da Resumen Latinoamericano
http://www.nodo50.org/resumen/verarticulo.php?id=340&pernum=82&posant=82
Maria Mercedes Cobo
20 Aprile 2006
Originaria Quechua, Blanca Chancoso è militante e dirigente organizzativa del movimento indigeno dell’Ecuador (CONAIE), oltre che maestra e coordinatrice della Scuola di Formazione politica delle donne di Quito. Ci parla della loro lotta.
Qual è il peso dei movimenti indigenisti nella lotta per l’integrazione dei popoli?
Intendo la lotta per il riconoscimento alla diversità e alla difesa dell’identità dei popoli.
Bisogna tenere conto del fatto che la lotta dei popoli indigeni è vecchia di
500 anni; per tutti questi secoli ha affrontato il razzismo e le disuguaglianze
ma in questo modo ci h consentito di crescere, al punto che ora non basta più
una politica di semplice tolleranza, serve invece una politica che faccia
maturare il riconoscimento della diversità. Paesi come Venezuela, Ecuador,
Perù, e altri, sono tutt’altro che monoculturali, e queste varie culture che li
compongono possono integrarsi a vicenda.
(..) Rispettare le diversità culturali è il modo migliore di rimanere uniti.
Siamo popoli diversi ma uniti. E vogliamo affermare quest’unità nella
diversità. Ma ciò è possibile solo se si eliminano le disuguaglianze di classe,
ecco perché stiamo lottando contro di esse.
La Confederazione delle Nazioni Indigene dell’Ecuador (CONAIE) continua la sua lotta; al momento abbiamo appena superato una tormenta politica, ci sono stati dei danni, ma stiamo lavorando alla ricomposizione e riorganizzazione, stiamo tornando a rafforzarci.
La lotta del nostro movimento finalizzata ai diritti dei popoli, sostiene un processo di difesa dei diritti collettivi, si tratta di costruire il potere alternativo all’insegna della pluralità culturale, di ottenere il riconoscimento dei diritti territoriali indigeni a fronte dei principi del Trattato di Libero Commercio (TLC).
In questo risorgimento dei movimenti di sinistra, dello sviluppo di politiche
di inclusione sociale, che ne pensa del trionfo di Evo Morales?
Come indigena è un fatto che mi riempie di gioia, ma è anche un fatto che mi
carica di responsabilità perché da ora tutto ciò che fa o dice Evo, avrà delle
ripercussioni su tutti gli indigeni del mondo. Ma si tratta di un lavoro
politico continuo, permanente. Dobbiamo prepararci al cambio, che non avverrà
in modo uguale in tutti i paesi, perché non c’è una formula universale, ma c’è
un lavoro che ci permette di lottare ed avanzare. In Ecuador siamo contro
l’ALCA e il TLC. Certo per rafforzarci abbiamo bisogno dell’aiuto del governo
di Chavez e di quello di Fidel Castro, ma siamo di fronte ad una sorta di
ritorno ad un’età dell’oro, un’epoca dimenticata. E’ una grande speranza. Ora
non possiamo avere nessuna frustrazione, anzi possiamo sentirci vittoriosi
contro il neoliberalismo e l’imperialismo, perché quello comincia a vacillare.
Come definirebbe la politica interna e quella estera del Presidente Chavez?
Credo che la politica di Chavez in Venezuela sia molto importante per i popoli
venezuelani; sono i settori sociali dimenticati, emarginati, che ne traggono
beneficio, è quindi una politica integrale più che una politica integralista,
ed è integrale perché a quella gente gli stanno riconoscendo i diritti. Quella
è la politica che permette di andare avanti; Chavez è davvero il Presidente di
tutti.
Per quanto riguarda la politica internazionale, e nello specifico la questione
indigena, la politica di Chavez è un’alternativa che consiste nel rispetto
reciproco, nell’armonia delle diversità, proprio secondo quello che è il nostro
sentire. Anche sul piano economico, l’ALBA (Alternativa Bolivariana per le
Americhe) è un’alternativa che ci riconosce, mentre il TLC (Trattato di Libero
Commercio) spinge una politica integrazionista impositiva, egoistica e
disuguale, una politica che condanniamo perché colpisce la sovranità dei
popoli. Proprio il contrario di quanto accade con Cuba, Brasile, Argentina,
Bolivia. Si tratta di mantenere i rapporti commerciali con una politica di
solidarietà consentendo di sviluppare ciascun popolo riconoscendone le vere
necessità. E’ una politica di cooperazione che non valorizza il denaro ma
l’aiuto reciproco, quello che chiamiamo interscambio e solidarietà, l’unico
modo che permette di mantenere le relazioni politiche ed economiche fra i
popoli senza danneggiarne la sovranità, nel rispetto dell’altro in termini
collettivi.
Traduzione dallo spagnolo di FR