www.resistenze.org - popoli resistenti - grecia - 21-10-04

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Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e dei lavoratori:
Resistenza alle aggressioni imperialiste. Fronti di lotta e alternative



Conferenza di Atene 8-10 Ottobre 2004: Contributo del PC di Grecia

http://www.kke.gr , mailto:cpg@int.kke.gr

Partito Comunista di Grecia

Aleca Papariga
Segreteria Generale

Abbiamo il piacere di darvi il benvenuto qui ad Atene, ringraziandovi per la partecipazione.
Sicuri della crescita dell’esperienza di tutti i partecipanti nelle lotte che ciascuno conduce nei propri paesi, riteniamo che proprio grazie alla partecipazione ad attività di carattere regionale ed internazionale, oggi  possiamo valutare meglio le condizioni in cui si trova il movimento contro l’imperialismo, quali siano i problemi e in quali direzioni dobbiamo rivolgere le nostre forze.

Il PCG rileva un rafforzamento delle reazioni dei popoli all’aggressività imperialista, entrata in una nuova fase dopo l’11 di settembre 2001 ed il pretesto dell’attacco terroristico negli Stati Uniti.

Un fatto importante è la nascita e lo sviluppo di movimenti, di focolai di resistenza popolare, una sorta di rinvigorimento delle forze radicali che tendono ad abbracciare tutto lo spettro della politica imperialista, mettendo a fuoco una serie di problemi critici come la disoccupazione, la povertà, le guerre imperialiste, il rendimento ed il carattere speculativo del capitale. Questi movimenti si oppongono alla militarizzazione ed alle misure di repressione e violenza, al razzismo, mirano alle  libertà democratiche e ai diritti politici, lottano contro le persecuzioni politiche e contro il nuovo ordine mondiale.

Ora ci troviamo davanti al piano statunitense sul "Grande Medio Oriente" che nonostante alcune differenziazioni, è stato adottato dal G-8, dalla NATO e dalla UE, piano che prevede la completa ristrutturazione della regione secondo gli interessi imperialisti. C’è anche l'aggressività dell’imperialismo contro il Libano, la Siria el’Iran, l’intervento criminale del governo di Israele che continua contro il popolo palestinese, ciò che accade nel Darfur in Sudan, cio che capita in Nigeria, e i piani degli Stati Uniti contro Cuba socialista, adottati anche dalla UE.

Tuttavia, nonostante l’intensificarsi della repressione, l’imperialismo non è riuscito ad eliminare le lotte nazionali di liberazione ed i movimenti rivoluzionari, né politicamente né militarmente. L’Intifada palestinese continua, la resistenza contro le forze di occupazione in Iraq si incrementa, la vittoria del popolo venezuelano nel recente referendum .. sono tutti avvenimenti di un’importanza più ampia e dimostrano che continua a crescere la lotta dei popoli contro il dominio e l’aggressività imperialista.

Un elemento che caratterizza le tendenze del risveglio popolare negli ultimi anni è il rinvigorimento delle lotte contro la NATO, l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale. Si evidenzia una crescente contestazione delle forme di unificazione capitalista a livello regionale, e quella tendenza si fortifica. Contemporanemaente, si va sviluppando il coordinamento regionale di vari movimenti, per esempio l’alleanza contro l’Alca, le conferenze alternative alla UE, le campagne contro la NATO, ecc..

Per la prima volta si discute apertamente la politica della UE da parte di movimenti di altri continenti e da organizzazioni più ampie, come è stato fatto, ad esempio, a Johannesburg ed in Messico. Soprattutto nei paesi della UE si sviluppano movimenti con un’orientamento politico più chiaro. Si sbriciola la legalizzazione della UE agli occhi dei popoli (le elezioni per l’Europarlamento, l’"euroescetticismo", il No svedese). Nella maggior parte delle mobilitazioni contro le conferenze della UE si sono diffuse parole dordine tipo "Contro l'Europa del capitale e la guerra".

Le forze radicali manifestano posizioni che mettono in discussione la "via unica", che raccomanda oggigiorno l’imperialismo, e molte riprendono il tema del cambiamento sociale.
Il radicalismo e le lotte si alimentano attraverso varie fonti, e diverse tra loro: la lotta di classe operaia, il movimento sindacale, il recupero dei movimenti antimperialisti e le esplosioni dei movimenti per la liberazione nazionale, la lotta dei popoli che attaccano frontalmente l’intervento imperialista.

A nostro giudizio, quei movimenti che si sviluppano in forma diversa potrebbero avere maggiore efficacia, maggiore possibilità di escalation, se ci fosse una migliore situazione nel movimento sindacale operaio, soprattutto nei suoi organi di direzione. Riteniamo che non si possa sviluppare un movimento stabile e forte a livello nazionale ed internazionale, se il movimento di massa più avanzato ed i suoi organi di direzione rimangono ingabbiati nella logica di amministrare il sistema, se non hanno nel loro orizzonte il rovesciamento radicale.

Un elemento negativo è la concezione che l’aggressività imperialista, nel suo contenuto economico, sociale e politico, costituisce una variante dell’amministrazione politica. In realtà, l’aggressività come la viviamo oggi, costituisce una necessità interna del sistema capitalista nella tappa imperialista. I popoli non hanno nulla da guadagnare da una società dominata dai monopoli. Non possono aspirare ad un imperialismo che si pretende libero dalle crisi, dalla guerra, da contraddizioni, e dalla lotta per la ripartizione dei mercati. Non si può sperare di vivere nel contesto delle condizioni dell’imperialismo senza che si fortifichi la tendenza generale verso la reazione.

Sfortunatamente, non poche volte le tendenze alla lotta sono trattenute o ingabbiate in logiche di integrazione e di contestazione che non siano pericolose per il sistema capitalista.
 Negli ultimi anni non sono stati pochi i casi in cui le direzioni sindacali in Europa hanno svolto non il ruolo di avanguardia di classe, bensì quello di intermediari per ottenere il concenso tra le forze del capitale e le forze del lavoro. Non ignoriamo i rapporti di forza, ma non possiamo neppure essere d’accordo con l’idea che oggi il ruolo del movimento sindacale operaio è innanzitutto negoziare quanto perdono i lavoratori.

Come saprete, il PCG si trova in periodo precongressuale. Il tema principale che occuperà il Congresso sarà come il PCG passerà ad una nuova fase per contribuire all’aumento della lotta di classe in Grecia, ed alla maturazione della coscienza popolare sulla necessità di una soluzione radicale rispetto al potere. Contemporaneamente, ci occuperemo ancora di sviluppare il nostro contributo internazionalista, tanto nel campo del movimento comunista quanto del movimento antimperialista più generale. In Grecia ci sono lotte quotidianamente, nascono da tutte le parti mobilitazioni e scioperi. Tuttavia, tutto questo non basta per ottenere delle conquiste, non basta perché le lotte siano efficaci. Perché oggi, a causa dei rapporti di forza e della natura delle ristrutturazioni capitaliste, i lavoratori sostengono rivendicazioni ridotte.

Ovviamente, il PCG prende in considerazione i rapporti di forze, la necessità di unire energie; prende in considerazione i veri problemi dei lavoratori e ha elaborato una quadro di lotta coerente che si opponga alla logica del guadagno monopolista, alla logica dell’aggressività imperialista, un quadro di lotta che abbraccia il diritto al lavoro, i salari, le pensioni e la qualità della vita, i problemi dell’educazione e della sanità, di sport ed ecosistema, di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, la cultura, il pericolo della droga.

Includiamo i problemi che sorgono dall’insieme della dipendenza politico-militare del paese,  poniamo obiettivi di lotta e l’opposizione totale alla partecipazione della Grecia nelle guerre imperialiste, e agli interventi contro i popoli sulla base della strategia imperialista della guerra preventiva contro il terrorismo. Al centro della nostra attenzione stanno le ultime decisioni della NATO a Praga e ad Istanbul, e la costituzione europea.

Muovendo da questi problemi che esprimono gli interessi comuni della classe operaia e dei ceti medio – bassi, esponiamo la nostra posizione sulla costituzione del Fronte Antimperialista, Antimonopolista e Democratico, che abbia come prospettiva il potere e l’economia popolare.

Riteniamo che la lotta internazionalista si fortificherà nella misura in cui si fortifichi l’orientamento antimperialista in ogni paese, e si apra il problema dell’alternativa radicale. A nostro giudizio, a livello internazionale è stata dimostrata l’esistenza di forze radicali nelle mobilitazioni che vanno in contraddizione alle forze che partecipano alle medesime attività, ma che si muovono dentro la logica dell’integrazione. Non possiamo ignorare che la contraddizione tra le forze di integrazione e del radicalismo non sorge solamente dall’esistenza di differenze ideologiche e politiche dentro i movimenti, viene anche da fuori, poiché nelle attività internazionali c’è un sforzo sistematico di controllo del movimento da parte degli apparati governativi, perfino da parte della Confindustria. Non possiamo neanche ignorare il fatto che a causa dell’esistenza delle contraddizioni interimperialiste, certe forze tentano di utilizzare i movimenti per chiedere maggiore partecipazione nel mercato.

È in realtà molto comodo chiedere, per esempio, "un’altra Europa", senza chiarire la posizione sull’Unione Europea esistente, l’UE del capitale monopolistico e della guerra.
La rottura con questa UE costituisce la precondizione minima per qualunque altra idea sulla "altra Europa."

Una serie di forze politiche, in particolare la socialdemocrazia, ma anche certe forze liberali, tentano di disorientare ed incorporare lo scontento e le lotte, cercano di dirigere il contenuto delle lotte e gli obiettivi verso l’abbellimento del sistema e non verso la sua trasformazione radicale.
Quelle forze danno molta importanza, attraverso i vari Forum, alla formazione di strutture unitarie del movimento a livello internazionale e regionale a nome dell’unità e dell’azione comune.

A nostro giudizio, quelle strutture non possono essere esclusive e soprattutto unitarie nel movimento che si sta sviluppando, poiché costituiranno un ostacolo per l’unità combattiva e l’azione comune, dato che danno la possibilità a quelle forze di controllare ed ingabbiare, in sostanza di ingannare. Noi riteniamo che è inevitabile che esistano più strutture nel movimento internazionale che si sviluppa, poiché esistono diverse concezioni strategiche sul carattere dell’epoca in cui viviamo, il sistema delle contraddizioni che muove l’evoluzione sociale, il ruolo e i rapporti di classe, l’orientamento della lotta e la prospettiva.

Riteniamo, infatti, che vicino alle pressioni per l’integrazione, non cessano neppure gli sforzi affinché sorgano nuovi forze radicali. Sembra che questa tendenza si stia rafforzando. La crisi include una dinamica che può, sotto alcuni condizioni, radicalizzare fasce sociali più ampie. Tuttavia, affinché questo si esprima politicamente, c’è bisogno di qualcosa di più che organizzare lotte su specifici problemi. A nostro giudizio, è imprescindibile che si sviluppi una adeguata coscienza politica.
Questo è uno dei temi centrali per il movimento comunista.

In questi processi il punto di vista comunista è necessario, specie nella nostra epoca, quando la lotta antimperialista e antimonopolista, la lotta per le libertà democratiche e i diritti dei lavoratori è legata ancora di più alla lotta contro i fondamenti di questo regime di sfruttamento.
È necessario legare le domande di questa lotta con la fondazione dell’alternativa che è il socialismo. La strategia degli imperialisti aspira, da una parte, ad affrontare le difficoltà che ha oggi il sistema capitalista per riprodurre il suo capitale sociale, e dall’altra parte ad ostacolare qualunque contestazione del sistema che si faccia da posizioni radicali e rivoluzionarie. Si vuole ostacolare l’emancipazione dei popoli a beneficio del socialismo.

L'internazionalizzazione della lotta di classe, della solidarietà, dell’azione comune dei popoli non sarà cosa facile, e soprattutto non può materializzarsi solo attraverso mobilitazioni internazionali in forma di controconferenze, di conferenze alternative. Perché non è ancora maturato l’inizio di un’azione più sistematica, per esempio, per creare mobilitazioni, regionali ed internazionali coordinate, per fare scioperi o altre forme di lotta dinamiche? Per iniziative di solidarietà di massa in regioni dove si manifesta direttamente l’aggressività guerrafondaia?

A nostro giudizio, sorge la necessità di incontri bilaterali e multilaterali più stretti tra i nostri partiti per collaborare sui temi da affrontare, sapendo che questo movimento non si sviluppa in modo rettilineo me che esiste uno sviluppo disuguale dei movimenti nazionali, che esistono peculiarità e particolarità.

Proposte per un migliore coordinamento

Il tema della presenza dei partiti comunisti ed operai è necessario che si presenti tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale, regionale e mondiale. Coordinare l’azione comune dei nostri partiti così come come coordinare l’azione comune di forze democratiche, antimonopoliste, antimperialiste, e più in generale patriottiche.

Sulla base dell’esperienze più recente, segnaliamo la problematica che esiste riguardo ad incontri a livello regionale e di continente. Possiamo lavorare insieme in quella direzione, elaborando proposte che abbiano come oggetto:
- incontri di partiti comunisti ed operai per regione dove si investigheranno temi più specifici
- incontri dei nostri partiti davanti a grandi avvenimenti internazionali, sulla base dell’esperienza acquisita in passato
- aspirare ad incontri regionali più ampi con forze antimperialiste, antimonopoliste e democratiche.


traduzionedallo spagnolo di FR