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- popoli resistenti - francia - 04-12-12 - n. 432
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La socialdemocrazia: Per il capitale e contro il lavoro
Unione dei Rivoluzionari Comunisti di Francia (URCF)
09/11/2012
Il governo socialdemocratico aggiunge un nuovo piano di austerità che aggrava le misure precedenti con il "Patto nazionale per la crescita, la competitività e l'occupazione". Tante parole, tante illusioni, a cominciare dalla parola "patto", poiché la decisione è stata presa unilateralmente dal tandem monopoli/PS (Partito Socialista).
Questa decisione ci riporta alla natura di classe dello Stato che assicura il potere (dittatura) alle grandi imprese attraverso il consenso e l'alternanza tra i due maggiori partiti del capitale, l'UMP e il PS. Dal 1° maggio, l'URCF aveva avvertito che la socialdemocrazia avrebbe continuato ad attuare la strategia del capitale finanziario: far pagare la sua crisi ai lavoratori e realizzare il massimo profitto. A coloro che hanno voluto punire giustamente Sarkozy per la sua politica antisociale e antioperaia, l'URCF diceva "domani bisognerà liberarsi di Hollande", per la semplice ragione fondata sull'esperienza storica che la socialdemocrazia al potere è una forza che gestisce lealmente il capitalismo.
La natura di classe del PS appare con forza quando esso affida a un grande rappresentante delle mutinazionali come L. Gallois, la cura di disegnare la strategia del governo, una politica per soddisfare unicamente il grande capitale.
L'analisi del Patto
Uno "sforzo" supplementare annunciato da Ayrault, primo ministro francese, di 20 miliardi di euro è chiesto ai lavoratori per ingrassare le casse delle imprese. Ayrault assicura alle imprese di voler "Contribuire alla competitività dell'economia nazionale attraverso la moderazione dei loro costi". Il giornale della maggioranza presidenziale "Libération" ha scritto: "Ecco che i mercati finanziari, il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea possono sentirsi rassicurati". Il governo cita il suo "coraggio". Ma il vero coraggio non è quello di applicare le linee guida della classe capitalista, ma di combatterla fino al suo rovesciamento. Il "Patto" darà alle imprese 20 miliardi di credito d'imposta: verrà riconosciuto in base alla massa salariale dei dipendenti con retribuzioni fino a 2 volte e mezzo il salario minimo, SMIC, (85% dei dipendenti). Più le aziende avranno dipendenti con salari all'interno di tale intervallo, più riceveranno. E senza nessuna contropartita. E' un incentivo a "tenere bassi i salari", misura che si aggiunge alle "esenzioni dagli oneri sociali tra l'1 e l'1,6 del salario minimo".
Questo ennesimo piano di aiuti al capitale sarà finanziato da un aumento dell'aliquota normale dell'IVA che passa dal 19,6% al 20%, e un aumento dell'aliquota IVA ridotta dal 7 al 10% (costruzioni, ristrutturazioni). Ayrault ha detto che l'IVA sui beni primari scenderà dello 0,5%, cioè di 800.000 euro. Questa somma peserà poco rispetto a 6,3 miliardi di euro versati dai lavoratori con le nuove imposte.
Queste misure soddisfano le esigenze dei padroni e vanno ad aggravare l'austerità poiché l'abbassamento del "costo" del lavoro è stimato al 6%. L'aumento dell'IVA riprende in un'altra forma l'"IVA sociale" cara a Sarkozy, abrogata nel mese di luglio! Colpendo maggiormente gli strati popolari, l'IVA è l'imposta più ingiusta. Il "patto" è destinato a peggiorare la crisi degli alloggi, provocando un aumento dei prezzi e dell'inflazione. La perdita di potere d'acquisto causata da questa sola riforma è valutato in 300 euro in media l'anno, che non mancherà di aggravare la crisi di sovrapproduzione e il sottoconsumo delle famiglie a basso reddito, fenomeni propri del capitalismo.
Tanto più che gli altri 10 miliardi del finanziamento del "patto" sono costituiti da "tagli alla spesa pubblica", diminuendo ancora i servizi relativi alla sanità, ai trasporti, ecc.
Il governo riprende la litania della "creazione di posti di lavoro" (in questo caso 300.000): inganno! Dove sono finiti i 2.000 miliardi di aiuti e di esenzioni varie al capitale dell'ultimo decennio? Nelle tasche degli oligarchi per gli investimenti in borsa.
Infine, lo sviluppo dell'apprendistato da 450.000 a 500.000 beneficiari, si inscrive nella volontà del capitale di attaccare permanente le scuole professionali, di metter mano sulla formazione, nel fornire manodopera sottopagata.
Diamo la risposta per rifiutare l'austerità
Tali misure che violano gli scarni impegni di Hollande sono possibili in ragione del dominio del sindacalismo consenziente e della collaborazione di classe. Mentre la Confindustria francese (MEDEF) esprime la propria soddisfazione, le centrali si allineano sulla scelta governativa: "Abbastanza soddisfatto ... ragionevole aumento dell'IVA" (FO), "Il credito d'imposta è una buona idea" (CFDT), "i 20 miliardi di credito d'imposta concessi alle imprese, finanziati dai consumatori si aggiungeranno ad altre decine di miliardi di esenzioni (ma) questa scelta è saggia" (CGT) (Le Monde 8/11)
In Grecia, Spagna, Portogallo, i lavoratori combattono l'austerità con gli scioperi generali, in Francia è di moda ironizzare su questa forma di lotta. Lo sciopero generale non impone automaticamente l'arretramento del potere e del capitale ma il suo rifiuto comporta inevitabilmente la sconfitta! La battaglia che si ingaggia necessita di essere mirata al capitale, al suo governo ma anche agli Stati maggiori della rassegnazione, tutto deve partire dalla base in modo che il malcontento dei lavoratori porti ad una azione sindacale continua. La giornata internazionale di lotta deve essere il calcio d'inizio per gli scioperi e le manifestazioni.
La risposta politica deve unire tutte le energie anticapitaliste, tutti coloro che vogliono farla finita con la politica d'austerità del capitale, con la reazione, con la socialdemocrazia. La soluzione non sta nella pretesa organizzazione sociale ed umana del capitalismo come vorrebbero i riformisti, ma nel riunire le lotte per le rivendicazioni sociali quotidiane per far pagare la crisi al capitale, alla lotta generale per rovesciare storicamente il capitalismo. Il sistema di sfruttamento ha fatto il suo corso, il carattere parassitario dell'oligarchia finanziaria sempre a vantaggio della proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione, quest'ultimo ricorso al saccheggio del denaro popolare per assicurare investimenti e gli impieghi delle "loro" aziende. Forgiare l'unione anticapitalista sindacale e politica, fondare un partito veramente comunista marxista-leninista, questa è l'esigenza per porre fine all'egemonia della socialdemocrazia, principale strumento di difesa del capitalismo tra le classi popolari, condotte da impasse a impasse!
In questi giorni in cui si commemora il 95° anniversario della Rivoluzione Socialista dell'ottobre del 1917 guidata dal Partito comunista bolscevico di Lenin, più che mai rimane sempre valida la lotta rivoluzionaria per il potere operaio e il socialismo!
Dichiarazione del Comitato Centrale del URCF. 8 Nov 2012
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