www.resistenze.org - popoli resistenti - francia - 28-09-14 - n. 513

No alle guerre di Hollande, dei monopoli e della NATO!

URCF | urcf.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/09/2014

La crisi del sistema mondiale capitalista, che non fa altro che aggravarsi, porta i monopoli e gli Stati ad impegnarsi sempre di più sul terreno della guerra. Dall'Africa all'Ucraina passando per la Palestina e l'Iraq, questo è l'anno dell'acuirsi dei conflitti, cosa che porterà ad un maggior manifestarsi della violenza. Oltre al fatto che il capitalismo è incapace di soddisfare i bisogni vitali della maggioranza dell'umanità e rappresenta una grave minaccia per la pace e la sicurezza mondiale.

L'incendio del Medio Oriente è la conseguenza della guerra del Golfo (dove già la socialdemocrazia, con Mitterand, ha avuto a che fare) e ancor di più della "guerra totale" "di civilizzazione" degli imperialismi americano e britannico in Iraq, sotto il pretesto fallace del "possesso di armi di distruzione di massa" da parte del regime di Saddam Hussein. La Francia diretta da Chirac rifiutò questa avventura e questo ingranaggio assassino, perché i monopoli francesi speravano di tirar fuori le castagne dal fuoco in caso di fallimento della guerra.

Il sinistro risultato è stato il caos totale in Iraq, con centinaia di migliaia di vittime. Le altre conseguenze sono tutt'ora tragiche, distanti dall'annunciare la "democrazia" promessa, lo Stato iracheno è stato frammentato sulla base di interessi comunitari, religiosi, gettando le basi della guerra intestina attuale e della spinta dello jihadismo integralista e fascista. E' giunto poi il grande disastro diplomatico e umano innescato sotto la presidenza di Sarkozy con l'intervento militare della Francia e della Gran Bretagna in Libia che, oltre alle vittime, ha distrutto molte infrastrutture e rovinato totalmente lo Stato libico.

Il territorio libico è totalmente in mano alle diverse bande jihadiste ed è divenuto un immenso mercato d'armi. Pertanto, nessuno dei principali partiti che amministrano, in Francia, il potere capitalista (UMP, PS) ha condannato quella che è più una politica ispirata al dottor Folamour (e al suo discepolo Bernard-Henri Lévy), che al rispetto del diritto internazionale del principio difeso dall'URSS dopo la Seconda Guerra Mondiale di non ingerenza negli affari interni di un paese. Hollande, pervenuto al potere per servire gli stessi interessi finanziari dei gruppi come Total e Areva, va allo stesso modo ad utilizzare il pretesto di queste bande armate provenienti dalla Libia, per intervenire militarmente nel Mali e in Centrafrica. Interventi che si prolungano con una vera e propria occupazione e che hanno quasi trasformato questi paesi in protettorati.

In seguito l'imperialismo francese è stato grossolanamente digerito dalla politica interna della Siria per rovesciare il regime laico di Bachar Al Assad; prima, armando e sostenendo le opposizioni, innescando una guerra "civile" internazionalizzata; poi facendosi, per voce di Hollande e Fabius, capofila ad un intervento armato della Nato in Siria, poiché i gruppi armati integralisti (ISIS) e altri, presentati per la causa come "democratici" o "jihadisti moderati", non sono riusciti a rovesciare il regime. Gli avvenimenti tragici in Iraq, Siria e in Algeria, dove ha avuto luogo l'atroce esecuzione di un ostaggio francese, mostrano quello che realmente si cela dietro questa "moderazione".

C'è voluta l'opposizione ferma della Russia e della Cina, che hanno i loro obiettivi concorrenziali, il rifiuto del Parlamento britannico di entrare in guerra e le reticenze dell'opinione pubblica americana che ha esercitato forti pressioni su Obama, per stoppare le brame dei potenziali aggressori.

Questa è stata anche l'estate della nuova guerra dello Stato d'Israele contro il popolo palestinese di Gaza, sostenuta dalle grandi potenze imperialiste. Lo Stato francese, tramite Hollande che dice di sostenere il "diritto alla legittima difesa" dello Stato sionista, ha condotto una guerra che ha portato al fallimento militare d'Israele, ma che ha ucciso più di 2 mila Palestinesi, in maggioranza donne e bambini, non combattenti.

L'imperialismo continua a sostenere la colonizzazione dei territori palestinesi e rifiuta loro il diritto legittimo ad uno Stato nazionale. La nuova guerra imperialista degli Stati Uniti, della Francia e altri Stati della NATO, che ha come obiettivo un gruppo terrorista jihadista di tipo fascista – lo "Stato" Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS) – merita una riflessione e il ricordo dei fatti successi.

In Libia, in Siria si è assistito ad una santa alleanza imperialista unita dalla volontà di una guerra totale nel Medio-Oriente, per rompere il movimento democratico e di liberazione nazionale, ma dove ogni attore – Stati imperialisti della NATO, Stati imperialisti petrol-monarchici (Qatar, Arabia Saudita), Israele – persegue i propri obiettivi. Il Qatar e l'Arabia Saudita sono i principali diffusori e finanziatori del Wahabismo, vale a dire del fondamentalismo estremista e del jihadismo medioevale e sono da sempre gli alleati della NATO.

Il sistema imperialista mondiale è il responsabile della miseria insopportabile, della diseguaglianza nel mondo e nel Medio-Oriente, ora più che mai zona pericolosa. E' per massimizzare i profitti dei complessi militari-industriali, delle compagnie petrolifere, del gas, dell'uranio, del BTP che sono scoppiate queste guerre d'intervento. La stampa parla dell'arsenale colossale dell'ISIS. Ma chi ha fornito loro queste armi? Se non le monarchie petrolifere e gli Stati imperialisti che hanno armato questo gruppo in Libia, Siria, Iraq. Sono il piromane che ha dato fuoco.

Sappiamo quando inizia una guerra, ma non sappiamo come essa si concluderà. Uno degli obiettivi della "coalizione" è senza dubbio quello di attaccare la Siria. Mettere back to back Assad e l'ISIS (che la Siria combatte) da parte di Hollande e delle Nazioni Unite, i bombardamenti degli USA in territorio siriano attestano i possibili nascosti obiettivi di questa guerra. Le autorità francesi pretendono che si faccia una guerra per assicurare la sicurezza del paese. O la sicurezza del paese è precisamente minacciata con questa entrata in guerra che internazionalizza i fronti dell'ISIS.

Inoltre, sulla base dell'esperienza storica, chi può credere che l'imperialismo sarà portatore di ideali di pace, democrazia e giustizia? Al contrario, vediamo che in più di 20 anni di guerre nella regione si sono generate sempre più tragedie e disordini che hanno permesso l'irruzione della reazione integralista più barbara. Le guerre imperialiste si accompagnano sempre con le restrizioni delle libertà democratiche. In Francia, sul modello del "Patriot Act", il governo socialdemocratico vuole adottare una nuova legislazione anti-terrorista. La sorveglianza di tutte le comunicazioni della rete e telefoniche, già esistente, minaccia le libertà; Cosa manca ancora? La vigilanza democratica si è imposta!

Quanto ai jihadisti francesi, ancora una volta si deve ricordare la responsabilità del governo e degli organi di stampa e televisivi capitalisti che hanno costantemente fatto il lavaggio del cervello all'opinione pubblica, scatenando la propaganda di guerra contro la Siria. E' triste constatare che questa propaganda ha incitato ed incita dei giovani ad ingrossare i ranghi dell'opposizione al regime siriano tanto decantata dai media: jihadisti dell'ISIS o altre fazioni. Le ingerenze sistematiche negli affari interni degli altri Stati conducono a queste aberrazioni. Già in Afghanistan, i politici di destra o di "sinistra" hanno qualificato i terroristi islamici afghani oppositori della rivoluzione nazional-democratica nel loro paese, come "combattenti della libertà"!

Se rifiutiamo d'indossare il ruolo di gendarme internazionale della NATO, favoriamo la sicurezza del paese. La propaganda integralista-fascista trova anche, per una parte non trascurabile, il suo fermento nella grave crisi economica e sociale, nella politica d'austerità che colpisce molto i giovani in particolar modo immigrati. Nel dire questo, non giustifichiamo nulla, ma cerchiamo le radici delle gravi derive terroriste in modo che si possano prevenire.

L'URCF chiama a combattere le idee fasciste che seminano la confusione tra le popolazioni musulmane con l'integralismo di tipo fascista o con il rafforzamento del razzismo anti-arabo.

L'URCF chiama al blocco di tutti gli interventi militari dell'imperialismo francese (Mali, Centrafrica, Iraq), al ritiro dei corpi di spedizione. Nel momento che il MEDEF (Confindustria francese) attacca lo SMIC (Salario Minino Intercategoriale Garantito), le ferie retribuite (2 giorni al mese), "100.000 posti di lavoro creati", osa dire che ignora come sarebbe senza queste guerre?

Ci appelliamo ai lavoratori a stabilire il legame tra il costo delle guerre e la politica d'austerità.

Più ci batteremo per le nostre rivendicazioni, salari, occupazione, alloggio, istruzione, sanità, più i lavoratori respingeranno la politica di guerra. La politica estera di Hollande è la continuità di questa politica economica e sociale sotto altre forme. Infine, non si può dissociare la politica di guerra degli Stati imperialisti dalla base sociale che le condiziona e le genera. Un secolo dopo l'assassinio di Jaurès, ricordiamoci di queste parole: "Il capitalismo porta con sé la guerra, come le nuvole portano con la pioggia".

Di fronte al modo di produzione dello sfruttamento, divenuto obsoleto da lungo tempo, il movimento operaio rivoluzionario deve mettere nel suo mirino strategico l'imperialismo e lavorare per forgiare le coscienze e le lotte di classe per farla finita col capitalismo, la NATO, l'UE ed instaurare il socialismo ed il potere della classe operaia e dei suoi alleati.


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