13°
Seminario comunista internazionale
“La strategia e la tattica della lotta contro la guerra globale imperialista
degli Stati Uniti”
Bruxelles, 2-4 maggio 2004
www.wpb.be/icm.htm
, wpb@wpb.be
Le contraddizioni inter-imperialiste
Contributo
del Polo della Rinascita Comunista in Francia
E’ indispensabile oggi lottare contro l’imperialismo USA,
nemico numero uno dei lavoratori e dei popoli del mondo intero, ma anche contro
il sistema imperialista più in generale e, in particolare, contro il nuovo
imperialismo europeo in via di formazione.
Contro l’imperialismo americano, la sua volontà di egemonia e la sua politica
di guerra preventiva, permanente e “senza limiti”, dobbiamo decuplicare la
nostra informazione e la mobilitazione del popolo lavoratore. Risposte popolari
di grande ampiezza sono possibili, come hanno dimostrato le manifestazioni di
massa che si sono svolte l’anno scorso, contro la guerra in Iraq, in
particolare a Roma e a Londra, ma anche in molte altre capitali europee e
grandi città del mondo.
La situazione attuale impone una solidarietà senza riserve con la resistenza
armata irachena contro le forze di occupazione e contro i traditori e i
collaborazionisti agli ordini degli occupanti. Noi sosteniamo gli elementi
progressisti e la frazione comunista che sono entrati nella resistenza con le
altre forze nazionali e patriottiche. Si deve impedire la pratica del “né, né”,
“né gli occupanti, né Saddam Hussein”, che oscura quello che deve essere
l’obiettivo prioritario, il nemico principale del momento, vale a dire gli
occupanti imperialisti, contro cui devono essere diretti tutti i colpi delle
forze rivoluzionarie e dei loro alleati.
E ciò è ancor più valido, se si è ben coscienti che la guerra imperialista
contro l’Iraq non è che un primo campo di sperimentazione della guerra
preventiva. Questa è la ragione per cui il Polo della Rinascita Comunista in
Francia si è impegnato, in alleanza con altre organizzazioni, in una campagna
di solidarietà attiva con Cuba socialista e con la Repubblica Popolare
Democratica di Corea, due paesi socialisti direttamente minacciati
dall’imperialismo americano.
Allo stesso tempo occorre stare in guardia nei confronti di ogni illusione
circa l’idea che l’Europa possa servire come contrappeso e sostegno nella lotta
contro l’imperialismo americano.
Al momento, di fronte alla resistenza che i popoli oppongono ai gravi misfatti
del “nuovo ordine mondiale”, l’alleanza di fatto tra i governi delle grandi
potenze capitaliste rimane predominante, sotto l’egemonia della potenza degli
Stati Uniti, ancora favoriti da molti fattori:
una superiorità militare schiacciante, con il possesso da parte degli Stati
Uniti del 40% dell’armamento mondiale e di un enorme magazzino di armi di
distruzione di massa,
il ruolo del dollaro quale moneta di riserva e di scambio del commercio
mondiale, su cui poggia ancora praticamente il sistema monetario
internazionale,
l’importazione massiccia di capitali stranieri e, in particolare, di
provenienza europea, in virtù di una reciprocità assicurata dal fatto che la
gran parte delle grandi imprese europee è largamente penetrata dai capitali
americani e che le compagnie statunitensi traggono dall’Europa la metà dei loro
profitti all’estero,
una superiorità sensibile, sebbene in fase calante, sul piano tecnologico ed
informatico.
Ma tale alleanza conflittuale contro i popoli tra gli Stati Uniti e l’Unione
Europea in gestazione si iscrive in un movimento generale di ristrutturazione
del sistema capitalista mondializzato, nel cui seno nascono e si sviluppano
nuove contraddizioni inter-imperialiste.
Già si manifestano, seppur in modo non ancora predominante, elementi sempre più
visibili di antagonismo, come nel caso dello scatenamento della guerra contro
l’Iraq. La volontà dell’imperialismo USA di mettere mano su tutte le risorse
strategiche del pianeta, in particolare il petrolio, come nel caso dell’Asia
Centrale e di tutto il Vicino e Medio Oriente, non può che suscitare resistenze
e risposte da parte delle altre potenze capitaliste.
Concorrenze commerciali accanite si manifestano episodicamente tra i due grandi
poli imperialisti americano ed europeo, sia che si tratti di prodotti agricoli
oppure dell’acciaio, delle costruzioni aeronautiche, delle industrie di armi,
ecc. In quest’ultimo campo, le grandi società transnazionali del complesso
militare-industriale degli Stati Uniti tentano di acquisire un vantaggio
decisivo sui loro concorrenti del vecchio continente. Allo stesso tempo, in
aspra competizione, esse moltiplicano gli acquisti e le alleanze nell’armamento
terrestre e navale europeo, cercano di sviluppare la penetrazione del mercato
statunitense in Europa, allo scopo di impedire ogni sviluppo autonomo
dell’Europa. Ne risulta come contraccolpo una concentrazione crescente e
accelerata delle industrie di armamenti su scala europea.
Le stesse manifestazioni di concorrenza sono visibili per quanto concerne la
cosiddetta “ricostruzione dell’Iraq”, riservata ai trust USA Halliburton,
Bechtel e altri, con il tentativo di soppiantare i gruppi capitalisti di
Francia, Germania e Russia.
In un altro campo, gli USA cercano di competere con la Francia nella sua zona
di influenza africana. Il viaggio di Bush in Africa nel luglio 2003, che seguiva
quello di Clinton di qualche anno prima, aveva evidentemente questo scopo.
Tutto questo movimento di cooperazione-integrazione dei governi imperialisti e,
allo stesso tempo, di concorrenza crescente nella divisione dei mercati
mondiali e nell’appropriazione delle risorse, che sviluppa nuove contraddizioni
inter-imperialiste nell’ambito di una modifica inevitabile dei rapporti di
forza, rischia di sfociare nel disastro di una terza guerra mondiale.
Fronteggiare tale eventualità presuppone non solo la lotta contro
l’imperialismo americano, ma anche contro il nuovo polo imperialista in
gestazione in Europa.
Ciò significa anche denunciare e combattere le forze politiche che si rivelano
di fatto i migliori agenti sia della sottomissione all’imperialismo americano
che della costruzione di un nuovo polo imperialista su scala europea. Ciò
riguarda non solo le forze della destra, ma anche in particolare la
socialdemocrazia e certi partiti che si denominano “comunisti”, ma che sono
completamente assoggettati alla socialdemocrazia, come nel caso, in Francia,
del PCF.
A tal proposito, noi denunciamo con forza il progetto recentemente avviato
della formazione di un “partito della sinistra europea”, che si iscrive nella
costruzione dell’Unione Europea sopranazionale del grande capitale, e che è
sovvenzionato dal Parlamento Europeo.
La lotta contro l’imperialismo implica l’assoluta necessità di ricostruire in
ogni paese e su scala internazionale delle vere organizzazioni comuniste,
marxiste-leniniste, legate alla classe operaia e alle masse lavoratrici, capaci
di animare un largo fronte antimperialista.
Traduzione di Mauro Gemma