www.resistenze.org - popoli resistenti - francia - 02-02-09 - n. 259

da PRCF - www.initiative-communiste.fr/wordpress/?p=1818
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di Lino Sturiale 
 
Uniti, siamo abbastanza forti da imporre l’affermazione delle rivendicazioni e delle aspirazioni popolari
 
29/01/09
 
La giornata di sciopero generale del 29 gennaio 2009, sostenuta dal 75% della popolazione, nonostante la disinformazione fatta di mezze notizie dei mass media filogovernativi, è una delle più riuscite giornate di sciopero che la Francia abbia mai visto. Questo successo indiscusso, visto nei cortei, si inscrive in una dinamica di mobilitazioni che è cresciuta dalla fine del 2008, in un contesto di contraddizione aperta tra la maggioranza schiacciante della popolazione e un sistema capitalistico in crisi, agli ultimi sussulti, che sopravvive ormai soltanto per mezzo di un’offensiva antisociale pilotata in origine dall’Unione Europea e oggi da Sarkozy e dal MEDEF [Mouvement des Entreprises de France, la Confindustria francese, ndt].
 
Se ce ne fosse ancora bisogno, essa dimostra l'intensità della rabbia popolare; i lavoratori del pubblico impiego, come quelli dei settori privati, insieme agli studenti medi e universitari, hanno chiaramente fatto intendere il loro rifiuto di pagare la crisi, della quale sono responsabili coloro che oggi pretendono di andare avanti nella demolizione del sistema sociale e democratico; insomma, rifiutano questa politica, che saccheggia i lavoratori e ingrassa i grandi capitalisti a colpi “di libera concorrenza e non distorta” tra i lavoratori, di paradisi e scudi fiscali, di sovvenzioni per centinaia di miliardi mentre, sembra, le casse sono vuote per il Welfare, le pensioni, i salari.
 
In realtà, i governi e l'Unione Europea sono i gerenti del grande capitale e conducono una guerra di classe che non ha altro scopo che devastare il mondo del lavoro, distruggere la sovranità dei popoli e strangolare il diritto di sciopero e le altre libertà democratiche. E mentre il governo Sarkozy, emanazione diretta dei grandi gruppi capitalisti francesi, ha annunciato, con il suo solito disprezzo di classe, che “andrebbe avanti con le riforme”; siamo certi che esso ripiegherà se dovesse fronteggiare un rapporto di forze di alto livello, lungo e determinato. E questo, per noi, presuppone di avere anche il coraggio di porre in discussione la costruzione sacra del grande capitale europeo.
 
È per questo, già da tempo, che sarebbe compito della dirigenza sindacale rispondere e sostenere la mobilitazione popolare, col rifiuto di ogni attendismo, di ogni manovra di deviazione e con la priorità assoluta per la costruzione di questa dialettica di forze, innanzitutto con un calendario nazionale di lotte e con una piattaforma che unifica le rivendicazioni, così come si esprimono alla base:
 
-          aumento del SMIC [acronimo di Salaire Minimum Interprofessionnel de Croissance, è il livello minimo di retribuzione per il lavoratore dipendente, in funzione della categoria d'appartenenza, al di sotto del quale non può essere retribuito, l'equivalente del minimo sindacale italiano, ndt], dei salari e dei minimi sociali;
-          divieto di delocalizzazione e di licenziamento collettivo;
-          controllo da parte dei lavoratori degli aiuti pubblici, che non devono servire a licenziare o gonfiare i profitti;
-          sospensione totale delle privatizzazioni, ri-nazionalizzazione delle imprese privatizzate da Jospin, Villepin e Sarkozy, sotto controllo effettivo dei lavoratori dipendenti e dei loro eletti nei CA, CE, CCE e simili (Organismi di Rappresentanza);
-          annullamento delle soppressioni di posti nel servizio pubblico, forti assunzioni nell'Istruzione, nella Sanità, nella SNCF (Ferrovie di Stato);
-          difesa e miglioramento degli statuti, del codice del lavoro e delle convenzioni collettive;
-          rifiuto di applicare ogni direttiva di Bruxelles contraria al progresso sociale;
-          nazionalizzazione delle banche, per finanziare a basso costo le necessità delle PMI e dei lavoratori dipendenti, non i dividendi a due cifre dei grandi azionisti…
 
Ma sappiamo che François Chérèque, [Segretario generale della CFDT, Confédération française démocratique du travail, paragonabile alla CISL italiana, ndt], il “sindacalista” preferito da Sarkozy e dal MEDEF, si rifiuta di “saldare tutte le lotte” - ne sono testimonianza tutti peggioramenti degli ultimi anni - e che farà del suo meglio per vanificare gli effetti del 29 gennaio. Sappiamo anche che il Consiglio Economico e Sociale pressa fortemente a Bruxelles per impedire che si sviluppi l’Europa delle lotte, che sta prendendo forma “dal basso”, da Atene a Parigi, via Roma, Reykjavik e Berlino (o… in Guadalupa).
 
Bernard Thibault [Segretario generale della CGT, Confédération Géneral du Travail, la CGIL francese, ndt], Gerard Aschieri [Segretario della FSU, il principale sindacato, unitario, dell'educazione, ndt] o Jean-Claude Mailly [Segretario generale di Force Ouvrière, terzo sindacato di Francia, ambiguo e apparentemente massimalista, ndt] hanno, allora, una pesante responsabilità: vogliono ancora, in nome del “sindacato unito” ai vertici, aderire alla leadership “gialla” della CFDT e continuare a tenerci fermi “per giornate intere” di azioni senza prosieguo, oppure intendono rispondere alla necessità e al desiderio di una risposta corale e determinata?
 
La risposta si costruirà soprattutto alla base, nello stesso modo in cui il 29 gennaio è stata conseguenza delle svariate e numerose mobilitazioni del novembre-dicembre 2008. Ovunque, con i nostri sindacati, CGT, FSU, con i nostri coordinamenti degli studenti medi e universitari, nei luoghi di lavoro, nei servizi, nelle città universitarie, favoriamo ogni forma di coordinamento, discutiamo sul seguito delle lotte, pensiamo a scadenze da costruire tutti insieme allo stesso tempo; questa è l’unica via in grado di battere “Sarkozy-MEDEF” e l'Unione Europea del Capitale.
 
Tutti insieme, dipendenti del privato, del pubblico, studenti, disoccupati, pensionati, ma anche piccoli commercianti, artigiani… subiamo la politica “euro-formattata” del capitale che chiude i servizi pubblici, incoraggia le delocalizzazioni e la distruzione di occupazione, schiaccia i salari, stritola i sistemi interdipendenti (Welfare, pensioni…), fascistizza le istituzioni (giustizia, mass media, diritti del Parlamento…), ridicolizza la volontà popolare e pretende infine di limitare “gli abusi del diritto di sciopero”!
 
Tutti uniti, siamo forti quanto basta per fermare questi devastatori e imporre l’affermazione delle rivendicazioni e delle aspirazioni popolari
 
Pubblicato sotto Actu politico, Edito, Lotte 
Articolo scritto da admin, il 29 gennaio 2009