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Le prospettive del PCF, dopo le elezioni presidenziali in Francia
 
1,93%, il risultato di una strategia suicida
 
24 aprile 2007
 
Dichiarazione di 4 membri del Consiglio Nazionale del PCF, firmatari della mozione congressuale “Rimettiamo il PCF sui binari della lotta di classe”.
 
Comunisti, difendiamo e riconquistiamo il nostro partito!
 
Noi non possiamo e non dobbiamo lasciar affermare che lo scacco cocente della candidatura di Marie-George Buffet alle presidenziali è una nuova sconfitta storica per il PCF e per tutto ciò che esso rappresenta nel nostro paese. Molto semplicemente, perché ciò è falso.
 
L’1,93% non punisce il PCF, ma al contrario la strategia della cancellazione del PCF, della negazione dell’identità comunista, perseguita e aggravata nel corso delle elezioni.
 
La direzione del PCF ha messo i comunisti di fronte al fatto compiuto. Essa porta l’intera responsabilità di un risultato carico di conseguenze per il Partito e per il paese e non sembra proprio opportuno rifugiarsi dietro la scusa del ruolo di compressore esercitato dal “voto utile”, la quale contraddice il risultato di Besancenot.
 
Per sei mesi, la direzione ha impantanato i comunisti nelle discussioni politiciste dei “collettivi antiliberali”, prima di sfociare, facendo marcia indietro, nella candidatura di Marie-George, non in quanto candidata comunista, ma come candidata di una non meglio precisata “sinistra popolare antiliberale”. Marie-George ha poi scaricato le sue responsabilità sul PCF.
 
L’eliminazione metodica del riferimento comunista della campagna ha seminato scompiglio tra gli elettori e i compagni. La reintroduzione di tale riferimento negli ultimi giorni, senza dubbio allo scopo di “limitare i danni”, è stata troppo tardiva e timida per cambiare qualcosa.
 
Non si tratta di una questione puramente nominalistica. Gli orientamenti della campagna hanno voltato le spalle ai contenuti e alle ragioni dell’utilità del voto comunista. Facendo dell’aggregazione di “tutta la sinistra” nelle istituzioni la condizione per il cambiamento, la “sinistra popolare antiliberale” ha essa stessa alimentato la logica del voto utile a sue spese. Essa si è affannata a riabilitare gli schemi politicisti dell’alternanza e della “sinistra del si”, in controtendenza rispetto alla dinamica delle lotte e della ricerca di prospettive politiche.
 
Essa ha sminuito la portata del NO di classe del 2005, iscrivendola nella prospettiva della rinegoziazione della costituzione dell’UE, in nome di un illusorio “trattato costituzionale dei popoli”, fino ad arrivare al punto che ci si è dichiarati “accanitamente filo-europei” alla televisione. Con questo stato d’animo, come proporre una via efficace per combattere ad esempio la messa sul mercato del gas e dell’elettricità il 1° luglio?
 
La “sinistra popolare” si è allontanata dalle posizioni comuniste di fondo e da un programma di rottura anticapitalista. Slogan come “nazionalizzazioni”, “proprietà pubblica dei mezzi di produzione e di scambio”, difesa e ristabilimento dei monopoli pubblici, sembrano tabù, malgrado il caso di Airbus li ricollochi all’ordine del giorno presso l’opinione pubblica.
 
Essa ha anche fatto pubblicamente venir meno la solidarietà alla rivoluzione cubana, punto di riferimento di tutto il movimento emancipatore in America Latina.
 
Noi accusiamo la direzione del PCF di avere messo al primo posto i suoi progetti di ricomposizione politica, in nome di un “raggruppamento antiliberale”, scartando la possibilità reale di un rafforzamento del partito.
 
Lo sviluppo di grandi lotte dopo il 2002, la messa sotto scacco dei CPE, il NO maggioritario alla “costituzione europea”, il rifiuto crescente della mondializzazione capitalista e dei suoi effetti, tutta la situazione sociale richiamavano la necessità di una candidatura chiaramente comunista, su proposte comuniste.
 
La direzione non ha permesso ai comunisti e al Consiglio Nazionale del partito di pronunciarsi su questa scelta di fondo. Era la condizione per garantire la rimonta della nostra influenza elettorale. Ne siamo ancora più convinti che nel passato.
 
La direzione del PCF è ormai squalificata e la sua strategia è stata sconfitta. L’insieme delle scelte operate da 10 anni a questa parte in nome della Mutation, ed ora in nome del “raggruppamento antiliberale” conducono alla scomparsa del PCF.
 
Il risultato disastroso del 22 aprile non deve servire come pretesto per una nuova fuga in avanti.
 
Il “raggruppamento antiliberale” e l’operazione politicista dei “collettivi” hanno dimostrato di rappresentare l’opposto di quell’aggregazione del mondo del lavoro che serve a combattere la politica al servizio del capitale.
 
Noi denunciamo ogni operazione di ricomposizione politica “a sinistra” con quelle frange della socialdemocrazia che soppiantano il PCF, allo stesso modo che in Italia e in Germania, sul modello del Partito della sinistra europea.
 
Denunciamo anche tutti i tentativi di ridurre il PCF ad una sorta di sindacato degli eletti che ruota attorno al Partito Socialista, “radicale” come il Partito radicale di sinistra.
 
Per i comunisti è venuto il momento di difendere e riconquistare il loro partito, che rappresenta una realizzazione insostituibile del movimento operaio nel nostro paese.
 
Nell’immediato, facciamo appello ai comunisti perché si impegnino ad alzare una barriera contro la destra di Sarkozy e a imporre, per le elezioni legislative, candidature comuniste su un programma comunista in tutte le circoscrizioni.
 
La direzione dovrà rendere conto del suo operato. Non si tratta di organizzare nella fretta un congresso straordinario, in cui riannodare tutti i fili. I comunisti hanno bisogno di un congresso che metta all’ordine del giorno il bilancio di tutta la Mutation, a partire almeno dal 30° congresso di Martignes, e che coinvolga tutti i comunisti, compreso quell’85% degli iscritti nel 1994, che la Mutation ha allontanato dal partito.
 
Per le settimane e i mesi che verranno, chiediamo ai comunisti di far vivere il loro partito anche contro la strategia della direzione. Chiamiamo a ricostituire su basi di lotta, nelle aziende e nei quartieri, le organizzazioni del Partito, le cellule, le sezioni abbandonate dalla Mutation. E’ il solo modo che i comunisti hanno per riappropriarsi di questo strumento indispensabile per condurre la lotta contro la mondializzazione capitalista. La situazione politica, il movimento popolare lo esigono. I tempi che seguiranno le elezioni si preannunciano duri per il mondo del lavoro.
 
Il mondo del lavoro, le vittime dello sfruttamento capitalistico, il paese intero hanno più che mai bisogno di un partito comunista che alimenti la sua azione e le sue proposte nel pieno della lotta di classe. Non c’è bisogno di una nuova dipendenza socialdemocratica.
 
Facciamo vivere l’espressione e l’organizzazione comuniste! Preserviamo l’avvenire del PCF. Assumiamo le nostre responsabilità di comunisti!
 
Per parte nostra, in quanto membri del Consiglio Nazionale del PCF, eletti nella lista alternativa “Rimettiamo il PCF sui binari della lotta di classe”, ci mettiamo a disposizione dei comunisti per raggiungere questo obiettivo.
 
Stéphane AURIOL, federazione di Parigi, collettivo PCF-RATP-Bus
Emmanuel DANG TRAN, federazione di Parigi, sezione Parigi 15°
Fabienne DEBEAUVAIS, federazione della Somme, sezione di Amiens
Claude FAINZANG, federazione di Parigi, sezione 19°
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare