www.resistenze.org - popoli resistenti - cuba - 18-02-26 - n. 955

La dignità è immortale, i blocchi no

Pablo Meriguet | peoplesdispatch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

16/02/2026

L'isola di Cuba ha subito uno dei blocchi più lunghi della storia. Il suo sacrificio, tuttavia, non è stato vano.


Bambini che giocano per strada all'Avana, Cuba. Foto: Zoe Alexandra

Nel 1453, le truppe ottomane riuscirono a porre sotto assedio l'antica capitale di Bisanzio sia via terra che via mare. Costantinopoli aveva resistito a innumerevoli attacchi dei suoi rivali turchi, ma il blocco delle forniture riuscì a superare le mura fino ad allora inespugnabili dell'antico Impero Romano d'Oriente.

Gli Ottomani non inventarono nulla di nuovo in questo senso. Già nel 332 a.C., Alessandro Magno di Macedonia bloccò l'antica città di Tiro dopo che i suoi abitanti si dimostrarono invincibili con i mezzi militari convenzionali. L'isola resistette per sette mesi, finché un furioso Alessandro, che non poteva tollerare l'insolenza di coloro che resistevano, riuscì a violarne le mura e, secondo alcuni storici antichi, distrusse metà della città e uccise la maggior parte dei suoi abitanti.

Il blocco di una città o di un paese è, infatti, una delle misure più controverse che si possano adottare in guerra. Nella mente dei generali e dei re, si auspica che il blocco porti alla disperazione la popolazione all'interno della città, ne distrugga il morale e, in ultima analisi, provochi una ribellione interna per la fame e la mancanza di cure mediche, causando la capitolazione della resistenza.

Ma non tutti i blocchi hanno funzionato. Probabilmente il fallimento più famoso di un assedio nella storia recente è quello di Leningrado, oggi San Pietroburgo, che resistette all'assedio delle truppe naziste dal 1941 al 1944 (872 giorni in totale). L'assedio di Leningrado causò la morte per fame e freddo di oltre un milione di persone che, nonostante la crudeltà delle truppe di Hitler, non cedettero la città fino a quando l'URSS non riuscì a contrattaccare e sconfiggere il Terzo Reich.

Senza dubbio, Cuba ha scritto un nuovo capitolo nella storia della resistenza all'assedio. Per oltre 60 anni, Cuba è riuscita a resistere a un blocco che mira chiaramente a distruggere il processo rivoluzionario più emblematico del XX secolo nelle Americhe. Un processo che si dichiara socialista, guidato da un partito di massa (il Partito Comunista di Cuba) e, forse ancora più importante, che si svolge al confine meridionale del paese capitalista più potente della storia, un paese che si è anche dichiarato il più accanito rivale dei processi socialisti nelle Americhe.


Decine di migliaia di cubani rendono omaggio ai 32 morti nell'attacco statunitense al Venezuela. Foto: Miguel Díaz-Canel/X

In effetti, il blocco contro Cuba non è stato assoluto. Per decenni, la solidarietà dell'URSS, della Cina, del Vietnam e di altri paesi socialisti è riuscita a sostenere un percorso appoggiato dalla stragrande maggioranza degli abitanti dell'isola. Tuttavia, dopo la caduta dell'URSS, Cuba si è trovata ad affrontare uno scenario apparentemente catastrofico. Washington riteneva che sarebbe stata la fine del governo rivoluzionario e ha cercato di dare il colpo di grazia durante l'amministrazione Clinton, creando nuove sanzioni e difficoltà per i paesi terzi che commerciavano con Cuba.

Ma Cuba ha resistito ancora una volta. Fidel Castro ha inaugurato il cosiddetto "Periodo Speciale" durante gli anni '90, in cui l'economia del paese è stata riconfigurata per resistere alla perdita del suo principale partner commerciale. E Cuba ha resistito.

All'inizio del XXI secolo, l'avvio del processo chavista in Venezuela ha dato a Cuba un po' di tranquillità, ma il paese ha continuato ad applicare misure straordinarie. Il petrolio venezuelano ha contribuito a superare significativi problemi energetici e produttivi.

Tuttavia, dal dicembre 2025, quando gli Stati Uniti hanno imposto un blocco petrolifero al Venezuela, e dal 3 gennaio 2026, giorno in cui gli Stati Uniti hanno attaccato direttamente il Venezuela per la prima volta nella sua storia, Cuba ha subito un soffocamento che potrebbe causare un dolore senza precedenti al popolo cubano.

Non solo gli Stati Uniti hanno ordinato la sospensione delle vendite di petrolio venezuelano a Cuba, ma hanno anche minacciato di imporre sanzioni speciali a qualsiasi paese che venda petrolio all'isola, cosa che minaccia la vita stessa dei cubani che hanno bisogno di petrolio greggio non solo per i loro veicoli personali, ma anche per trasportare cibo, gestire i loro ospedali, produrre beni agricoli, alimentare le industrie, ecc. È una misura che mira a distruggere Cuba.

Infatti, secondo le sue stesse dichiarazioni, Trump è disposto a spingere Cuba alla disperazione per rovesciare il governo cubano, sperando che questo realizzi una delle fantasie più care a Washington, ovvero il crollo dell'unico governo socialista in America che è riuscito a sfidare gli Stati Uniti con notevole successo.

Tuttavia, Cuba non rappresenta una sfida militare che minaccia la sicurezza degli Stati Uniti (come sostiene Washington). Vale la pena sottolineare che le truppe di Fidel sono riuscite a sconfiggere diversi tentativi militari di rovesciarlo negli anni '60, tra cui la famosa invasione di Playa Girón, dove migliaia di soldati sostenuti dagli Stati Uniti sono stati sconfitti militarmente dall'Esercito Rivoluzionario Cubano. Ciononostante, Cuba non ha mai attaccato gli Stati Uniti in alcun modo.

Né Cuba sta privando il suo popolo dei progressi culturali, scientifici o sportivi, dato che Cuba è stato il primo paese del continente a sradicare l'analfabetismo; è diventato uno dei paesi con il maggior numero di medici pro capite al mondo; ha un'aspettativa di vita molto più alta rispetto alla maggior parte degli altri paesi latinoamericani; ed è il secondo paese con il maggior numero di medaglie olimpiche dell'intero continente (solo dietro agli Stati Uniti e molto più avanti degli altri).

In realtà, la "minaccia" che Cuba rappresenta per il governo degli Stati Uniti è, ed è sempre stata, la sua semplice esistenza. La dignità di essere un popolo che ha deciso il proprio destino di fronte all'impero militare più potente della storia, insisteva Fidel, è un prezzo che gli Stati Uniti fanno pagare a Cuba soffocando ogni giorno il suo potenziale.

Non si può fare a meno di immaginare cosa sarebbe diventata Cuba se gli Stati Uniti, difensori del tanto decantato libero mercato, non avessero strangolato la sua economia e il suo commercio negli ultimi sessant'anni. Quali altri risultati avrebbe ottenuto Cuba? Quanto sarebbe potuta diventare economicamente potente rispetto allo stato di estrema povertà in cui il Paese è stato ridotto da coloro che lo hanno trasformato in un casinò e in un bordello per i ricchi della Florida, mentre la popolazione dell'interno del Paese soffriva la più ignominiosa privazione materiale?

L'amministrazione Trump sembra determinata a non tollerare più questo affronto esistenziale. Il suo progetto geopolitico è quello di ripristinare un imperialismo potente anche se attraverso l'intimidazione, che sia anche ipertecnologico pur con idee ottocentesche, rivitalizzato anche se attraverso pratiche isolazioniste: in breve, un imperialismo potentissimo che continua però ad essere simbolicamente sfidato da quella piccola isola di quasi 10 milioni di abitanti (più o meno la popolazione del Michigan e poco più di quella di New York City).

Cuba è per l'amministrazione Trump ciò che sono state le città e i paesi che hanno rifiutato di arrendersi ai grandi imperi conquistatori: un esempio intollerabile dei limiti del potere militare ed economico di fronte alla dignità umana, che non può essere comprata, ma solo distrutta con metodi di assedio e blocco che diversi grandi generali nella storia hanno rifiutato di utilizzare anche in periodi di guerre sanguinose, a causa delle sofferenze che provoca ai suoi abitanti.

Per ora, Cuba resiste. Ed è sempre stato così. E prima era anche "per ora". Ma la somma di questi "per ora" formano le leggende, le storie che ispirano intere generazioni a non arrendersi, anche se sono accadute centinaia o migliaia di anni fa; che ridefiniscono il concetto di eroismo, non attraverso azioni militari, ma attraverso la volontà di non perdere la dignità di fronte alla minaccia più apocalittica. Cuba è una leggenda che l'imperialismo non può più sopportare, e sembra che farà tutto il possibile per sradicarla dalla terra e dalla memoria.

Ma ogni conoscitore della storia sa che la dignità dei popoli è immortale, mentre gli imperi non lo sono. Shelley ce lo ricorda nel suo sonetto Osimandia, che racconta di Ramses il Grande, probabilmente il faraone più potente del suo tempo, attorno al cui monumento rimangono solo le rovine di ciò che un tempo sembrava indistruttibile: "E sul piedistallo sono incise queste parole:/ 'Osimandia è il mio nome, re dei re:/ Guardate le mie opere, voi potenti, e disperate!'./ Null'altro rimane. Attorno allo sfacelo / di quel rudere immenso, sconfinato e nudo, / si stende delle sabbie, solitario, il piano."


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