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- popoli resistenti - ecuador - 05-10-10 - n. 334
Il colpo di stato in Ecuador: un attacco della destra contro ALBA
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Organizzazioni finanziate dall’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) e dal NED[N.d.tr.: National Endowment for Democracy (NED) è una fondazione privata senza scopo di lucro dedicata alla crescita e al rafforzamento delle istituzioni democratiche in tutto il mondo. Ogni anno, con il finanziamento del Congresso degli Stati Uniti, il NED finanzia più di 1.000 progetti di gruppi non governativi all’estero che lavorano per obiettivi… democratici in oltre 90 paesi.] chiedono le dimissioni del presidente Correa in appoggio al colpo di Stato promosso da settori della polizia dell’Ecador, profondamente infiltrata dagli Stati Uniti.
Questo colpo di Stato è l’ultima aggressione contro uno dei paesi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) (Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe), è un tentativo di impedire l’integrazione dell’America Latina e l’avanzata dei processi democratici rivoluzionari. Le destre sono all’attacco in America Latina!
Il loro successo nel 2009 in Honduras, contro il governo di Manuel Zelaya, le ha rinvigorite di energia, forza e fiducia per aggredire ancora una volta i popoli e i governi rivoluzionari dell’America Latina.
Le elezioni di domenica 26 settembre, per quanto vittoriose per il Partito Socialista Unito Venezuelano (PSUV), hanno concesso spazio alle forze più reazionarie e pericolose di destabilizzazione al servizio degli interessi imperiali. Gli Stati Uniti sono riusciti a collocare elementi chiave per i loro interessi nell’Assemblea Nazionale Venezuelana, assegnando loro una piattaforma per un avanzamento dei loro piani cospirativi miranti ad indebolire e minare la democrazia venezuelana.
Il giorno dopo le elezioni in Venezuela, la principale sostenitrice della pace in Colombia, Piedad Córdoba, è stata dimessa da Senatrice della Repubblica di Colombia dalla Procura Generale di Colombia, sulla base di accuse e prove assolutamente false. Però, l’attacco contro la Senatrice Piedad Córdoba simboleggia un attacco contro le forze progressiste in Colombia, che sono alla ricerca di soluzioni veritiere e pacifiche del conflitto che va avanti da più di 60 anni. (*)
Ed ora, giovedì 30 settembre, è l’Ecuador ad essere stato minacciato di colpo di Stato. Poliziotti rivoltosi si sono impadroniti di varie installazioni nella capitale Quito, gettando il paese nel caos e nel panico. Si presumeva che stessero protestando contro una nuova legge approvata il mercoledì dall’Assemblea Nazionale, che secondo loro riduceva indennità e benefici lavorativi.
Nel tentativo di risolvere la situazione, il presidente Rafael Correa si è recato ad incontrare questi poliziotti ribelli, ma è stato attaccato con oggetti contundenti e bombe lacrimogene, che gli hanno causato una ferita ad una gamba e un principio d’asfissia per i gas respirati. Il presidente è stato ricoverato all’ospedale militare di Quito, dove più tardi è stato sequestrato e trattenuto contro la sua volontà, impedendogli di uscire.
Nel frattempo, manifestanti popolari sono scesi per le strade di Quito, reclamando la liberazione del loro presidente, rieletto democraticamente l’anno scorso con una maggioranza schiacciante. Migliaia di Ecuadoriani hanno fatto sentire con forza le loro voci a sostegno del presidente Correa, con l’intento di sottrarre la democrazia dalle grinfie dei golpisti, che cercavano di provocare le dimissioni forzate del governo nazionale.
In un drammatico sviluppo della situazione, il presidente Correa è stato liberato durante un’operazione delle forze speciali dell’esercito ecuadoriano al termine della notte. Correa ha denunciato immediatamente il suo sequestro da parte della polizia golpista e ha addossato la diretta responsabilità del tentato colpo di Stato all’ex presidente Lucio Gutiérrez . Nel 2009 Gutiérrez si era candidato alle elezioni presidenziali contro il presidente Correa, perdendo di fronte alla schiacciante maggioranza di oltre il 55% in favore di Correa.
Durante gli odierni avvenimenti, Lucio Gutiérrez ha dichiarato in un’intervista: “La fine della tirannia di Correa è vicina,” invocando inoltre lo “scioglimento del Parlamento e la pretesa di elezioni presidenziali anticipate.”
Comunque, oltre al ruolo chiave recitato da Gutiérrez, esistono fattori esterni implicati in questo tentativo di golpe che preparano nuovamente altre mosse.
Polizia infiltrata
Secondo il giornalistaJean-Guy Allard, una relazione ufficiale del ministro della Difesa dell’Ecuador, Javier Ponce, resa pubblica nell’ottobre 2008 rivelava “come diplomatici degli Stati Uniti si dedicavano a corrompere la polizia e le Forze Armate.” Il rapporto confermava che unità della polizia “mantengono una dipendenza economica informale dagli Stati Uniti, attraverso il pagamento di informatori, addestramento, equipaggiamento e operazioni”.
In risposta al documento, l’Ambasciatrice statunitense in Ecuador, Heather Hodges, ha giustificato la collaborazione: “Noi collaboriamo con il governo dell’Ecuador, con i militari e con la polizia, per conseguire obiettivi molto importanti per la sicurezza.” Secondo la Hodges, la collaborazione con le forze di sicurezza dell’Ecuador è da porsi in relazione con la “lotta al narcotraffico”. (**)
L’Ambasciatrice
L’Ambasciatrice Hodges è stata inviata in Ecuador nel 2008 dal presidente George W. Bush. In precedenza, aveva guidato con successo l’ambasciata in Moldavia, un paese socialista che aveva fatto parte della ex Unione Sovietica. In Moldavia aveva tracciato il solco per seminare una “rivoluzione colorata”, che è avvenuta, senza successo, nell’aprile 2009 contro il partito comunista di maggioranza eletto in Parlamento.
Nel 1991, la Hodges aveva guidato come direttore aggiunto l’Ufficio degli Affari Cubani, all’interno del Dipartimento di Stato, il cui obiettivo è di promuovere la destabilizzazione di Cuba. Due anni più tardi, veniva inviata in Nicaragua al fine di consolidare l’amministrazione di Violeta Chamorro, la presidentessa scelta dagli Stati Uniti, dopo la sporca guerra contro il governo Sandinista che ha causato la sua uscita dal potere nel 1989.
Quando Bush l’aveva inviata in Ecuador, era con l’intenzione di organizzare e provocare la destabilizzazione contro Correa, nel caso in cui il presidente ecuadoriano si fosse negato a subordinarsi all’agenda di Washington.
La Hodges si adoperava per incrementare i finanziamenti dell’USAID e del NED in favore di quelle organizzazioni sociali e dei gruppi politici che favorivano gli interessi degli Stati Uniti, anche all’interno del settore indigeno.
A fronte della rielezione del presidente Correa nel 2009, che trovava fondamento sulla nuova costituzione approvata nel 2008 da una clamorosa maggioranza di donne e uomini dell’Ecuador, la ambasciata ha dato la stura al fomentare la destabilizzazione.
USAID
Alcuni gruppi sociali progressisti hanno espresso il loro malcontento rispetto alla politica del governo di Correa. Non ci sono dubbi che esistono legittime lamentele e motivi di lagnanze nei confronti di questo governo. Non tutti i gruppi e le organizzazioni che sono contrari alle politiche di Correa sono agenti imperiali. Comunque esiste fra questi gruppi un settore che riceve finanziamenti e linee guida per provocare situazioni di destabilizzazione nel paese, che vanno ben oltre le naturali espressioni di critica e di opposizione ad un governo.
Nel 2010, il Dipartimento di Stato ha aumentato il bilancio dell’USAID destinato all’Ecuador a più di 38 milioni di dollari. Negli ultimi anni, è stato investito un totale di 5.640.000 dollari per un’azione di “decentralizzazione” nel paese. Una delle principali esecutrici dei programmi dell’USAID in Ecuador è la medesima impresa che opera con la destra in Bolivia: si tratta della Chemonics, Inc.
Allo stesso tempo, il NED ha concesso un assegno di 125.806 dollari al Centro per l’Impresa Privata, (CIPE) per promuovere i trattati di libero commercio, la globalizzazione e le autonomie regionali mediante l’uso della radio, della televisione e della stampa ecuadoriani, in collaborazione con l’Istituto Ecuadoriano di Economia Politica.
In Ecuador, organizzazioni come “Participación Ciudadana y Pro-justicia”, così come membri e sezioni di “CODEMPE” (Council for the Development of the Peoples of Ecuador – Comitato per lo Sviluppo dei Popoli dell’Ecuador), “Pachakutik”, la “CONAIE” (Corporacion dell’Impresa Indigena dell’Ecuador) e la Fondazione “Qellkaj” hanno tutte ricevuto finanziamenti dall’USAID e dal NED.
Durante gli accadimenti di giovedì 30 settembre in Ecuador, uno dei gruppi con sezioni finanziate dall’USAID e dal NED, “Pachakutik”, ha emesso un comunicato stampa in appoggio alla polizia golpista, che reclamava le dimissioni del presidente Rafael Correa, rendendolo responsabile di ciò che stava accadendo. Fra le altre cose, il gruppo accusava Correa di mantenere un “atteggiamento dittatoriale”.
Nel 2002, “Pachakutik” era entrato in alleanza politica con Lucio Gutiérrez e i suoi collegamenti con questo ex presidente sono ben conosciuti:
“Pachakutik chiede al presidente Correa di rassegnare le dimissioni e lancia un appello per la costruzione di un unico fronte nazionale”
Comunicato stampa 141
Cléver Jiménez, alla testa del Blocco del Movimento Pachakutik, a fronte della grave crisi interna e degli attuali sconvolgimenti politici, generati dall’atteggiamento dittatoriale del presidente Rafael Correa, che violenta i diritti dei servitori dello Stato e della società nel suo complesso, ha chiamato a raccolta il movimento indigeno, i movimenti sociali, le organizzazioni politiche democratiche per costruire un unico fronte nazionale per esigere le dimissioni del presidente Correa, secondo quello che stabilisce l’Art. 130, comma 2 della Costituzione, che recita: “L’Assemblea Nazionale potrà destituire il presidente della Repubblica nei seguenti casi: (…) 2) Per una grave crisi politica e sommovimenti interni”.
Jiménez ha appoggiato le lotte dei servitori dello Stato, comprese le forze di polizia, che si sono mobilitate contro le politiche autoritarie del regime, che pretende conculcare i diritti acquisiti dei lavoratori. La posizione della polizia e di membri delle Forze Armate deve essere compresa come una giusta azione di servitori pubblici, i cui diritti sono stati vulnerati.
Pachakutik convoca per questa sera tutte le organizzazioni del movimento indigeno, i lavoratori, le donne e gli uomini democratici, per costruire un movimento unitario e per preparare nuove azioni per respingere l’ autoritarismo di Correa, in difesa dei diritti e delle garanzie di tutti gli Ecuadoriani.
Ufficio Stampa del Pachakutik Bloque”
Lo stesso comunicato è stato diffuso in Venezuela e nell’Honduras. Per questo “golpe”, si tenta di addossare la responsabilità al presidente Correa e al governo, dunque pretendendo le sue dimissioni dal potere. Il golpe contro l’Ecuador costituisce la fase recentissima dell’aggressione permanente contro ALBA e i movimenti rivoluzionari nella regione. Il popolo dell’Ecuador resta mobilitato per respingere il tentativo golpista, mentre le forze progressiste della regione si sono aggregate per esprimere la loro solidarietà e tutto l’appoggio al presidente Correa e al suo governo.
Data di pubblicazione dell’articolo originale: 01/10/2010
Il Procuratore Generale Alejandro Ordoñez ha emesso una sanzione disciplinare contro la senatrice liberale Piedad Córdoba, destituendola. Ma ancora non ha presentato nessuna prova.
Il procuratore generale Alejandro Ordoñez ha emesso una sanzione disciplinare contro la senatrice liberale Piedad Córdoba, destituendola. L’accusa è di aver “collaborato e promosso le Farc durante il periodo compreso fra il 15 agosto e il 20 novembre 2007 e di aver continuato anche nei mesi dopo, fino al 2010”.
Un’uscita pesante che sta generando una serie di reazioni molto forti in Colombia. Questa contro la ex candidata al Nobel per la pace, che fa parte di “Colombianas y Colombianos por la Paz”, e che ha gestito le più soddisfacenti trattative di pace che hanno portato al rilascio unilaterale da parte della guerriglia di numerosi ostaggi politici, è la prima condanna dei processi denominati “Farc-Politica” in Colombia.
La senatrice ha dichiarato che “le indagini non hanno ancora trovato riscontri probatori, né nessun merito giuridico né tanto meno hanno valore morale o etico” e ha ricordato le polemiche scatenatesi intorno alla figura del Procuratore, considerato troppo vicino all’ex presidente Uribe e troppo condizionato dalla sue posizioni religiose ortodosse, che hanno scatenato molte critiche dei settori laici e femministi.
Alla senatrice non rimane che appellarsi alla decisione di fronte al medesimo Procuratore e solo dopo, attraverso il meccanismo della tutela, potrà appellarsi al Consiglio di Stato.
Ciro Quiroz, avvocato della Córdoba, ha precisato che sta preparando azioni giudiziarie che toglieranno ogni effetto a questa controversa decisione. “È una decisione senza precedenti nella storia della Colombia e si nota una certa crudeltà da parte del procuratore, e per questo sarà denunciato dalla stessa senatrice”, ha concluso.
”Spero che potrà quanto prima dimostrare la sua innocenza. È l’unica ad averci aiutato e non a parole, bensì con i fatti. Basti pensare alle liberazioni unilaterali fatte dalle Farc”. Queste le parole di Marleny Orjuela, presidente della “Asociación Colombiana de Familiares de Miembros de la Fuerza Pública Retenidos por Grupos Guerrilleros (Asfamipaz)”.
Anche gli ex ostaggi civili, liberati grazie all'intermediazione di Piedad Córdoba, sposano la posizione di Orjuela. L’ex deputato, Sigfrido Lopez, ha evidenziato la difficoltà nello svolgere un ruolo simile, precisando: “Essere mediatrice di pace implica parlare con i carnefici per aiutare le vittime”.
Il Partito Sociale di Unità Nazionale, invece, ha espresso un prevedibile appoggio totale al procuratore e al procedimento. Ilsenatore e portavoce del partito, Roy Barreras, ha sollecitato il presidente del Parlamento affinché tolga Piedad Córdoba dalla presidenza della Commissione di Pace del Senato.
“Piedad Córdoba - ha dichiarato - sta maciullando da tempo l’immagine del paese” e ha ricordato quando, di fronte all’Unione Europea, la Córdoba ha denunciato come la Colombia fosse “una fossa comune”.
L'ex candidato alla presidenza,Gustavo Petro, ha espresso la propria preoccupazione:
"Al procuratore non resta che escludere una persona dalla funzione pubblica per le sue idee politiche”.
Una linea seguita anche da tutto il Polo Democratico, che per bocca del suo presidente, Clara López, ha espresso la propria solidarietà alla senatrice: “A prima vista emerge chiaro che la sanzione imposta alla Córdoba apre la strada al delitto di opinione”.
La senatrice liberale ha ricevuto anche forti appoggi internazionali.
Il presidente venezuelano, Hugo Chávez, ha affermato: “Sono sicuro che Piedad è innocente per ogni accusa rivoltale di cooperazione con la guerriglia”.
Néstor Kirchner, ex presidente argentino e ora segretario generale dell’Unasur ha espresso il suo forte appoggio alla mediatrice colombiana: “Ha svolto un eccellente compito. La rispetto e nessuno può metterla in relazione con le Farc”.
Ma il Procuratore non demorde, e anzi rincara la dose. Nella notte ha perfino consegnato le carte del caso alla Corte Suprema di Giustizia, chiedendo che siano chiariti i risvolti penali della sua condotta, visto che se complice delle Farc sarebbe anche colpevole di “crimini di lesa umanità”. E a chi gli ha rivolto l'accusa di non essere stato tanto scrupoloso e duro nemmeno con i 70 parlamentari implicati nello scandalo della parapolitica, Ordoñez ha risposto in diretta sul programma radio “La Hora 20”: “Ho destituito otto parapolitici, non mi si può accusare di essere duro da un lato e blando dall’altro”.
Invece, l’ex Procuratore Generale ed ex procuratore della corte dei conti Alfonso Gómez Méndez ha sottolineato che gli otto para-parlamentari sono stati destituiti soltanto dopo essere stati condannati dalla giustizia penale.
Infine, il famoso giornalista Daniel Coronell, direttore di “Noticias Uno” e editorialista della rivista “Semana”, dopo aver analizzato dettagliatamente il caso della Procura e indagato a fondo le carte ha dichiarato: “Sono in disaccordo con molti comportamenti tenuti dalla senatrice Córdoba, ma la sentenza di Ordoñez fa ridere. È unasentenza di opinione, non fondata su prove solide e piena di ipotesi”.
Fonte: Simone Bruno - Peacereporter.net - 30 Settembre 2010
Jean-Guy Allard- Diario Granma - www.aporrea.org
La sollevazione di elementi della polizia ecuadoriana contro il Presidente Rafael Correa conferma un rapporto allarmante sull’infiltrazione della polizia ecuadoriana da parte dei servizi di intelligence nordamericani diffuso nel 2008, in cui si segnalava come molti membri dei corpi di polizia si trovavano in una condizione di dipendenza nei confronti dell’ambasciata degli Stati Uniti nel paese sudamericano.
Il rapporto precisava che unità della polizia “conservano una dipendenza economica informale con gli Stati Uniti, per quanto riguarda la paga degli informatori, le capacità, l’equipaggiamento e le informazioni”.
L’uso sistematico delle tecniche di corruzione da parte della CIA per ottenere la “buona volontà” di ufficiali della polizia è stato descritto e denunciato numerose volte dall’ex agente della CIA Philip Agee, che, prima di abbandonare le file dell’agenzia, era stato assegnato all’ambasciata degli Stati Uniti a Quito.
Nel suo rapporto ufficiale, diffuso alla fine di ottobre 2008, il ministro ecuadoriano della Difesa, Javier Ponce, rivelava come diplomatici americani si erano dedicati a corrompere la polizia e ufficiali delle Forze Armate.
Nel confermare l’accaduto, il comando della Polizia ecuadoriana annunciava di voler sanzionare gli agenti che hanno collaborato con Washington, mentre l’ambasciata statunitense proclamava la… “trasparenza” del suo sostegno all’Ecuador.
“Noi lavoriamo con il governo dell’Ecuador, con i militari, con la Polizia, per fini molto importanti per la sicurezza”, aveva dichiarato l’ambasciatrice statunitense a Quito, Heather Hodges.
Naturalmente, la diplomatica dichiarava ai giornalisti che non ci sarebbero stati commenti in tema di intelligence. Da parte sua, l’addetta stampa, Marta Youth, si era rifiutata nel modo più assoluto di commentare le denunce del governo ecuadoriano, che indicavano la partecipazione della CIA in una operazione con la Colombia, che è sfociata nell’attacco militare contro la guerriglia delle FARC, in territorio ecuadoriano il 5 marzo di quell’anno.
Il capo dell’intelligence dell’Esercito, Mario Pazmiño, veniva destituito per aver nascosto le informazioni inerenti all’attacco contro le FARC.
Negli ultimi mesi funzionari nordamericani hanno fatto la loro apparizione in Ecuador, con il pretesto dell’approfondimento delle relazioni tra Ecuador e USA.
Il segretario aggiunto per l’Emisfero Occidentale del Dipartimento di Stato, Arturo Valenzuela, si è recato in Ecuador e si è incontrato con il presidente Correa, in previsione di una visita della Segretaria di Stato Hillary Clinton in questo paese.
Valenzuela era accompagnato da Tedd Stern, “delegato speciale per i cambiamenti climatici”, anch’egli noto per la sua vicinanza alla CIA.
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