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Un grande popolo, la sua grande eredità

Miguel Urbano Rodrigues
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/06/2015

Parte 1 - Syriza senza maschera
Perte 2 - Grecia martire, eroica, umanizzata

Le isole greche hanno ispirato poeti e scrittori famosi, che le cantarono e descrissero come paradisi terrestri.
Santorini, nelle Cicladi, è uno di quei luoghi che gli uomini di qualunque nazionalità hanno difficoltà a credere che esistano. Ci sono stato nel mese di maggio.

L'isola era molto più grande 35 secoli fa, quando un vulcano sottomarino la distrusse. Quasi la metà è affondata nelle profondità marine. La parte scampata al disastro (93 kmq) ha una forma a mezzaluna irregolare. Nel centro della baia, da eruzioni successive, è emerso un isolotto nero sulla cui cima si apre il cratere di un vulcano attualmente inattivo.

Per molti secoli, la nuova isola deve essere stata inabitabile. Ma le genti dell'arcipelago, attratte dalla sua bellezza, vi si stabilirono. E col passare del tempo, lava e ceneri si sono trasformate in terra fertile, sulla quale venivano ora piantati dei vigneti per produrre un vino degno degli dei dell'Olimpo.

Da lì passarono greci, bizantini, arabi, turchi, crociati, veneziani.
La popolazione residente è oggi di circa 15.000 persone. Ma l'isola è permanentemente invasa da consistenti orde di turisti.
Sul lato di fronte alla baia, un costone roccioso si lancia bruscamente in mare da un'altezza che varia tra i 200 e 300 metri.

Villaggi dal candore alentejano [Alentejo, regione del Portogallo, ndt] vi si annidano, aggrappati sui bordi di terribili precipizi. Le case declinano dalle scogliere - alberghi, ristoranti, negozi, caffè, a volte residenze (modeste e palazzi) – in un equilibrio che spaventa. Ne ho attraversati due, Fira e Oia e il loro ricordo mi si presenta alla memoria come quello di creazioni umane apparentemente impossibili.

Sulla costa orientale, l'altopiano degrada dolcemente e va a morire nel mare. In spiagge di sabbia nera, di lava disfatta, il mondo turistico mostra il suo volto del XXI secolo.

Ma Santorini proietta lo straniero anche in una strana città morta, che nacque e morì all'estremo sud dell'isola a duecento metri dalle acque cristalline dell'Egeo. E' chiamata Akrotiri. Scavi molto recenti, effettuati con le più avanzate tecniche dell'archeologia greca, hanno strappato al terreno vulcanico le rovine di una città preistorica dove fiorì una civiltà di radice minoica dell'età del tardo bronzo.

Mi sono immaginato nel XVI secolo prima della nostra era a contemplare le strade, le case, le piazze, le sculture che ricordano Alentejo, la mobilia, le sculture e gli affreschi (ora in mostra al museo di Fira) di una civiltà scomparsa.

Come riassumere l'emozione della scoperta di Santorini?
Quella magica isola mi ha fatto viaggiare per quattro giorni nella capacità dimenticata dell'uomo di creare modi di vivere e culture contraddittorie sul pianeta Terra.

Ritorno all'Acropoli

Appoggiato al freddo marmo di una colonna dei Propilei sormontata da un capitello dorico, il mio pensiero è tornato al l953, con me seduto sui gradini del Partenone a contemplare Atene.

Settimane dopo scrissi un articolo sulla Grecia per Diário de Noticias. Non me lo ricordo affatto, ma so che non ero preparato a comprendere ciò che vedevo.
Da allora ho accumulato conoscenze e variato di molto la mia prospettiva sull'avventura dell'uomo nella Storia

L'Acropoli è stata toccata da molteplici opere di restauro, la scala che conduce ai Propilei non esisteva, l'immagine del Partenone è un'altra e la Grecia dell'anno 2015 è un paese allora inimmaginabile.
Nei Propilei, la mia meditazione è oggi un'altra.

Il Tempo non si ferma, non si ferma mai, ma abbracciando con gli occhi porzioni di Acropoli sento che i templi eretti nella piccola pianura che corona quella parete rocciosa trasmettono messaggi permanenti di una cultura che ha segnato in modo decisivo il cammino meraviglioso e tragico dell'umanità

Viaggiando per 25 secoli, cerco di immaginare una Atene distrutta dal persiano Dario e ricostruita da Pericle, il grande ellenico a cui dobbiamo il Partenone, lo statista che fu architetto della molto citata democrazia greca, antitesi della tirannie coeve, ma che dopo tutto fu la dittatura di una classe aristocratica che opprimeva la stragrande maggioranza, privata del diritto di voto e di molto altro.

Una borghesia arrogante nemica dei lavoratori

Il canto di lode per la Grecia "patria della democrazia", tradizionale nei politici e intellettuali neoliberali dell'Unione europea e degli Stati Uniti, è ipocrita e falsifica la storia.

La Grecia fu il primo paese dei Balcani a liberarsi dal giogo ottomano. Ma il soggetto della insurrezione vittoriosa fu il popolo e non la borghesia.

Già durante l'occupazione turca si era formata nel paese una prospera borghesia, che si era ampliata dopo l'indipendenza. Questa classe nulla aveva di democratico. L'insediamento della monarchia, effettuato con il patrocinio di Inghilterra, Austria, Francia e Russia, favorì gli interessi di quella borghesia che ha sempre collaborato con i re (di origine straniera) e l'imperialismo.

La lotta di classe divenne più pronunciata dall'inizio del XX secolo. E' significativo il fatto che il Partito Comunista di Grecia sia stato, dopo quello bulgaro, il primo a sorgere in Europa successivamente alla Rivoluzione russa dell'Ottobre 1917.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli strati più influenti della borghesia collaborarono con gli occupanti fascisti e furono poi alleati dei britannici nella feroce repressione scatenata contro l'Esercito Democratico di Liberazione Nazionale - ELAS.

Nemici della democrazia e della classe operaia erano ovviamente gli armatori miliardari che controllavano (e controllano) la marina mercantile greca. Due di loro, Onassis e Niarkos, divennero figure venerate dal cosiddetto jet set internazionale. Essi esemplificano bene l'affermazione di Marx per cui il capitale non ha patria.

La perversione disinformativa del sistema mediatico internazionale non riesce a nascondere la realtà: che in Grecia, nel corso del tempo, a combattere per la democrazia è stata la classe operaia. La borghesia è sempre stata incompatibile con tali valori e principi.

L'effimero e il permanente

Dal luogo dove mi trovo vedo il Partenone e il tempio di Atena, ma non l'Eretteo.
Cosa provavano gli Ateniesi a partecipare alla cerimonia delle Grandi Panatenee, all'Acropoli, dove i templi della collina sacra erano una festa di colori?

Ho sempre avuto difficoltà a valutare l'atteggiamento degli antichi Greci dinanzi alla religione. La loro mitologia, con oltre 3.000 divinità, è affascinante. Ma cosa significavano per loro gli dèi? Perfino Alessandro procedeva a sacrifici. Che in questo rituale volesse accreditare la sua origine divina?

Ciò che resta dell'Acropoli, dopo le molteplici aggressioni nel corso dei secoli, è tuttora da mozzafiato. L'ultima fu il bombardamento degli inglesi, dopo la Seconda guerra mondiale. Ma il grande sforzo immaginativo non permette di attraversare il tempo e contemplare "quello" che fu, i monumenti e gli uomini che lo concepirono.

Ho percorso lentamente le sale del Museo dell'Acropoli. Non credo che esista al mondo un museo simile. Mi sono fermato a meditare nella galleria che espone parti dei fregi dei Frontoni del Partenone. Alcuni, pochi, sono originali trovati negli scavi. La maggior parte sono copie dei fregi rubati da Lord Elgin, il magnate-pirata inglese che li portò a Londra e offrì al British Museum, dove ancora si trovano.

E qui ho riflettuto sui colpi di scena della Storia. Quando i britannici della futura Inghilterra vivevano ancora in caverne e capanne, la città-stato di Atene, nella penisola dell'Attica accumulava conoscenze annunciando una civiltà votata a cambiare il corso dell'Umanità occidentale.

Alla vigilia di una epopea inaspettata, Atene affrontò una sfida enorme per sopravvivere. Quando Temistocle e Milziade sconfiggevano gli invasori persiani, la Grecia intera era un piccolo paese se paragonato all'impero del Re dei Re.

Le vittorie di Dario e Serse furono il prologo di quello che sembrava impossibile. Il pigmeo aveva battuto il gigante.

Dopo un secolo, un principe di Macedonia, statista e generale di sommo talento, attraversò l'Ellesponto e portò la cultura greca nel cuore di quella che era l'Asia conosciuta. Polis elleniche sorsero nelle steppe remote di Battria, ai margini delle cime innevate del Pamir. Era Alessandro, il primo governante a concepire l'idea di Stato universale.

Un'arte meravigliosa e le innovazioni rivoluzionarie nella scienza

Passeggiando per il Museo dell'Acropoli, accarezzando con lo sguardo le sculture di Fidia e Prassitele e decine di statue di dei e dee del pantheon greco, mi sono sentito invaso da una certezza che contraddiceva la logica apparente delle cose.

La lavorazione dei marmi del monte Pentelico ha 25 secoli. Gli artisti dell'epoca avevano raggiunto un livello di perfezione, armonia e rigore quasi insuperabile. Solo dopo secoli di relativa oscurità, sarebbero stati eguagliati, nell'Italia del Rinascimento, dai grandi maestri di Firenze e Venezia.

La rivoluzione nelle arti, introdotta da un popolo così povero di risorse naturali, è stata inoltre accompagnata da una rivoluzione scientifica. In filosofia, matematica, geometria, geografia, astronomia, medicina, la Grecia è stata precorritrice di innovazioni scientifiche prodigiose. I materialisti greci Epicuro e Democrito ispirarono Marx nella formulazione del materialismo storico.

Di Erodoto è detto che fu il padre della Storia. Penso a Senofonte, al suo Anabasi, per me una lettura consueta fin dalla giovinezza.

Mi sono incantato negli ultimi giorni a percorrere chilometri per le strade di Atene, prima di partire dalla città rivisitata. Sapevo che non sarei tornato. Ma questa dolorosa certezza era temperata dal sentimento di ammirazione per il popolo greco.

La crisi non ha cancellato la gioia di vivere, la fiducia che il sole splenderà di nuovo dal fondo del tunnel, come è accaduto in molte altre crisi nel corso sua drammatica storia millenaria.

Dagli uomini e dalle donne greche traspare una profonda cultura, invisibile, da non confondersi con l'istruzione.

In questi luoghi, i contadini dalle scarse letture hanno accumulato nel corso di molte decine di generazioni una serenità, un coraggio, una tenacia, trasmesse dalle sorprendenti vicissitudini dei loro antenati, una saggezza combattiva che ci fa amare gli eroi dell'Iliade.

Credo che contemplare l'Acropoli aiuti a comprendere il popolo greco e l'Umanità.

Atene, giugno 2015


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