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fonte www.solidnet.org

da mailto:philcompar_1930@yahoo.com

Partito Comunista filippino (Pkp-1930)
28 febbraio 2006

 

Il Partito Comunista filippino condanna la dichiarazione di “stato di emergenza” della Arroyo

 

Comitato centrale del Partito Comunista filippino (PKP-1930) - 26 febbraio 2006

 

Il Partito Comunista delle Filippine (Pkp-1930), condanna con forza la dichiarazione di “stato di emergenza nazionale” in tutte Filippine di Gloria Macapagal-Arroyo. Per ironia, la dichiarazione (Proclama Presidenziale1017) è stata fatta il 24 febbraio, giorno del 20° anniversario della caduta della dittatura di Marcos.

 

Il regime Arroyo sta tentando di far passare questo “stato di emergenza nazionale” come qualcosa di diverso dalla legge marziale, per evitare la richiesta costituzionale di ratifica del Congresso per tale dichiarazione. Mentre in realtà questo è solo un altro modo di chiamare la legge marziale ed ha lo stesso effetto di restringere le libertà fondamentali e i diritti  civili. Il Proclama 1017 è stato promulgato di fronte alla crescente pubblica richiesta di estromissione della Arroyo, basata sulla dubbia legittimità della sua elezione alla presidenza nel 2004.

 

Il Proclama 1017 bandisce tutte le riunioni e dimostrazioni pubbliche e revoca tutte le licenze precedentemente concesse dalle autorità locali che permettono assemblee pubbliche, come le  commemorazioni del 24 febbraio per il 20° anniversario di “EDSA-1” (le barriere umane lungo viale Epifanio De Los Santos, o “EDSA”) che ha portato all'espulsione di Marcos. Il proclama è evidentemente stato preparato molto prima, per reprimere le azioni di massa anti-Arroyo che si profilavano in particolare per questo anniversario di EDSA-1, mentre la giustificazione per la promulgazione di questo proclama è stata la scoperta connessa del “complotto” di alcuni soldati, di unirsi apertamente alle proteste lungo l’EDSA.

 

Il 24 febbraio, ignari di questo proclama che veniva emesso solamente quella mattina, i convenuti civili che si sono radunati al monumento “Potere del popolo” lungo l’EDSA (inclusi  membri del nostro Partito ed organizzazioni di massa dalla Regione Capitale Nazionale), sono stati violentemente dispersi dalla polizia. Anche la riunione, nel pomeriggio dello stesso giorno, lungo viale Ayala, a Makati City (alla quale pure hanno partecipato dei membri del nostro Partito ed organizzazioni di massa), è stata dispersa in serata dalle cariche della polizia. Il 25 febbraio, sono stati repressi raduni anti-Arroyo a piazza Lucero, nella città di Cabanatuan (provincia di Nueva Ecija) ed all’uscita Sta. Rita dell’autostrada nord di Luzon (provincia di Bulacan); mentre un corteo motorizzato anti-Arroyo (di 40 jeep, tricicli e carri trattori guidati a mano) si è snodato attorno al centro di Tarlac. Comunque, a tutte queste azioni di protesta, tenute sotto gli auspici dell'Alleanza Mamamayang Naghihirap, o l’Alleanza delle Masse Povere, è stato ordinato di disperdersi in giornata, con la minaccia di una violenta reazione della polizia.

 

 

Il regime Arroyo ha redatto una lista di oppositori da arrestare, prendendo particolarmente di mira tre gruppi: alcuni militanti “avventuristi” di destra, alcuni attivisti di spicco del “Nuovo Esercito Popolare” maoista ed alcuni politici identificati  con il deposto presidente Joseph “Erap” Estrada- accusati di star tramando insieme un colpo di stato contro la Arroyo.

 

Sono subito stati messi in atto dal regime Arroyo arresti senza garanzia, mentre alcuni leader delle riunioni del 24 febbraio sono stati portati alle stazioni di polizia e davanti al tribunale civile. E’ stato arrestato anche il generale di brigata Danilo Lim (comandante degli Scout Ranger, élite anti-sommossa dell'Esercito, per aver pianificato di ritirare il suo appoggio alla “catena di comando” della Arroyo) e il generale a riposo Ramon Montano (ex capo del temuto Comando Metropolitano dell'ora disciolto Corpo di polizia filippino, per aver richiesto, in una precedente intervista tv, l'espulsione della Arroyo). L'arresto di alcuni ufficiali militari a riposo e di alcuni leader maoisti è stato ordinato anche sulla base di accuse di “istigazione alla ribellione” risalenti a molti anni indietro.

 

Con il proclama la Arroyo ha minacciato di impadronirsi delle aziende mediatiche, così come di alcuni enti vitali che sono gestiti dai suoi oppositori. Il 25 febbraio la polizia ha fatto irruzione negli uffici editoriali e stampa del giornale pro-Estrada “Daily Tribune”e di due altre testate anti-Arroyo (“Abante” e “Abante Tonite”), mandando una minaccioso e raggelante segnale alla limitata libertà di stampa del paese. Il Segretario Stampa della Arroyo, Ignacio Bunye, ha indicato che presto saranno emessi per mantenere l’ordine pubblico dell’Arroyo gli orientamenti per i media (su cosa dire e cosa non dire nel riferire le notizie) dei generali a riposo (quelli che da giovani imposero il potere repressivo di Marcos), intenti a riesumare i vecchi metodi “marcosiani” per reprimere il movimento volto a cambiare il regime ed il sistema neocoloniale.

 

In effetti, i passi fatti dal regime Arroyo con lo “stato di emergenza nazionale” sono vistosi tentativi di far tacere il dissenso politico e di istituire una nuova dittatura. Il regime Arroyo che continua ad essere ossessionato da questioni di legittimità e di corruzione, vorrebbe certamente usare questo proclama per prevenire ogni ulteriore indagine congressuale sui brogli della Arroyo durante le elezioni 2004 e sulle imputazioni di corruzione fatte alla sua famiglia. Le nuove misure repressive imposte dal Proclama 1017 sono una provocazione alle forze anti-Arroyo ad usare mezzi violenti, e possono solo allietare i maoistsi locali che, fin dal ‘68, hanno stabilito la lotta armata come un dogma. 

 

Preludio a questa dichiarazione di “stato di emergenza nazionale” della Arroyo fu, lo scorso ottobre 2005, la fine dell’ordine di vecchia data alla polizia di usare“massima tolleranza” verso le proteste di strada, ed il suo ordine da allora alle forze di polizia di mettere in atto una “calibrata risposta  preventiva” (“CPR”) per spezzare immediatamente e disperdere le riunioni e le dimostrazioni dell’opposizione. La stessa Arroyo ventilò dicerie di un colpo di stato fin dalla fuga, il mese scorso, di alcuni ufficiali inferiori “Magdalo” dalla sede centrale delle forze armate di Forte Bonifacio, dove erano stati incarcerati fin dal loro fallito ammutinamento nel luglio 2003 all'Hotel Oakwood di Makati City. Le voci di un colpo di stato sono state usate dalla Arroyo come capro espiatorio per il peggioramento economico del paese e come comoda scusa per biasimare tutti meno lei stessa e le sue politiche neo-liberali. Mostrando adesso chiaramente che il suo regime è una minaccia al pubblico esercizio del diritto a pacifiche riunioni ed alla libertà di parola, la Arroyo ha perso totalmente il diritto per governare.

 

Mentre la Arroyo inveisce contro un presunto attacco al suo potere posto dai così detti “destabilizzatori”, resta il fatto che lei stessa ha destabilizzato il suo potere con la massiccia corruzione nella quale sono stati coinvolti la sua famiglia e gli stretti funzionari, e con le frodi messe in atto durante l’elezione presidenziale del 2004. Più a lungo lei rifiuta di abbandonare il potere, più a lungo l'instabilità regnerà nel nostro paese.

 

Il Pkp-1930 chiede perciò la revoca immediata del  Proclama  Presidenziale1017 e chiama tutte le forze progressiste e democratiche alla più ampia unità nazionale e ad una campagna per l'espulsione immediata dalla presidenza di Gloria Macapagal-Arroyo.

 

 

Traduzione dall’inglese Bf