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A Parigi manifestazione per Gaza – Note, riflessioni e foto
 
di Tiziano Tussi
 
Sabato tre gennaio a Parigi, manifestazione per Gaza sotto bombardamento israeliano. Da Place de la Repubblique agli Champs-Elysées, passando per la zona dei grandi magazzini Lafayette e Primptemps. Zona ricca, centrale, attorno all’Opéra. Ho incrociato ed assistito alla manifestazione, al suo sfilare. Impressionante. Le cifre hanno detto circa 20/25 mila manifestanti. A me sembravano moti di più. Primo dato la quantità. Ma Parigi è una capitale del mondo ed ha nelle sue banlieus una massa impressionante di uomini, donne e bambini, che provengono, loro od i loro genitori o nonni, dai paesi islamici. Paese colonialista. Sul serio. Tento alcune annotazioni sociologiche e politiche. Un elenco, tutto da discutere:
 
- partecipazione molto sentita, slogan e parole urlate per tutto il corteo;
- partecipazione indifferenziata e mista di uomini e donne, alcune con il velo o con il tchador, ma altre erano senza e molto giovani:
- bambini portati sulle spalle dai genitori, o, un poco più grandicelli, piccoli uomini che urlavano ai microfoni gli incitamenti cui i manifestanti rispondevano in coro: Israel assassin, Nous sommes tous des palestiniennes:
- bandiere dei paesi islamici, bandiere di gruppi islamici, bandiere palestinesi;
fotografie di leader morti e vivi, assieme – Nasrallah, attuale leader degli Hezbollah libanese, e lo sceicco Yassin, praticamente il fondatore di Hamas, paraplegico, ucciso dagli israeliani nel 2004, a sessantasei anni;
- fotografie di bambini colpiti da bombe israeliane:
- nel mare islamico alcune, poche bandiere comuniste ed anarchiche – Lcr, raggruppamenti minori.
 
La tensione saliva, specialmente all’arrivo davanti le vetrine illuminate dei grandi magazzini, difese da un grande spiegante di police. Magazzini, come si dice, rutilanti di ricchezza, en face alla miseria portata sulle spalle dai manifestanti. Miseria e difficoltà di vivere che trova uno sfogo coagulante nei rituali della morte dello spirito illuministico – siamo in Francia – della religione islamica, nella sua accezione profondamente mistica. Cerco di spiegarmi. Fa impressione e afferra il rito dell’evento. Il livello di partecipazione è molto alto, come detto, la ritualità islamica dell’esaltazione della morte per il martirio per il proprio popolo oppresso un dovere ineludibile. Fa impressione, nella patria dell’illuminismo e del deismo, sentire inneggiare ad una religione che vuole il martirio come sbocco di salvezza e di risoluzione dei mali terreni. Oramai il cattolicesimo è lontano da questa mistica. Non ne ha più bisogno. Martirio, sacrificio estremo: la morte. Parlo naturalmente da un punto di vita materialista e comunista. La vita quale primo valore. Se la vita viene distrutta da una bomba o distrutta da un martirio che risponde, la sua scomparsa in ogni caso impera. Fa impressione vedere i bambini ed i ragazzini in prima fila, urlare contro un nemico e per una politica che non dovrebbero capire. Tutto ciò non è molto educativo.
 
Ma anche un’altra domanda sale spontanea: come si fa a tenere i bambini lontani dall’orrore quando l’orrore è di casa, è in casa, tutti i giorni? Certo non in Francia, non ci sono bombardamenti nelle banlieus, ma in Palestina, a Gaza invece vi sono. Quindi la situazione sfugge al controllo della razionalità occidentale. Ed anche solo a Parigi, prima degli inevitabili, piccoli incidenti – autobus con vetri rotti, alcune vetrine sfasciate e poco più – stando dentro ad una manifestazione, si è presi dal vortice della partecipazione, dall’aumento della tensione dimostrativa. Guardando i poliziotti vestiti da robocop – sfollagente, pistola, lancia candelotti lacrimogeni, gas urticanti, para stinchi, parapalle, scudi, caschi. Vestiti tutti in nero – difendere la ricchezza, notando la pochezza dei partiti e dei movimenti di sinistra marxista e/o anarchici – si è presi dalla voglia di gridare, anche se si è atei Allahu akbar, Allah è grande. In fondo, per ora, la religione è proprio l’unica cosa che esiste e resiste ad un nemico post moderno, lo stato d’Israele, che si comporta in modo molto simile a come si comportarono i nazisti con gli ebrei e gli altri sterminati, nel periodo della seconda guerra mondiale.
 
Bombardare una città non aiuta la risoluzione di alcun problema; sparare qualche razzetto non aiuta la risoluzione di alcun problema. Come non si capisca tutto ciò è, naturalmente, sospetto. Quindi altri sono i motivi di questo scontro. La politica mangia i popoli ed in Medio oriente tale pasto si consuma veramente sulla carne dei palestinesi, ed in minor parte, degli ebrei, in Israele. Cosa rimane quindi oltre le manifestazioni in occidente ed il rituale di morte a Gaza? Come si può pensare possa terminare tale spirale di odio e giungere finalmente, dopo sessant’anni, ad una situazione in cui gli uomini di quelle zone possano vivere tra loro in modo, diciamo così, normale? Ma questa è questione è troppo complessa per questa breve nota per una manifestazione a Parigi. Finita la quale, terminata l’adrenalina della partecipazione, tutto rimane come prima.
 
Prima di tutto vivere!
 
Fotografie di Martina Tussi