da: www.solidnet.org
traduzione dall'inglese del Ccdp
Al 3° Seminario Politico America Latina - Europa
Dal Partito comunista della Grecia, sugli sviluppi
nazionali ed internazionali
http://www.kke.gr, mailto:cpg@int.kke.gr
Santiago del Cile, 9-11 gennaio 2003
Costas Alissandrakis
Membro del Comitato Centrale del Partito Comunista della Grecia
Membro del Parlamento europeo
Professore di Astrofisica, Università di Ioannina
Cari compagni,
A nome del Comitato Centrale del Partito comunista della Grecia desidero
ringraziare gli organizzatori per il loro duro lavoro nel preparare questo
incontro e per l'invito fatto al nostro partito. Inoltre desidero porgere da
parte dei comunisti greci, fraterni saluti a tutte le delegazioni. Il nostro
pensiero è anche col nostro caro compagno Gladys Marin, al quale auguriamo una
veloce convalescenza.
Veniamo in Cile con sentimenti di profondo rispetto: rispetto per i Comunisti
cileni e il loro Partito, rispetto per la lotta popolare, rispetti per la
Unidad Popular, rispetto per le decine di migliaia di martiri causati dalla
dittatura imposta dagli Stati Uniti. Il popolo greco patisce per un'altra
dittatura imposta, all'incirca nello stesso periodo, dagli Stati Uniti. Questo
ha rafforzato i sentimenti fraterni di solidarietà tra i nostri due popoli.
Gli incontri tra i Partiti comunisti dell'America Latina e dell'Europa stanno
divenendo una tradizione. Sono un importante contributo nel fortificare le
relazioni fra i nostri partiti e per migliorarne la reciproca comprensione;
[...]. Il nostro Partito ha un atteggiamento positivo verso questi incontri e
prova sempre a contribuire il più possibile allo scambio di esperienze e allo
sviluppo di azioni comuni, alla definizione di proposte concrete, al
rafforzamento del ruolo dei comunisti e dell'identità comunista.
Il CPG (Partito Comunista Greco) ha un vivo interesse per gli sviluppi politici
in America Latina. Noi abbiamo molto in comune: non solo la mentalità dei
nostri popoli ma, più importante, la lotta popolare e il comune destino di
soffrire per un violento intervento imperialista. In questo periodo storico, vi
è un'intensificazione della lotta popolare in tutta l'America Latina, che ci ha
condotto a fare tanti passi in avanti, ed altri ancora sono attesi
nell'immediato futuro. Al tempo stesso, anche se l'imperialismo statunitense è
incapace di imporre regimi dittatoriali su tutto il Continente americano, esso
ha una forte presenza che si concretizza nel controllo politico di numerosi
governi. L'imperialismo statunitense sta raffinando i suoi metodi di intervento
e usa sempre più i trattati commerciali bilaterali e multilaterali, come
l'ALCA, per imporre le sue regole in questa parte del mondo.
Una dozzina di anni dopo il rovesciamento dell'Unione sovietica e lo smantellamento
del sistema socialista in Europa, le forze imperialiste, per estendere il
dominio su tutto il mondo, usano qualsiasi mezzo, incluse le aggressioni
violente come in Iugoslavia, Afghanistan e l'Iraq. Non hanno esitato ad
uccidere decine di migliaia di persone innocenti e a provocare l'irreversibile
distruzione dell'ambiente. Hanno designato i paesi che potranno potenzialmente
essere i prossimi obiettivi. Minacciano con la guerra preventiva il mondo
intero, col pretesto del terrorismo.
La Cuba socialista è uno dei loro obiettivi. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea
hanno chiarito di non poter tollerare che sotto il loro naso vi siano paesi
controllati dal popolo. L'anno scorso è stato segnato da un'intensificazione di
brutali interventi negli affari interni cubani, con i pretesti della difesa dei
diritti umani e la pena di morte. L'Unione europea ha avuto una posizione
preminente in questa campagna anti-cubana. Il governo cubano ha fornito prove
convincenti della falsità delle accuse, ma ciò non ha impedito agli
imperialisti di continuare a minacciare Cuba anche paventando un'aggressione
diretta.
Noi consideriamo questione di massima importanza manifestare la più forte e
ampia solidarietà internazionalista all'isola della rivoluzione. Deve essere
così per i partiti comunisti di tutto il mondo, soprattutto da quando l'idea
del cambiamento sociale e l'edificazione di una società senza classi è sotto
attacco. Il nostro partito ha intrapreso molte iniziative a livello nazionale
ed internazionale in appoggio a Cuba. Abbiamo organizzato numerose attività nel
nostro paese ed invitato tanti rappresentanti cubani. Il nostro segretario
generale ha visitato Cuba due mesi fa. Malauguratamente, non possiamo non
notare che numerosi partiti di sinistra europei, inclusi alcuni partiti
comunisti, hanno assunto una posizione che non aiuta per nulla, dal momento che
accettano, almeno in parte, le accuse imperialiste. Nonostante questo, è stato
possibile intraprendere un'azione congiunta nel Parlamento europeo in difesa
dei cinque eroici patrioti cubani tenuti prigionieri a Miami.
Salutiamo e confermiamo piena solidarietà con l'eroica lotta del popolo
venezuelano appoggiando la loro rivoluzione bolivariana. Siamo fiduciosi che le
congiure imperialiste contro il governo di Hugo Chavez avranno lo stesso
destino delle precedenti.
Ci rallegriamo del successo delle forze popolari in Colombia nel referendum e
nelle elezioni locali, a dispetto del controllo di fatto degli Stati Uniti sul
paese. Il governo di Uribe sta migliorando le sue relazioni con l'Unione
Europea: il suo vicepresidente, Francisco Santos, su proposta del gruppo
Socialista, è apparso davanti la Commissione degli Esteri del Parlamento
europeo, ed un invito per Uribe medesimo è atteso a breve. Santos ha tentato di presentare il regime di
Uribe come favorevole alla riconciliazione nazionale, nondimeno non ha potuto
nascondere le intenzioni del suo governo di schiacciare la lotta armata con
tutti i mezzi. Il fatto che finora non abbia avuto successo mostra che la
resistenza ha radici profonde nel popolo, e, come ho fatto rilevare alla Commissione
degli Esteri, loro non possono trattare la
guerriglia come narco-trafficanti.
Seguiamo molto da vicino gli eventi in Brasile e ci aspettiamo di saperne di
più durante questo incontro dai compagni brasiliani. Notiamo che sulla scena
internazionale il Brasile gioca un nuovo ruolo, particolarmente in Cancun, ma
non possiamo mancare di rilevare alcune tendenze politiche neoliberali
all'interno del paese. Sappiamo naturalmente, che il governo di Lula non è
rivoluzionario, ma sarebbe molto importante per il Brasile, l'America Latina ed
il mondo intero se la popolazione potesse dirigersi verso posizioni più
progressiste.
Ci rallegriamo e ci congratuliamo coi nostri compagni uruguaiani per il
risultato del recente referendum sulla privatizzazione. Sappiamo che Frente
Amplio è prossimo a prendere il potere e gli auguriamo sia di vincere le
elezioni di ottobre che di governare il paese. Facciamo anche i migliori auguri
al Fronte Farabunto Marti di El Salvador per le prossime elezioni.
Abbiamo seguito da vicino i fatti in Bolivia, dove il popolo ha rovesciato un
governo impopolare. La questione riguarda che cosa accadrà ora.
Siamo spiacenti per il corso degli eventi in Ecuador, dove il governo di
Gutierrez non ha saputo far fronte alle aspettative popolari.
Siamo molto interessati infine, agli sviluppi all'interno del Foro di San
Paolo: è un'importante esperienza per i comunisti e i partiti di sinistra in
America Latina.
Cari Compagni,
È imperativo morale di tutti i partiti comunisti seguire l'evoluzione della
società e lo sviluppo delle forze sociali, ed intervenire nel corso degli
eventi. E' anche assoluto dovere lavorare con tutta la nostra forza per il
progresso sociale. Nell'assolvere questi compiti, noi abbiamo a disposizione
gli strumenti più avanzati che il pensiero umano abbia mai sviluppato: la
teoria marxista-leninista, che dobbiamo usare in un modo costruttivo per
promuovere il progresso sociale.
A questo proposito, noi non dovremmo mai dimenticare che viviamo in una società
divisa in classi e che la lotta di classe è la forza motrice del progresso
sociale. Di conseguenza non è molto significativo per noi descrivere i fenomeni
sociali semplicemente in termini di movimenti sociali, una nozione priva di
contesto di classe. È anche meno significativo separare il livello politico da
quello sociale e parlare di forze politiche senza riferirsi alle forze sociali
che rappresentano.
L'enfasi data, all'interno del movimento anti-globalizzazione, alla separazione
artificiosa tra forze sociali e la loro espressione politica serve solamente
per creare confusione e distogliere le forze sociali dalla questione del
cambiamento sociale, spingendoci verso la rivendicazione di riforme che sono
compatibili col sistema e non ne minacciano l'esistenza, al contrario che
respingono la questione del cambiamento sociale. Così qualcuno reinventa la
ruota e pretende di porre come problemi essenziali, questioni che il movimento
della classe operaia ha risolto un secolo fa. Loro vogliono occultare la
struttura di classe della società capitalista, e farci parlare in termini di
cittadini piuttosto che di sfruttatori e sfruttati, vogliono metterci da parte
imponendoci il loro punto di vista.
Il movimento anti-globalizzazione, con tutte le sue diversità, il grosso numero
di ONG (Organizzazioni Non Governative) spesso oscuramente coinvolte, la
moltitudine di richieste che ne scaturiscono, l'esistenza o la mancanza di
riferimenti alle classi, gli sforzi della social-democrazia o dei Troskisti di
guidare il movimento in modo a loro congeniale, hanno dato nuovo impeto
all'internazionalizzazione della lotta. Tuttavia, l'internazionalizzazione non
può portare a risultati a meno che non esista, a livello nazionale, un vigoroso
movimento popolare, una coscienza di classe dei lavoratori ed un forte Partito
Comunista che attui una corretta politica di alleanze che risolva la questione
del potere in favore della classe operaia [...].
Le difficoltà e le debolezze che esistono al momento non dovrebbero dar luogo a
teorie che postulino l'irrilevanza del campo nazionale, o che il campo
nazionale è superato. Oggi giorno lo sviluppo è più che mai disomogeneo, perciò
anche la lotta dovrà seguire un percorso irregolare. Ciò che è importante è che
i movimenti a livello nazionale facciano tanti passi in avanti quanti
possibile, rivendicando cambiamenti e inversioni di percorso significativi:
questo può spostare l'ago della bilancia nell'equilibrio delle forze
internazionali.
La lotta in Grecia
La Grecia è in una posizione dipendente e di transizione. Negli
ultimi decenni, particolarmente negli anni '80, il nostro paese e stato
integrato in profondità nel sistema imperialista mondiale, all'interno della
struttura dell'Unione Europea e della NATO. Di conseguenza, la nostra gente
patisce la politica antipopolare che serve gli interessi del capitale
monopolistico.
Ecco alcune prove delle conseguenze sui lavoratori greci della cosiddetta
"Strategia di Lisbona" dell'UE: nel 2002 la produttività è cresciuta
in Grecia del 4,1% rispetto allo 0,7% dell'Unione Europea, ma nel contempo
l'occupazione è diminuita in Grecia dello 0,1% mentre nell'Unione è aumentata
dello 0,4%. La forbice sociale si sta allargando: il reddito del 20% più ricco
della popolazione è 6,2 volte maggiore del reddito del 20% più povero. Secondo
le stime ufficiali, il 30% dei lavoratori percepisce salari superiori ai 600
Euro, ma il salario del 44% di questi lavoratori è compreso tra i 601-900 Euro,
mentre il salario minimo è 519 Euro. In Grecia il 25% della popolazione vive
oramai sotto la soglia della povertà. Paghiamo un prezzo alto per l'Unione
Economica e Monetaria, con un costante aumento dei prezzi ed il congelamento
dei salari e delle pensioni.
Queste politiche reazionarie dell'UE incontrano nel nostro paese una resistenza
significativa. Grandi lotte si sono sviluppate contro il rovesciamento del
sistema di previdenza sociale, contro i licenziamenti, contro la guerra
imperialista in Iraq ed il coinvolgimento greco. Importanti mobilitazioni hanno
avuto luogo contro la presidenza greca dell'UE che diede origine a forme nuove
di lotta e coordinazione. Il movimento "Azione Salonicco 2003" ha
organizzato, con la partecipazione ed appoggio della nostro Partito, grandi dimostrazioni
di opposizione con partecipazione internazionale.
I lavoratori stanno passando all'offensiva, e formulano rivendicazioni
corrispondenti alle attuali necessità della popolazione: contro la
privatizzazione della previdenza sociale ed i piani per innalzare l'età
pensionabile favorevoli invece ad una previdenza sociale completamente pubblica
e gratuita; per l'effettivo aumento dei salari e delle pensioni (in Grecia il
53% dei pensionati riceve meno di 400 Euro al mese); per l'abbassamento
dell'età pensionabile; per ottenere contratti di lavoro a tempo pieno ed
indeterminato, contro schemi di lavoro flessibile e ad orario ridotto.
Queste lotte, nell'attuale e prolungata contingenza di governo
social-democratico, non avrebbero assunto l'estensione e la continuità che
hanno se il nostro Partito non avesse contribuito a:
- il rifiuto del movimento sindacale di partecipare al così detto "dialogo
sociale";
- la scoperta del ruolo di guida del sindacato ed il consolidamento della
coscienza di classe nelle forze attorno al Fronte Militante di Tutti i
Lavoratori (PAME);
- la lotta militante per rivendicazioni che corrispondano alle attuali
necessità dei lavoratori e dei giovani;
- lo sviluppo di un fronte politico ed ideologico contro la social-democrazia e
gli scenari di "centro-sinistra";
- la sistematica denuncia della vera natura dell'Unione Europea e della NATO.
Il nostro Partito studia queste esperienze per usarle nella continuazione della
lotta contro le politiche dell'UE e per aggregare le forze nella prospettiva di
un cambiamento sociale, in vista della trasformazione rivoluzionaria della
società e la costruzione del socialismo, che è come è sempre stato il nostro
fine ultimo.
Come alternativa all'attuale situazione, il nostro Partito ha proposto nel suo
15° Congresso ed ulteriormente elaborato nel 16° Congresso, la creazione di un
Fronte Popolare Democratico, antimperialista, anti-monopolistico. Il Fronte
Popolare dovrebbe poggiare sull'alleanza sociale tra la classe operaia e le
frange della piccola borghesia che nel reciproco interesse e superando le
differenze, congiungerebbero gli sforzi nella lotta contro i comuni avversari:
i monopoli ed l'imperialismo. Sarà basato sull'interazione e la relazione
dialettica delle alleanze sociali e politiche. Trarrà la sua forza soprattutto
dallo sviluppo della lotta di classe e dai processi ed aggiustamenti che questa
porterà a livello politico e sociale. A sua volta, il Fronte fornirà nuove
spinte alla lotta di classe, al movimento e sposterà l'ago della bilancia
nell'equilibrio delle forze.
Per la formazione del Fronte non è sufficiente mettere in atto azioni comuni
basate sulla convergenza sui grandi temi, o sulla difesa "generica"
della nostra gente. Ci deve essere anche un certo accordo sulla linea di
condotta per risolvere i problemi, da esplicitare in un programma per
l'economia ed il potere del popolo. L'Anti-monopolistico e Antimperialista
Fronte Democratico, in una situazione rivoluzionaria, potrebbe assumere le
caratteristiche di un fronte rivoluzionario per il rovesciamento del monopolio,
pronto e capace di adottare tutte le forme di lotta.
La nostra lunga esperienza sarà riesaminata durante il prossimo 17° Congresso,
che si terrà la fine del 2004, col tema centrale: "rafforzare il Partito,
costruire il Fronte".
Le politiche anti-popolari adottate dallo Stato greco scontano un costo in
termini di popolarità del Partito social-democratico al governo (PASOK) che si
attesta, nei sondaggi d'opinione, in posizioni notevolmente arretrate rispetto
la "Nuova Democrazia", il Partito conservatore. Di fronte a questa
situazione, il PASOK ha optato per un'operazione estetica, cambiando la
leadership. Proprio in questi giorni assistiamo alla sostituzione del primo
ministro Costas Simitis con il ministro degli esteri Giorgio Papandreou alla
guida del Partito, insieme alla decisione di tenere le elezioni politiche il 7
marzo, un mese prima della scadenza del mandato dell'attuale parlamento.
Giorgio Papandreou non è una persona comune. È il figlio dell'ex primo ministro
e fondatore del PASOK, Andreas Papandreou ed il nipote di un altro primo
ministro, Giorgio Papandreou. E' nato da madre americana negli Stati Uniti,
dove ha compiuto i suoi studi. Si ritiene che goda della piena fiducia della
precedente e dell'attuale amministrazione degli Stati Uniti, ed ha anche
ricoperto la carica di Presidente Onorario nel Consiglio Nord Atlantico.
Il nostro Partito ha fatto rilevare che un cambio di persone non significa un
cambio di politica, Papandreou è ugualmente responsabile, al pari dei suoi
colleghi, per la politica anti-popolare di PASOK. Al contempo, il partito
conservatore " Nuova Democrazia" non può offrire un'alternativa,
poiché ha intrapreso la stessa politica, fenomeno non inconsueto nel continente
europeo. Cambiamenti reali nella situazione politica greca sono
indissolubilmente legati al rafforzamento del Partito comunista.
Lo Sviluppo della Lotta nell'Unione Europea
L'Unione Europea sta sviluppando ulteriormente le sue politiche
contro i diritti dei lavoratori e i diritti democratici dei popoli, e nel
contempo passa attraverso cambi istituzionali ed annette nuovi Stati. I
cambiamenti istituzionali proposti nel nuovo trattato, che alcuni chiamano
"costituzione" per sollecitare sentimenti d'approvazione nelle
persone, sono pienamente coerenti con le sue attuali politiche; viene
ulteriormente consolidato il carattere dell'UE come unione del grande capitale,
si istituzionalizza l'economia di mercato e il neoliberalismo e si prevede
un'ulteriore militarizzazione in stretta collaborazione con la NATO.
Nel contempo, l'UE sta creando proprie strutture politiche, promuovendo la
formazione di partiti politici a livello europeo. Questo costituisce un
violento intervento nella vita politica degli Stati membri, un ovvio sforzo per
imporre alle forze politiche di operare secondo le regole dell'UE al fine di
meglio servirne gli interessi. È un fatto che l'attuale legislazione dell'UE
stabilisce che determinati partiti "devono osservare i principi ai quali
l'Unione Europea si ispira" e che il riconoscimento di tali partiti, così
come la loro esistenza, è a discrezione del Parlamento europeo.
Il CPG ha espresso la sua piena opposizione sia alla formazione di partiti
politici a livello europeo, che agli sforzi per creare un Partito della
Sinistra europea. Non crediamo che il coordinamento e l'azione comune dei
partiti comunisti, come più in generale delle sinistre, necessitino di una
copertura UE. Dopo tutto, l'internazionalismo proletario non è mai ricorso alle
istituzioni borghesi per il suo sviluppo. Coordinazione ed azione comune non
possono essere realizzate osservando le regole imposte dai nostri oppositori.
Questo è il motivo per cui il CPG ha proposto un coordinamento sulle questioni
dell'Unione fuori dalle istituzioni della UE.
Nel contesto globale, l'UE sta cercando di esaltare il suo ruolo come polo
europeo del sistema imperialista mondiale e di migliorare la sua posizione
erodendo quella degli Stati Uniti. Per sua natura, l'UE non può essere
un'alternativa alla dominazione degli Stati Uniti: entrambe discendono dai
medesimi principi. L'UE aumenta la militarizzazione; progetta di usare lo
spazio per scopi militari, sviluppa un mercato interno per gli
approvvigionamenti militari, adotta anche il concetto di guerra preventiva, non
per opporsi gli Stati Uniti ma per porsi in posizione di equità negli atti di
aggressione e per esigere così una parte di bottino. La militarizzazione
dell'UE è coerente con la sua politica in Iugoslavia, Afghanistan, Iraq, Medio
Oriente, Cipro e con la sua posizione verso Cuba. Nel contempo, consolida il
dominio nell'Europa Centrale attraverso l'allargamento e non nasconde che i
suoi interessi si estendono ulteriormente ad Est e nel Mediterraneo. Sarebbe
molto ingenuo ed insieme molto pericoloso coltivare illusioni su un ruolo
positivo dell'UE nella scena mondiale, come sostiene la social-democrazia al
pari di alcune forze di sinistra.
I lavoratori di tutti gli Stati membri soffrono per un attacco senza precedenti
contro le conquiste frutto di 150 anni di lotta. Questo attacco non è
un'iniziativa dei governi nazionali ma dell'intera UE che agisce in difesa
degli interessi del capitale monopolistico. La ristrutturazione capitalista,
sostenuta con lo stesso vigore da governi di destra, centro-destra,
social-democratici, e di centro-sinistra, è già stata ampiamente realizzata,
mentre peggiora la situazione della classe operaia. Questa ristrutturazione
prevede anche la privatizzazione e la commercializzazione di tutto; tutto può
essere comprato e venduto, incluse l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la
cultura.
Oltre all'azione contro i diritti dei lavoratori, assistiamo ad un attacco in
piena regola ai diritti democratici ed alle libertà, realizzato con forza
crescente negli ultimi tre anni sotto il pretesto della minaccia terrorista. Un
problema importante per noi è la persecuzione contro i comunisti e il divieto
di costituire partiti comunisti in diversi paesi candidati all'UE, cosa che
l'UE non considera essere una violazione dei diritti umani! Crediamo che sia un
importante dovere internazionalista difendere i nostri compagni, e noi abbiamo
intrapreso delle iniziative a riguardo.
Le politiche anti-popolari conducono, inevitabilmente, a reazioni popolari;
così una nuova situazione emerge in Europa, caratterizzata dalla resistenza su
larga scala contro le aggressioni del capitale. Le teorie che il libero mercato
e la competizione portano alla prosperità stanno crollando ed assistiamo a
rivolgimenti sociali. Sindacalizzazione e lotta popolare hanno di fatto preso
piede in ogni paese del continente: scioperi generali, dimostrazioni,
manifestazioni e mobilitazioni politicamente valide su scala nazionale. La
tendenza è di acutizzazione del conflitto sociale. Forme nuove di lotta e
coordinazione fanno la loro comparsa, e, cosa più importante, queste lotte
mettono avanti tutto un'insieme di rivendicazioni progressiste in opposizione
alle politiche dominanti.
La profondità delle contraddizioni e l'espansione della lotta condurranno
certamente a sviluppi positivi nel futuro. È però indispensabile abbandonare
qualsiasi illusione che i problemi possano essere risolti in favore dei popoli
all'interno delle politiche dell'EU. L'Unione europea non è fatta per questo.
E' stata creata per consolidare le forze del capitale monopolistico nella loro
pulsione verso la dominazione del mondo e nella loro lotta contro la classe
operaia. Da parte sua, la classe operaia non solo dovrebbe difendersi contro
l'attacco del capitale, ma dovrebbe anche porre in avanti la questione del
cambiamento sociale e la costruzione di una società socialista senza classi.
Coordinamento dell'azione dei Comunisti
La coordinazione dell'azione tra partiti comunisti è stato un
problema molto importante in ogni fase storica. Dobbiamo contribuire alla
coordinazione della lotta dei movimenti di classe, sindacali e delle
organizzazioni che si muovono contro la ristrutturazione capitalista.
L'internazionalizzazione della lotta senza avere una base sulla classe
lavoratrice è quasi impossibile.
Il CPG ha assunto un compito utile nel collegare tutte le iniziative e ne ha
intraprese esso stesso alcune. Il nostro Partito era e è sempre stato aperto
per discutere sulla co-ordinazione e l'unione dell'azione, sempre nel rispetto
della responsabilità suprema dei partiti e dei movimenti nei propri paesi. Per
rendere efficace la lotta per la pace e per i diritti sociali, occorre
associarsi alla lotta per il cambiamento dell'equilibrio delle forze in ogni
paese.
La ricerca di alternative unitarie per gli interessi dei lavoratori richiede
una chiara distinzione dalla social-democrazia. Diventa così anche più urgente
e necessario per i comunisti indicare la via al socialismo, per rendere la
prospettiva socialista visibile in ogni nostra azione e proposta. Dopo tutto,
la questione della prospettiva non solo è posta da noi; è posta dagli sviluppi
medesimi, che pongono in posizione centrale la contraddizione capitale-lavoro.
La lotta per un altro mondo di pace ed equa cooperazione è la lotta per un
mondo socialista.
Siamo, perciò favorevoli alla formazione di un distinto polo comunista, che
allo stesso tempo contribuisca alla creazione di una più ampia alleanza
antimperialista. Sarebbe un errore enorme con gravi conseguenze storiche
lasciare che i partiti comunisti si confondano in una non meglio specificata e
generica sinistra. Sentiamo il bisogno di accentuare la nostra identità
comunista ed affermare il ruolo del Partito comunista.
Siamo ottimisti per il futuro. Abbiamo fiducia nel movimento popolare ed e
nelle forze politiche guidate ed ispirate dalla teoria marxista-leninista, in
tutte le forze politiche che lottano per cambiamento sociale. Sappiamo molto
bene che il capitalismo non può imporsi indefinitamente, che l'unica via
d'uscita dalla crisi è il rovesciamento del capitalismo e la creazione di una
società socialista.