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Dichiarazione del Portavoce del Ministro degli Esteri della RPDC
 
26/11/10
 
Pyongyang, 24 novembre. Lo scorso mercoledì 24 novembre, un portavoce per il Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea RPDC ha rilasciato il seguente comunicato:
 
Come già riportato dal Comando Supremo dell’Esercito Popolare Coreano, le forze armate rivoluzionarie della RPDC lo scorso 23 novembre hanno dovuto assumere decivise misure di autodifesa per fronteggiare la sconsiderata provocazione militare in cui è stata bombardata un’area all’interno delle acque territoriali della RPDC, attorno all’isola di Yonphyong, nel Mare Occidentale della Corea.
 
Le forze armate della RPDC avevano già avvertito diverse volte che se anche un solo colpo fosse stato sparato contro le acque territoriali della RPDC si avrebbe avuto una risposta decisa, in conseguenza del bombardamento effettuato dall’Isola di Yonphyong mentre si stavano svolgendo la famosa esercitazione militare comprendente manovre di aggressione contro la RPDC, con il nome in codice ”Hoguk”.
 
Alle 8:00 del mattino del 23 novembre, il giorno in cui è avvenuto l’incidente, il capo delegazione per la RPDC ai colloqui militari intercoreani, ha telefonato al suo omologo del lato avversario, rinnovando l’invito di cancellare urgentemente il piano di effettuare la sopra citata esercitazione militare nelle acque attorno all’isola, una zona altamente sensibile.
 
Nonostante ciò, il nemico ha voluto perseguire il suo intento compiendo un’improvvisa quanto avventata provocazione militare, lanciando dozzine di colpi dall’isola verso l’interno delle acque territoriali della RPDC, a partire dalle 13 del pomeriggio.
 
Il nemico ha voluto a tutti i costi sparare dall’isola, nonostante questa si trovi in prossimità del confine con la RPDC, tanto che i rispettivi soldati possono guardarsi senza bisogno di cannocchiali e nonostante ci siano così tante altre montagne e fiumi e mari ed isole in Corea del Sud.
 
Il nemico asserisce che loro avrebbero sparato verso sud per non provocare la RPDC ma l’isola di Yonphyong si trova abbondantemente nelle acque territoriali della RPDC, lontano dalla line marittima di demarcazione militare. Se loro hanno sparato dall’isola, non c’è dubbio che i colpi siano caduti dentro le acque territoriali della RPDC, per la stessa configurazione geografica della zona interessata.
 
Un'altra delle principali chiacchiere usate dal nemico come argomentazione è di voler dare l’impressione che la RPDC voglia far credere che le acque lontane dall’isola siano “acque territoriali, nel caso in cui non c’era ragione di una controreazione fisica.
 
Qui si rivela la natura scaltra e maligna della provocazione nemica.
 
L’esercito della RPDC ha dovuto assumersi la decisione di una tale misura autodifensiva, colpendo rapidamente e con forza le posizione d’artiglieria nemica da cui sono stati sparati i colpi, per far comprendere che i suoi avvertimenti non erano parole al vento.
 
Questo incidente è stata finora la più pericolosa delle conseguenze prodotte dall’illegale “frontiera settentrionale” fissata unilateralmente dal capriccio del comandante delle forze ONU Clark il 30 agosto del 1953, dopo la firma dell’Accordo di Armistizio Coreano.
 
Gli Stati Uniti, i suoi complici ed alcuni dei capi delle istituzioni internazionali dovrebbero perdere la cattiva abitudine di lanciare accuse insensate senza prima conoscere la verità su quanto avvenuto.
 
Se loro perseguiranno a proteggere la Corea del Sud, criminali senza remore, solo per il fatto di essere alleati, non faranno che gettare benzina sul fuoco.
 
La RPDC, animata dalla volontà di assicurare la pace e la stabilità nella Penisola Coreana, sta dimostrando una pazienza sovraumana ma i pezzi di artiglieria dell’esercito della RPDC, difensore della giustizia, rimangono pronti a fare fuoco.
 
Nell’immagine, la Northern Limit Line e la Demilitarized Zone tracciata sul 38° parallelo. 
La NNL di cui si parla nella dichiarazione qui riportata è stata tracciata unilateralmente dai militari delle NU, sotto indicazione americana, il 30 agosto 1953. Essa non è inclusa nell’Accordo di Armistizio dello stesso anno e non è riconosciuta dalla RPDC.
 
 

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