Il primo turno delle elezioni regionali in Francia
Domenica 21 marzo si è votato in Francia per il primo turno
delle elezioni regionali, con il rinnovo di 22 Consigli Regionali. Questo è il
solo appuntamento elettorale di rilievo prima delle elezioni politiche e
presidenziali del 2007. Anche se occorre attendere l’esito del secondo turno di
domenica 28 marzo prima di stilare un giudizio compiuto sul piano generale, è
possibile affermare fin da ora che i risultati elettorali di domenica hanno
segnato una bocciatura pesante per il governo di Jean-Pierre Raffarin. Se il
centro-destra governava in 14 Consigli Regionali contro gli 8 della “Sinistra”,
dopo il primo turno la “Gauche” risulta in vantaggio in ben 17 regioni sulle 22
complessive, totalizzando 9.486.362 voti, pari al 40,31%, contro gli 8.226.947
della destra, pari al 34,96% (3.917.679 voti ed il 16,65% sono andati la all’Unione
per Maggioranza Presidenziale di Chirac e Raffarin e 2.002.578 voti ed 8,51%
all’Unione per la Democrazia Francese). Tiene, elemento questo preoccupante ma
da indagare a fondo, il Front National di Le-Pen, con 3.908.061 voti, pari al
16,6% dei consensi.
Interessante anche la crescita della percentuale di affluenza alle urne,
passata dal 58% del 1998 al 62,23%, solo leggermente inferiore al 64,4% del
primo turno delle politiche del 2002.
Il sistema elettorale
Le elezioni regionali si svolgono ogni 6 anni. Se nel 1998 il
sistema elettorale era proporzionale a turno unico, nel 2004 esso ha subito
sostanziali modifiche, tramutandosi in un sistema proporzionale a doppio turno,
con premio di maggioranza del 25% ed un doppio sbarramento: 10% per poter
ripresentare al secondo turno il candidato e la relativa lista, del 5% per
potersi apparentare con altre liste.
Riguardo le elezioni cantonali, svoltesi nella stessa giornata, il sistema
elettorale è a doppio turno di collegio, con elezioni che si svolgono ogni 3
anni, rinnovando alternativamente il 50% dei collegi.
Dal 1998 ad oggi
Nel commentare i dati, verranno utilizzati dei raffronti tanto rispetto alle
elezioni regionali e cantonali del 1998, quanto rispetto alle presidenziali e
legislative del 2002, con un’avvertenza importante sul piano politico: se il
1998 ha segnato l’apice dell’esperienza della “Gauche Plurielle”, con gli inizi
del governo Jospin, il 2002 è l’anno della crisi profonda di questa esperienza,
simboleggiata dal ballottaggio tra Chirac e Le Pen, che ha travolto anche lo
stesso PCF.
Il
Partito Comunista Francese
Il PCF, dopo una discussione interna articolata e complessa, ha
deciso di presentarsi da solo in 8 delle 22 regioni.
In alcune regioni, le liste del PCF erano liste di “sinistra popolare e di
cittadinanza” promosse dal PCF, dall’Associazione della Sinistra Repubblicana e
dai Collettivi Alternativi di Cittadinanza (a partire dall’Ile de France, la
regione di Parigi, dov’era capolista la Segretaria del partito, Marie-George
Buffet). In altre regioni, invece, contro il parere della Segreteria Nazionale,
sono state presentate liste di partito e con un forte connotato identitario,
operaio e di classe, i cui capilista erano critici nei confronti della linea
nazionale del PCF.
Sul piano complessivo delle 8 regioni, il risultato del PCF, pur se solo
indicativo e tendenziale, può considerarsi piuttosto positivo: con una media
che sfiora l’8%, il partito recupera circa la metà del proprio elettorato
rispetto al dato nazionale fortemente negativo delle presidenziali (3,4%) e
delle politiche 2002 (4,8%).
Se consideriamo i risultati delle 8 regioni più a fondo, il successo del PCF
non risulta omogeneo:
a) se il risultato delle liste di alternativa e movimento è positivo nell’Ile
de France (263.920 voti, pari al 7,2%, contro il 5,9% delle politiche 2002 -+1,3%- ed i 272.353 ed 8,53% delle
regionali 1998), in altre regioni questo tipo di liste ha ottenuto risultati
negativi (dall’Alsazia -3,8%- alla Franche-Comtè -4,2%-, all’Aquitania -4%-,
dove il partito si ferma al di sotto dello sbarramento del 5%), elemento questo
che non può non far riflettere;
b) il risultato delle liste “identitarie” è largamente positivo: dall’Auvergne
(54.594 voti e 9,2%, contro il 7,5% delle politiche 2002 -+1,7%- ed i 64.948 ed 11,39% delle
regionali 1998), al Nord-Pas de Calais, dov’era candidato Alain Bocquet,
presidente del gruppo comunista all’Assemblea Nazionale, sostenuto dalle aree
di sinistra del partito (173.176 voti e 10,68% contro l’8,2% delle politiche
2002, +2,5%, ed i 70.001 voti e
4,52% delle regionali 1998), alla Picardie, dove il candidato era Maxime
Gremetz, esponente di spicco dell’”opposizione” interna di sinistra, ed il
risultato fortemente incoraggiante: 83.260 voti e 10,86%, contro il 6,5% delle
politiche 2002 -+4,36%- e
superiore anche al 1998, quando il PCF aveva ottenuto 70.917 voti ed il 9,56%;
c) positivo anche il risultato della Corsica, dove il candidato del PCF,
Dominique Bucchini, in una lista con forti connotazioni di partito e classiste,
ottiene il 6,62% dei consensi;
d) buono anche il risultato ottenuto a La Réunion, possedimenti coloniali
francesi, dove il candidato del Partito Comunista di Reunion (PCR), Paul Emile
Verges ha ottenuto 94.531 voti ed il 34,48%, classificandosi al primo posto ed
accrescendo i consensi rispetto al 1998, quando il PCR aveva ottenuto 74,127
voti ed il 33,24%.
Considerando i dati delle 8 regioni nelle quali il PCF si è presentato da solo,
gli incrementi maggiori si registrano nelle regioni dove sono state presentate
le liste “identitarie” (con la Picardie in testa), andate bene dappertutto
nonostante il parere negativo della Segreteria Nazionale del partito, tanto da
condizionare lo stesso risultato largamente positivo del PCF. Senza il
contributo delle tre regioni richiamate nel punto b) e della Corsica, infatti,
la media complessiva del PCF nelle regioni dove sono state presentate liste di
alternativa (Ile de France, Aquitania, Alsazia, Franche-Comtè) sarebbe
risultata inferiore al 5% (4,8).
Nel 50% di collegi cantonali rinnovati, il PCF ha ottenuto una media del 7,9%,
rispetto al 10,2% del 1998.
In vista del secondo turno, il PCF ha dato indicazione di stringere accordi con
la Gauche dovunque possibile, onde evitare la vittoria delle destre, forti del
sostegno di Le-Pen, che potrebbe rivelarsi determinante in diverse regioni e
cantoni.
Le liste
trotzkiste
Le due liste, Lutte Ouvirière (LO) e Lega Comunista Rivoluzionaria
(LCR), si sono presentate unite in tutti i collegi sulla base di un accordo
elettorale valido anche per le prossime elezioni europee di giugno. Insieme, le
due liste hanno ottenuto 1.078.447 voti, pari al 4,58%, risultato negativo se
si considera il primo turno delle elezioni presidenziali della primavera 2002,
quando i due partiti ottennero rispettivamente il 5,7 e 4,2%, ma di tenuta se
si confronta il dato con le precedenti regionali del ’98, quando le due
formazioni politiche si presentarono separatamente ed ottennero in totale il
4,33%, e di avanzamento rispetto alle politiche del giugno 2002, con LO all’1,2
ed LCR all’1,3%.
Un risultato complessivo che, ad ogni modo, conferma un discreto insediamento
sul territorio ma che risulta molto al di sotto delle aspettative e dei
sondaggi della vigilia (7-8%).
In conseguenza della nuova legge elettorale e della scelta isolazionista di
rifiutare qualsiasi apparentamento al secondo turno (sostenuta soprattutto da
LO, mentre la LCR ha dato indicazioni di votare i candidati della Gauche per
impedire la vittoria dei candidati della destra), le due formazioni passano dai
24 Consiglieri Regionali del 1998 (20 LO e 4 LCR) ad 1 soltanto.
IL SECONDO TURNO
Al secondo turno, la sinistra ha conquistato 21 regioni su 22, con
la sola eccezione dell’Alsazia, sfiorando il 50% dei consensi ed infliggendo un
ulteriore e duro colpo al governo di centro-destra, mentre Le Pen si attesta
intorno al 13%.
Marcello Graziosi