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- popoli resistenti - ecuador - - n. 256
Il Granma intervista Rafael Correa
Non è con più capitalismo, con più neoliberismo, con più mercati che si risolveranno i problemi dell’America Latina
di Oscar Sánchez Serra
12/01/2009
Quando ha avuto tra le mani il suo titolo d’economista dell’Università Cattolica di Santiago de Guayaquil, non è andato a lavorare per un’azienda e nemmeno a fare affari. E non si è nemmeno tuffato nella piscina della speculazione mondiale, dove molti economisti e uomini d’affari hanno costruito grandi fortune, lasciando in miseria questo mondo agli inizi del XXI secolo.
Dopo la laurea con menzione speciale del tribunale accademico, ha frenato il suo sogno di divenire master o frequentare un dottorato per andare a 3.600 metri sul livello del mare, nella zona di Zumbahua, stato del Pujilí, in provincia di Cotopaxi. Lì ha lavorato i campi e fatto il maestro, dando lezioni di matematica elementare e organizzando microimprese agricole.
Sentendogli raccontare che quella è stata una delle migliori esperienze della sua vita, nessuno si può stupire se oggi il Presidente Rafael Correa Delgado sottoscrive le idee del socialismo del XXI secolo e lo definisce come la supremazia dell’essere umano sul capitale. E che dichiari immorale e illegittimo il debito estero del suo paese, facendo suo il concetto espresso dal nostro Comandante in Capo Fidel da più di 20 anni, vale a dire, che i nostri popoli l’hanno già pagato molte volte.
Questa modestia e preoccupazione per il suo popolo, per l’America Latina, e una visibile emozione quando parlava di Cuba, erano evidenti durante l’intervista esclusiva che ha concesso a Granma, rubando tempo al suo intenso programma di visite realizzate la scorsa settimana nel nostro paese.
Eccone un resoconto per grandi temi.
Cuba
“La storia è stata testimone dell’avvicinamento dei nostri popoli e di relazioni eccellenti. Abbiamo avuto un presidente che è il miglior riferimento per la nostra Rivoluzione Cittadina, Eloy Alfaro. Lui reclamò dalla corona spagnola l’indipendenza di Cuba, ed era anche disposto a mandare un distaccamento di soldati a Cuba. Conobbe José Martí e si scrissero. Il padre di uno dei nostri Eroi nazionali, Alfredo Calderón, era cubano.
Molti dei nostri uomini di Stato e di riferimento storico, come Vicente Rocafuerte e Juan Montalvo, vissero all’Avana o vi hanno soggiornato.
Poi nel 1959 la Rivoluzione cubana ha fatto sì che si guardasse questa terra con orgoglio. Le pressioni degli Stati Uniti condussero ad una rottura delle relazioni diplomatiche nel 1961, ma le relazioni tra i popoli fratelli sono continuati. Dal 1979, quando le relazioni si sono riannodate, abbiamo sviluppato un forte vincolo a tutti i livelli, ma con il nostro governo si sono approfondite molto di più in virtù di coincidenze ideologiche, per le cose in comune che abbiamo.
La visita
Ovviamente questa visita aiuta a rafforzare sempre più le relazioni. Ed è nostro dovere ottenere cose concerete. Ci sono stati viaggi precedenti, visite di Stato, di presidenti della Repubblica; sono stati firmati degli accordi, ma il risultato fu zero, mentre questa volta andremo fino in fondo. Ci sono aree nelle quali possiamo far decollare la cooperazione, per esempio nell’impressionante sviluppo che ha Cuba nell’educazione, la sanità e la biotecnologia.
Abbiamo sentito il grande apprezzamento che esiste per l’Ecuador e per il nostro governo, ed è reciproco. Abbiamo vissuto momenti molti emozionanti, come l’8 gennaio, quando nella cerimonia di celebrazione del 50º anniversario dell’arrivo di Fidel all’Avana ho conversato con i familiari dei Cinque Eroi cubani reclusi negli Stati Uniti. Io non sapevo che si trovavano lì con noi, ma conosco bene il caso e quanto disumane e ingiuste sono le condanne drastiche inflitte.
Ho avuto la grandissima opportunità di fronte alle mogli, madri e figlie, di testimoniare loro la mia solidarietà e l’impegno che l’Ecuador farà tutto quello che potrà per continuare a denunciare questo caso, facendo pressioni perché si metta fine a queste ingiustizie.
Sarà indimenticabile l’emozione provata nel condividere con coloro che assaltarono la Caserma Moncada, coloro che vennero nel Granma, con gli Eroi della Carovana della Libertà, con i familiari del Che, tutti lì con il Comandante Raúl Castro...
Più che parlare, ho trasmesso loro l’orgoglio e l’ammirazione che sentiamo per loro, per l’onore d’averli conosciuti.
L’America Latina oggi, politica, sociale ed economica
Insisto nell’idea che l’America Latina non sta vivendo un’epoca di cambi, ma un cambio d’epoca. Se lei paragona l’America Latina d’oggi, i suoi governanti, i suoi leaders con l’America Latina di 10 anni fa, la differenza è enorme. Si ricordi dell’America Latina dei Menem, dei Color de Mello, di Fujimori, di Jorgito Endara a Panamá... oggi abbiamo governi più autonomi, più sovrani, più progressisti. I governi neoliberisti sono crollati come castelli di sabbia; qualcuno sopravvive ma, in generale, si sono viste molte vittorie successive di governi della sinistra.
Questo fa sì che si coincida in molte cose e, come non era mai avvenuto prima, si vivano una volontà e uno spirito d’integrazione, ma è un’integrazione che dobbiamo rendere concreta in molti fatti tangibili e a beneficio dei nostri popoli. In questo senso c’è un’America Latina più unita, con più coincidenze, con più spirito d’integrazione, ne è una dimostrazione la riunione di Salvador de Bahía, dove Cuba è entrata nel Gruppo di Rio. E questo appena 10 anni fa era impensabile, perché si doveva chiedere il permesso al potere del nord.
Nel sociale credo che manchi molto e che non otterremo granché fino a quando useremo gli stessi modelli di prima; non è con più capitalismo, con più neoliberismo, con più mercato che daremo soluzioni ai problemi. L’America Latina necessita di un modello alternativo e in alcuni paesi come Ecuador, Paraguay, Bolivia e Venezuela, si sta cercando d’applicarlo.
Nel sociale, purtroppo, credo che l’America Latina non abbia fatto grandi passi avanti, dovremo avanzare molto più rapidamente. Nell’economia abbiamo ancora sistemi molto vulnerabili, molto dipendenti, e ci costa cara, per esempio, una crisi di cui non siamo gli autori né i complici, anzi, forse siamo le principali vittime.
La grande sfida è creare modelli più autonomi e meno vulnerabili, uno sviluppo davvero endogeno, e come parte essenziale di questa strategia andare ad un’integrazione regionale che ci renda meno vulnerabili ai fattori esterni. Credo che la politica stia cambiando, ma nel sociale e nell’economia abbiamo davvero molto da fare.
I processi d’integrazione nella regione
Stanno accadendo cose molto positive ed io faccio sempre l’esempio di UNASUR, perché è uno dei tentativi d’integrazione di maggior portata, cioè non solo dei paesi della zona delle Ande o dei paesi del Cono Sur, ma di tutta l’America Latina. Inoltre - forse è la cosa più importante - si differenzia dai processi come la Comunità Andina delle Nazioni - CAN - e il MERCOSUR, che sono stati costruiti solo su un piano commerciale, in forma praticamente esclusiva, sostanzialmente creando grandi mercati. UNASUR vuole un’integrazione completa nel sociale, nella politica e anche nell’istituzionale. Implica la cittadinanza regionale, i sistemi di sicurezza comuni, le politiche sociali comuni, una politica economica comune, le strategie comuni in organismi multilaterali. Magari potessimo, in tempi brevi, costruire questa nuova struttura con una Banca di Sviluppo e con un Fondo di Riserva, con una moneta comune... È un tentativo d’integrazione che va molto al di là del piano commerciale e questo per l’America Latina è molto positivo.
L’Ecuador di fronte alle elezioni del prossimo aprile
Noi stiamo sempre guardando il nemico, come dico sempre, e l’ho detto anche al comandante Raúl Castro. La borghesia cubana se ne andò dal paese e i nemici, in generale, sono al di fuori del paese e molto chiaramente identificati. In Ecuador la borghesia è nel paese, e cerca di rallentare tutti i processi di cambio da dentro e attraverso una la cosiddetta stampa libera, che in verità è la stampa in funzione di certi privilegi e interessi; attraverso certi settori della chiesa, attraverso presunte organizzazioni sociali. Il nostro processo ha meno di due anni e non ci si immagina tutti gli ostacoli e gli attacchi che abbiamo già dovuto affrontare.
La stessa crisi economica di cui parliamo, adesso viene usata contro il popolo, con le invenzioni e tutte le falsità e le menzogne da parte di questa stampa che all’ 80% è contro di noi, di queste cupole, di questi gruppi pseudo sociali. Prendono uno che è disoccupato e gli dicono che la colpa è del governo, e che lo faranno diventare ricco, etc. Il panorama è complesso e sarà difficile. Stanno facendo l’impossibile per destabilizzarci, l’impossibile per farci perdere nelle elezioni: questa è la sfida, ma la nostra risposta sarà più democrazia. Metteremo i nostri incarichi a disposizione del popolo ecuadoriano tutte le volte che sarà necessario. Il nostro alto indice di popolarità dice che siamo un governo con un gran capitale politico, che ha risvegliato un grande appoggio popolare. Lo sappiamo, ma non ci possiamo ingannare: tutto questo potrebbe cambiare e non sarà un processo facile. L’oligarchia sa che sta per essere sconfitta e i gruppi d potere sanno che stanno per essere battuti nei successivi processi elettorali in Ecuador, perciò fanno di tutto per cercare di destabilizzare il governo e farci perdere le elezioni.
Il Che
Per me il Che è davvero una cosa speciale È un riferimento, è uno dei grandi uomini che ha dato l’umanità. Per noi è stato molto rappresentativo, molto significativo, molto emozionate poter visitare questo Mausoleo pochi minuti prima dipartire da Cuba.
Che significa questo? Significa fare i conti con la storia, rendere omaggio a un gigante latinoamericano, ma anche ad un simbolo di quello che vuol’essere la Rivoluzione Cittadina in Ecuador. Questa grandezza di sacrificio all’estremo, dare tutto per gli ideali che ci sostengono, dare tutto per il servizio agli altri. Dare tutto per solidarietà: è un simbolo e un messaggio che la nostra Rivoluzione Cittadina è Alfarista, Bolivariana e anche Guevariana.
(Traduzione Granma Int.).