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- popoli resistenti - giappone - 16-04-11 - n. 360
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Un programma segreto di armamenti nella centrale nucleare di Fukushima?
Il trattato di sicurezza USA - Giappone ha ritardato gli sforzi dei lavoratori della centrale per evitare la fusione del reattore
di Yoichi Shimatsu, New America Media
14/04/2011
Le confuse e contraddittorie notizie sulla centrale nucleare di Fukushima 1 non possono essere solo la conseguenza del disastroso tsunami, la goffaggine o la mancanza d’informazioni. I ritardi inspiegabili e le spiegazioni incomprensibili della Tokio Electric Power Company (TEPCO) e del Ministero di Economia, Commercio e Industria (MECI) sembrano prodotte dall’esigenza di nascondere qualche cosa. La cortina di fumo su Fukushima sembra occultare una volontà di ferro e un’ombra sconosciuta ai più. La spiegazione più logica potrebbe essere che l’industria nucleare e il governo cerchino di impedire che si scoprano le strutture dedite alle ricerche su bombe atomiche nascoste nelle centrali atomiche giapponesi. Un programma segreto di armi nucleari è come una specie di fantasma, individuabile solo quando il sistema di controllo centrale si rompe. Ma vediamo le disparità fra la versione ufficiale e gli avvenimenti.
Rapporti contradditori
TEPCO, l’operatore per l’energia nucleare del Giappone, ha inizialmente informato che al momento del terremoto di Tohoku e dello tsunami dell’11 marzo aveva tre reattori in funzione. In seguito, un’esplosione d’idrogeno ha danneggiato l’Unità 3, provocando una fuga di gas radioattivo composto da una miscela di ossido con uranio e plutonio (o MOX). L’Unità 6 è immediatamente sparita dalla lista dei reattori operativi, quando l’Unità 3 ha cominciato a rilasciare plutonio. Il plutonio è l’elemento di cui sono fatte le ogive nucleari più piccole, e che si libera nell’aria con più facilità. Un incendio é poi scoppiato nella vasca di contenimento del reattore dell’Unità 4, pare a causa del sovra riscaldamento di barre di uranio dismesse e depositate in una piscina di raffreddamento a secco. Ma le dimensioni del fuoco indicano che quel reattore era mantenuto acceso per motivi non legati alla produzione di elettricità. La sua omissione dalla lista di operazioni produttrici di elettricità pone la domanda se l’Unità 4 fosse utilizzata per arricchire l’uranio, il primo passo del processo che porta all’estrazione di materiale fissile al livello necessario per costruire armi nucleari. La comparsa dell’acqua di mare radioattiva dispersa nel Pacifico aggiunge un pezzo al puzzle, perché é impossibile individuare la sua fonte sotterranea (o forse perché inconfessabile). Il labirinto di tubi allagato, dove sono stati trovati i corpi di due lavoratori dispersi della centrale - scomparsa che in precedenza non era stata commentata - , potrebbe contenere la risposta al mistero: l’esistenza di un laboratorio che nessuno si azzarda a nominare.
Guerra politica
Per reazione alla richiesta del Primo Ministro Naoto Kan d’informative puntuali sui problemi, la lobby pro-nucleare ha serrato le fila, negandogli informazioni vitali. La grande alleanza dei sostenitori dell’energia nucleare include TEPCO, il disegnatore della centrale General Electric, il MECI, il vecchio partito al governo, il Partito Democratico-Liberale, e secondo tutti gli indizi, la Casa Bianca.I ministri del gabinetto incaricati delle comunicazioni e delle emergenze nazionali, recentemente si sono dimessi per protesta contro Banri Kaeda, il capo del MECI, perché costui agisce come promotore nucleare ma anche come regolatore incaricato della Commissione per la Sicurezza Industriale e Nucleare. TEPCO ha rapidamente contrattaccato, incolpando il volo dell’elicottero del Primo Ministro per aver ritardato la ventilazione dei gas volatili, provocando così, a loro dire, un’esplosione nel reattore 2. Per “ragioni di salute”, il presidente di TEPCO si é infine ritirato in ospedale, tagliando a Kan la linea di comunicazione con la compagnia e screditando la sua visita a Fukushima.L’inimicizia che Kan mantiene col suo rivale nel Partito Democratico, Ichiro Ozawa, è finita col giocargli contro, perché era l’unico alleato potenziale di peso con cui poteva affrontare la formidabile coalizione a favore dell’energia nucleare. Il capo dei Liberal Democratici, che ha promosso l’energia nucleare nei suoi quasi 54 anni di percorso politico, aveva appena finito il colloquio confidenziale con l’ambasciatore degli USA, John Roos, quando il presidente Obama si esprimeva a favore delle nuove centrali di energia nucleare per gli Stati Uniti.
Tagli nelle comunicazioni
Il contenuto dei colloqui tra Tokio e Washington, non rivelato, può essere dedotto a partire dalle interruzioni alle recenti chiamate telefoniche che ho fatto a un collega giornalista. Quando era dentro la zona calda radioattiva, il numero del suo cellulare si disconnetteva, così come capitava a quelli dei lavoratori della centrale di Fuskushima, cui si negava l’accesso al mondo esterno. La sospensione del servizio non era dovuta a problemi tecnici. Avendo partecipato alla preparazione del piano d’emergenza alla crisi, mi ero impegnato affinché gli impianti della rete telefonica mobile potessero ricaricarsi rapidamente. Una chiamata telefonica che ho fatto quando il mio collega è tornato a Tokyo, è caduta improvvisamente quando ho menzionato “GE”[General Electric]. Il fatto è successo lo stesso giorno in cui il direttore esecutivo di GE, Jeff Immelt, atterrava a Tokio con la promessa di ricostruire la centrale nucleare di Fukushima 1. Tali presunte spiate sono possibili solo se l’operatore della telefonia nazionale, NTT, sta cooperando col programma per intercettare segnali dell’Agenzia di Sicurezza statunitense (NSA).
L’accordo di Manciuria
La sequenza di eventi che sta dietro questa enorme fabbricazione di menzogne risale a molti decenni fa. Durante l’occupazione militare giapponese del nord est della Cina negli anni 30’, lo stato fantoccio di Manchuko venne creato come potenza economica moderna a sostegno di un Giappone sovrappopolato e del suo apparato militare. Un pianificatore dell’economia di alto rango chiamato Nobusuke Kishi lavorò con l’allora comandante della divisione occupante di Kanto, noto ai cinesi come generale Hideki Tojo, dell’Esercito del Kwantung. Gli stretti legami fra esercito ed economisti coloniali produssero sorprendenti successi tecnologici, compreso il prototipo del treno monorotaia (o Shinkasen) e l’inizio del progetto di bomba atomica giapponese nel nord della Corea. Quando Tojo divenne il Primo Ministro del Giappone durante l’epoca bellica, Kishi fu designato Ministro di Commercio ed Economía, pianificando una guerra totale su scala globale. Dopo la sconfitta del Giappone nel 1945, Tojo e Kishi furono dichiarati criminali di guerra di Classe A, ma Kishi si salvò dalla forca per ragioni ancora sconosciute, probabilmente per le sue conoscenze utili a una nazione devastata dalla guerra. Le concezioni di quello squallido economista fornirono la base teorica per il MCII (Ministero del Commercio Internazionale e Industria), predecessore del MECI, l’artefice del miracolo economico giapponese postbellico, che avrebbe poi trasformato il paese in una superpotenza economica. Dopo essersi reso gradito a John Foster Dulles, il segretario di stato di Eisenhower, Kishi fu eletto Primo ministro nel 1957. Il suo protetto,Yashuhiro Nakasone, ex ufficiale navale e futuro Primo ministro, guidò la campagna giapponese per trasformare la nazione in potenza nucleare sotto la copertura della Legge Quadro dell’energia atomica .
Complicità statunitense
Kishi negoziò segretamente con la Casa Bianca per consentire all’esercito USA di stoccare bombe atomiche a Okinawa e nella base aereonavale di Atsugi, nei pressi di Tokio. (Il caporale dei marines Lee Harvey Oseald fece la guardia all’arsenale sotterraneo di ogive nucleari di Atsugi). In cambio, gli Stati Uniti diedero luce verde al programma nucleare per uso “civile” giapponese. Fu necessaria tutta una diplomazia segreta, a causa del sentimento del popolo giapponese, contrario all’energia nucleare in seguito ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Due anni fa, Katsuya Okada, Ministro degli Esteri nel gabinetto del Primo Ministro del Partito Democratico, Yukio Hatoyama (che mantenne il potere per nove mesi tra il 2009 e il 2010), rese noto il testo dell’accordo segreto. Di quell’accordo, rimasto chiuso negli archivi del Ministero degli Esteri, erano però scomparsi molti dettagli fondamentali. Il veterano diplomatico in pensione Kazuhiko Togo ha rivelato che gli aspetti più sensibili si erano riuniti in brevi documenti aggiunti, alcuni si conservavano in locali frequentati dal fratellastro di Kishi, il defunto Primo ministro Eisaku Sato (al potere dal1964 al 1972). Quelle note diplomatiche, molto più importanti, indicava Togo, erano state eliminate e in seguito fatte sparire. In Giappone queste rivelazioni hanno avuto molta eco, mentre i media occidentali le hanno ignorate. Con la centrale nucleare di Fukushima, sempre più nascosta dal fumo, il mondo ora sta pagando il prezzo di questa negligenza giornalistica.
Nella sua visita in Gran Bretagna del 1959, un elicottero militare portò Kishi alla centrale nucleare di Bradwell in Essex. L’anno seguente, venne firmato il primo pre-accordo di sicurezza fra USA e Giappone, nonostante le proteste di massa svoltesi a Tokio. Un paio di anni dopo, l’azienda britannica GEC costruiva il primo reattore nucleare a Tokaimura, nella prefettura di Ibaragi. Contemporaneamente, e subito dopo le Olimpiadi di Tokio del 1964, il treno superveloce Shinkansen attraversando il Monte Fuji forniva la pubblicità utile a promuovere l’elettricità di origine nucleare. Kishi pronunciò la famosa dichiarazione: “le armi nucleari non sono proibite espressamente” in merito all’articolo 9 della Costituzione postbellica, quello che proibiva l’energia a fini bellici. Suo nipote, il Primo ministro Shinzo Abe, due anni dopo ripeté le stesse parole. La “crisi” in corso con la Corea del Nord è poi servita da pretesto a questa progenie di terza generazione dell’elite politica di perseguire l’idea di un Giappone dotato di armi nucleari. Molti giornalisti ed esperti di intelligence giapponese, ritengono che il programma segreto sia abbastanza avanti per ottenere il montaggio rapido di un arsenale di bombe nucleari, e che sono state eseguite prove sotterranee a livello subcritico con piccole palline di plutonio.
Sabotaggio delle fonti energia alternative
Il cinismo della lobby nucleare si estende verso il futuro, stroncando alla radice l’unica fonte di energia alternativa dell’arcipelago giapponese: l’energia eolica costiera. Nonostante decenni di ricerche, il Giappone ha solo il 5% della produzione eolica della Cina. L’industria pesante Mitsubishi, socio per l’energia nucleare di Westinghouse, fabbrica turbine a vento solo per il mercato di esportazione. La Siberia, con le sue alte pressioni, assicura un flusso di vento forte e costante sul nord del Giappone, ma le compagnie di servizio pubblico della regione non approfittano di questa risorsa naturale. Il motivo é che TEPCO, che ha sede a Tokyo e controlla il mercato energetico, si comporta come uno shogun sulle nuove compagnie energetiche regionali e su tutta la rete nazionale. I suoi burocrati, funzionari e politici d’alto rango, molto influenti e con portafogli altrettanto grandi, come il governatore di Tokio, Shintaro Ishihara (anche lui con ambizioni nucleari) tengono contrattisti e generali a loro fianco. Ma TEPCO non è l’unico responsabile, il suo socio principale in questa mega-impresa è la creazione di Kishi, il Ministero di Economia, Commercio e Industria (MECI). Il sito per le prove nazionali per calibrare il vento marino costiero non è, purtroppo, situato a Hokkaido o a Niigata, tanto sferzati dal vento, ma molto a sud est, nella prefettura di Chiba. I risultati di queste prove, che decideranno il destino dell’energia eolica non saranno pubblici che nel 2015. Il patrocinatore di un progetto così lento è proprio... TEPCO!
La morte della dissuasione
Sebbene nel 2009 l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) abbia segnalato la deriva del Giappone verso la bomba nucleare, in seguito non ha fatto niente di più. La Casa Bianca deve scegliere se essere molto miope di fronte alle radiazioni che passano nei cieli statunitensi oppure esporsi al rischio di una vergognosa doppia morale con la proliferazione nucleare di un suo alleato. Inoltre, la tacita approvazione di Washington di una bomba giapponese non va bene né col ricordo di Pearl Harbor, né con quello di Hiroshima. In sé, una capacità di dissuasione nucleare non sarebbe illegale né molto discutibile nel caso che la maggioranza dei giapponesi votasse l’abrogazione dell’articolo 9 [della Costituzione ndt]. Ciò comporterebbe un’ispezione, dei controlli di sicurezza e trasparenza tali che potrebbero costituire una forma di risposta d’emergenza a Fukushima. Invece, uno sviluppo segreto di armamenti nucleari non fa altro che aumentare i problemi. In caso di un’emergenza come quella che viviamo il segreto ad ogni costo impone innumerevoli hibakusha, o vittime nucleari. Invece di abilitare un sistema di dissuasione regionale e accelerare il ritorno allo status di grande potenza, l’accordo della Manciuria ha seminato bombe a orologeria che ora stanno vomitando radiazioni in giro per il mondo. Il nichilismo di questa minaccia nucleare non si può nascondere all’interno di Fukushima 1, ma dentro la mentalità della sicurezza nazionale. Solo abrogando il trattato di sicurezza tra USA e Giappone si potrebbe liquidare lo spettro dell’autodistruzione, la radice del problema sta nella segretezza che ha ostacolato fatalmente la lotta dei lavoratori contro la fusione del reattore nucleare.
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