; centrali termoelettriche, importanti industrie meccaniche e di altri settori, diverse sotterranee, scavate nella roccia con un duro e metodico lavoro. Senza rame ed alluminio furono obbligati ad utilizzare anche il ferro nella costruzione delle linee di trasmissione divoratrici d’energia elettrica, proveniente in parte dal carbone fossile.
 
La capitale e le altre città rase al suolo, furono ricostruite metro dopo metro. Contai milioni di nuove case nelle aree urbane e nelle campagne e decine di migliaia d’impianti d’ogni genere. Un’infinità di ore di lavoro avevano prodotto pietra, cemento, acciaio, legno, prodotti sintetici ed attrezzature. Ovunque osservai campi coltivati che sembravano giardini. Dappertutto, un popolo ben vestito, organizzato ed entusiasta riceveva il visitatore. Meritava la cooperazione e la pace.
 
Non ci fu tema che non discussi con il mio illustre ospite Kim Il Sung. Non lo dimenticherò.
 
La Corea rimase divisa in due parti da una linea immaginaria. Il Sud visse un'esperienza differente. Era la parte più abitata ed aveva subito distruzioni meno gravi nella guerra. La presenza di un’enorme forza militare straniera richiedeva la fornitura di prodotti locali, dall'artigianato alla frutta e alle verdure fresche, oltre i servizi.
 
Le spese militari degli alleati erano enormi. Lo stesso accadde quando gli Stati Uniti decisero di mantenere indefinitamente una grande forza militare. Le multinazionali occidentali e giapponesi investirono considerevoli somme negli anni della Guerra Fredda, facendo proprie ricchezze enormi, ottenute con il sudore dei sud coreani, un popolo laborioso ed abnegato come quello del nord. I grandi mercati del mondo erano aperti ai loro prodotti. Non erano bloccati. Oggi il paese ha raggiunto elevati livelli tecnologici e produttivi. Ha sofferto per le crisi economiche occidentali, quando molte imprese sud-coreane sono state acquistate dalle transnazionali. Il carattere austero del suo popolo ha permesso allo Stato l'accumulazione d’importanti riserve in valuta. Oggi sopporta il peso della depressione economica statunitense e in particolare l’aumento dei prezzi dei combustibili e degli alimenti, e le pressioni inflazionistiche che ne derivano.
 
Il PIL della Corea del Sud - 787.600 milioni di dollari - è uguale a quello del Brasile - 796.000 milioni- e del Messico - 768.000 milioni - due paesi con abbondanti risorse d’idrocarburi e una popolazione molto più numerosa. L'imperialismo ha imposto a queste nazioni il suo sistema. Due sono rimaste indietro mentre l'altra ha fatto molti progressi.
 
Dalla Corea del Sud emigrano poche persone in Occidente; dal Messico lo fanno in massa, verso l’attuale territorio degli Stati Uniti come dal Brasile, dall’America del Sud e dall’America Centrale, ovunque, attratti dalla necessità di lavorare e dalla propaganda consumistica. Ora li ricompensano con norme rigorose ed insultanti.
 
La posizione di principio sulle armi nucleari firmata da Cuba nel Movimento dei Paesi Non Allineati e ratificata durante il Vertice dell’ Avana nell’agosto del 2006, è nota.
 
La prima volta che salutai l'attuale leader della Repubblica Popolare Democratica della Corea, Kim Jong Il, fu quando giunsi all'aeroporto di Pyongyang e lui stava discretamente al lato del tappeto rosso, vicino a suo padre. Cuba mantiene eccellenti relazioni con il suo governo.
 
Con la scomparsa della URSS e del campo socialista, la Repubblica Popolare Democratica della Corea perse importanti mercati e fonti di rifornimento di petrolio, materie prime e strumenti.
 
Com’è accaduto a noi, le conseguenze sono state molto dure. Il progresso raggiunto con grandi sacrifici è stato minacciato. Nonostante questo, sono stati capaci di produrre un’arma nucleare.
 
Un anno fa circa, quando realizzarono l’esperimento in questione, noi comunicammo al Governo della Corea del Nord il nostro punto di vista sul danno che potevano provocare ai paesi poveri del Terzo Mondo, impegnati in un’impari e difficile lotta contro i progetti dell'imperialismo, in un'ora decisiva per il mondo. Forse non era necessario realizzare quell’esperimento.
 
Kim Song Il, giunto a quel punto, aveva deciso in anticipo ciò che doveva fare, considerando i fattori geografici e strategici della regione.
 
Siamo soddisfatti della dichiarazione della Corea del Nord sulla volontà di sospendere il programma sulle armi nucleari. Questo non ha nulla a che vedere con i crimini ed i ricatti di Bush, che ora si vanta della dichiarazione coreana come di un successo della sua politica genocida.
 
Il gesto della Corea del Nord non è stato a favore del governo degli Stati Uniti, di fronte al quale non ha mai ceduto, ma per la Cina, paese vicino ed amico, la cui sicurezza e sviluppo sono vitali per i due Stati.
 
Ai paesi del Terzo Mondo interessano l'amicizia e la cooperazione tra la Cina e le due parti della Corea, la cui unione non deve essere necessariamente a discapito dell’una o dell'altra, come accadde in Germania, oggi alleata degli Stati Uniti nella NATO.
 
Un passo dopo l’altro, senza fretta, ma senza pause, come s’addice alla sua cultura e alla sua storia, continueranno ad intrecciarsi i legami che uniranno le due Coree.
 
Con quella del Sud stiamo sviluppando progressivamente i nostri vincoli; con quella del Nord sono sempre esistiti e continueremo a rafforzarli.
 
Fidel Castro Ruz
24 luglio del 2008
 
(Ore 18.18 - Traduzione Gioia Minuti)
(da CubaDebate)