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da: www.ptb.be/scipts/article.phtml?lang=2&obid=34694
Grecia: un’esperienza di lavoro dei comunisti nelle istituzioni locali
Intervista a Vassilis Dimopoulos*, consigliere comunale del Partito Comunista di Grecia (KKE) a Kalithéa (Atene)
Cecile Chams
23/05/2007
V. Dimopoulos. Kalithéa è il 4° comune della città di Atene. Secondo il censimento ufficiale del 2001, conta 110.000 abitanti. Ma la sua popolazione reale è circa il doppio. Nella città lavorano 1.200 lavoratori. Il loro sindacato è molto combattivo. Il Fronte militante dei lavoratori, il PAME, animato dal nostro partito, è maggioritario. Kalithéa ha avuto un’amministrazione comunista fin dal 1963. Durante la dittatura, dal 1967 al 1974, il sindaco è stato destituito. C’è stato in seguito un nuovo sindaco comunista, fino al 1990.
I partiti borghesi fanno credere di voler risolvere i problemi della gente a livello locale. Noi diciamo al contrario che il potere locale è un’estensione del potere centrale. Gli eletti comunisti non nascondono certo la loro identità e neppure il loro programma. Noi sappiamo che le nostre analisi sono rispettate, anche da persone che non votano per noi. Le nostre organizzazioni locali fanno un lavoro da formiche, attraverso dibattiti, incontri con la gente.
Qual è il potere reale di un comune?
V. Dimopoulos. La questione del finanziamento è fondamentale. Secondo la legge del 1990, una parte delle imposte nazionali deve essere distribuita ai poteri locali. Ma il governo non la rispetta.
Secondo i calcoli fatti dal KKE, nel corso degli ultimi 15 anni, la somma dovuta dal governo a comuni e prefetture è aumentata fino a 10 miliardi di euro.
Per compensare questa perdita, i sindaci del Pasok (Partito Socialista) o di Nuova Democrazia (partito conservatore) hanno introdotto tasse comunali. E per essere sicuri di percepirle, le hanno inserite nelle fatture dell’energia elettrica dei cittadini. Se non vengono pagate, si taglia la corrente. I sindaci e gli eletti comunisti si sono opposti a tale imposta e richiedono la restituzione del denaro confiscato dal governo. Esigono che i comuni e le prefetture siano finanziati attraverso una parte determinata dall’8 al 15% del bilancio nazionale.
In Grecia, esistono due strutture di potere locale: al livello più basso i comuni, e poi le prefetture. Si tratta di distinzioni arbitrarie: Kalithéa, con i suoi 220.000 abitanti, è un comune, mentre esistono prefetture di 20.000 abitanti.
Al di sopra delle prefetture, c’è la regione. Chi la dirige è direttamente nominato dal governo. Ha il rango di vice-ministro. Ufficialmente, controlla la corrispondenza alle leggi dei regolamenti comunali e delle prefetture, ma in realtà, controlla le decisioni locali. Di fatto è l’occhio del governo.
Avanzate anche rivendicazioni specifiche sui problemi del comune?
V. Dimopoulos. Le liste dei militanti e dei simpatizzanti del KKE si distinguono per le loro idee, i loro principi e i loro orientamenti. Ciò non vuole certo dire che noi mostriamo indifferenza verso i problemi locali, al contrario. Noi cerchiamo di riunire la gente attorno a rivendicazioni concrete.
A Kalithéa c’è un vecchio ippodromo di 20 ettari, divenuto terreno pubblico. La famiglia del ricchissimo armatore Niarkos vuole acquistarlo. Noi abbiamo costituito un fronte per mantenere questo terreno pubblico. Al consiglio comunale, abbiamo denunciato il Pasok e Nuova Democrazia in merito a questa questione, spiegando che essa rientra nel quadro della politica di privatizzazione del governo.
A Kalithéa hanno anche cementato 70 ettari in riva al mare e costruito una serie di impianti specifici per i Giochi Olimpici del 2004. Il governo si sta apprestando a svenderli ai privati. Non importa chi sia ad acquistarli e cosa ne faccia, persino si trattasse di un bordello! Noi esigiamo che quegli immobili, costruiti con il denaro del popolo, servano per installazioni gratuite sportive, culturali e ricreative.
Gli eletti comunisti non pongono solamente materie locali all’ordine del giorno. Nel prossimo consiglio comunale, noi presenteremo una mozione che condanna le autorità turche per la repressione violenta della manifestazione dei lavoratori del 1° maggio. Al consiglio comunale del comune centrale di Atene, questa mozione è stata votata all’unanimità. Penso che ciò servirà ad alzare il morale dei lavoratori turchi. Presenteremo pure una mozione che condanna il governo dell’Estonia per la sua repressione anticomunista. Se noi non ci mobilitiamo oggi su tali questioni, ciò che si manifesta oggi in Turchia o in Estonia, potrebbe domani manifestarsi anche da noi.
Molti dei nostri eletti sono disobbedienti! Dedica tutto il suo tempo a Kalithéa…
V. Dimopoulos. Non solo! Dal 1978, il mio lavoro di avvocato è diretto alla protezione dei lavoratori perseguiti dalla giustizia perché sono sindacalisti o candidati ed eletti del KKE. Molti dei nostri eletti sono disobbedienti e mi danno non poco lavoro! Così il nuovo sindaco comunista di Nikéa, uno dei comuni del porto del Pireo, è attualmente inquisito. La Giustizia lo accusa di avere distrutto delle telecamere di sorveglianza insieme ad un’antenna GSM della società Vodaphone, installate nei pressi di una scuola. Io assicuro la sua difesa.
Il campione della disobbedienza è Folopoulos, il sindaco comunista di Peristeri, il 3° comune di Atene. In 20 anni, ha accumulato 220 capi di accusa e processi. Con eletti simili, avrei sempre del lavoro!
*Vassilis Dimopoulos, 55 anni, celibe, è originario di Olimpia, antica città del Peloponneso. Diplomato nel 1978 alla Facoltà di Diritto di Atene, si è specializzato in diritto pubblico. Ha diretto il sindacato di sinistra del foro di Atene dal 1995 al 2005. Capolista del Partito Comunista di Grecia (KKE) alle elezioni comunali del 2006. Divide il suo tempo tra i compiti di consigliere comunale e quelli di avvocato specializzato nella difesa dei sindacalisti e degli eletti comunisti.
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare