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- popoli resistenti - ecuador - 12-06-09 - n. 278
Lasciare il greggio dov’è, o la ricerca del paradiso perduto.
Elementi per una proposta politica ed economica per l’Iniziativa di non Sfruttamento del Greggio del ITT.
Alberto Acosta, Eduardo Gudynas, Esperanza Martínez e Joseph Vogel - Alai-amlatina
11/06/2009
Nel 2007 il Ministero per l’Energia e le Miniere dell’Ecuador ha presentato pubblicamente la proposta di “Non Sfruttamento del Petrolio” nella zona del Parco Nazionale di Yasunì.
L’iniziativa costituisce un’azione straordinaria per la protezione ambientale dell’area e dei suoi abitanti, oltre che per la ricerca di alternative allo sviluppo estrattivo tradizionale basata sull’esportazione di risorse naturali.
Si tratta di una vera e propria rottura nella storia della protezione ambientale, e della nascita di un nuovo cammino per affrontare concretamente il surriscaldamento globale. Questa iniziativa ha superato la fase dei discorsi senza proposte pratiche ed è un vigoroso passo avanti nella messa in discussione della logica dello sviluppo estrattivo, il primo settore d’esportazione dell’Ecuador.
Si parte da una prospettiva di rispetto della natura e delle scelte culturali dei popoli nativi in volontario isolamento che ancora abitano questo territorio amazzonico, ma si parte anche da una proposta per un nuovo regime di sviluppo, non solo nazionale, ma di civiltà.
Le riserve dell’ITT [il campo petrolifero Ishpingo-Tambococha-Tiputini situato nel Parco Nazionale di Yasunì, NdR] secondo le ultime stime, raggiungono 846 milioni di barili di greggio, che se estratti costantemente (a partire dal quinto anno) fornirebbero nel giro di 13 anni circa 107.000 barili. Questa cifra, che rappresenta quasi la quarta parte delle riserve esistenti in Ecuador, significherebbe appena 8 giorni di consumo di petrolio nel mondo.
Decidere di non sfruttarlo significa impedire l’emissione di circa 400 milioni di tonnellate di CO2, cioè, far risparmiare al mondo il costo del loro abbattimento. Inoltre, eviterebbe gli effetti della deforestazione causata dallo sfruttamento petrolifero. Le riserve petrolifere dell’ITT si trovano in un’area in cui esiste una delle maggiori biodiversità del pianeta. Che ospita non meno di 165 specie di mammiferi, 110 di anfibi, 72 di rettili, 630 di uccelli, 1.130 di alberi e 220 di piante rampicanti, senza contare innumerevoli specie d’invertebrati ancora da studiare..
Con questi precedenti è facile capire l’accoglienza che ha suscitato questa proposta.
Fin dalla sua prima formulazione pubblica ha ricevuto un’ondata di messaggi solidali, anche se non sono mancati quelli scettici e dubbiosi. L’entusiasmo, però, è stato una costante, nonostante alcuni segnali contradditori dati dal governo nazionale.
A metà del 2008 la proposta ha registrato il consenso formale del parlamento tedesco, che ha raccomandato agli altri parlamenti europei di fare lo stesso. Ma ancora più importante è stato il sostegno dato dalla società ecuadoregna quando ha appoggiato la Costituzione della Repubblica redatta nella città di Alfaro, Montecristo, in cui la concezione del vivere bene o “sumak kawsay” (in lingua indigena NdT) è stato il principio fondamentale su cui si sono costituzionalizzati i Diritti della Natura.
Il punto di partenza è la giustizia ambientale, appunto, i Diritti della Natura, che nasce dall’idea di una strategia di sviluppo post-materiale e da una componente post-estrattiva, di un paese indipendente dalle esportazioni petrolifere (..).
L’idea di lasciare il greggio nel sottosuolo, oltre a costituire un’apertura verso la protezione ambientale dell’Amazzonia, è un paradigma democratico per la creazione di politiche nell’ambito del nuovo clima costituzionale ecuadoregno. Si tratta, infatti, della costruzione di una nuova società democratica.
Alla proposta è stato legato un meccanismo di finanziamento costituito dalla collaborazione solidale della comunità internazionale. Sulla base di corresponsabilità e differenze, contribuirebbe a creare un fondo per la messa in opera di progetti sostenibili in Ecuador, puntando al superamento dell’economia petrolifera.
Una proposta innovatrice come questa richiede pure nuove concezioni. Bisogna sforzarsi di pensare le cose in modo nuovo, senza disconoscere i successi d’economia e politica in campo ambientale ma, anzi, facendoli diventare permanenti per poter affrontare una realtà di varie difficoltà, compreso il “senso comune” che impedisce di superare le ombre del passato. (..)
L’obiettivo di questa proposta riguardante l’ITT è una compensazione di 3.500 dollari US; per ottenerlo è necessario un accordo internazionale che consenta la creazione di un fondo composto di donazioni di governi o aziende, contributi e risorse provenienti da altri organismi internazionali come il Sistema Unico di Compensazione Regionale (SUCRE). (..)
L’importante è garantire la permanenza della decisione nei futuri governi, il che rende indispensabile la trasparenza e la partecipazione cittadina, ed anche l’esistenza di meccanismi di pressione e sanzione. (..)
E’ in gioco la costruzione di una politica ambientale alternativa, sovrana e coerente col rispetto dei diritti collettivi delle comunità, della natura, dei diritti umani degli ecuadoregni e delle loro future generazioni. Pertanto, la creazione di questo tipo di politiche e richiede la partecipazione democratica della società civile, in particolare di chi abita in quel territorio.
Nella prossima Conferenza sul Cambiamento Climatico a Copenaghen sarà necessario un accordo internazionale che privilegi i paesi che contribuiscono concretamente alla soluzione dei problemi generati dal riscaldamento globale. Sarà anche necessario stabilire collettivamente i vincoli reciproci adeguati agli impegni. Per ottenere ciò si dovranno studiare bene le azioni della diplomazia equadoregna, perché sarà uno scenario molto difficile, inquinato da aziende che pretendono di fare affari sul disastro ecologico, da paesi che invece di compromessi cercano nuove scappatoie e da una forte strategia per dividere le posizioni dei paesi del sud.
Un piccolo paese ha fatto una proposta rivoluzionaria, ora la parola spetta al mondo.
Autori:
- Alberto Acosta, professore- ricercatore della LACSO-Ecuador, ex-presidente dell’Assemblea Costituente, ex-ministro di Energia e Miniere
- Eduardo Gudynas è ricercatore del Centro Latino Americano di Ecologia Sociale (CLAES); Uruguay
- Esperanza Martínez, coordinatrice di Oilwatch e membro di Azione Ecologica
- Joseph Vogel, professore del Dipartimento di Economia all’Università di San Juan di Puerto Rico-Río Piedras, professore della FLACSO-Ecuador.