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- popoli resistenti - ecuador - 27-04-09 - n. 271
Il significato della nuova vittoria elettorale di Rafael Correa
Avanza la “Rivoluzione Cittadina” in Ecuador
di Fernando Arellano Ortiz - Cronicon.net
27/04/2009
L’Ecuador è in piena fase di cambiamento, proprio come aveva indicato Rafael Correa due anni mezzo fa, quando aveva assunto il potere. Sta finendo la partitocrazia mafiosa, la buia notte neoliberale e i suoi leader di fango, e avanza un modello politico solidale, democratico e d’integrazione.
Il nuovo trionfo elettorale di Correa, lo scorso 26 aprile, è un acuto nel processo politico di questo piccolo paese andino di poco più di 12 milioni di abitanti. Per la prima volta dopo 30 anni da quando nella nazione è stato ricomposto il gioco democratico, un presidente viene eletto al primo turno. E per la prima volta s’inaugura una fase che è preceduta da un cambiamento sostanziale tanto sul piano istituzionale che nei rapporti forza, grazie all’impulso data dalla nuova Costituzione voluta dal governo del Movimento Alleanza Paese.
Gli ultimi trent’anni in Ecuador sono stati di frustrazione e disperazione, da quando alcuni partiti di destra avevano preso a usare il potere come mezzo per saccheggiare lo Stato, consolidare delle camarille guidate da banchieri, eliminare la sovranità monetaria adottando il dollaro come valuta ufficiale, e mantenere il paese in crisi istituzionale permanente.
L’ascesa di Correa per gli ecuadoregni ha significato iniziare una tappa di trasformazione politica e socioeconomica, perché è la prima volta in vari decenni che un presidente ha un vero progetto basato sull’equità sociale, il rinnovamento istituzionale e la sovranità nazionale.
Il progetto è iniziato due anni e mezzo fa, quando Correa è arrivato al Palazzo di Carondolet ed ha affrontato la mafia partitocratica di destra che dominava tutti i poteri pubblici, gli speculatori finanziari che ancora detengono il potere dei media e i settori sociali più ricchi che beneficiavano del modello neoliberale.
Correa ha dovuto fare perno sulla convocazione di un’Assemblea Costituente per cui ha dovuto affrontare il Congresso Nazionale dominato dai conservatori. Superato quest’ostacolo ha convocato le elezioni per scegliere i membri di questa assemblea che hanno redatto il nuovo testo costituente, e il risultato elettorale è stato un successo. Il consolidamento di questa fase è venuto col referendum che ha approvato la nuova Costituzione col 64% dei voti.
La nuova sfida è stato il rinnovamento istituzionale raggiunto con nuove elezioni generali che gli hanno conferito la maggioranza assoluta nell’Assemblea Legislativa, permettendogli di avviare il programma di governo, eliminando i residui della partitocrazia corrotta.
In effetti, gli ecuadoregni hanno voltato più volte le spalle ai leader responsabili del passato di questo sfortunato paese andino. L’ex presidente Lucio Gutiérrez, defenestrato per corruzione, che appoggiava il Piano Colombia, e tradiva il suo elettorato alleandosi a Bush e Uribe, mantenendo il modello neoliberale. Il magnate bananiere Álvaro Noboa Pontón, che ha cercato di arrivare ala presidenza per quattro volte al fine di trasformare l’Ecuador in una repubblica delle banane e in un paradiso fiscale per i suoi interessi aziendali e personali. E poi Martha Roldós Bucaram, cugina dell’eccentrico ex presidente Abdalá Bucaram e dell’ex dirigente politico León Roldós, avvocati di banchieri senza scrupoli, che assunse il ruolo di leader della sinistra, quando tutto il paese conosceva la caratura etica del suo clan famigliare, nefasto protagonista della vita nazionale nell’ultimo mezzo secolo.
Grazie alla guida di Correa, in Ecuador si è costituita una forza politica, il Movimento Alleanza Paese, che a sua volta ha generato una forza sociale in grado di cambiare i rapporti di forza. In questi due anni e mezzo il governo ha così potuto avviare un progetto di società in cui si preferisce la supremazia del lavoro umano sul capitale, l’azione collettiva per lo sviluppo, il ruolo preponderante dello Stato nella vita socioeconomica della nazione, il rispetto dell’ambiente, i diritti umani, la giustizia sociale e la ricerca di un’autentica integrazione latinoamericana. Tutti principi che in America Latina sono noti come Socialismo del XXI secolo, un processo in costruzione. Tutto si è tradotto in pacchetti di aiuti economici per consentire un’abitazione per tutti, l’acquisto di materiale scolastico. La gratuità dei servizi sanitari è stata imposta, aumentando le spese pubbliche di otto volte in un solo anno. Le compagnie petrolifere sono state costrette a pagare maggiori imposte ed è stato negato il rinnovo della concessione della base di Manta al governo degli Stati Uniti.
I governi progressisti di quest’America meticcia come Venezuela, Bolivia ed Ecuador, nonostante le loro differenze, hanno tre punti in comune: la lotta per la giustizia sociale facendola finita col modello neoliberale, la democratizzazione politica e la sovranità nazionale.
Così come all’inizio del XX secolo un grande patriota visionario come Eloy Alfaro è stato protagonista della rivoluzione liberale, ora, cent’anni dopo, Rafael Correa Delgado ha assunto la guida per trasformare in realtà ciò che lui ha definito: “Rivoluzione Cittadina”.
Storica vittoria di Rafael Correa in Ecuador
27/04/2009
Rafael Correa, dopo la sua rielezione di domenica 26 alla presidenza dell’Ecuador, ha assicurato che porterà avanti il suo progetto socialista.
Il leader del Movimiento Alianza País ha ottenuto una vittoria storica e inedita, dato che dal 1976 nessun candidato aveva mai vinto nella prima giornata di votazione.
La vittoria garantisce a Correa il governo sino al 2013.
“Il socialismo continuerà, ovviamente, ed è per questo che ha votato il popolo dell’Ecuador”, ha dichiarato, aggiungendo: “Quando mai abbiamo nascosto il nostro orientamento ideologico? Continueremo a rafforzare questa lotta per la giustizia sociale e per la giustizia in tutta la regione (...) continueremo la lotta per eliminare ogni forma di sfruttamento nel lavoro, con la nostra società socialista: la supremazia del lavoro umano sul capitale”, ha riportato EcoDiario.
Anche se i risultati delle elezioni non sono ancora ufficiali, è confermato quello che avevano previsto le inchieste: Correa ha vinto nella prima votazione.
Stando alla stima dell’organizzazione non governativa Participación Ciudadana, il 71,5% dei voti piazza Correa del Movimiento Alianza País al primo posto con il 51,7%, mentre Lucio Gutiérrez, del Partido Sociedad Patriótica, avrebbe il 28,4%, ha informato EFE.
“Nessuno dubita che stiamo dalla parte dei più poveri ed è per questo che siamo qui”, ha affermato Correa, terminando con la frase “Hasta la victoria sempre”.
(SE/ Traduzione Granma Int.).