da Parti du travail de Belgique - 9/11/05
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CGT-Francia:
Interventi nel sociale e democrazia
Non ci sono dubbi. Questa crisi non è né quella
dell'immigrazione, né quella della gioventù, né quella delle periferie.
CGT-Francia, 08-11-2005
Per fronteggiare la crisi sociale devono aver maggior peso i
negoziati per l'impiego, la difesa del potere di acquisto, la dignità, la lotta
contro le discriminazioni. La CGT si pronuncia per un'azione nazionale,
interprofessionale ed unitaria per portare avanti queste rivendicazioni. Si
rivolge immediatamente a tutti i componenti del movimento sindacale.
Dopo avere sottovalutato l'ampiezza della crisi che scuote il nostro paese da
10 giorni, il governo ha deciso di prendere delle misure eccezionali per
assicurare l'ordine in un certo numero di dipartimenti. Ciò è pericoloso. Il
governo sbaglia. Non è con la limitazione delle libertà che si assicura la
governabilità. Bisogna rispondere, senza attendere, alle emergenze sociali, in
particolare quelle legate al lavoro, con il dialogo e la democrazia.
Le provocazioni del ministro degli Interni, l'assenza di prospettive e la
priorità data alla repressione alimentano le violenze che si ritorcono contro
le popolazioni più povere. La CGT difende i cittadini minacciati o colpiti
dalle violenze da qualsiasi parte provengano ma rifiuta di far di tutta l'erba
un fascio e di stigmatizzare questa o quella categoria della popolazione.
La CGT mette in guardia contro i tentativi di strumentalizzazione da parte
dell'estrema destra.
Non ci sono dubbi. Questa crisi non è né quella dell'immigrazione, né quella
della gioventù, né quella delle periferie. È innanzitutto una crisi sociale,
rivelatrice delle fratture che si sono scavate negli ultimi 20 anni, il
risultato delle politiche perseguite. Più di 5 milioni di persone non hanno
accesso ad un vero impiego mentre i profitti aumentano. Queste famiglie
sopportano tutte le difficoltà sociali (educazione, alloggio, salute…!). I giovani
sono confinati nella precarietà. L'assenza di prospettive, le disuguaglianze,
le discriminazioni di ogni tipo minano la solidarietà.
Quando in una democrazia, potere e imprenditoria non tengono in conto ciò che
si esprime nelle manifestazioni e negli scioperi, quando i governanti non
ascoltano e non interpretano come occorrerebbe le consultazioni politiche, si
nutre fatalismo, disperazione e violenza.
Altre scelte economiche e sociali sono necessarie. L'uso sistematico della
forza deve lasciare il posto al dialogo sociale reale ed al negoziato.
L'interesse generale deve prevalere sulle logiche di privatizzazione. Bisogna
mettere in opera le condizioni di una vera democrazia sociale e politica che
permettano a ciascuno di intervenire sulle scelte che lo riguardano.
Traduzione dal francese a cura del CCDP