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Traduzione a cura di Lorenzo Scala, KFA-Italia
La RPDC sulla politica ostile degli USA
La Repubblica Popolare Democratica di Corea indica nella politica ostile degli Stati Uniti d'America il principale ostacolo nella soluzione della questione nucleare nella Penisola
Pyongyang, 31 agosto
Il Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha rilasciato un comunicato venerdì, nel quale si indica la politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea come il principale ostacolo nella soluzione della questione nucleare nella Penisola Coreana.
Quel che segue è il testo completo del comunicato:
Lo scorso 20 luglio, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha annunciato di aver deciso di riesaminare completamente la questione nucleare nella Penisola conformemente alla politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC. La politica ostile degli Stati Uniti è la causa principale che ha fatto della Penisola Coreana il territorio più armato del mondo, e rappresenta inoltre il principale ostacolo per una pace ed una stabilità durature. La questione nucleare nella Penisola Coreana non è altro che il risultato della politica ostile degli Stati Uniti e per questo motivo, solo nel momento in cui gli Stati Uniti abbandoneranno una tale politica, sarà possibile risolvere la succitata questione. Il Ministero degli Affari Esteri della RPDC compila pertanto il seguente comunicato per far luce sulle contraddizioni esistenti fra le false dichiarazioni degli Stati Uniti, le quali pretendono di non provare alcuna ostilità nei confronti della RPDC, ed il comportamento effettivo di questi ultimi.
1. Il concetto ostile che blocca la soluzione della questione nucleare nella Penisola
Il 29 febbraio 2012 è stato annunciato il raggiungimento di un importante accordo, siglato grazie ai colloqui intercorsi fra la RPDC e gli Stati Uniti nelle settimane precedenti. Gli Stati Uniti hanno riaffermato di non avere più alcuna ostilità nei confronti della RPDC, e di essere pronti a compiere grandi sforzi per il miglioramento delle relazioni bilaterali, nello spirito del mutuo rispetto per la sovranità e l'eguaglianza nazionale; hanno inoltre acconsentito a fornire una sostanziale quantità di assistenza alimentare alla RPDC. La RPDC, considerando le dichiarazioni degli Stati Uniti, ha acconsentito ad una moratoria sui propri test nucleari, sui propri lanci di missili a lungo raggio e sulle proprie attività di arricchimento all'uranio, a patto che continuassero ad avere luogo dialoghi egualitari e produttivi. Nonostante questo però, quando lo scorso 13 aprile la RPDC ha provato a mettere in orbita il Kwangmyongsong 3, un satellite artificiale a scopi pacifici, gli Stati Uniti hanno scatenato enormi polemiche, asserendo come il lancio spaziale fosse basato sullo stesso tipo di tecnologia dei missili a lungo raggio, e hanno inoltre disconosciuto unilateralmente gli accordi del 29 febbraio, riproponendo le ennesime sanzioni economiche contro la RPDC.
Non sarebbe sbagliato affermare che i razzi vettori ed i missili balistici utilizzino un meccanismo tecnologico simile. Nonostante questo però, quando altri paesi si prodigano nel lancio di satelliti, gli Stati Uniti non protestano mai, non pretendono mai che sia avvenuto un lancio di missili, e non prendono mai provvedimenti quali appunto le sanzioni economiche. Gli Stati Uniti hanno visto nel nostro satellite un missile balistico che un giorno avrebbe potuto raggiungerli solo ed esclusivamente perché essi ritengono la RPDC un loro nemico. Questo è il motivo per il quale il primo accordo raggiunto fra la RPDC e gli Stati Uniti da quando si è insediata l'amministrazione Obama si è risolto in un ennesimo fallimento.
All'inizio dei colloqui bilaterali fra la RPDC e gli Stati Uniti, avvenuto durante l'amministrazione Clinton, questi ultimi hanno dato "assicurazioni contro l'utilizzo della forza, inclusi gli armamenti nucleari" (Dichiarazione congiunta RPDC - Stati Uniti, 11 giugno 1993). Al termine di questi colloqui, gli Stati Uniti hanno acconsentito a "impegnarsi per la completa normalizzazione delle relazioni politiche ed economiche" con la RPDC (Accordo RPDC - Stati Uniti, 21 ottobre 1994). Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato di non provare alcuna ostilità contro la RPDC (Comunicato congiunto RPDC - Stati Uniti, 12 ottobre 2000). Ad ogni modo, tutti questi impegni istituzionali non sono mai stati onorati e, anzi, sono stati ripudiati dagli Stati Uniti ad ogni cambio di amministrazione presidenziale.
L'amministrazione Bush ha disconosciuto ogni accordo fra la RPDC e gli Stati Uniti raggiunto durante la presidenza di Clinton, inserendo la RPDC nel cosiddetto "asse del male", ed individuando in essa l'obiettivo per un possibile attacco preventivo nucleare (30 gennaio e marzo 2002). La politica estremamente ostile e pericolosa mandata avanti dall'amministrazione Bush ha costretto la RPDC ad uscire dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare e ad utilizzare la propria industria nucleare, precedentemente atta alla produzione di elettricità, per lo sviluppo di un deterrente nucleare di autodifesa.
Durante i Colloqui a Sei, gli Stati Uniti hanno affermato di "non avere intenzione di attaccare o invadere la RPDC con armi nucleari o convenzionali" (Dichiarazione congiunta dei Colloqui a Sei, 19 settembre 2005). Per onorare la parola data nella Dichiarazione Congiunta del 19 settembre, gli Stati Uniti hanno assicurato che avrebbero migliorato le relazioni con la RPDC e che si sarebbero impegnati per normalizzare una volta per tutte le relazioni diplomatiche (Accordi conseguiti dai Colloqui a Sei, 13 febbraio e 3 ottobre 2007). Nonostante i fatti sopracitati però, sono passati quattro anni dall'ultima sessione dei Colloqui a Sei, la quale si è tenuta nel dicembre del 2008. Durante questo lasso di tempo, l'ostilità degli Stati Uniti nei confronti della RPDC non è assolutamente diminuita; è invece aumentata.
La prima cosa che l'amministrazione Obama ha fatto è stata polemizzare con il lancio a scopi pacifici del satellite Kwangmyongsong-2. La politica ostile degli Stati Uniti anelava a privare la RPDC della propria sovranità spaziale, riconosciuta dal diritto internazionale, e ha spinto la RPDC stessa ad un nuovo test nucleare. Ciò ha di nuovo portato al ben noto circolo vizioso fatto di sfiducia e minacce; gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni illegali alla RPDC, e quest'ultima ha risposto con l'inizio della costruzione di un reattore ad acqua leggera e di un nuovo processo di arricchimento all'uranio. I fatti concreti dimostrano come, fino a quando permarrà l'ormai di vecchia data ostilità statunitense nei confronti della RPDC, nulla potrà essere risolto; il rischio del conflitto potrebbe piuttosto aumentare.
Nei recenti colloqui fra la RPDC e gli Stati Uniti, la RPDC ha ribadito come gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare la propria politica ostile per la risoluzione della questione nucleare della Penisola, mentre gli Stati Uniti hanno posto come condizione per la normalizzazione dei rapporti diplomatici la rinuncia, da parte della RPDC, del proprio programma di sviluppo nucleare. Grazie alla sincerità ed alla generosità della RPDC, il principio di azione simultanea, noto anche come "parola per parola" ed "azione per azione", ha fatto da base per il dialogo. La storia ventennale dei colloqui fra la RPDC e gli Stati Uniti ha inoltre dimostrato l'inutilità del principio di azione simultanea, in caso di permanenza di una politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC.
2. La causa della politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC
La politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC ha delle profonde motivazioni storiche. La generazione del dopo-guerra negli Stati Uniti ed in altri paesi occidentali non ha una visione chiara riguardo alla politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC. Essa non sa come la questione nucleare della Penisola Coreana nasca in realtà dalla politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC; essa arrivo perfino a pensare erroneamente che l'ostilità degli Stati Uniti nei confronti della RPDC nasca dal programma nucleare di quest'ultima.
L'ostilità degli Stati Uniti nei confronti della RPDC non si basa sulla questione nucleare della Penisola Coreana. La RPDC non ha avuto altra scelta se non quella di dotarsi di armamenti nucleari, a causa della minaccia militare degli Stati Uniti i quali rappresentano, a loro volta, la più grande potenza nucleare del mondo. Fin dall'inizio, gli Stati Uniti hanno visto nella RPDC un nemico, e si sono rifiutati di riconoscere la sua sovranità. Gli Stati Uniti hanno continuato a portare avanti le proprie manovre ostili contro la RPDC, sperando di ottenere come risultato la caduta del sistema politico che il nostro stesso popolo ha scelto, decenni e decenni fa. Pressioni istituzionali e legali contro la RPDC hanno avuto luogo ben prima che nascesse la questione nucleare. Attacchi militari e minacce nucleari atti ad annientare la nostra ideologia ed il nostro sistema politico si sono più volte verificati, e sanzioni economiche e pressioni internazionali per isolare e soffocare la RPDC sono state portate avanti continuamente.
La fine della Seconda Guerra Mondiale ha segnato l'inizio della Guerra Fredda fra l'Est e l'Ovest. Gli Stati Uniti avevano bisogno di una scusa per contenere l'espansione verso Sud dell'Unione Sovietica ed invadere l'Eurasia. Fu per far fronte a queste necessità che gli Stati Uniti, prima della resa del Giappone, si affrettarono a disegnare una linea di demarcazione lungo il 38° parallelo. Ciò ha portato alla tragica divisione della nazione coreana e del suo territorio. Per gli Stati Uniti, impegnati nella Guerra Fredda, l'area meridionale della Penisola era loro alleata, mentre quella settentrionale era loro nemica.
E' pratica internazionale, per le nazioni, quella di stabilire relazioni diplomatiche con stati nuovi, indipendenti e sovrani. Lo stabilirsi di relazioni diplomatiche fra due paesi non suggerisce necessariamente grandi sentimenti di amicizia; è semplicemente un dovere politico che entrambe le nazioni, in quanto membri della comunità internazionale, dovrebbero osservare. Nonostante le differenze politiche ed ideologiche, gli Stati Uniti hanno stretto relazioni diplomatiche con l'allora Unione Sovietica, così come con tutti gli altri stati socialisti nell'Est Europa. Nonostante questo però, gli Stati Uniti hanno rifiutato perfino di appellare la RPDC col suo nome ufficiale, oltre che di stringere rapporti diplomatici con essa.
Le Nazioni Unite hanno riconosciuto la sovranità della RPDC quando essa è entrata a far parte di esse, nel lontano 1991. La RPDC mantiene correntemente relazioni diplomatiche con più di 166 stati, i quali rappresentano circa l'86% dei membri delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti però, si rifiutano di riconoscere la RPDC come stato sovrano con il quale coesistere nella comunità internazionale. Fra tutti i 193 stati membri delle Nazioni Unite, solo la RPDC, assieme all'Iran e a Cuba, non ha relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Ciò dimostra chiaramente come gli Stati Uniti perseguano una politica estremamente ostile nei confronti di questi paesi, con atteggiamenti che non hanno precedenti nella storia contemporanea delle relazioni internazionali.
La politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC trova la sua più grande espressione pratica nel contesto militare. La RPDC e gli Stati Uniti sono stati legalmente in guerra fra loro per più di sessant'anni, anche successivamente alla fine formale della Guerra di Corea; nella storia moderna non si possono trovare casi analoghi. L'Armistizio di Panmunjom, siglato il 27 luglio 1953, non rappresenta affatto la fine definitiva della guerra. Non è assolutamente un trattato di pace permanente. L'Armistizio di Panmunjom serviva semplicemente a fare in modo che la Corea venisse liberata da tutte le truppe straniere, assicurandole così una pace duratura. Nonostante questo però, gli Stati Uniti hanno deliberatamente deciso di prolungare lo stato di armistizio. Nel Novembre del 1953, gli Stati Uniti hanno definito come loro principale obiettivo quello di prolungare lo stato di armistizio, fare della Corea del Sud il proprio "alleato militare" nell'area e prevenire l'espansione del comunismo nella Penisola fino a quando non sarebbe avvenuta una riunificazione politicamente, ideologicamente ed economicamente favorevole agli interessi degli stessi Stati Uniti (Risoluzione Numero 170 del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti).
Conformemente a quanto dichiarato in precedenza, gli Stati Unti hanno intenzionalmente boicottato la Conferenza di Ginevra del 1954, atta ad una risoluzione pacifica del conflitto in Corea, e hanno violato uno ad uno i punti cardine dell'Armistizio di Panmunjom, introducendo equipaggiamenti militari moderni nella Corea del Sud, incluse armi nucleari, e conducendo aggressive esercitazioni militari nel Mar Giallo. Gli Stati Uniti hanno rigettato numerose proposte ed iniziative di pace mosse nei loro confronti dal Governo della RPDC, come quella per il conseguimento di un trattato di pace permanente fra la RPDC e gli Stati Uniti (anni '70), per l'inclusione della Corea del Sud nei colloqui bilaterali fra la RPDC e gli Stati Uniti (anni '80) e per l'inizio di un nuovo processo di pace (anni '90).
La RPDC, la Repubblica Popolare Cinese, gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno preso parte ai Colloqui a Quattro,alla fine degli anni '90, per il raggiungimento di una pace permanente nella Penisola Coreana. Ad ogni modo, i colloqui non hanno prodotto alcun risultato, a causa dell'assenza di sincerità da parte degli Stati Uniti. All'inizio del nuovo secolo, la RPDC ha proposto che i firmatari dell'Armistizio di Panmunjom si riunissero per discutere circa il termine della guerra e che si tenessero dei colloqui per sostituire all'armistizio un trattato di pace vero e proprio, in occasione del sessantesimo anniversario della sospensione della Guerra di Corea (Dichiarazione per lo sviluppo delle relazioni fra il Nord ed il Sud, della pace e della prosperità, 4 ottobre 2007, e Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della RPDC, 11 gennaio 2010). Gli Stati Uniti però non hanno ascoltato nessuna di queste proposte. Gli Stati Uniti, per quanto riguarda la proposte di pace mosse loro dalla RPDC rimangono immutati nella loro testarda posizione; la posizione degli Stati Uniti è che la conclusione di un accordo di pace sia prematuro, e che sia invece necessario mantenere lo stato di armistizio. Ciò significa che gli Stati Uniti continueranno a considerare la RPDC come un loro nemico politico e militare. Gli Stati Uniti hanno numerosi piani di guerra e scenari riguardo alla RPDC, come l'OPLAN 5029, l'OPLAN 5030, l'OPLAN 5012, ecc ecc.
Tutti questi piani sono atti ad un'invasione armata della RPDC e ad una soppressione armata del suo sistema politico. E' a causa di questi piani di guerra che gli Stati Uniti continuano a condurre vari tipi di esercitazioni militari congiunte, fra le quali spiaccano quelle di "Focus Retina", "Freedom Bolt", "Team Spirit", "RSOI", "Key Resolve", "Foal Eagle", "Ulji Freedom Guardian", ecc ecc. Tutte le esercitazioni succitate mirano allo stesso obiettivo, ma vengono appellate con denominazioni diverse. Le sanzioni economiche degli Stati Uniti contro la RPDC sono uno strumento importante per il proseguimento della loro politica ostile nei confronti della RPDC. Gli Stati Uniti limitano gli scambi commerciali con la RPDC e impongono sanzioni economiche , giustificandosi dicendo che la RPDC mina la stabilità regionale, non coopera con loro nella lotta al terrorismo, sviluppa testate nucleari e che è uno stato comunista, il quale non segue le leggi di mercato (Rapporto Congressuale al Servizio di Ricerca degli Stati Uniti, 25 aprile 2011). In particolare, le sanzioni economiche imposte alla RPDC prima che nascesse la questione nucleare nella Penisola riflettono appieno l'atteggiamento ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC.
Definendo la RPDC uno stato marxismo leninista, dotato di un governo di tipo comunista, gli Stati Uniti hanno mantenuto a lungo le sanzioni contro la RPDC (Atto della Banca Import-Export del 1945 e Atto dell'Assistenza Estera del 1961). Gli Stati Uniti hanno iniziato ad applicare il Trading with the Enemy Act (NdT: il Trading With The Enemy Act è una legga federale promulgata dagli Stati Uniti nel 1917 per limitare gli scambi economici di questi ultimi coi paesi ostili a Washington) alla RPDC fin dal Dicembre 1950. Qualche giorno dopo, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto di proibire qualsiasi transizione finanziare che coinvolgesse la RPDC o che fosse per suo conto. Il 26 giugno 2008, più di mezzo secolo dopo, l'allora Presidente degli Stati Uniti Bush ha preso misure atte a terminare l'applicazione del Trading with Enemy Act alla RPDC, conformemente a quanto deciso durante i Colloqui a Sei. Il giorno stesso però, Bush ha dichiarato lo stato di emergenza, affermando come le armi in possesso della RPDC fossero una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e quanto bisognasse continuare ad applicare sanzioni economiche alla RPDC conformemente a quanto stabilito dall' International Emergency Economic Powers Act (NdT: l'International Emergency Economic Powers Act è una legge federale promulgata dagli Stati Uniti nel 1977, la quale permette al Presidente di imporre lo stato di emergenza e di congelare i beni di qualsiasi paese estero egli ritenga una minaccia, vietando inoltre categoricamente gli scambi commerciali con esso) e dal National Emergencies Atc (Ndt: il Natioanl Emergencies Act è una legge federale promulgata dagli Stati Uniti nel 1976, la quale, durante lo stato di emergenza, formalizza anche il potere decisionale dell'intero Congresso). Ciò voleva dire che i beni congelati della RPDC il 16 giugno 2000 sarebbero rimasti tali.
Queste misure sono stati ufficializzate ed estese annualmente da Obama, il quale ha emanato due Ordini Esecutivi, il Numero 13551 (agosto 2010) ed il Numero 13570 (aprile 2011). Essi suggerivano come il Trading with the Enemy Act - legalmente non più applicabile alla RPDC- avrebbe continuato a sortire il proprio effetto sotto diverso nome. Il Trade Agreement Extension Act (NdT: decreto legge che venne approvato dal Congresso degli Stati Uniti nel 1951, il quale limitava a Washington il commercio coi soli paesi a libero mercato) degli Stati Uniti ha richiesto la sospensione di ogni proprio commercio coi paesi comunisti. Questo decreto però venne applicato già il 1° settembre 1951, e cioè molto prima che nella RPDC si instaurasse un sistema di tipo socialista. Come risultato, la RPDC si vide preclusa a qualsiasi tipo di relazione commerciale con gli Stati Uniti.
La RPDC è uno dei due paesi ai quali gli Stati Uniti applicano un sistema di tariffe doganali estremamente costoso. Ciò significa che la RPDC dovrebbe pagare un prezzo altissimo per esportare i propri prodotti negli Stati Uniti. La RPDC e Cuba sono gli unici due paesi ai quali gli Stati Uniti applicano queste sanzioni. Il Trade Act del 1974 (documento reso pubblico dal Congresso degli Stati Uniti, il quale avrebbe dovuto servire ad incentivare le competitività internazionale di Washington) ha definito la RPDC uno stato comunista. Pertanto, alla RPDC è negato un trattamento egualitario negli scambi commerciali con gli Stati Uniti. L'ostilità paranoica degli Stati Uniti contro la RPDC trova la sua più profonda espressione nei termini e nelle modalità con le quali Washington ha istigato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la RPDC, in occasione del primo test nucleare di quest'ultima. Gli Stati Uniti hanno quindi proposto nella loro risoluzione il divieto di esportazione e di importazione di beni di lusso dalla e nella RPDC, provvedimento assolutamente non inerente alla questione nucleare nella Penisola. Si è trattato di un tentativo sciocco e vigliacco di minare la reputazione della nostra leadership suprema e di creare un distacco inesistente fra quest'ultima ed il nostro popolo.
Nonostante gli Stati Uniti abbiano rimosso, sulla carta, la RPDC dall'elenco dei paesi che sponsorizzano il terrorismo già dall'11 Ottobre 2008, in base agli accordi raggiunti durante i Colloqui a Sei, essi non hanno rimosso alcuna sanzione economica contro la RPDC. Le sanzioni economiche succitate sono solamente la punta dell''iceberg di tutte quelle che gli Stati Uniti attualmente applicano alla RPDC. Conformemente a quanto dichiarato delle statistiche del 2006, pubblicate dal Servizio di Ricerca Congressuale degli Stati Uniti, questi ultimi impongono diversi tipi di sanzioni alla RPDC; solamente una quarto di queste sanzioni è però dovuto alla differenza di sistema politico che intercorre fra i due paesi. I rimanenti tre quarti di queste sanzioni - legalizzate con pretesti basati su accuse assurde ed infondate, quali la difesa della sicurezza degli Stati Uniti, la proliferazione delle armi di distruzione di masse della RPDC, la lotta al terrorismo, la difesa dei diritti umani e della libertà confessionale, la guerra al riciclaggio di denaro, allo sviluppo di missili balistici ed al traffico di esseri umani - sono applicate per volere del Presidente degli Stati Uniti o delle alte cariche amministrative di questi ultimi.
Ciò porta appunto all'evidente contraddizione fra le parole degli Stati Uniti ed i loro comportamenti effettivi, nonostante essi pretendano di non provare alcuna ostilità nei confronti della RPDC. Poiché le radici dell'ostilità degli Stati Uniti rimangono in vita, ci vorrà molto tempo per eliminare i problemi fra di essi e la RPDC.
3. La rinuncia alla politica ostile è un prerequisito fondamentale per la soluzione della questione nucleare nella Penisola Coreana
La politica ostile portata avanti dagli Stati Uniti allontana sempre di più la possibilità di una denuclearizzazione bilaterale della Penisola Coreana. Attualmente, non vi è alcuna possibilità che gli Stati Uniti rinuncino alla loro politica ostile nei confronti della RPDC. Gli atteggiamenti degli Stati Uniti nei confronti della RPDC si fanno giorno dopo giorno sempre più ostili, nonostante le autorità statunitensi affermino di non provare alcuna ostilità nei confronti della RPDC.
Quest'anno, in Aprile, essi hanno manifestamente violato la sovranità della RPDC, ostacolando il lancio del nostro satellite atto a scopi pacifici. Per questo motivo, è avvenuto un incidente la cui gravità non ha precedenti: le truppe degli Stati Uniti stanziate in Corea del Sud hanno fatto fuoco sulla bandiera della RPDC presso la Zona Demilitarizzata. A ciò è seguita un'ennesima provocazione da parte dell'intelligence degli Stati, la quale ha manipolato i servizi segreti della Corea del Sud per convincerli a prendere parte al piano di abbattere delle statue presenti nel nostro territorio e rappresentanti grandi ed immortali guerriglieri del Monte Paektu. Allo stesso tempo, le esercitazioni di guerra bilaterali condotte dagli Stati Uniti e dai loro alleati presso la Penisola Coreana, hanno visibilmente aumentato la loro sfrontatezza e pericolosità. Tutti questi fatti dimostrano come l'intensità dell'ostilità degli Stati Uniti nei confronti della RPDC cresce giorno dopo giorno. Ciò ha un nesso logistico con la dichiarazione della nuova strategia di difesa degli Stati Uniti, resa pubblica dall'amministrazione Obama il 5 Gennaio 2012.
Questa strategia anela all'aumento delle truppe statunitensi presenti nell'area dell'Asia - Pacifico, le quali dovrebbero venire a rappresentare il 60% circa di tutte le truppe nordamericane stanziate all'estero; queste misure dovrebbero inoltre far diminuire del 10% il numero dei militari degli Stati Uniti presenti in Europa già dal 2020. In generale, queste procedure necessitano però di una giustificazione, di un nemico contro il quale guardarsi. L'unico paese che gli Stati Uniti possono considerare un nemico nell'Asia Nordorientale è la RPDC. Nessun paese indicherebbe in un altro il proprio nemico per partito preso. Ciò significa che gli Stati Uniti vedranno nella RPDC un nemico per ancora un lungo periodo di tempo, precisamente fino a quando essi non avranno realizzato appieno la loro nuova strategia militare. Inoltre, la nuova strategia militare degli Stati Uniti non garantisce che questi ultimi non possano invadere l'intera Penisola tramite un'invasione armata diretta, in maniera tale da formare una propria base strategica attorno ai paesi più importanti e grandi dell'Eurasia.
L'attuale situazione impone alla RPDC di prevenire lo scoppio di un'ennesima guerra nella Penisola a tutti costi e, in caso di estrema costrizione esterna, di prepararsi ad una guerra di riunificazione nazionale. Questo è il motivo per il quale percepiamo di dovere riesaminare completamente la questione nucleare nella Penisola. Gli Stati Uniti hanno due possibilità. La prima è quella di apportare un radicale cambiamento nella propria mentalità da Guerra Fredda e nella propria ed anacronistica politica nei confronti della RPDC, contribuendo così alla pace ed alla sicurezza nella Penisola. Se gli Stati Uniti avranno il coraggio necessario per compiere tali azioni, allora noi saremo altrettanto disponibili nel rispondere loro. Il Grande Dirigente, il compagno Kim Jong Il, il 4 agosto 1997 affermò come noi non avremmo mai voluto considerare gli Stati Uniti come dei nemici eterni, sottolineando invece la nostra volontà di normalizzare le relazioni diplomatiche fra la RPDC e gli stessi Stati Uniti. Il rispettato Maresciallo Kim Jong Un intende aprire un nuovo capitolo nello sviluppo delle relazioni diplomatiche coi paesi che si dimostrano amichevoli nei nostri confronti, indipendentemente dal loro passato.
La seconda possibilità per gli Stati Uniti è quella di continuare a praticare la propria politica ostile, facendo quindi in modo che la RPDC sviluppi il proprio arsenale nucleare. Se gli Stati Uniti vorranno perseguire i proprio interessi ignorando quelli della RPDC, quest'ultima risponderà con fermezza. La RPDC è ormai divenuta una vera e propria potenza nucleare, ed il tempo nel quale gli Stati Uniti la minacciavano con la bomba atomica è oramai concluso. Non rimarremo impassibili assistendo passivamente alle manovre ostili degli Stati Uniti; faremo anzi il possibile per difendere il destino della nostra Patria. Sarà però un errore vedere nelle nostre ferme posizioni una tattica temporanea.
Noi abbiamo optato per la costruzione di un deterrente nucleare non perché volessimo venderlo a paesi stranieri o altro, ma perché ci trovavamo a dover affrontare le minacce degli Stati Uniti, la più grande potenza nucleare del mondo, atte a rovesciare la RPDC. Il nostro deterrente nucleare atto all'autodifesa è un'arma preziosa, la quale previene la guerra ed assicura pace e stabilità nella Penisola Coreana. Se gli Stati Uniti non compiranno la scelta giusta, il possesso di un arsenale nucleare da parte della RPDC sarà inevitabilmente ed oltre ogni immaginazione da parte degli stessi Stati Uniti prolungato e modernizzato.
Pyongyang, 31 agosto 2012.
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