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17° Congresso del Partito Comunista di Grecia
Atene, 9-12 febbraio 2005
http://www.kke.gr ,
mailto:cpg@int.kke.gr
28 febbraio 2005
Risoluzione sulla situazione nel movimento comunista
internazionale
Il dibattito precongressuale ha evidenziato la necessità di
intensificare gli sforzi per il coordinamento, l’elaborazione di obiettivi
comuni di lotta e l’azione comune nel movimento comunista e operaio per
affrontare l’aggressività imperialista. Ha evidenziato la necessità del
socialismo come unica alternativa al sistema imperialista attuale. La necessità
che, con proprie specifiche caratteristiche, si distingua l’opinione comunista,
un polo comunista, per affrontare
meglio i problemi e le difficoltà di questa lotta; così come la
necessità di un intervento coordinato a livello internazionale nell’ambito
della lotta antimperialista, antimonopolista a cui partecipano forze diverse.
Il Congresso dà incarico al nuovo Comitato Centrale di precisare l’attività
internazionale del Partito nelle seguenti linee generali:
1. La necessità di una presenza che distingua
il movimento comunista e dell’attività comune dei partiti comunisti e operai
Il nostro partito ritiene che negli ultimi tempi si siano fatti
alcuni passi nella direzione di un recupero dell’attività comune nel movimento
comunista internazionale. Un numero sufficiente di partiti comunisti e operai
si sono preparati più adeguatamente per affrontare l’aggressività imperialista
e hanno operato contro le guerre imperialiste in Afghanistan e, soprattutto,
contro quella scatenata contro il popolo dell’Iraq. Alcuni di questi partiti
hanno avuto un ruolo protagonista nelle lotte della classe operaia e nelle
mobilitazioni dei lavoratori per i loro diritti. Inoltre, in questo periodo ci
si è maggiormente sforzati di coordinare l’attività dei PC rispetto agli anni
passati. Si sono moltiplicati gli incontri regionali e internazionali.
Nonostante i passi compiuti, il movimento comunista internazionale rimane
ideologicamente frammentato, è ancora in crisi. Nelle sue file continua la
lotta tra i punti di vista rivoluzionari, comunisti e quelli riformisti,
opportunisti; tra la linea della “resistenza-rottura” e la linea dell’
“adattamento-integrazione” al sistema dell’imperialismo.
Al centro di questa lotta stanno: l’atteggiamento verso il socialismo che
abbiamo conosciuto e le cause delle sconfitte; l’attualità del
marxismo-leninismo; lo sviluppo della teoria nell’epoca della transizione al
socialismo e nelle condizioni della vittoria temporanea della
controrivoluzione; il carattere del partito comunista; il carattere
dell’imperialismo; la relazione tra le lotte a livello nazionale e internazionale;
la politica delle alleanze, l’atteggiamento nei confronti della
socialdemocrazia; l’atteggiamento dei comunisti nei movimenti di massa;
l’atteggiamento nei confronti della crisi capitalista e delle contraddizioni
interimperialiste e delle guerre imperialiste; la politica verso le unioni
imperialiste, interstatali, regionali e internazionali; il ruolo storico della
classe operaia; le leggi della rivoluzione e della costruzione socialista;
l’internazionalismo proletario.
Di fronte a questa situazione, il PCG ritiene che occorra intensificare gli
sforzi tra i partiti comunisti perché si ricerchino i modi adeguati ad
affrontare la situazione di crisi, in maniera collettiva e nel rispetto
dell’indipendenza di ogni Partito.
Il nostro Partito intensificherà i suoi interventi a livello internazionale,
nello sforzo diretto ad ottenere una più distinguibile forma di collaborazione
con partiti comunisti ed operai, per il polo comunista. Questa presenza che
deve distinguere i partiti creerà condizioni migliori per affrontare le
difficoltà esistenti. Faciliterà, inoltre, il raggruppamento antimperialista
più in generale.
L’iniziativa per la creazione di questo polo può partire dai partiti comunisti,
i cui punti di vista ideologici e politici siano vicini, che difendono il
marxismo-leninismo e il contributo del socialismo che abbiamo conosciuto e
l’elaborazione di una strategia comune di fronte all’imperialismo.
La collaborazione ad un livello superiore può realizzarsi su argomenti che
abbiano a che vedere con lo sviluppo della teoria, su temi che sono al centro
dell’attuale dibattito, attraverso lo studio a livello internazionale delle
cause della vittoria della controrivoluzione e l’elaborazione di una strategia
comune nei confronti dell’imperialismo.
Aspiriamo a che le forme della collaborazione abbiano un carattere pratico, con
risultati visibili.
Il polo comunista non può in alcun modo abolire l’indipendenza di ogni partito
e la sua responsabilità nei confronti della classe operaia e del movimento del
proprio paese. Avrà la forma di coordinamento dell’attività comune, si
costituirà in condizioni di parità.
Con i partiti comunisti e operai con cui abbiamo differenze ideologiche
dobbiamo continuare gli sforzi finalizzati ad azioni comuni intorno ad
obiettivi antimperialisti e antimonopolisti, respingendo posizioni ideologiche
e politiche erronee.
Il PCG vuole avere relazioni di collaborazione con tutti i partiti, senza
esclusioni.
Una presenza che distingua il movimento comunista, fattore decisivo dello
sviluppo dei movimenti.
L’attività comune dei comunisti deve trovare la sua espressione nelle file dei
movimenti di massa, nelle mobilitazioni internazionali.
La costituzione del polo comunista con caratteristiche proprie, l’attività
comune e la collaborazione dei partiti comunisti darà impulso allo sforzo per
costruire un movimento internazionale sempre più forte, basato sul movimento
della classe operaia, sui movimenti con cui manifestano gli altri strati
popolari, sui movimenti contro la guerra, per la pace, sui movimenti della
gioventù, delle donne, su ogni forma di unità che abbia un orientamento
radicale.
L’internazionalizzazione della lotta contro l’imperialismo non può acquisire un
carattere di massa e soprattutto saldo se non poggia su un forte movimento comunista
capace di distinguersi, su un polo comunista, che possa trasformarsi nella leva
con cui i popoli riescano ad influire positivamente sugli avvenimenti
internazionali. Ciò rappresenterà anche un forte fondamento per un’alleanza
antimperialista più ampia.
La risposta dei popoli alla strategia imperialista, all’attuale barbarie,
assume molteplici e distinte forme. Senza dubbio, sarebbe più efficace se
queste lotte riuscissero ad ottenere il risultato:
- Di unificare le loro forze nella
lotta contro i monopoli e l’imperialismo a livello nazionale, regionale e
internazionale.
- Di lottare in modo decisivo contro
le forze del capitale, su tutti i fronti della loro azione e del loro
intervento: nell’economia, nei diritti sociali, nella cultura, contro gli
interventi militari, economici e politici.
Il movimento della classe operaia e i suoi alleati cercheranno di interpretare
istanze politiche e condizioni di lotta definite dalla posizione storica
dell’imperialismo, come fase superiore del capitalismo, che corrispondano alle
necessità attuali dei lavoratori e che dimostrino la necessità storica della
transizione al socialismo.
La politica imperialista è diretta contro il diritto di ogni popolo a decidere
da solo, senza interventi esterni, in merito al sistema sociale e politico di
un paese.
Lo sviluppo del movimento antimperialista, antimonopolista passa principalmente
per la capacità di misurarsi con i seri problemi che caratterizzano il
movimento comunista internazionale.
Per il tempo trascorso senza che il movimento comunista abbia affrontato la
propria crisi, una serie di altre forze che subiscono l’influenza diretta della
socialdemocrazia, cerca di dirigere questo movimento verso la collaborazione di
classe e verso un capitalismo dal presunto volto umano.
2. Le forme attuali di collaborazione
Le forme di collaborazione che si sono sviluppate tra i partiti
comunisti e operai, quali gli incontri internazionali, gli incontri regionali e
multilaterali, possono e devono continuare. Devono ampliarsi attraverso il
dibattito e lo scambio di opinioni su temi teorici e alternarsi con incontri da
indirizzarsi su un piano concreto di azione su temi comuni.
In tal senso, deve essere rimarcata in special modo l’importanza degli
anniversari e degli eventi storici della lotta dei comunisti, della classe
operaia e più in generale delle lotte dei popoli per la loro liberazione
politica, economica e sociale (ad esempio, la Comune di Parigi, il Primo
Maggio, la Rivoluzione Socialista di Ottobre, il Giorno della Vittoria Antifascista
dei Popoli –9 maggio 1945-, la battaglia di Stalingrado, ecc.) non solo come
risposta allo sforzo di riscrivere la storia da parte degli imperialisti, ma
anche come opportunità di mostrare aspetti attuali della lotta della classe
operaia e dei popoli.
Continuerà e si rafforzerà la solidarietà con i partiti comunisti che operano
in condizioni di illegalità, verranno appoggiati i comunisti e gli altri
combattenti perseguitati per le loro attività, i paesi e i popoli che resistono
all’aggressione dell’imperialismo e i paesi dove i partiti comunisti sono al
potere e cercano di affrontare, nelle attuali condizioni avverse, la
sovversione imperialista e di difendere le conquiste dei loro popoli.
3. Sul Partito della Sinistra Europea
La creazione del Partito della Sinistra Europea (PSE), con la
partecipazione di certi partiti comunisti, esprime la tendenza a sottomettersi
al negativo rapporto di forza. Indipendentemente dalle opzioni e dalle
dichiarazioni soggettive, obiettivamente costituisce l’accettazione fatalista
della legalità borghese. Il PSE nega la teoria del socialismo scientifico, le
tradizioni comuniste e l’esperienza delle rivoluzioni socialiste del XX secolo.
Opta per la via pericolosa senza uscita della perdita delle caratteristiche
comuniste e dell’integrazione nelle strutture dell’Unione Europea. In tal modo,
ostacola gli sforzi per il coordinamento e la collaborazione, su un piano di
parità, dei partiti comunisti, operai e di sinistra nello scontro con il centro
imperialista europeo e il sistema capitalista in generale.
4. Il movimento antimperialista, il movimento
per la pace, i movimenti contro la guerra e gli altri movimenti popolari
In questo periodo un fenomeno importante è rappresentato
dall’apparizione e dallo sviluppo di movimenti, focolai di resistenza dei
popoli, forze radicali che tendono a toccare, con istanze e obiettivi di lotta,
tutto lo spettro della politica imperialista. Al centro di tali movimenti si
trovano i problemi della disoccupazione e della povertà, le guerre e gli
interventi militari, i profitti del capitale, la militarizzazione, la
repressione e la violenza dello stato, la difesa e lo sviluppo delle libertà
democratiche e dei diritti politici. Sono diretti contro la distruzione
dell’ambiente e il saccheggio delle materie prime da parte dei monopolisti,
contro il razzismo e le persecuzioni di coloro che lottano contro il nuovo
ordine.
In certi casi e regioni le lotte operaie assumono dimensioni maggiori. Si
sviluppano lotte contro le privatizzazioni, sui problemi dell’educazione e
della politica sociale. Le lotte per i problemi sociali tendono ad espandersi
in tutti continenti, a durare. Si utilizzano varie forme di lotta. Le lotte
contro la guerra sono state più massicce e meglio coordinate a livello
internazionale, ma non hanno acquisito caratteristiche di permanenza, di
continuità.
Questo sviluppo dimostra che l’aggressività imperialista non è riuscita a
congelare e a sottomettere i distinti movimenti e le lotte dei popoli contro
l’occupazione e l’intervento imperialisti.
Negli ultimi anni si sta manifestando una messa in discussione più chiara della
politica dell’Unione Europea, della NATO e delle altre unioni imperialiste,
emergono parole d’ordine contro i “pensieri unici” e istanze per un cambiamento
sociale più generale. Simili tendenze vengono alla luce anche in Europa, nei
referendum e nelle ultime elezioni per il Parlamento Europeo.
Lo sviluppo dei movimenti riflette in larga misura un risveglio, che non si è
ancora manifestato nella sua pienezza. Senza dubbio, è molto lontano
dall’esprimere fino in fondo un’alternativa politica in condizioni di conflitto
e rottura con i monopoli e l’imperialismo, a livello nazionale e
internazionale.
Sulle organizzazioni internazionali dei movimenti di massa
Le organizzazioni internazionali più combattive e antimperialiste non hanno
ancora superato gli ostacoli incontrati nel tentativo di creare infrastrutture
serie a livello mondiale, di sviluppare solidi e forti vincoli di comunicazione
con forze che si ricostituiscono e si rafforzano in molti paesi.
Molte organizzazioni e movimenti hanno ancora difficoltà, poiché non dispongono
di fondi e mezzi per sviluppare azioni internazionali, per condividere
responsabilità nella costruzione di alleanze per lottare in modo conseguente
contro l’imperialismo. A livello nazionale e regionale hanno contraddizioni
interne e differenze a causa della lotta tra le forze del consenso e quelle
dell’emancipazione.
In maggiore o minor misura, organizzazioni internazionali hanno fatto passi in
avanti verso la lotta sul piano internazionale e il coordinamento della loro
azione.
Il Foro Sociale
Nel Foro Sociale Mondiale e nelle sue strutture regionali predominano forze
della socialdemocrazia. Partecipano, inoltre, rappresentanti di gruppi di
impresa, forze del consenso e del compromesso che dichiarano apertamente la
loro inimicizia verso il movimento comunista e operaio e verso le
organizzazioni sociali di classe che vorrebbero sostituire con organizzazioni
non governative (ONG) oppure con organizzazioni della cosiddetta società
civile. Partecipano al Foro e lo appoggiano gruppi anarchici e trotzkisti, come
pure forze governative e apparati dei paesi imperialisti.
Con le sue azioni il Foro Sociale Mondiale cerca di ingabbiare e assorbire
forze che manifestano le tendenze combattive della classe operaia e degli altri
strati popolari.
In Europa, dove le contraddizioni interimperialiste si acutizzano nel momento
in cui gli Stati Uniti pretendono sempre di più, quasi tutto, nella spartizione
del bottino, alcune forze socialdemocratiche hanno assunto iniziative, con
l’obiettivo di strumentalizzare e manipolare questi movimenti a vantaggio
fondamentalmente di una linea di appoggio all’imperialismo franco-tedesco. Si
rende necessaria l’intensificazione del confronto politico-ideologico per
contrastare il disorientamento dei movimenti e l’integrazione di forze
politiche in una lotta contro l’amministrazione neoliberale senza un
orientamento antimperialista, antimonopolista. Queste forze aspirano a
integrare i movimenti in una lotta unilaterale contro gli Stati Uniti e a
favore di altre potenze imperialiste che chiedono, nella spartizione dei
mercati, una parte maggiore o almeno pari a quella degli Stati Uniti.
Ciò che il Foro presenta come necessario per i popoli non entra in
contraddizione con quanto è necessario e conveniente per il sistema capitalista
e deve essere respinto affinché la lotta contro l’imperialismo acquisti un
carattere di massa e una prospettiva in direzione del socialismo.
Traduzione della versione in lingua spagnola della risoluzione
a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare