www.resistenze.org - popoli resistenti - francia - 09-10-13 - n. 469

Occupazione, pensione, sanità, pace...

URCF | urcf.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

29/09/2013

... Le nostre rivendicazioni

Tutti in lotta contro il capitalismo!

Le pensioni sono sempre nel mirino della borghesia monopolistica. La guerra che quest'ultima conduce contro il sistema pensionistico a ripartizione, conquista dei lavoratori francesi, si iscrive nella lotta di classe del capitale per aumentare il plusvalore assoluto. Al fine di sostenere il saggio di profitto, il capitale che attraversa un periodo di profonda crisi, accresce lo sfruttamento dei lavoratori prolungando la porzione non retribuita della giornata lavorativa (1).

Lo fa in due modi:

- aumentando la produttività attraverso innovazioni tecnologiche, che però richiedono investimenti costosi e spesso poco redditizi nel breve periodo;

- aumentando il totale delle ore di lavoro e comprimendo al massimo i salari. Questo accade tutte le volte in cui in un'impresa, a seguito di un piano di tagli del personale, segue un piano per l'aumento del tempo di lavoro (straordinari non pagati, allungamento della settimana lavorativa al sabato e ai giorni festivi, instaurazione dei turni notturni...)

Inoltre, questo prolungamento della durata del lavoro si riflette anche nel prolungamento della carriera professionale. Lo sfruttamento capitalista non si limita al periodo di attività della forza lavoro, ma si estende anche al periodo del pensionamento. Si abbassano le pensioni, si incrementano gli anni per la base di calcolo (per i privati siamo passati dai 10 migliori anni, ai 25 anni, sotto Balladur) e si aumentano le annualità (da 37 anni e mezzo a 41,5, fino addirittura a 43 anni nel 2035). La regola generale è che più i salari sono bassi, più le pensioni sono piccole. I lavoratori non sono in grado di lavorare così a lungo, di conseguenza la decontribuzione abbassa le pensioni e obbliga all'integrazione dei fondi privati.

Si assiste a un nuovo trasferimento di reddito dal lavoro al capitale, completato con lo sviluppo delle assicurazioni private e dei progetti per obbligare a sottoscrivere fondi complementari sulla salute. Si procede quindi allo smantellamento dalle fondamenta del sistema di previdenza sociale. Queste controriforme sono accompagnate da un ritorno alle teorie malthusiane sulla presunta sovrappopolazione, attraverso le quali si attaccano gli ultimi anni di vita. L'allungamento della speranza media di vita reale, per quanto riguarda le generazioni nate prima del 1960, non è più tale con il peggioramento delle condizioni di vita, la maggior difficoltà di accesso ai servizi sanitari, la peggior qualità del cibo... Quattro anni di lavoro in più, sono sette anni di aspettativa di vita in meno.

I dirigenti sindacali riformisti complici nella difesa della competitività, tentano di scongiurare un potente movimento di lotta e di scioperi. In ciascuna controriforma, la CFDT (Confédération française démocratique du travail, ndt) si rallegra di trovarvi i propri rimedi. La CGT (Confédération générale du travail, ndt) respinge l'idea di estendere il periodo di contribuzione a 43 anni e di qualsiasi modifica al calcolo per i funzionari. I dirigenti della CGT si allineano all'ordine del giorno della borghesia ("Saremo noi a cogliere l'opportunità della conferenza sociale del 20 e 21 giugno per portare il dibattito su tutti elementi che permetterebbero di rilanciare un autentico progresso sociale nel nostro paese", hanno detto poco dopo la pubblicazione del rapporto Moreau) con appelli per un'altra politica per l'occupazione, senza mobilitare i lavoratori se non con la giornata di agitazione del 10 settembre e senza denunciare nel merito le posizioni della CFDT.

L'URCF invita alla mobilitazione per la difesa delle nostre rivendicazioni, per il diritto dei lavoratori anziani a godersi la pensione e per i giovani a trovare lavoro. I comunisti non caldeggiano un'altra riforma nel quadro dello sfruttamento capitalista, ma la lotta per il rovesciamento del capitalismo e la sua sostituzione con una società socialista. Infatti solo in una società in cui i mezzi di produzione e di scambio non appartengano ai privati e in cui la produzione sia orientata al soddisfacimento dei bisogni del popolo lavoratore, verrà pienamente garantito il diritto a una pensione serena.

L'URCF propone come rivendicazione il ritorno alla pensione a 60 anni, dopo 37,5 anni di lavoro, la nazionalizzazione dei monopoli capitalistici, asse di lotta per difendere e salvaguardare i posti di lavoro. E se questo non bastasse, ci sono ancora i miliardi di euro che il governo è in procinto di ingoiare per l'aggressione alla Siria per rubarle il gas e rompere uno degli anelli della catena di Resistenza alla Santa Alleanza: USA, Israele, Francia, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e altri Islamofascisti. Infine occorre stabilire il controllo dei lavoratori sui fondi pensione che devono essere gestiti esclusivamente dai lavoratori. Per l'occupazione, la riduzione dell'orario e degli anni di lavoro e un regime di assunzioni obbligatorie.

(1) Il marxismo ci insegna che la giornata di lavoro di divide in due parti ineguali: la parte retribuita (con il salario, sempre inferiore al prezzo della forza lavoro) e la parte non retribuita da cui viene estratto il plusvalore intascato dal capitale. In media, in Francia, ogni tre ore retribuite di lavoro, si registrano cinque ore di lavoro gratuite. Questo è il cuore pulsante del sistema di sfruttamento capitalistico.


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