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- popoli resistenti - grecia - 12-02-13 - n. 440
Giù le mani dallo sciopero dei marittimi
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
06/02/2013
Oggi, mercoledì 6 febbraio, i marittimi entrano nel terzo sciopero di 48 ore sulle rampe delle navi. Continuano il loro sciopero contro il disegno di legge che crea un futuro tetro per le isole smantellando la rete di navigazione costiera e i porti, completamente consegnati al capitale monopolistico, e condannando i marittimi a lavorare senza contratto collettivo e senza diritti.
I lavoratori marittimi stanno lottando contro il disegno di legge del governo e difendendo i loro diritti lavorativi, i contratti collettivi, per consentire ai passeggeri di viaggiare in sicurezza, con navi moderne, con biglietti economici e equipaggi che abbiano diritti garantiti per tutto l'anno. Chiamano la classe operaia e i settori popolari delle isole, tutti i lavoratori del settore della marina mercantile ad unirsi a questa lotta.
Il governo di coalizione di "liberali, socialdemocratici e della Sinistra Democratica opportunista" ha applicato martedì pomeriggio la legge di mobilitazione civile [precettazione] contro lo sciopero dei marittimi. In questo modo continua la sua "dimostrazione di forza" contro i lavoratori, con la precedente applicazione di tale legge nei confronti dei lavoratori della Metro e l'intervento della polizia antisommossa e l'arresto la settimana scorsa di 35 sindacalisti PAME che protestavano contro le dichiarazioni provocatorie del ministro del Lavoro che aveva parlato di un sistema di sicurezza sociale basato sul clientelismo.
Non è la prima volta che i marittimi ricevono l'ordine di precettazione da parte dei governi che servono gli interessi degli armatori. Allo stesso tempo e in maniera provocatoria, il governo ha cercato di montare meccanismi di crumiraggio sulle navi, ha inviato la polizia antisommossa per forzare il caricamento delle navi e al tempo stesso ha mobilitato i media borghesi degli armatori che calunniano la lotta dei marittimi fingendo di preoccuparsi del fatto che, a causa dello sciopero, gli isolani, i contadini e i loro prodotti non avrebbero accesso ai servizi di trasporto.
Tuttavia, gli isolani e i contadini poveri e medi sanno che da anni non hanno accesso ai servizi di trasporto marittimo in quanto gli armatori programmano le rotte di navigazione tenendo come solo criterio il profitto. Allo stesso tempo, i contadini stanno vedendo il loro raccolto diminuire, a causa dell'impatto della Politica agricola comune dell'Unione europea (PAC). Lo sforzo del governo di condurre i settori popolari contro gli scioperanti è davvero una provocazione, perché mentre il governo imponeva la precettazione ai marittimi, in nome della preoccupazione per gli agricoltori e i loro prodotti, ha inviato le forze antisommossa alla barricata principale dei contadini piccoli e medi nella regione della Tessaglia. Li si trovano centinaia di contadini con i loro trattori (oltre 2.000) su iniziativa delle forze del Fronte militante tutti i contadini (PASY), che hanno subito una feroce repressione da parte delle forze poliziesche che cercavano di disperdere la barricata di massa dei poveri contadini in lotta contro le misure del governo e dell'Unione europea, che li cacciano dalla terra.
L'ordine di precettazione contro i marittimi rivela l'autoritarismo dilagante con cui il governo sta cercando di imporre le nuove esigenze degli armatori e delle grandi imprese nel settore del turismo, che sono scaricate sui lavoratori marittimi e gli strati popolari che vivono nelle isole. Come sottolineato dal KKE, le menzogne, i ricatti e la brutale repressione con l'utilizzo di leggi reazionarie devono fallire e rivoltarsi contro il governo. Nonostante il dispiegarsi del meccanismo di repressione, lo sciopero continua nella maggior parte delle navi. I marittimi, che a causa dell'intimidazione, della forze antisommossa e del ricatto sono stati costretti a lasciare le navi, dichiarano con i loro comunicati che sostengono lo sciopero e i loro compagni scioperanti. Tutti i settori dei lavoratori e degli strati popolari sono al fianco dei marittimi in modo deciso e militante, e organizzano uno sciopero di solidarietà nel settore privato e pubblico nella regione dell'Attica per mercoledì 6 febbraio.
La presenza della stessa Segretaria generale del Comitato Centrale del Partito, Aleka Papariga, è stata una delle espressioni di sostegno del KKE alla lotta dei marittimi. Sabato pomeriggio ha visitato il porto per assistere alla concentrazione dei marittimi scioperanti. Ha dichiarato quanto segue:
"Mentre i padroni della marina mercantile greca occupano la prima posizione a livello mondiale, in Grecia si sta preparando un disegno di legge che porterà alla disoccupazione migliaia di marittimi, gli ultimi rimasti dopo una serie di misure adottate e che hanno come obiettivo la soppressione del cabotaggio. Mentre la Grecia è in grado di risolvere il problema della comunicazione con le isole, molte delle nostre isole hanno seri problemi sia in inverno che in estate, e l'unica cosa che interessa ai padroni è il funzionamento delle navi che portano valuta ai grandi alberghi.
"Invitiamo gli operai, gli impiegati, i lavoratori autonomi, i commercianti, i contadini insieme con i marittimi a impegnarsi in una lotta d'importanza fondamentale e soprattutto a mostrare la loro solidarietà poiché senza la solidarietà di classe le misure si imporranno più velocemente e saranno sempre più feroci"
Al porto c'erano i lavoratori di diversi settori, i Comitati popolari, le Commissioni di disoccupati della regione del Pireo, con la presenza speciale dei contingenti del PAME e del MAS (Fronte Militante degli Studenti), che formavano una massiccia e dinamica concentrazione per lo sciopero nel porto, contribuendo al proseguimento della lotta dei marittimi.
Questa lotta fa già parte del patrimonio della classe operaia con il timbro delle forze di classe nella protezione e nello sviluppo della lotta, nel sostegno dei settori della classe operaia dei vari settori, così come dei contadini poveri, lavoratori autonomi e commercianti e in particolare, naturalmente, degli isolani. Questa lotta può essere incrementata con lo sciopero generale proclamato per il 20 febbraio.
E' una necessità imperativa esprimere l'appoggio internazionale e la solidarietà contro l'autoritarismo del governo, la sua operazione di "legge e ordine", per una decisa solidarietà di classe.
Giù le mani dai marittimi
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