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- popoli resistenti - corea del nord - 28-05-12 - n. 411
da www.kcna.kp
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Una crisi alimentare mondiale minaccia l'umanità
26/05/2012
Pyongyang, 26 maggio (Kcna) - Quasi un miliardo di persone nel mondo soffre di malnutrizione e milioni di bambini muoiono di fame ogni anno.
I prezzi dei prodotti alimentari nel mondo sono balzati alle stelle aumentando del 71% in un anno, dal luglio 2010 al luglio 2011.
Ogni anno, sono più di 10 milioni i bambini gravemente denutriti e la metà di loro muore di fame.
I prezzi degli alimenti sono in costante aumento, come cresce quotidianamente il numero di persone che soffre di fame cronica.
La crisi alimentare mondiale è da imputare alla strategia di dominio alimentare imperialista.
Gli imperialisti non lasciano nulla di intentato per portare la produzione e il sistema alimentare di altri paesi nel caos.
La fluttuazione dei prezzi dei prodotti alimentari è attribuibile alla politicizzazione alimentare.
La politicizzazione alimentare è una leva importante nell'attuazione della strategia di politica estera di un paese, utilizzando il cibo e la proprietà su di esso come elementi strategici, influenzando così alcuni paesi e ponendone altri sotto controllo.
A metà degli anni '70 del secolo scorso, quando la produzione agricola aumentò grazie alla riuscita rivoluzione verde e i prezzi alimentari scesero, gli imperialisti iniziarono ad accordarsi su una guerra alimentare per controllare da dietro le quinte tutte le scorte alimentari, facendosi beffe del destino dell'umanità.
Il protezionismo costantemente perseguito dai paesi occidentali è una tipica politica di dominio alimentare.
Con questa politica, i paesi occidentali hanno impedito a quelli in via di sviluppo di avanzare nei propri mercati applicando tariffe elevate sui prodotti agricoli.
Nel frattempo, hanno imposto il sistema dei sussidi all'esportazione tramite il quale i loro prodotti agricoli si sono riversati sui mercati dei paesi in via di sviluppo.
Di conseguenza, i prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo sono stati spinti fuori dei mercati alimentari internazionali, creando uno squilibrio impressionante. L'Occidente ha controllato i mercati e manipolato i prezzi dei prodotti alimentari a suo piacimento.
Così, un numero crescente di paesi ha preferito l'importazione di cibo "economico" occidentale e dipendere dal suo aiuto, piuttosto che investire denaro nell'agricoltura.
Sotto l'insegna degli "aiuti" e del "fondo per la riduzione del debito" gli imperialisti hanno utilizzato il "surplus di prodotti agricoli" creato con il protezionismo come esca per imporre il proprio criterio di valore sui paesi in via di sviluppo.
La somma totale di tali "aiuti" e del "fondo per la riduzione del debito" era meno di un quarto o un quinto del danno subito dai paesi in via di sviluppo a causa del commercio sleale con l'Occidente.
L'accaparramento dei terreni agricoli da parte dei capitalisti monopolisti è stato di grave ostacolo alla produzione alimentare mondiale oltre che un altro fattore dell'ascesa dei prezzi alimentari.
Attraverso questa pratica predatoria e il protezionismo, gli imperialisti occidentali hanno preso la maggior parte dei prodotti alimentari mondiali e molti paesi in via di sviluppo, compresi quelli africani che erano i principali esportatori di prodotti alimentari negli anni '60 e '70, sono stati fatti diventare importatori.
La produzione di bio-combustibili negli Stati Uniti e altri paesi occidentali sta aggravando la crisi alimentare.
Ogni anno gli Stati Uniti pagano sei miliardi di dollari e l'Europa quattro miliardi di euro in sussidi per sostenere i monopoli nella competizione per la produzione di bio-carburanti.
Si stima che per riempire il serbatoio di una normale vettura negli Stati Uniti siano necessari 200 kg di mais convertiti in bio-combustibile.
La quantità di grano consumato dalle macchine negli Stati Uniti e in Europa equivale a cibo per mezzo miliardo di persone.
La produzione di massa di bio-carburanti nel 2007 ha ridotto la quantità di riserve di grano al livello più basso da alcuni decenni, mentre i prezzi alimentari sono aumentati drasticamente.
E' parere unanime degli analisti che l'obiettivo principale di questa politica senza precedenti sui bio-carburanti di Stati Uniti e dell'Occidente siano i paesi membri dell'OPEC.
Il capitalismo monopolistico di stato è l'arcicriminale che ha innescato l'attuale crisi alimentare perché creatrice di una caotica speculazione in un contesto di legge della giungla.
Nel 2008, quando negli Stati Uniti scoppiava una crisi finanziaria per il crollo del mercato immobiliare e che colpiva il mondo capitalistico nel suo complesso, i capitalisti monopolisti hanno cercato una via d'uscita investendo denaro nella produzione alimentare, non nell'industria metallurgica e dell'energia che richiedevano un investimento anticipato relativamente alto e pericoloso.
Approfittando dell'instabilità alimentare, non solo i monopoli del settore ma anche molti altri competevano tuffandosi nella speculazione alimentare.
La concorrenza nel fare soldi attraverso il cibo ha provocato un salto dei prezzi alimentari, ed i grandi profitti ottenuti dai capitalisti monopolisti hanno portato l'umanità verso il disastro alimentare
Al momento, mentre gli imperialisti aggravano la crisi alimentare nel disperato tentativo di mettere in pericolo la linfa vitale del genere umano e soggiogare gli altri paesi e nazioni, trovare la soluzione alla carenza alimentare non è solo una questione relativa al mangiare, ma anche una discriminante fra una nazione che protegge la sua sovranità e dignità o una che diventa schiava.
Il pane secco a casa è meglio della carne arrosto all'estero.
L'autosufficienza alimentare è l'unica via d'uscita. E' necessario affrontare la sfida degli imperialisti con sforzi concertati.
Fare buona agricoltura, con le proprie forze e nella propria terra per raggiungere l'autosufficienza alimentare, ecco il modo genuino che una nazione ha per risolvere la questione alimentare.
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