http://www.rebelion.org/internacional/040605hai.htm
traduzione dallo spagnolo del Ccdp
I Desaparecidos di Haiti
Tom Reeves
ZNet
Tradotto da Cora Fernández Anderson e rivisto da Marga Vidal
Ritornando ad Haiti, il mese scorso, ho trovato un'occupazione USA non molto
differente da quella in Iraq ma, a differenza di quest’ultima, essa rappresenta
una di quelle occupazioni di cui pochissimi nordamericani sono coscienti. Due mesi dopo l'estromissione forzata (da
parte degli USA) del presidente eletto e l’occupazione del paese da parte di
una "forza multinazionale", Haiti si ritrova in un caos molto
peggiore e con un livello di repressione politica uguagliabile soltanto al
periodo 1991-1994, durante il governo militare. Il 30 aprile il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato il lancio di una missione di
"mantenimento" della pace ad Haiti, col fine di rimpiazzare la "forza
multinazionale" comandata dagli USA.
L'ONU ha assegnato 6.700 truppe e 1.622 poliziotti per questa nuova
forza, che prenderà il controllo della situazione il 1° luglio. Le truppe di
USA, Francia, Canada, e di altri membri della forza d’occupazione originale,
continueranno però a prender parte all'operazione, nonostante la condanna di
molte forze haitiane (comprese alcune all’interno dell’attuale governo), per
ciò che definiscono "occupazione straniera”. Nonostante il resoconto
dell'ONU, di fine aprile, abbia considerato la situazione ad Haiti
"estremamente volatile", e rilevato che la criminalità e la violenza
in generale sono aumentati dalla partenza di Aristide, il Consiglio di
Sicurezza si è congratulato con USA ed alleati per l'occupazione del 29 Febbraio.
Dei circa 3.500 membri delle forze armate sotto comando nordamericano, più di
2.000 sono marines.
Ad Haiti c'è molta più violenza di quella documentata dai mezzi di informazione
statunitensi (come CNN, Fox ed
Associated Press), ma non sufficiente da stimolare le ansie di scandalo di
questi media. In realtà è sorprendente che non ce ne sia molta di più, data la
povertà estrema (la peggiore in quest’emisfero, convivente gomito a gomito con
un’ostentatamente ricca e ridottissima élite), e le azioni estreme dei golpisti
dell'ultra destra e degli occupanti nordamericani. E’ sorprendente che, quando
i più poveri di Haiti (gli abitanti delle cittadine di Citi Soleil, Dessalines
e Bel Air e delle aree marginali di Port-au-Prince) hanno visto strappato loro
il presidente e calpestata la sua dignità, non abbiano preso le armi e non
abbiano assassinato almeno qualcuno dei milionari bianchi dei sobborghi delle
zone bene di Petionville. Tuttavia non l’hanno fatto. Secondo gli USA le armi
erano state distribuite dal governo di Aristide, che invece negò.
Il Dr. Paul Farmer (specialista in salute pubblica, riconosciuto universalmente
per il suo lavoro contro l'AIDS, la malaria e la tubercolosi in Haiti ed in
molti altri luoghi), spiegava: "Io personalmente, in tutti questi anni ad
Haiti, non ho mai visto un contadino con un’arma. Quasi tutti coloro che
abitano queste zone sono membri del Famni Lavalas (FL, il partito di Aristide).
Recentemente ho dovuto medicare molte ferite d’arma da fuoco, ma tutte sono
state inflitte da ex-soldati, poliziotti o gente che gira in automobile, non da
contadini”. (e-mail di Paul Farmer, 3 maggio 2004).
Haiti ha sostenuto i propri governanti e resistito per tre settimane. I mezzi
d’informazione statunitensi hanno parlato di una "ribellione" contro
il "dittatore", il Presidente Jean Bertrand Aristide ed in seguito
hanno definito la sua rapida rimozione, nel mezzo della notte del 29 febbraio,
“partenza volontaria” che ha permesso la "restaurazione della democrazia”.
Questa è la versione diffusa dai mezzi di comunicazione corporativi. Aristide,
CARICOM (i vicini caraibici di Haiti), ed il gruppo parlamentare nero del
Congresso, hanno insistito sul fatto che non vi è stata rinuncia, ma partenza
forzata verso una destinazione sconosciuta. Gli USA lo hanno deportato a
Bangui, "la capitale più violenta del mondo" (così definita nelle
relazioni del Dipartimento di Stato), nella Repubblica dell’Africana Centrale.
Quanto successo, secondo i critici, non è una ribellione, ma un colpo di stato
orchestrato dagli USA. Si basano sulla testimonianza dello specialista in
lingua creola contattato dal Dipartimento di Stato per tradurre la cosiddetta
"lettera di rinuncia”. Scritta in congiuntivo, comincia così: "Se io
rinunciassi"... E’ in tutto simile ad una lettera che Aristide fu
costretto a firmare dai militari haitiani nel 1991, anch’essa tutt’altro che
una rinuncia volontaria. Quest’accusa ha ricevuto poca diffusione e rigettata
come "ridicola" dai funzionari USA e dalla maggior parte dei
commentatori.
Sono stato ad Haiti molte volte a partire dal 1997. Tra il 1991 ed il 1998 ho
collaborato all'organizzazione delle Delegazioni di Osservatori della Nuova
Inghilterra (NEOD), che coinvolsero molti cittadini eminenti di Boston. Durante
il periodo del golpe precedente siamo stati testimoni di terribili violazioni
dei diritti umani per mano dell'esercito haitiano, addestrato dagli USA, e
delle forze paramilitari del FRAPH, finanziate dalla CIA (come poi si
dimostrò). Abbiamo anche visto il giubilo pressoché universale dei poveri delle
città e delle campagne di Haiti (85% della popolazione) nel momento in cui
Aristide tornò. Ho viaggiato ad Haiti anche nel marzo scorso e sono stato
testimone dell’immutata popolarità di Aristide tra la povera gente, così come
anche dei crescenti segni dell’imminente golpe orchestrato dagli USA.
Il viaggio attuale ha avuto come obiettivo documentare i risultati di
quest’ultimo golpe. Nuovamente ho potuto osservare le stesse condizioni:
massiccia violenza contro i poveri, specialmente contro i Lavalas e gli altri
gruppi associati ad Aristide, la medesima FRAPH ed ex figure dell'esercito
haitiano commettere le stesse atrocità, l’immutato appoggio ad Aristide
tributato dagli indigenti, benché un po' meno esplicito. Non così la classe
media dei professionisti, alcuni dei quali l’avevano appoggiato in precedenza.
Certamente non l'oligarchia, che sempre ha odiato lui e la sua base popolare.
Sono arrivato in questo paese anche sorpreso e rattristato per il profondo
abisso che divideva il movimento di solidarietà con Haiti, del quale NEOD era
stato parte vitale. Capii perché alcuni erano più critici verso Aristide di
altri. Ma non capii come la delusione nei suoi confronti potesse arrivare a
tradursi nell’appoggio ad un golpe incostituzionale diretto dagli USA. So che
alcuni miei colleghi, sostenitori di coloro che ad Haiti chiedevano la rinuncia
di Aristide a qualsiasi costo, insistono ora di non aver mai appoggiato
l'occupazione nordamericana, e certamente neanche il ritorno dei "macoutes"
(gli squadristi di Duvalier). Tuttavia la loro posizione li ha favoriti. Sono
tornato a casa convinto che in parte avessero ragione, relativamente ai
supposti fallimenti di Aristide (comprensibili, forse, per un leader rinchiuso
in una bara neoliberale costruita dagli USA), ma che si sbagliavano
completamente rispetto alle conseguenze del suo forzato ritiro.
La "Nuova Realtà" ad Haiti.
Ciò che la maggioranza degli statunitensi non conosce (progressisti compresi)
sono i seguenti dati.
(1) Molti haitiani (soprattutto la maggioranza povera) hanno denunciato
"la ribellione" e l’estromissione di Aristide come un golpe delle
destre finanziato ed appoggiato dagli USA contro un presidente eletto
democraticamente. In questo si sono
uniti ai paesi dei Caraibi e dell'Africa, al Gruppo Parlamentare Nero del
Congresso, a vari esponenti del Parlamento, a leaders religiosi e dei diritti
umani.
In accordo coi funzionari del CARICOM, USA e Francia hanno minacciato di
utilizzare il veto se tale organismo avesse fatto pressioni per avviare
un’inchiesta dell'ONU. Due riunioni importanti del CARICOM con funzionari USA,
di cui una col Segretario di Sicurezza Nazionale per discutere misure
anti-terroristiche, sono state annullate perché il CARICOM aveva rifiutato di
partecipare al nuovo regime haitiano, nonostante le insistenze USA. Il suo
Segretario Generale, Edwin Carrington, ha motivato tale decisione per questioni
di principio: "La sicurezza è molto importante per tutti noi, ma credo che
la prima cosa importante sia il rispetto verso la nostra comunità. Non possiamo
accettare compromessi su questo principio". (Dialogo con la BBC dei
Caraibi - 29 aprile 2004).
Oggigiorno è possibile ascoltare, dai mezzi di informazione nordamericani, che
l'elezione di Aristide nel 2000 è stata
"fraudolenta". L’OEA ed altre organizzazioni hanno inoltrato
interpellanze sulle elezioni legislative di quell'anno. Tali elezioni sono
state seguite da osservatori internazionali (Global Exchange e Centro Quijote
de Maryland di orientamento cattolico) e dal KOZEPEP, un gruppo contadino
haitiano ampiamente riconosciuto. Incaricato dal governo di Haiti a seguire ed
organizzare le elezioni fu il CEP (Consiglio Elettorale). Questo organismo
include vari membri dell'opposizione e nessuno dei Lavalas. Tutti questi
osservatori hanno verificato che fu un'elezione libera e giusta con circa 3
milioni di votanti, un 61% dei registrati, che hanno dato ad Aristide più del
90% dei voti al di sopra degli altri sei candidati minori. Malgrado la
Convergenza, l'opposizione ufficiale, abbia boicottato queste elezioni, le
inchieste della Gallup, incaricata dall’USAID e censurata poi dagli USA, tanto
prima quanto dopo le elezioni, hanno indicato che i risultati stimati erano
corretti e che la maggioranza degli haitiani continuava ad appoggiare
l'elezione di Aristide e del partito Lavalas (almeno durante l'anno 2002). Nel
marzo del 2002 il 61,6% degli intervistati ha dichiarato di essere
simpatizzante o membro del FL, mentre solo il 13% ha espresso la propria
preferenza per la Convergenza o per qualcuno dei partiti che la compongono.
Quando è stato loro richiesto di nominare il leader haitiano nel quale
maggiormente confidano, il leader della Convergencia Gerard Gourgue ha ricevuto
il 3,7%. Conservo una copia delle inchieste CID Gallup dal 2000 fino al marzo
2002, commissionate dall’USAID e filtrate da un impiegato di questo organismo.
Un'inchiesta finale è stata fatta nel marzo del 2003 dalla Gallup e ugualmente
censurata. Coloro che hanno accesso ai suoi risultati dicono che l’FL continua
a ricevere l'appoggio di più della metà degli intervistati e dei due terzi di
coloro che sono identificati come "poveri". La differenza tra il
governo di Lavalas ed l’attuale regime di fatto è che Aristide aveva accettato
le regole che stabilivano che i partiti di opposizione dovevano essere parte
del CEP che organizza le elezioni. Il partito FL rifiutò di eleggervi un
rappresentante, denunciando la sistematica violenza contro i propri
sostenitori; tale decisione fu presa alla fine di aprile, in seguito alla
conferenza cui parteciparono più di 1.000 aderenti, molti dei quali costretti
alla clandestinità, proprio a causa delle gravi persecuzioni. Il 29 aprile i
capi religiosi di Ti Legliz (gruppi chiamati "piccola chiesa",
organizzati da promotori della teologia della liberazione, simili alle
"comunità di base" in Nicaragua), hanno inscenato una protesta nella
chiesa di San Giovanni Bosco in La Saline, un quartiere Lavalas. Lì si verificò
il massacro del 1988, nella parrocchia di Aristide. Ti Legliz ha chiesto la
fine di quella che ha denunciato come un’estesa persecuzione, con assassini e
minacce contro i suoi membri. Il suo portavoce ha affermato: "In queste
condizioni non si possono svolgere giuste elezioni ". (Agenzia Haitiana di
Stampa - 29 aprile di 2004).
Gerard Latortue, il Primo Ministro di fatto, ha detto tuttavia che pretende la
ripetizione delle elezioni senza Lavalas, evidentemente il partito più
rappresentativo ed organizzato di Haiti. La differenza è che gli USA, l'OEA e
l'ONU, accetteranno la replica elettorale, sebbene in un clima di terrore che
esclude un gran segmento della popolazione più povera del paese.
(2) Oggi, le stesse forze paramilitari e gli ex-ufficiali dell'esercito che
terrorizzarono Haiti durante i colpi di stato precedenti, stanno ripetendo le
medesime azioni. Le loro vittime sono principalmente i poveri e le loro
organizzazioni popolari che appoggiarono, ed ancora appoggiano, il Presidente
Aristide e l’FL. Abbiamo intervistato molte di queste vittime, che hanno detto
di aver riconosciuto nei loro torturatori (ed in un caso violentatori) gli
stessi uomini che le perseguitarono dieci anni fa. Tra quelli che oggi
terrorizzano Haiti ci sono anche molti criminali comuni, liberati dal
Penitenziario Nazionale dai "ribelli" e molti condannati per
violazioni dei diritti umani e massacri come Jodel Chamblain e Jean
"Tatoune”.
Chamblain ha organizzato la propria "consegna" in un lussuoso hotel
di Petionville. Sembra prossimo a modificare le sue convinzioni ed a essere
reinventato come "difensore della libertà".
Brian Concannon è un avvocato statunitense esperto in diritti umani, che fornì
consulenza ai pubblici ministeri nei giudizi per il massacro di Raboto
(Chamblain vi fu condannato in contumacia). Concannon affermò, circa la
consegna di Chamblain, che "nelle circostanze attuali qualunque causa
contro [Chamblain] sarebbe una farsa. In primo luogo, le vittime sono in
clandestinità, perché i suoi alleati le hanno terrorizzate. In secondo luogo,
il Ministro di Giustizia ha di fatto dichiarato pubblicamente, all’inizio di
questa settimana, che Chamblain non ha nulla da nascondere. Ciò chiarisce senza
ombra di dubbio il fatto che questo giudizio sia una farsa. In terzo luogo, il
giudice nella causa Raboto è stato attaccato da gente di Chamblain, il 30
marzo, dal che si deduce che non vi sarà giudice che potrà seguire seriamente
il caso. Infine, la casa del pubblico ministero principale in questo processo è
stata incendiata nel mese di febbraio. E’ improbabile, quindi, che in questa causa
possa esistere un pubblico ministero deciso e pertinace ".
Un ex ufficiale haitiano, Remissanthe Raix, si è autonominato attuale capo
dell'esercito, al comando di più di 1.600 soldati e fermamente deciso a non
disarmarli. "Noi SIAMO l'esercito, e siamo di ritorno", ha detto
Raix. Joseph Jean-Baptiste, un altro ex ufficiale dell'esercito, si è rifiutato
di disarmare le proprie truppe, dando il benvenuto agli occupanti cileni,
purché i loro 30 soldati non sfidino i propri 400 nella regione di Hinche. In
quella città, il 20 aprile, poco dopo l’arrivo dei cileni, due stazioni di
polizia e gli uffici centrali dell’FL sono stati incendiati.
(3) L’attuale violenta repressione s’avvicina ai livelli dell'ultimo golpe (da
3.000 a 5.000 morti nel corso di 3 anni). Diverse delegazioni di responsabili
della solidarietà e di avvocati dei diritti umani statunitensi hanno
documentato e denunciato questa continua repressione. Tra essi la Delegazione
Osservatrice di Emergenza “El Quijote” (di cui ho fatto parte), il Programma
Ecumenico dell'America Centrale e dei Caraibi (EPICA), la Delegazione di
Avvocati Nazionali, la Delegazione dell'Associazione di Avvocati Neri, e la
prima delegazione di Amnesty International da quando avvenne il golpe. Sono i
primi tentativi seri d’investigazione e documentazione delle violazioni dei
diritti umani ad Haiti dal 29 febbraio. (Vedere "Let Haití Live - Human Rights Réport" – 1° maggio
2004 - www.haitireborn.org). Queste organizzazioni hanno espresso una
dura critica al governo di fatto per le inchieste inconcludenti e per la sua
evidente complicità con i colpevoli.
Come membro di una delle delegazioni ho intervistato famiglie delle vittime e
testimoni dei violenti attacchi contro i Lavalas. Credo vi siano stati almeno
1.000 assassini politici nel corso del mese di marzo (probabilmente di più) e
tra i 40 ed i 60 morti causati dai proiettili dei marines statunitensi. Lo
affermo sulla base di conversazioni con testimoni, inclusi quelli che furono
vittime sia del primo che del secondo colpo di stato e d’interviste condotte
dalla delegazione del personale dell'obitorio (NLG). Persino i soldati
francesi, che ancora non hanno sparato alcun colpo (o forse uno, secondo un
testimone) definiscono gli statunitensi "grilletto facile”. I marines USA da
me intervistati, qualcuno appena rientrato dall'Iraq, difendono la violenza
preventiva argomentando: "ogni haitiano che incontriamo può essere un
nemico". Un marine mi ha raccontato di un incidente nel quale lui ed altri
della sua pattuglia hanno quasi ammazzato un haitiano che pensavano avesse
un’arma. "Fortunatamente per lui si voltò e lo sbattemmo a terra, era
solamente un bambino con un bastone, ma l’abbiamo quasi ammazzato”.
(4) E’ stato installato un regime "ad interim" capeggiato da un
haitiano in esilio (situazione simile al Governo Provvisorio in Iraq), scelto
da un "consiglio di anziani" (altra similitudine con l'Iraq),
escludendo qualsiasi membro di Lavalas, il maggiore partito di Haiti. Il Primo
Ministro, Gerard Latortue, ha vissuto in esilio per 14 anni, più recentemente
in una tenuta a Boca Ratòn, in Florida, dove ancora vivono alcuni dei suoi
ministri. Questo è il motivo per cui molti haitiani parlano del "regime di
Boca". Latortue fu membro di un governo golpista nel 1988. Il governo installato
dagli USA include ufficiali di estrema destra, del regime di Raúl Cedras e
degli infami Duvaliers. Il Ministro dell'Interno è Herard Abraham, un ex
generale haitiano che pretende di ristabilire le forze armate del paese. Il
gabinetto è composto da tecnocrati esiliati che lavorarono per la Banca
Mondiale, il FMI, USAID e l'ONU. Sono campioni di aggiustamenti strutturali e
di altre politiche neoliberiste. Svilupperanno ciò che la nostra delegazione
NEOD ha udito descrivere come Piano statunitense della "Morte" già 10
anni fa. Risulta ironico che molti personaggi di sinistra abbiano criticato
Aristide per non aver compiuto il suo programma socialista ed aver accettato
elementi neoliberisti come parte di un patto per permettere il suo ritorno
insieme ai soldati nordamericani nel 1994. Adesso sì, arriva il neoliberismo
puro.
La “zona di apprendistato” degli USA
Di ritorno da Jacmel verso Port-au-Prince, venerdì scorso, ho scattato
fotografie ad una mucca in un immondezzaio, accanto ad un cartello che in
inglese pubblicizzava una delle tante scuole rivolte alla piccola ma importante
classe media haitiana. Il cartello reclamizzava "Una zona di apprendimento
nordamericana”. Haiti è una zona di tirocinio USA in più di un senso. L'uomo
incaricato di Haiti al Dipartimento di Stato è Roger Noriega, ex assistente di
Jesse Helms il quale ha scritto discorsi contro Aristide già anteriormente alla
sua prima elezione nel 1991. Dopo che il Segretario di stato Colín Powell parlò
nel Congresso delle Americhe a Washington nell’aprile del 2003, Noriega ha
messo in relazione le politiche degli USA verso Haiti con quelle rivolte verso
Venezuela e Cuba. Si è congratulato con l'OEA per avere superato la sua
"mancanza di peso negli ultimi anni" mediante l'adozione della Carta
Democratica Interamericana. L'articolo 20, ha detto Noriega, "descrive una
serie di azioni che devono essere intraprese... nel caso in cui uno stato
membro non attui gli elementi essenziali di una vita democratica ...”. Noriega
vede l'articolo 20 come una formula per l'intervento. Aggiunge poi che "il
Presidente Chávez ed il Presidente Aristide hanno contribuito volontariamente a
creare un clima polarizzato e pieno di scontri.... È mia fervente speranza che
la buona gente di Cuba stia studiando la Carta Democratica”. Se non l'hanno
fatto prima del 29 febbraio, dovranno farlo adesso. Uno dei primi atti dei
marines, dopo essere sbarcati quest’anno ad Haiti, potrebbe essere stato la
definizione di un perimetro attorno alla Mole San Nicolás, penisola di fronte a
Guantánamo, prendendo il controllo sull'angusto stretto tra Haiti e Cuba.
Venezuela e Cuba: state attente! Il
regime di George W. Bush ha imparato a fare "colpi di stato corretti"
o, come qualcuno li ha denominati "colpi di stato leggeri".
L'appoggio della CIA al FRAPH e l'addestramento della giunta militare haitiana
sono stati ben documentati sotto il primo George Bush (vedere Alan Nairn - The
Nation - 24 aprile 1994). Ma con il governo Clinton gli USA erano divisi circa
il golpe approvato dal predecessore. Quando Clinton ereditò la sua politica, i
suoi alleati liberali si mostrarono schifati di fronte a questi arroganti
tiranni che terrorizzavano i poveri ed ottenevano guadagni dal commercio di
droghe e dai successi delle oligarchie. Gli USA non gestirono molto bene questo
golpe. I risultati sfuggirono al loro controllo.
Oggigiorno gli USA hanno imparato varie lezioni. Maneggiano al dettaglio ogni
sfaccettatura della "nuova realtà" ad Haiti, inclusi i massicci
rastrellamenti dei quartieri Lavalas e la consegna stile Hollywood del fascista
Jodel Chamblain. Quest’ultimo è stato acclamato dai suoi seguaci mentre si
arrendeva con le lacrime agli occhi, sostituendo la sua divisa mimetica con un
abito grigio, alla presenza delle forze armate USA e del Ministro di Giustizia
ad interim. Il Primo Ministro Latortue ha definito lui ed altri membri dei
FRAPH "combattenti per la libertà", mentre visitava Gonaives, luogo
dove questi “ribelli” commisero le prime atrocità. Adesso a Chamblain è stato
promesso un nuovo processo, nonostante le condanne internazionali, per
assassinio e massacro. Il governo ad interim ha anche manifestato la
possibilità che Chamblain ed altri siano perdonati, grazie ai loro
"contributi" alla recente democrazia! Bush ed i suoi alleati hanno
grossi talenti nell’usare il linguaggio di Orwell "la guerra è pace, la
giustizia è impunità per gli uomini della nostra banda".
Haiti dovrebbe essere una zona di apprendistato per tutti i nordamericani che
comprendano e si oppongano alla politica imperiale di intervento degli USA in
tutto il mondo. Se gli USA possono uscire indenni da un appoggio sia nascosto
che manifesto ad una "ribellione" capeggiata da ex militari e
paramilitari, molti dei quali sono stati condannati per assassini ed altre
violazioni dei diritti umani durante l'ultimo golpe, questo paese (gli USA) può
essere culturalmente pronto ad operazioni simili in Venezuela e forse anche a
Cuba.
E’ evidente: le armi degli USA (presumibilmente dirette all'esercito
dominicano), furono introdotte di contrabbando ad Haiti da parte di ex militari
e paramilitari, molti dei quali furono addestrati e finanziati per lungo tempo
dalla CIA e da altri agenti degli USA Il denaro statunitense, tanto del governo
quanto privato, è fluito verso le casse delle ONG associate con l'opposizione,
ovvero la Convergenza di estrema destra ed il neoliberale "Gruppo dei
184”, diretto dalla cupola del commercio haitiano (padroni di fabbriche che
sfruttano i loro lavoratori) ed ampiamente reclamizzato dall'ultra conservatore
"Progetto Democrazia ad Haiti" con base a Washington D.C.
Tra alcuni dei contribuenti finanziari ed organizzatori dell'opposizione
c’erano IRI e NDI, le ONG internazionali legate rispettivamente ai partiti
Repubblicano e Democratico. A Jacmel abbiamo intervistato studenti, donne e
sindacalisti che avevano costituito appositamente gruppi anti-Aristide per
chiederne l'estromissione all'inizio di quest’anno. Con orgoglio esibivano i loro legami con USAID, il programma di
Miglioramento Democratico del Dipartimento di Stato ed il NDI. “Ci addestrano e
c’insegnano ad organizzarci, e noi organizziamo i gruppi che voi vedete, per
richiedere che il governo corrotto di Aristide sia abbattuto”.
Complicità dei progressisti nel golpe
Repubblicani e democratici sono coinvolti nell'estromissione di Aristide dal
potere.
Questa volta il golpe è avvenuto "correttamente" in termini di
politica nordamericana, includendo l'appoggio di elementi progressisti. Gruppi
anti-globalizzazione, di contadini e di donne "di sinistra" dovranno
assumersi le loro responsabilità per la loro evidente complicità con gli eventi
che hanno portato all’attuale caos. La maggioranza di questi gruppi è
completamente finanziata dagli USA e da altre ONG internazionali che si
autodefiniscono progressiste.
Tra i gruppi con legami vicini agli USA ci sono: MPP, un grande gruppo
contadino con sede nel Central Plateau ed il cui leader Chavannes Jean Baptiste
e due dei suoi fratelli hanno trascorso il primo colpo di stato in esilio a
Boston; PAPDA (una coalizione anti-neoliberista); vari gruppi di donne (SOFA,
CONAP, ENFOFANM), appoggiate da molte ONG nordamericane progressiste, incluse
Grassroots International ed il Consiglio Nazionale per i Diritti haitiani
(NCHR), con un gruppo originario denominato NCHR-US (sede New York), finanziato
dall’USAID e da altre grandi fondazioni nordamericane. Tutti questi gruppi si
sono legati all'opposizione politica (controllata dagli interessi della cupola
del commercio), e tutte le loro critiche contro le atrocità dei cosiddetti
"ribelli" sono state zittite. Mi sono incontrato con tutti questi
gruppi molte volte, tra il 1991 ed il 2004, e solamente l’MPP si è rifiutato
l'anno scorso di ricevermi durante il mio ultimo viaggio.
L’MPP è un caso molto speciale. Chavannes Jean Baptiste è una figura simile ad
Aristide, che lo ha formato. E’ carismatico, molto vicino alla sua grande base
d’appoggio. Ma è anche convinto che la sua leadership è essenziale per il
futuro di Haiti. Chavannes è stato molto vicino ad Aristide, essendone stato il
portavoce al ritorno dopo il golpe.
Quando, in seguito, la maggior parte dei gruppi interni a Lavalas ha eletto
Preval come successore di Aristide, Chavannes ha annunciato la sua rottura con
quest’ultimo. Furono momenti di terribile confronto tra Chavannes ed attivisti
di Lavalas in Mirebalais, Hinche, Maissade ed in altri luoghi del Central
Plateau. Nell'elezione del 2000 Chavannes si alleò apertamente coi suoi antichi
e peggiori nemici e si unì alla Convergenza. Più tardi Chavannes si unì al
Gruppo dei 184 - molto più accorto coi mezzi di comunicazione, ma chiaramente
neoliberista – capeggiato dagli imprenditori del commercio fondato sullo
sfruttamento e da altri uomini dell’oligarchia. L’MPP ha recentemente firmato
il suo "contratto sociale", che sembra essere l’opposto dell'agenda
populista promossa anteriormente dal gruppo.
Più di un contadino di Mirabalais, nel Central Plateau, così come anche i
leaders sindacali ed i sacerdoti, mi hanno informato sul fatto che la maggior
parte delle armi e degli uomini, provenienti dalla Repubblica Dominicana per
dare avvio alla ribellione in Gonaives e Cap Haitíen agli inizi di febbraio, è
arrivata attraverso Chavannes. "Non c'era modo di realizzzare questo senza
il suo appoggio attivo”. Si dice che Chavannes stia considerando un posto nel
governo di fatto come ministro degli affari contadini. Ero con Chavannes e sua
madre quando piansero vedendo le rovine ed il vandalismo nei suoi uffici di
Papay, al ritorno dopo il primo golpe del 1994. Quel danno fu fatto dagli
stessi militari e paramilitari che adesso occupano la maggior parte del paese.
Un altro contadino dissidente mi ha detto che recentemente Chavannes ha
abbracciato ed organizzato una festa per Chamblain, l'assassino condannato e
membro del FRAPH che "liberò" Hinche, la base dell’MPP. In tempi di
guerra queste alleanze potrebbero anche essere strane accoppiate, ma a livello
personale sono difficili da capire.
Quando critico PAPDA, SOFA, CONAP ed ENFOFANM, non intendo dire che questi
gruppi abbiano appoggiato deliberatamente il colpo di stato. Dico solamente che
non rappresentano la gente povera di Haiti. Quest’affermazione si fonda sul
loro curriculum e sulla loro crescente mancanza di collegamenti con la base.
Credo che conservino ideologie progressiste coerenti, circa la globalizzazione,
il neoliberismo ed il ruolo della donna. E’ però discutibile la loro
collaborazione con l’OPL, il piccolo partito politico di Gerard Pierre Charles
che si unì alla Convergenza, sviluppando attualmente molte delle politiche
neoliberiste di quando l'OPL era nel governo di Preval. Sostengo che, a
prescindere dalla loro ideologia, abbiano focalizzato tutti i loro sforzi nello
strappare Aristide dal potere con qualunque mezzo possibile, facendo così il
gioco dei neoliberisti e dei militari di estrema destra. Ciò era prevedibile.
Credo che la loro furia ed il loro odio verso Aristide, distorse loro la
visione. Era comprensibile. Aristide ed il suo governo hanno fatto troppi
compromessi con le politiche di aggiustamento strutturale degli USA. Il governo
di Aristide era pieno di corruzione e responsabile di violazioni dei diritti
umani ma, insisto, non tanto compromesso quanto altri governi di Haiti, ad
eccezione di Preval, e molto meno dell'attuale regime di fatto. Al più, si
possono attribuire 20 o 30 assassini politici a Lavalas in questi ultimi 3
anni. In una sola notte, invece, nel marzo di quest’anno, si sono commesse più
atrocità contro Lavalas. Non trovo credibile l'accusa di SOFA che il governo di
Aristide, dopo l'anno 2000, fosse "peggiore di Cedras o Duvalier”.
Incontrai queste donne nella clandestinità, durante i colpi di stato
precedenti, e le trovai terrorizzate. Le ho viste l'anno scorso, durante il
governo di Aristide, mentre operavano apertamente dal loro ufficio nel centro
di Port-au-Prince. Questi piccoli “think tanks” liberali e gruppi femministi
non sono golpisti, ma le loro posizioni hanno favorito i golpisti e gli
obiettivi imperialisti degli USA.
Nel 2003, Anne Sosin, una ricercatrice di Dartmouth, ha lavorato con SOFA per
circa 4 mesi. In una lettera inviata a SOFA, ed ai gruppi che collaboravano con
quest’istituzione (compresa Grassroots International), ha scritto: "Il
movimento di base che fece fiorire organizzazioni come SOFA si è fermato e non
si è evoluto sino a trasformarsi in un vero settore cittadino democratico e
rappresentativo. SOFA ... ha fallito nel gestire la tensione esistente tra
l'amministrazione organizzativa e la rappresentanza popolare, come molte altre
organizzazioni della società civile ad Haiti" (PAPDA è un esempio ancora
più chiaro, aggiungo io). "SOFA è capeggiata da donne istruite e di lingua
francese, della classe media haitiana, e si è alleata politicamente col
movimento oligarchico”. Sosin insiste
sul fatto che la maggior parte dei membri originali di SOFA se ne sono andati
per unirsi ad altre organizzazioni popolari di base. Descrive in dettaglio il
modo nel quale SOFA è tornata attiva nel movimento di opposizione controllato
dall’oligarchia ed “ha usato la sua posizione per arrivare alla comunità
internazionale.... Il suo giudizio (su Aristide) non derivò da un voto tra i
suoi membri, sempre meno numerosi, ma piuttosto riflette i sentimenti di un
piccolo gruppo di capi prezzolati”.
Forse la cosa peggiore che ho riascoltato, a distanza di un anno, insieme ad
altri membri della delegazione, è la litania su maltrattamenti ed abusi da
parte di funzionari del governo di Aristide e Lavalas, che il NCHR dice di
avere documentato. A ragione protestano la mancata soluzione del caso dell'assassinio
del giornalista Jean Dominique e di una dozzina di altri attacchi contro
attivisti dell'opposizione e altri tre giornalisti. Tuttavia, durante i due
anni precedenti quest’ultimo golpe, essi hanno categoricamente rifiutato
d’investigare i probabili (adesso verificati) assassini, minacce e
bombardamenti contro il governo e Lavalas da parte delle ex forze armate e del
FRAPH. Hanno riso del supposto tentativo di colpo di stato al Palazzo Nazionale
nel dicembre 2001, sebbene adesso Jodel Chamblain ostenti che quello fu
l’iniziale tentativo di golpe.
Nonostante l’NDHR sia l'unico gruppo di diritti umani nel paese che può contare
su risorse finanziarie adeguate ed osservatori preparati, è diventato
totalmente parziale: anti-Lavalas, anti-Aristide. Ciò è del tutto inappropriato
per un gruppo che si fa chiamare organizzazione per "i diritti haitiani”.
Durante l'ultimo mese, prima del golpe, ha abbandonato la sua pretesa
imparzialità, unendosi alla richiesta di rinuncia di Aristide, senza far riferimento
ai mezzi utilizzati per riuscirvi. Dopo il 29 febbraio ha continuato a
denunciare abusi dei "chimeres", sbrigativamente denominati
"squadracce di Aristide", ma senza documentarne le connessioni. Ha
comunicato al nostro gruppo di avere sentori circa violenze contro appartenenti
disarmati di Lavalas (comprendendo la possibile complicità dei marines
nell'incidente di Bel Air). ma ha affermato di avere "accesso
limitato" alle cittadine pro Lavalas. E’ ovvio che abbiano accesso
limitato, non avendo alcuna credibilità come osservatori dei diritti umani.
L’NCHR dichiara di aver sempre investigato sulle violazioni dei diritti umani
in modo egualitario. Tuttavia, il 26 aprile, si è unito a PAPDA, CONAP ed altri
gruppi "progressisti" anti-Aristide in una manifestazione davanti al
Palazzo Nazionale. Ignorando totalmente l'ondata massiccia di repressione
contro Lavalas, documentata dalle delegazioni internazionali ad Haiti alla fine
di marzo e principio di aprile, l’NCHR ed altri gruppi hanno richiesto soltanto
l'arresto immediato di Yvon Neptuno (primo ministro di Aristide) e di altri
ufficiali del suo governo. I manifestanti dichiaravano: "Non è normale che
gli accusati girino liberi per le strade”. Tuttavia, NCHR ed altri gruppi hanno
omesso ogni menzione dei crimini commessi da parte dei delinquenti evasi dal
penitenziario o le ben documentate atrocità portate a termine dai membri
dell'ex esercito di Haiti, il FRAPH, e da altri gruppi "ribelli”. E
questo, secondo loro, sarebbe essere imparziali nell’investigazione sui diritti
umani.
Chidi Anselm Odinkalu, in un articolo pubblicato dal Consiglio di Etica ed
Affari Internazionali dell'Istituto Carnegie, segnala il problema dei
"diritti umani". Mi permetto di aggiungere che la sua analisi è
valida per i discorsi "anti-globalizzazione" ed
"anti-neoliberismo". Il suo articolo s’intitola "Perché gli
africani non usano il linguaggio dei diritti umani", ma avrebbe potuto
riferirsi ad Haiti così come a qualunque altra nazione impoverita ed oppressa.
"Il movimento attuale dei diritti umani in Africa... sembra disegnato per
escludere la partecipazione proprio della gente il cui benessere si suppone si
stia promuovendo. La maggior parte delle organizzazioni dei diritti umani sono
state modellate seguendo le organizzazioni del Nord, ubicate in zone urbane,
dirette da un piccolo gruppo, amministrate senza una base di sostenitori... e
dipendenti solamente da fondi stranieri. L’organizzazione con maggiore successo
riesce soltanto a raggiungere lo status equivalente ad un “think tank” di
politiche pubbliche, un istituto di ricerca od un'editrice di libri
specializzati. Con grande visibilità sui mezzi d’informazione ed uno stile di
vita coerente, i capi di queste organizzazioni sfruttano le comodità ed il
privilegio, e progressivamente si distanziano da una vita di lotta... Lontano
dall’essere candidati alla medaglia al valore, l'attivismo per i diritti umani
si è trasformato progressivamente in un certificato di privilegio. Parte della
colpa di questo triste stato di cose risiede nelle organizzazioni
internazionali dei diritti umani del Nord... le organizzazioni locali esistono
per compiacere alle agenzie internazionali che le finanziano o le appoggiano”.
La lezione principale, che i finanziatori di questi progetti, le ONG e tutti
gli attivisti della solidarietà devono apprendere, è che la solidarietà
dev’essere innanzi tutto per e con il popolo di Haiti, perché affermi la sua
volontà attraverso il voto, come gli haitiani fecero con Aristide nel 2000
(l'OEA ed altre ONG internazionali certificarono questo fatto in quel momento).
Oltre a ciò, il finanziamento internazionale ed i gruppi di solidarietà (e qui
la critica è altrettanto valida per coloro che appoggiarono incondizionatamente
Lavalas) non devono indossare para-orecchie quando visitano Haiti, ma ascoltare
criticamente tutte le parti. Devono cercare prove concrete della struttura di
base delle organizzazioni che finanziano, prove che la base ha lo stesso
sentire dei suoi capi.
E’ necessario vedere ancora chi guadagnerà di più nel proprio esercizio di
apprendistato ad Haiti: se l'impero USA od il movimento di solidarietà
internazionale. Speriamo che la risposta indichi quest’ultimo, dato che le
prossime “zone di apprendistato” arriveranno più rapidamente di quanto crediamo
(specialmente se il regime di Bush sopravvive al disastro dell'Iraq ed alle
elezioni di novembre).
Il materiale per questo articolo è stato redatto a partire da osservazioni ed
interviste realizzate insieme alla Missione Osservatrice di Emergenza ad Haiti,
un gruppo di 24 persone diverse, provenienti da USA e Canada, coordinate dal
Centro Quijote, con sede nel Maryland.
Si è svolta tra il 23 marzo ed il 2 aprile del 2004.