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mgt/rgc - Fonte: Prensa Latina - 10/01/2006
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Haiti paralizzata dallo sciopero generale


L’appello per lo sciopero generale nella capitale è stato seguito con disciplina quasi militare, e dimostra il panorama di tensione che si vive ad Haiti. Col suo caotico traffico urbano ridotto al minimo, Porto Au Prince si è svegliata con la piena risposta all’appello lanciato meno di 72 ore fa dalla Camera di Commercio ed Industrie (CCIH). Il paese è virtualmente paralizzato.

L’appello ha raggiunto l’obiettivo di chiedere al governo misure urgenti provvisorie per mettere fine all’imperante clima di insicurezza, violenza, corruzione ed impunità.
Pochi venditori ambulanti spruzzano con acqua le strade della città sempre affollate di passanti, malviventi, commercianti e automobili, soprattutto nei bassifondi.

Oggi sono deserti anche gli angoli e le stradine in cui di solito non c’è nemmeno spazio per i graffiti sui muri. A Petionville, dove risiede la rancida borghesia in case che brillano anacronistiche in confronto al resto di questa popolosa urbe haitiana, si vive - dicono - un giorno di preoccupazione.

In coincidenza con l’iniziativa della CCIH, il Consiglio Nazionale dei Partiti Politici (CNPP) ha convocato una mobilitazione per esigere il ritiro delle truppe delle Nazioni Unite che occupano Haiti dal 2004. Si chiede anche l’uscita della rappresentanza dall’OEA, la dimissione del Consiglio Elettorale Provvisorio (CEP) e delle autorità imposte dopo il rovesciamento del presidente Jean Bertrand Aristide, nel febbraio di quell’anno.

La televisione locale oggi ha diffuso un’esortazione della Polizia Nazionale “ad evitare qualunque tipo di eccesso” nel corso della giornata di protesta, perché sarebbe fortemente respinto e punito.
“L’interesse nazionale non può cambiare un governo che non ha saputo risolvere i problemi cardinali dello stato”, ha dichiarato il presidente del CNPP, Dejean Belizaire.

Lo sciopero generale è riuscito anche nelle province, come confermarono fonti consultate.
Il panorama interno haitiano si è complicato dopo la decisione del governo di transizione di sospendere - per la quarta volta - le elezioni presidenziali e legislative, previste per ieri.
Le elezioni, stando alla versione ufficiale, sarebbero state rimandate per problemi logistici.

In diversi circoli si è addotta una possibile manovra contro il candidato ed ex presidente René Preval, del movimento Rassicura. Secondo il sottosegretario degli Affari Politici dell’ONU, Hédi Annabi, vi sono “certi settori politici” che cercano sabotare l’appuntamento alle urne, “perché sono contrari ad alcuni dei candidati che hanno grandi possibilità di vincere.” Un recente sondaggio della consulente Gallup-USA ha stimato che Preval va verso il voto con circa il 32 % di consenso.

Tra novembre e dicembre sono state rapite quasi un centinaio di persone, cui bisogna aggiungere una trentina di assassini solo nell’area metropolitana negli ultimi 30 giorni, nove dei quali la settimana scorsa.  Ieri si sono sentiti degli spari nell’indomabile quartiere di Citè Soleil, nella zona portuale, dove le truppe della Missione di Stabilizzazione di Nazioni Unite ad Haiti (MINUSTAH) hanno potuto fare poco. Nei paraggi del Palazzo Presidenziale la tranquillità è anormale, per la scarsa presenza di ambulanti, che di solito iniziano il giorno con dei falò sul marciapiede. Quelli che si arrischiarono ad uscire o aprire, ne approfittano per aumentare i prezzi, in una nazione dove la povertà si è trasformata in un male endemico. La totalità delle ambasciate hanno dato istruzioni ai loro funzionari di ridurre i movimenti al minimo o, preferibilmente, non uscire.

L’esercito di vagabondi e mendicanti che popola la città, come parte di lei, questo lunedì è quasi scomparso, ma c’è ancora qualcuno che sfida la fame per le strade.
In apparenza è una giornata tranquilla, come un giorno di vacanza, un festivo, ma un haitiano comune ha commentato: “Molto finto.”


Traduzione dallo spagnolo del Ccdp