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Da  www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=32731 

Grecia: sei settimane di lotta degli insegnanti 
 
Aris Oikonomou
 
25 ottobre 2006 
 
Gli insegnanti in Grecia scioperano da più di 6 settimane. E’ la loro più grande mobilitazione. E il movimento gode di un sostegno sociale senza precedenti.
 
Tutto è cominciato a settembre. Di fronte ai problemi del suo finanziamento e della mancanza di personale, effetto dei ripetuti attacchi contro il sistema dell’istruzione, la Federazione degli Insegnanti (DOE) ha proclamato lo sciopero.
 
Ogni settimana, gli insegnanti hanno organizzato manifestazioni nazionali e concerti in tutte le grandi città del paese. Hanno lottato con successo in ogni istituto scolastico (80% di partecipazione), senza però ottenere alcuna risposta da parte del governo, il quale si è limitato ad accusarli di “perturbare l’ordine pubblico” e di “estremismo”, e ad inviare, praticamente ogni settimana, le forze dell’ordine con il compito di pestarli.
 
Dopo sei settimane, gli insegnanti hanno cominciato a dare segni di stanchezza. Dopo un incontro con gli studenti, un rappresentante degli insegnanti ha dichiarato: “Sarebbe necessario avere un movimento come quello degli studenti che, da maggio a luglio, ha occupato le università e le scuole superiori. In tal modo si potrebbe assestare un autentico colpo al Ministero dell’Istruzione e, allo stesso tempo, dare impulso al nostro movimento”.
 
E’ comprensibile che gli insegnanti siano provati. Comunque, malgrado la campagna di diffamazione attuata dalle catene televisive private, i sondaggi da esse stesse condotti, dimostrano che il 70% della popolazione sostiene la causa degli insegnanti e che più del 60% delle persone interrogate si ritrova nelle loro rivendicazioni.
 
Il sostegno sociale si traduce in una larga partecipazione dei lavoratori di altri settori (settore pubblico, professori dell’università, ecc.) a tutte le loro azioni. Ma la più grande prova di questo sostegno è rappresentata dal movimento degli studenti delle scuole secondarie sceso in campo la settimana scorsa. Anche se tale movimento ha ragioni proprie (reazione alla ristrutturazione delle secondarie), è complementare a quello degli insegnanti. Con le occupazioni degli istituti scolastici (630 istituti occupati nel paese), gli allievi rispondono agli appelli della Federazione degli Insegnanti.
 
Nelle università, il movimento non è ancora partito, perché gli studenti devono ancora affrontare la sessione di giugno, annullata in seguito alle occupazioni avvenute tra maggio e luglio. Assemblee generali sono previste in alcune facoltà. Occorrerà ancora attendere per vedere se la scintilla, accesasi tra maggio e luglio, che ha dato fuoco al movimento degli insegnanti, nutrirà un nuovo fuoco tra nuove forze.
 
Se ciò avverrà, tutti gli elementi si uniranno per la creazione di quel fronte dell’Insegnamento per il Popolo che è auspicato dal Partito Comunista di Grecia (KKE) e dal PAME (corrente militante nel movimento sindacale).
 
Le rivendicazioni 
  1. Un aumento salariale: 1.400 euro per gli insegnanti all’inizio della carriera, nessun legame tra remunerazione e rendimento, contratti collettivi autentici.
  2.  Insegnamento pubblico e gratuito: rifinanziamento fino al 5% del PIL o 15% del bilancio nazionale. Nessuna privatizzazione e commercializzazione dell’insegnamento, nessuna revisione dell’articolo 16 della Costituzione (1).
  3. Mantenimento del diritto alla pensione e alla previdenza sociale: ritiro di tutte le leggi degli ultimi 15 anni che sabotano questi diritti, diritto alla pensione completa dopo 30 anni di servizio, pari all’80% del salario.
  4. Protezione delle condizioni di lavoro: un orario accettabile.
  5. Libertà pedagogica e insegnamento democratico: no ai piani di ristrutturazione dell’insegnamento del ministro Marieta Yannakou (del partito conservatore, Nuova Democrazia) tanto nelle primarie che nelle secondarie e superiori. 
(1) L’articolo 16 della Costituzione garantisce il carattere pubblico e gratuito dell’insegnamento in Grecia.
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare