www.resistenze.org - popoli resistenti - ecuador - 28-11-06
Da Granmacubaweb
http://www.granma.cubaweb.cu/2006/11/27/interna/artic05.html
L'Ecuador ha votato per il cambiamento
Victor M. Carriba
26 novembre 2006
Con un impeto che ha rotto vecchi schemi e compromessi politici, e un'agenda di cambiamenti profondi per un paese in crisi, il giovane economista Rafael Correa ha conquistato oggi la presidenza dell'Ecuador.
Secondo i primi dati emessi a conclusione della seconda tornata elettorale, il Movimento Alleanza Paese si è imposto al magnate bananiero Álvaro Noboa, candidato del Partito Rinnovatore Istituzionale.
In meno di un anno e mezzo, a partire dal momento in cui ha abbandonato l’economia e si è lanciato verso il Palazzo di Carondelet, Correa è riuscito a catalizzare la volontà di una cittadinanza lacerata da un decennio di scosse, instabilità e crisi.
La vittoria di questa domenica è giunta al di sopra della campagna diffamatoria lanciatagli contro dal miliardario Noboa, che ha impegnato la sua fortuna in funzione della carica presidenziale, fallita per la terza volta consecutiva.
La principale proposta di Correa - forse la più difficile - fatta durante la sua campagna elettorale, è stata quella di convocare una consultazione popolare per instaurare un’Assemblea Costituente che metta fine al sistema di corruzione e partitocrazia imperante nel paese.
Con quel passo, l'ora virtuale presidente ecuadoriano cerca l'uguaglianza di condizioni per tutti i cittadini.
Nella prima tornata elettorale, quando si è votato anche per rinnovare il parlamento, Alleanza Paese decise di non presentare aspiranti a deputati, perciò il nuovo governante si troverà un apparato legislativo a lui contrario, anche se per Correa “i padroni della democrazia non sono i 100 congressisti, ma i 13 milioni di ecuadoriani ed ecuadoriane.”
Un altro pilastro del suo programma si basa sull’aperto rifiuto della firma di un Trattato di Libero Commercio (TLC, con gli Stati Uniti) accompagnato, al contrario, da una vocazione di integrazione politica, economica e monetaria latinoamericana.
A ciò, si somma la determinazione di realizzare una rinegoziazione degna e sovrana del debito esterno ecuadoriano, senza escludere un'eventuale moratoria, “perché la vita degli ecuadoriani è al primo posto”.
Per Correa, i TLC bilaterali con Washington sono nocivi, “soprattutto nel caso dell’Ecuador, che non ha una moneta nazionale."
Traduzione dallo spagnolo di FR per www.resistenze.org