www.resistenze.org - popoli resistenti - francia - 19-05-15 - n. 544

Una legge contro le nostre libertà ed i nostri diritti.

Redazione Communistessitecommunistes.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

10/05/2015

L'Assemblea nazionale nella sua grande responsabilità, ha ritenuto che fosse necessario riunirsi per il varo di questo testo "utile, efficace e atteso dai francesi", ha dichiarato Valls dopo il massiccio voto di martedì dei deputati a favore del progetto di legge sui servizi di informazione della polizia (1). 438 parlamentari, tra cui 252 deputati socialisti e i 3/4 dei deputati UMP hanno votato insieme per la legge.

Dopo la patetica sfilata dell'11 gennaio, Communistes ha scritto sul prorio sito che a fianco di Hollande e del suo governo si sono stretti tutti i rappresentanti della finanza che praticano, nei loro paesi, la sua stessa politica.

Il vero obiettivo di questa grande manifestazione di unità nazionale contro il terrorismo, nella quale avevano trovato posto tutti i tipi di dittatori, si traduce oggi nel vigore che ha messo il governo nel far approvare  la sua "Legge sui Servizi di Informazione" con procedura d'urgenza dall'Assemblea Nazionale il 4 maggio scorso. Sbandierata tale urgenza come una risposta politica agli attentati di gennaio a Parigi, essa è  in primo luogo e solamente un dispositivo per mettere a tacere ogni tentativo di lotta contro il sistema capitalista. Nel frattempo viene alimentato quotidianamente e metodicamente nel nostro paese un sentimento di paura ed insicurezza, in totale difformità dalla realtà concreta (le cifre statistiche ufficiali, pubblicate il 4 maggio, mostrano una costante diminuzione degli omicidi volontari in Francia). Diventa così facile diffondere presso il popolo l'idea che si può ben sacrificare un poco di libertà per essere molto più sicuri. Come se la reale insicurezza non fosse quella prodotta dalla precarietà, dal disagio abitativo e dall'impossibilità di accedere ai servizi di assistenza.

Ci si attiva in realtà per garantire la sicurezza delle casseforti padronali riempite con i profitti che derivano proprio dallo sfruttamento dei lavoratori.  Chi minaccia questa sicurezza? Quelli che denunciano il sistema capitalista e chiamano alla lotta per rovesciarlo e sostituirlo. In una parola, i rivoluzionari. Bisogna ridurli al silenzio. Più lo sfruttamento si acuisce e diviene intollerabile, più il rischio di una rivolta si accresce ed i lavoratori che abbracciano la lotta minacciano i profitti.

Diventa questione di sopravvivenza per il capitale il proteggersi contro la diffusione delle idee rivoluzionarie  nel popolo. Tutti i mezzi sono sempre stati messi in opera per mettere a tacere i militanti sindacali e politici ed assistiamo oggi, dopo qualche anno, ad un importante acuirsi della criminalizzazione dell'azione politica e sindacale, delle discriminazioni dei sindacati, della repressione antisindacale. La libertà di espressione dei mezzi di informazione dell'opposizione è quasi ridotta a zero (vedi il n.398 dell "Hebdo").

I nuovi mezzi di informazione e comunicazione, in particolare Internet, possono diffondere rapidamente e massicciamente analisi politiche che mettono in discussione il capitalismo e propongono una alternativa: il socialismo. La paura, legittima, dei capitalisti è tale che essi sono disposti a usare tutti i mezzi per soffocare qualsiasi tentativo di rivolta consapevole. Hanno ai loro piedi i governi di destra o di destra socialdemocratica che loro stessi mettono al potere: non resta loro che farli legiferare. Questo è accaduto con l'approvazione di questo disegno di legge.

Certo, è necessario travestire un po' questa manovra: dandogli un aspetto molto tecnicistico (scatole nere, algoritmi), dare per scontato che tutto questo controllo esiste già e che si tratta solamente di legalizzarlo per meglio controllarlo, creare una commissione di controllo ad hoc che non controllerà in realtà niente e nessuno, invocare lo "spirito dell'11 gennaio" per l'unità nazionale.

Persino l'editorialista del Figaro, il 4 maggio, - Y. Théard - ha finto di allarmarsi perchè il testo della legge può condurre ad abusi: "il campo di applicazione (...) si avventura in terreni infidi e poco delimitati come la delinquenza organizzata o le violenze collettive"

I citati "attentati agli interessi economici" non spiegano quali sono gli interessi che si proteggono: quelli dei padroni o quelli dei salariati, i quali sono tra loro diametralmente opposti?

Che dire poi delle nozioni di "prevenzione degli attentati alla forma repubblicana delle istituzioni"? Repubblicane, ecco un termine ben studiato, svuotato di ogni senso, in base al quale, a seconda delle intenzioni, si può fare ciò che si vuole.

E' la messa in opera di una polizia politica sotto l'esclusivo controllo del potere esecutivo.
Si resta ben lontani dalla lotta al terrorismo, ma si è pienamente dentro la lotta di classe.
E' quindi del tutto naturale che questa scellerata legge sia voluta dai e per i capitalisti e sia votata da tutti coloro che ne sono i portavoce.

Note:
N.d.t. "les renseignements généraux", i servizi generali, sono una struttura di servizio della polizia francese incaricata di raccogliere informazioni a carattere politico.


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