www.resistenze.org - popoli resistenti - grecia - 08-02-04

da: www.solidnet.org
traduzione dall'inglese del Ccdp

Al 3° Seminario Politico America Latina - Europa

Dal Partito comunista della Grecia, sugli sviluppi nazionali ed internazionali


http://www.kke.gr, mailto:cpg@int.kke.gr

Santiago del Cile, 9-11 gennaio 2003

Costas Alissandrakis
Membro del Comitato Centrale del Partito Comunista della Grecia
Membro del Parlamento europeo
Professore di Astrofisica, Università di Ioannina

Cari compagni,

A nome del Comitato Centrale del Partito comunista della Grecia desidero ringraziare gli organizzatori per il loro duro lavoro nel preparare questo incontro e per l'invito fatto al nostro partito. Inoltre desidero porgere da parte dei comunisti greci, fraterni saluti a tutte le delegazioni. Il nostro pensiero è anche col nostro caro compagno Gladys Marin, al quale auguriamo una veloce convalescenza.

Veniamo in Cile con sentimenti di profondo rispetto: rispetto per i Comunisti cileni e il loro Partito, rispetto per la lotta popolare, rispetti per la Unidad Popular, rispetto per le decine di migliaia di martiri causati dalla dittatura imposta dagli Stati Uniti. Il popolo greco patisce per un'altra dittatura imposta, all'incirca nello stesso periodo, dagli Stati Uniti. Questo ha rafforzato i sentimenti fraterni di solidarietà tra i nostri due popoli.

Gli incontri tra i Partiti comunisti dell'America Latina e dell'Europa stanno divenendo una tradizione. Sono un importante contributo nel fortificare le relazioni fra i nostri partiti e per migliorarne la reciproca comprensione; [...]. Il nostro Partito ha un atteggiamento positivo verso questi incontri e prova sempre a contribuire il più possibile allo scambio di esperienze e allo sviluppo di azioni comuni, alla definizione di proposte concrete, al rafforzamento del ruolo dei comunisti e dell'identità comunista.

Il CPG (Partito Comunista Greco) ha un vivo interesse per gli sviluppi politici in America Latina. Noi abbiamo molto in comune: non solo la mentalità dei nostri popoli ma, più importante, la lotta popolare e il comune destino di soffrire per un violento intervento imperialista. In questo periodo storico, vi è un'intensificazione della lotta popolare in tutta l'America Latina, che ci ha condotto a fare tanti passi in avanti, ed altri ancora sono attesi nell'immediato futuro. Al tempo stesso, anche se l'imperialismo statunitense è incapace di imporre regimi dittatoriali su tutto il Continente americano, esso ha una forte presenza che si concretizza nel controllo politico di numerosi governi. L'imperialismo statunitense sta raffinando i suoi metodi di intervento e usa sempre più i trattati commerciali bilaterali e multilaterali, come l'ALCA, per imporre le sue regole in questa parte del mondo.

Una dozzina di anni dopo il rovesciamento dell'Unione sovietica e lo smantellamento del sistema socialista in Europa, le forze imperialiste, per estendere il dominio su tutto il mondo, usano qualsiasi mezzo, incluse le aggressioni violente come in Iugoslavia, Afghanistan e l'Iraq. Non hanno esitato ad uccidere decine di migliaia di persone innocenti e a provocare l'irreversibile distruzione dell'ambiente. Hanno designato i paesi che potranno potenzialmente essere i prossimi obiettivi. Minacciano con la guerra preventiva il mondo intero, col pretesto del terrorismo.

La Cuba socialista è uno dei loro obiettivi. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno chiarito di non poter tollerare che sotto il loro naso vi siano paesi controllati dal popolo. L'anno scorso è stato segnato da un'intensificazione di brutali interventi negli affari interni cubani, con i pretesti della difesa dei diritti umani e la pena di morte. L'Unione europea ha avuto una posizione preminente in questa campagna anti-cubana. Il governo cubano ha fornito prove convincenti della falsità delle accuse, ma ciò non ha impedito agli imperialisti di continuare a minacciare Cuba anche paventando un'aggressione diretta.

Noi consideriamo questione di massima importanza manifestare la più forte e ampia solidarietà internazionalista all'isola della rivoluzione. Deve essere così per i partiti comunisti di tutto il mondo, soprattutto da quando l'idea del cambiamento sociale e l'edificazione di una società senza classi è sotto attacco. Il nostro partito ha intrapreso molte iniziative a livello nazionale ed internazionale in appoggio a Cuba. Abbiamo organizzato numerose attività nel nostro paese ed invitato tanti rappresentanti cubani. Il nostro segretario generale ha visitato Cuba due mesi fa. Malauguratamente, non possiamo non notare che numerosi partiti di sinistra europei, inclusi alcuni partiti comunisti, hanno assunto una posizione che non aiuta per nulla, dal momento che accettano, almeno in parte, le accuse imperialiste. Nonostante questo, è stato possibile intraprendere un'azione congiunta nel Parlamento europeo in difesa dei cinque eroici patrioti cubani tenuti prigionieri a Miami.

Salutiamo e confermiamo piena solidarietà con l'eroica lotta del popolo venezuelano appoggiando la loro rivoluzione bolivariana. Siamo fiduciosi che le congiure imperialiste contro il governo di Hugo Chavez avranno lo stesso destino delle precedenti.
Ci rallegriamo del successo delle forze popolari in Colombia nel referendum e nelle elezioni locali, a dispetto del controllo di fatto degli Stati Uniti sul paese. Il governo di Uribe sta migliorando le sue relazioni con l'Unione Europea: il suo vicepresidente, Francisco Santos, su proposta del gruppo Socialista, è apparso davanti la Commissione degli Esteri del Parlamento europeo, ed un invito per Uribe medesimo è atteso a breve. Santos ha tentato di presentare il regime di Uribe come favorevole alla riconciliazione nazionale, nondimeno non ha potuto nascondere le intenzioni del suo governo di schiacciare la lotta armata con tutti i mezzi. Il fatto che finora non abbia avuto successo mostra che la resistenza ha radici profonde nel popolo, e, come ho fatto rilevare alla Commissione degli Esteri, loro non possono trattare la guerriglia come narco-trafficanti.

Seguiamo molto da vicino gli eventi in Brasile e ci aspettiamo di saperne di più durante questo incontro dai compagni brasiliani. Notiamo che sulla scena internazionale il Brasile gioca un nuovo ruolo, particolarmente in Cancun, ma non possiamo mancare di rilevare alcune tendenze politiche neoliberali all'interno del paese. Sappiamo naturalmente, che il governo di Lula non è rivoluzionario, ma sarebbe molto importante per il Brasile, l'America Latina ed il mondo intero se la popolazione potesse dirigersi verso posizioni più progressiste.

Ci rallegriamo e ci congratuliamo coi nostri compagni uruguaiani per il risultato del recente referendum sulla privatizzazione. Sappiamo che Frente Amplio è prossimo a prendere il potere e gli auguriamo sia di vincere le elezioni di ottobre che di governare il paese. Facciamo anche i migliori auguri al Fronte Farabunto Marti di El Salvador per le prossime elezioni.

Abbiamo seguito da vicino i fatti in Bolivia, dove il popolo ha rovesciato un governo impopolare. La questione riguarda che cosa accadrà ora.
Siamo spiacenti per il corso degli eventi in Ecuador, dove il governo di Gutierrez non ha saputo far fronte alle aspettative popolari.

Siamo molto interessati infine, agli sviluppi all'interno del Foro di San Paolo: è un'importante esperienza per i comunisti e i partiti di sinistra in America Latina.


Cari Compagni,

È imperativo morale di tutti i partiti comunisti seguire l'evoluzione della società e lo sviluppo delle forze sociali, ed intervenire nel corso degli eventi. E' anche assoluto dovere lavorare con tutta la nostra forza per il progresso sociale. Nell'assolvere questi compiti, noi abbiamo a disposizione gli strumenti più avanzati che il pensiero umano abbia mai sviluppato: la teoria marxista-leninista, che dobbiamo usare in un modo costruttivo per promuovere il progresso sociale.

A questo proposito, noi non dovremmo mai dimenticare che viviamo in una società divisa in classi e che la lotta di classe è la forza motrice del progresso sociale. Di conseguenza non è molto significativo per noi descrivere i fenomeni sociali semplicemente in termini di movimenti sociali, una nozione priva di contesto di classe. È anche meno significativo separare il livello politico da quello sociale e parlare di forze politiche senza riferirsi alle forze sociali che rappresentano.

L'enfasi data, all'interno del movimento anti-globalizzazione, alla separazione artificiosa tra forze sociali e la loro espressione politica serve solamente per creare confusione e distogliere le forze sociali dalla questione del cambiamento sociale, spingendoci verso la rivendicazione di riforme che sono compatibili col sistema e non ne minacciano l'esistenza, al contrario che respingono la questione del cambiamento sociale. Così qualcuno reinventa la ruota e pretende di porre come problemi essenziali, questioni che il movimento della classe operaia ha risolto un secolo fa. Loro vogliono occultare la struttura di classe della società capitalista, e farci parlare in termini di cittadini piuttosto che di sfruttatori e sfruttati, vogliono metterci da parte imponendoci il loro punto di vista.

Il movimento anti-globalizzazione, con tutte le sue diversità, il grosso numero di ONG (Organizzazioni Non Governative) spesso oscuramente coinvolte, la moltitudine di richieste che ne scaturiscono, l'esistenza o la mancanza di riferimenti alle classi, gli sforzi della social-democrazia o dei Troskisti di guidare il movimento in modo a loro congeniale, hanno dato nuovo impeto all'internazionalizzazione della lotta. Tuttavia, l'internazionalizzazione non può portare a risultati a meno che non esista, a livello nazionale, un vigoroso movimento popolare, una coscienza di classe dei lavoratori ed un forte Partito Comunista che attui una corretta politica di alleanze che risolva la questione del potere in favore della classe operaia [...].

Le difficoltà e le debolezze che esistono al momento non dovrebbero dar luogo a teorie che postulino l'irrilevanza del campo nazionale, o che il campo nazionale è superato. Oggi giorno lo sviluppo è più che mai disomogeneo, perciò anche la lotta dovrà seguire un percorso irregolare. Ciò che è importante è che i movimenti a livello nazionale facciano tanti passi in avanti quanti possibile, rivendicando cambiamenti e inversioni di percorso significativi: questo può spostare l'ago della bilancia nell'equilibrio delle forze internazionali.

La lotta in Grecia

La Grecia è in una posizione dipendente e di transizione. Negli ultimi decenni, particolarmente negli anni '80, il nostro paese e stato integrato in profondità nel sistema imperialista mondiale, all'interno della struttura dell'Unione Europea e della NATO. Di conseguenza, la nostra gente patisce la politica antipopolare che serve gli interessi del capitale monopolistico.

Ecco alcune prove delle conseguenze sui lavoratori greci della cosiddetta "Strategia di Lisbona" dell'UE: nel 2002 la produttività è cresciuta in Grecia del 4,1% rispetto allo 0,7% dell'Unione Europea, ma nel contempo l'occupazione è diminuita in Grecia dello 0,1% mentre nell'Unione è aumentata dello 0,4%. La forbice sociale si sta allargando: il reddito del 20% più ricco della popolazione è 6,2 volte maggiore del reddito del 20% più povero. Secondo le stime ufficiali, il 30% dei lavoratori percepisce salari superiori ai 600 Euro, ma il salario del 44% di questi lavoratori è compreso tra i 601-900 Euro, mentre il salario minimo è 519 Euro. In Grecia il 25% della popolazione vive oramai sotto la soglia della povertà. Paghiamo un prezzo alto per l'Unione Economica e Monetaria, con un costante aumento dei prezzi ed il congelamento dei salari e delle pensioni.

Queste politiche reazionarie dell'UE incontrano nel nostro paese una resistenza significativa. Grandi lotte si sono sviluppate contro il rovesciamento del sistema di previdenza sociale, contro i licenziamenti, contro la guerra imperialista in Iraq ed il coinvolgimento greco. Importanti mobilitazioni hanno avuto luogo contro la presidenza greca dell'UE che diede origine a forme nuove di lotta e coordinazione. Il movimento "Azione Salonicco 2003" ha organizzato, con la partecipazione ed appoggio della nostro Partito, grandi dimostrazioni di opposizione con partecipazione internazionale.

I lavoratori stanno passando all'offensiva, e formulano rivendicazioni corrispondenti alle attuali necessità della popolazione: contro la privatizzazione della previdenza sociale ed i piani per innalzare l'età pensionabile favorevoli invece ad una previdenza sociale completamente pubblica e gratuita; per l'effettivo aumento dei salari e delle pensioni (in Grecia il 53% dei pensionati riceve meno di 400 Euro al mese); per l'abbassamento dell'età pensionabile; per ottenere contratti di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, contro schemi di lavoro flessibile e ad orario ridotto.

Queste lotte, nell'attuale e prolungata contingenza di governo social-democratico, non avrebbero assunto l'estensione e la continuità che hanno se il nostro Partito non avesse contribuito a:
- il rifiuto del movimento sindacale di partecipare al così detto "dialogo sociale";
- la scoperta del ruolo di guida del sindacato ed il consolidamento della coscienza di classe nelle forze attorno al Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME);
- la lotta militante per rivendicazioni che corrispondano alle attuali necessità dei lavoratori e dei giovani;
- lo sviluppo di un fronte politico ed ideologico contro la social-democrazia e gli scenari di "centro-sinistra";
- la sistematica denuncia della vera natura dell'Unione Europea e della NATO.

Il nostro Partito studia queste esperienze per usarle nella continuazione della lotta contro le politiche dell'UE e per aggregare le forze nella prospettiva di un cambiamento sociale, in vista della trasformazione rivoluzionaria della società e la costruzione del socialismo, che è come è sempre stato il nostro fine ultimo.

Come alternativa all'attuale situazione, il nostro Partito ha proposto nel suo 15° Congresso ed ulteriormente elaborato nel 16° Congresso, la creazione di un Fronte Popolare Democratico, antimperialista, anti-monopolistico. Il Fronte Popolare dovrebbe poggiare sull'alleanza sociale tra la classe operaia e le frange della piccola borghesia che nel reciproco interesse e superando le differenze, congiungerebbero gli sforzi nella lotta contro i comuni avversari: i monopoli ed l'imperialismo. Sarà basato sull'interazione e la relazione dialettica delle alleanze sociali e politiche. Trarrà la sua forza soprattutto dallo sviluppo della lotta di classe e dai processi ed aggiustamenti che questa porterà a livello politico e sociale. A sua volta, il Fronte fornirà nuove spinte alla lotta di classe, al movimento e sposterà l'ago della bilancia nell'equilibrio delle forze.

Per la formazione del Fronte non è sufficiente mettere in atto azioni comuni basate sulla convergenza sui grandi temi, o sulla difesa "generica" della nostra gente. Ci deve essere anche un certo accordo sulla linea di condotta per risolvere i problemi, da esplicitare in un programma per l'economia ed il potere del popolo. L'Anti-monopolistico e Antimperialista Fronte Democratico, in una situazione rivoluzionaria, potrebbe assumere le caratteristiche di un fronte rivoluzionario per il rovesciamento del monopolio, pronto e capace di adottare tutte le forme di lotta.

La nostra lunga esperienza sarà riesaminata durante il prossimo 17° Congresso, che si terrà la fine del 2004, col tema centrale: "rafforzare il Partito, costruire il Fronte".

Le politiche anti-popolari adottate dallo Stato greco scontano un costo in termini di popolarità del Partito social-democratico al governo (PASOK) che si attesta, nei sondaggi d'opinione, in posizioni notevolmente arretrate rispetto la "Nuova Democrazia", il Partito conservatore. Di fronte a questa situazione, il PASOK ha optato per un'operazione estetica, cambiando la leadership. Proprio in questi giorni assistiamo alla sostituzione del primo ministro Costas Simitis con il ministro degli esteri Giorgio Papandreou alla guida del Partito, insieme alla decisione di tenere le elezioni politiche il 7 marzo, un mese prima della scadenza del mandato dell'attuale parlamento.

Giorgio Papandreou non è una persona comune. È il figlio dell'ex primo ministro e fondatore del PASOK, Andreas Papandreou ed il nipote di un altro primo ministro, Giorgio Papandreou. E' nato da madre americana negli Stati Uniti, dove ha compiuto i suoi studi. Si ritiene che goda della piena fiducia della precedente e dell'attuale amministrazione degli Stati Uniti, ed ha anche ricoperto la carica di Presidente Onorario nel Consiglio Nord Atlantico.

Il nostro Partito ha fatto rilevare che un cambio di persone non significa un cambio di politica, Papandreou è ugualmente responsabile, al pari dei suoi colleghi, per la politica anti-popolare di PASOK. Al contempo, il partito conservatore " Nuova Democrazia" non può offrire un'alternativa, poiché ha intrapreso la stessa politica, fenomeno non inconsueto nel continente europeo. Cambiamenti reali nella situazione politica greca sono indissolubilmente legati al rafforzamento del Partito comunista.

Lo Sviluppo della Lotta nell'Unione Europea
L'Unione Europea sta sviluppando ulteriormente le sue politiche contro i diritti dei lavoratori e i diritti democratici dei popoli, e nel contempo passa attraverso cambi istituzionali ed annette nuovi Stati. I cambiamenti istituzionali proposti nel nuovo trattato, che alcuni chiamano "costituzione" per sollecitare sentimenti d'approvazione nelle persone, sono pienamente coerenti con le sue attuali politiche; viene ulteriormente consolidato il carattere dell'UE come unione del grande capitale, si istituzionalizza l'economia di mercato e il neoliberalismo e si prevede un'ulteriore militarizzazione in stretta collaborazione con la NATO.

Nel contempo, l'UE sta creando proprie strutture politiche, promuovendo la formazione di partiti politici a livello europeo. Questo costituisce un violento intervento nella vita politica degli Stati membri, un ovvio sforzo per imporre alle forze politiche di operare secondo le regole dell'UE al fine di meglio servirne gli interessi. È un fatto che l'attuale legislazione dell'UE stabilisce che determinati partiti "devono osservare i principi ai quali l'Unione Europea si ispira" e che il riconoscimento di tali partiti, così come la loro esistenza, è a discrezione del Parlamento europeo.

Il CPG ha espresso la sua piena opposizione sia alla formazione di partiti politici a livello europeo, che agli sforzi per creare un Partito della Sinistra europea. Non crediamo che il coordinamento e l'azione comune dei partiti comunisti, come più in generale delle sinistre, necessitino di una copertura UE. Dopo tutto, l'internazionalismo proletario non è mai ricorso alle istituzioni borghesi per il suo sviluppo. Coordinazione ed azione comune non possono essere realizzate osservando le regole imposte dai nostri oppositori. Questo è il motivo per cui il CPG ha proposto un coordinamento sulle questioni dell'Unione fuori dalle istituzioni della UE.

Nel contesto globale, l'UE sta cercando di esaltare il suo ruolo come polo europeo del sistema imperialista mondiale e di migliorare la sua posizione erodendo quella degli Stati Uniti. Per sua natura, l'UE non può essere un'alternativa alla dominazione degli Stati Uniti: entrambe discendono dai medesimi principi. L'UE aumenta la militarizzazione; progetta di usare lo spazio per scopi militari, sviluppa un mercato interno per gli approvvigionamenti militari, adotta anche il concetto di guerra preventiva, non per opporsi gli Stati Uniti ma per porsi in posizione di equità negli atti di aggressione e per esigere così una parte di bottino. La militarizzazione dell'UE è coerente con la sua politica in Iugoslavia, Afghanistan, Iraq, Medio Oriente, Cipro e con la sua posizione verso Cuba. Nel contempo, consolida il dominio nell'Europa Centrale attraverso l'allargamento e non nasconde che i suoi interessi si estendono ulteriormente ad Est e nel Mediterraneo. Sarebbe molto ingenuo ed insieme molto pericoloso coltivare illusioni su un ruolo positivo dell'UE nella scena mondiale, come sostiene la social-democrazia al pari di alcune forze di sinistra.

I lavoratori di tutti gli Stati membri soffrono per un attacco senza precedenti contro le conquiste frutto di 150 anni di lotta. Questo attacco non è un'iniziativa dei governi nazionali ma dell'intera UE che agisce in difesa degli interessi del capitale monopolistico. La ristrutturazione capitalista, sostenuta con lo stesso vigore da governi di destra, centro-destra, social-democratici, e di centro-sinistra, è già stata ampiamente realizzata, mentre peggiora la situazione della classe operaia. Questa ristrutturazione prevede anche la privatizzazione e la commercializzazione di tutto; tutto può essere comprato e venduto, incluse l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la cultura.

Oltre all'azione contro i diritti dei lavoratori, assistiamo ad un attacco in piena regola ai diritti democratici ed alle libertà, realizzato con forza crescente negli ultimi tre anni sotto il pretesto della minaccia terrorista. Un problema importante per noi è la persecuzione contro i comunisti e il divieto di costituire partiti comunisti in diversi paesi candidati all'UE, cosa che l'UE non considera essere una violazione dei diritti umani! Crediamo che sia un importante dovere internazionalista difendere i nostri compagni, e noi abbiamo intrapreso delle iniziative a riguardo.

Le politiche anti-popolari conducono, inevitabilmente, a reazioni popolari; così una nuova situazione emerge in Europa, caratterizzata dalla resistenza su larga scala contro le aggressioni del capitale. Le teorie che il libero mercato e la competizione portano alla prosperità stanno crollando ed assistiamo a rivolgimenti sociali. Sindacalizzazione e lotta popolare hanno di fatto preso piede in ogni paese del continente: scioperi generali, dimostrazioni, manifestazioni e mobilitazioni politicamente valide su scala nazionale. La tendenza è di acutizzazione del conflitto sociale. Forme nuove di lotta e coordinazione fanno la loro comparsa, e, cosa più importante, queste lotte mettono avanti tutto un'insieme di rivendicazioni progressiste in opposizione alle politiche dominanti.

La profondità delle contraddizioni e l'espansione della lotta condurranno certamente a sviluppi positivi nel futuro. È però indispensabile abbandonare qualsiasi illusione che i problemi possano essere risolti in favore dei popoli all'interno delle politiche dell'EU. L'Unione europea non è fatta per questo. E' stata creata per consolidare le forze del capitale monopolistico nella loro pulsione verso la dominazione del mondo e nella loro lotta contro la classe operaia. Da parte sua, la classe operaia non solo dovrebbe difendersi contro l'attacco del capitale, ma dovrebbe anche porre in avanti la questione del cambiamento sociale e la costruzione di una società socialista senza classi.

Coordinamento dell'azione dei Comunisti
La coordinazione dell'azione tra partiti comunisti è stato un problema molto importante in ogni fase storica. Dobbiamo contribuire alla coordinazione della lotta dei movimenti di classe, sindacali e delle organizzazioni che si muovono contro la ristrutturazione capitalista. L'internazionalizzazione della lotta senza avere una base sulla classe lavoratrice è quasi impossibile.

Il CPG ha assunto un compito utile nel collegare tutte le iniziative e ne ha intraprese esso stesso alcune. Il nostro Partito era e è sempre stato aperto per discutere sulla co-ordinazione e l'unione dell'azione, sempre nel rispetto della responsabilità suprema dei partiti e dei movimenti nei propri paesi. Per rendere efficace la lotta per la pace e per i diritti sociali, occorre associarsi alla lotta per il cambiamento dell'equilibrio delle forze in ogni paese.

La ricerca di alternative unitarie per gli interessi dei lavoratori richiede una chiara distinzione dalla social-democrazia. Diventa così anche più urgente e necessario per i comunisti indicare la via al socialismo, per rendere la prospettiva socialista visibile in ogni nostra azione e proposta. Dopo tutto, la questione della prospettiva non solo è posta da noi; è posta dagli sviluppi medesimi, che pongono in posizione centrale la contraddizione capitale-lavoro. La lotta per un altro mondo di pace ed equa cooperazione è la lotta per un mondo socialista.

Siamo, perciò favorevoli alla formazione di un distinto polo comunista, che allo stesso tempo contribuisca alla creazione di una più ampia alleanza antimperialista. Sarebbe un errore enorme con gravi conseguenze storiche lasciare che i partiti comunisti si confondano in una non meglio specificata e generica sinistra. Sentiamo il bisogno di accentuare la nostra identità comunista ed affermare il ruolo del Partito comunista.

Siamo ottimisti per il futuro. Abbiamo fiducia nel movimento popolare ed e nelle forze politiche guidate ed ispirate dalla teoria marxista-leninista, in tutte le forze politiche che lottano per cambiamento sociale. Sappiamo molto bene che il capitalismo non può imporsi indefinitamente, che l'unica via d'uscita dalla crisi è il rovesciamento del capitalismo e la creazione di una società socialista.