www.resistenze.org - popoli resistenti - ecuador - 27-04-05

da: ALAI, América Latina in Movimento – 22/04/05
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Ecuador: Cambiamento di rotta?


Sally Burch

Il nuovo presidente ecuadoregno, Alfredo Palacio, che prende le redini di un paese in condizioni di estrema fragilità delle istituzioni democratiche e senza Corte Suprema di Giustizia, ha dichiarato che la priorità del suo governo è proprio restituire a quelle istituzioni legalità e legittimità. Ha pure lasciato intendere che ciò non implica correre alle elezioni, perché nell’attuale regime elettorale ciò si presterebbe a perpetuare questo sistema politico delegittimato.
Palacio, medico di Guayaquil, apartittico, che fin dall'inizio del governo di Gutiérrez prese le distanze dal suo presidente criticandolo per l’abbandono del programma elettorale, ha fatto conoscere la sua intenzione di riformare la legge finanziaria e la politica economica per privilegiare le mete sociali. Egli ritiene che il paese debba investire in sanità, educazione, scienza e tecnologia, protezione sociale e nella ripresa produttiva, mirando a diminuire la dipendenza dell’esportazione dell’industria petrolifera.

I primi membri del suo gabinetto - che non includerà militanti di nessun partito politico -, sembrano ratificare un cambiamento di rotta. A questo proposito il Ministro dell’Economia, Rafael Correa, è stato molto critico di fronte alla dollarizzazione ed al Trattato di Libero Commercio - TLC -, attualmente in negoziazione con gli USA Sebbene abbia riconosciuto che per adesso non ci siano le condizioni per abbandonare la dollarizzazione, si è impegnato a non privatizzare il petrolio ed a rafforzare fortificare l’impresa statale Petroecuador. Si è opposto all’acquisto dei buoni del debito estero, e ritiene che i proventi dell’industria petrolifera che il paese ricava dall’alto prezzo sul mercato internazionale, devono essere destinati in gran parte agli investimento sociali. Rispetto al Trattato di Libero Commercio con gli USA, Correa propone di tornare a rivedere tutta la negoziazione. Da parte sua, Palacio ha riconosciuto che gli accordi commerciali sono ineludibili, ma che i paesi non devono negoziare in condizioni di schiavitú. Vuole che sia cambiata la rappresentanza ecuadoregna incaricata di trattare con gli USA, in modo da poter trattare meglio su alcuni temi come il debito estero, i dazi e i sussidi, il bonus tecnologico e la proprietà intellettuale. Rispetto a quest’ultima, il medico riconosce la necessità di stabilire eccezioni per la sanità pubblica e di restringere i brevetti in materia di ingegneria genetica, che di fatto implicano brevettare la vita. Ha pure menzionato la possibilità che il TLC potrebbe essere oggetto di una consultazione popolare.

Appoggio vigile

Il nuovo governo per il momento gode di un appoggio condizionata di gran parte della popolazione, quella che si è mobilitata contro Gutiérrez. Ma a parte questo, il suo margine di manovra è debole. La legittimità della risoluzione parlamentare che ha destituito Gutiérrez per “abbandono del potere” con maggioranza semplice è ancora dibattuta da alcuni settori, e la comunità internazionale non ha ancora riconosciuto il nuovo presidente. Il giorno 20, l’alto comando militare ha tardato varie ore prima di riconoscere Palacio come nuovo Presidente, nonostante la sua nomina al Congresso ed il fatto che gli stessi militari avevano già ritirato il loro appoggio a Gutiérrez. Ciò ha evidenziato le differenze all’interno dell’esercito, ma ha confermato che chi dirime le crisi politiche dell’Ecuador sono ancora le forze armate, sulla base di un Potere che attribuiscono loro gli attori sociali e politici quando li richiamano ad intervenire ogni qualvolta si verifica questo genere di crisi istituzionali. Anche la conferenza episcopale ha annunciato il suo riconoscimento del nuovo presidente. Da parte sua, le autorità nordamericane evitano di esprimere un riconoscimento al nuovo governo, sebbene dicano di mantenere “relazioni”. La segretaria di Stato Condoleeza Rice ha dichiarato di “ appoggiare un processo democratico, costituzionale” ed ha insistito circa la necessità di anticipare le elezioni.

Nel frattempo, il Congresso si sente pressato dalle proteste che proseguono nelle strade e le radio della capitale, esigendo “che se ne vadano via tutti”. Il Congresso è completamente screditato davanti agli occhi della popolazione e nessuna forza politica può pretendere di avere le mani pulite nella ripartizione di posti nelle istituzioni fondamentali dello Stato. Le rappresentanze parlamentari di alcuni forze politiche hanno indicato che sarebbero disposte a rinunciare, ma non senza prima aver stabilito le condizioni basilari per il funzionamento democratico. Ciò include, come misure urgenti, un meccanismo per nominare la Corte Suprema di Giustizia, attualmente vacante - senza che si trasformi in una nuova ripartizione di posti tra i partiti politici -, e la revisione della nomina incostituzionale del Tribunale Costituzionale (alcuni dei membri hanno già offerto la loro rinuncia) e della Corte suprema Elettorale. Come primo passo, si spera di recuperare la capacità di agire e qualche grado di credibilità, di imporre con urgenza un’epurazione interna nel Congresso, che gli stessi partiti hanno già dichiarato di voler fare.

Molti ritengono che l’indebolimento delle istituzioni dello Stato è stata una politica orchestrata per interessi personali, in cui Gutiérrez ha avuto un alto grado di responsabilità, da quando il giorno 8 dicembre ha tentato di concentrare tutti i poteri dello Stato. Lo stesso Palacio, quando era ancora vicepresidente, poche ore prima della caduta di Gutiérrez, ne ha parlato in termini molto duri, definendolo “un piano diabolico destinato a produrre la demolizione della maggior parte delle istituzioni fondamentali della democrazia ecuadoriana.” Ha detto di non poter indicare con esattezza gli autori di questo piano, per il miscuglio di interessi inclusi, ma che bisogna analizzare chi ne ha ricavato vantaggi. Ha criticato “chi tenta di salvare le lobby, invece di salvare la nazione.” A questo proposito ha denunciato il sistema finanziario internazionale speculativo, che “ci ha danneggiato moltissimo”, e che “s’infiltra nella maggior parte dei paesi.”

Il movimento sociale che ha provocato il ricambio di governo esprime un fenomeno innovativo nello scenario politico-sociale ecuadoriano. Da una parte, dimostra l’indebolimento reale delle forze sociale organizzate - incluso il movimento indigeno - come risultato della politica destrutturante del governo Gutiérrez. Queste organizzazioni hanno appoggiato le mobilitazioni per proprio contro, ma praticamente non hanno inciso davvero. Esprime anche lo straripamento delle leadership politiche, soprattutto a Tolgo, e in minore misura in altre città. Le successive marce di protesta convocate dai sindaci di Tolgo, Paco Moncayo, e Guayaquil (Jaime Nebot), tra gli altri, non hanno avuto la forza sufficiente per ottenere un cambiamento di rotta del governo e hanno cercato di nascondere lo slogan “Lucio Fuori” che via via prendeva forza nelle strade.

E’ stato nelle strade che si sono mobilitati, autoconvocandosi, i “fuorilegge”, (l’epiteto usato da Gutiérrez), ma subito adattato dalla popolazione quiteña con l’appoggio di Radio la Luna e di un’altra decina di radio locali. Allo scopo di mobilitarsi pacificamente per la dignità del paese, e respingendo ogni leadership tradizionale, per sette notti, - ed il giorno 20 dalla mattina -, una folla interclassista con la prevalenza del ceto medio, si è impadronita delle strade di Tolgo. Sono scese in strada famiglie intere, ma soprattutto giovani che si sono auto organizzati, decidendo giorno per giorno i siti di mobilitazione, gli slogan e le forme di manifestazione. Dopo la caduta di Gutiérrez, la cittadinanza rimane ancora mobilitata e le riunioni proseguono di notte per organizzare la vigilanza alle autorità, ed esigere la cattura dei responsabili della repressione dell’ultima settimana.

In ultima analisi, il principale artefice della caduta di Lucio Gutiérrez è stato lui stesso. Aveva quasi tutto a suo favore: appoggio delle forze armate, di una maggioranza parlamentare, del governo nordamericano. Non ha valutato adeguatamente le conseguenze di facilitare il ritorno, in condizioni d’impunità, dell’ex presidente defenestrato, Abdalá Bucaram. La goccia che ha poi fatto traboccare il bicchiere dell’ira di Quito, è stato l’annuncio che il giorno 20, il governo stava portando a Tolgo circa 100 autobus di “bulli” armati di bastoni - si parlò perfino di machete -, dalla Costa e dall’Amazzonia per affrontare il popolo mobilitato, fatto che ha scatenato l’insurrezione generale.