www.resistenze.org - popoli resistenti - haiti - 25-01-06

Le elezioni del 7 febbraio e la presenza di mercenari provenienti dagli Stati Uniti.

di Alma Girando

Le elezioni legislative e presidenziali in Haiti dovrebbero svolgersi il prossimo 7 febbraio, ultimo termine stabilito dopo 4 rinvii, anche se non vi è alcuna certezza che possano realmente aver luogo. Esse dovrebbero permettere di porre termine al potere illimitato del governo “ad interim”, installato dagli USA a metà marzo 2004, presieduto da Gérard Latortue (cittadino degli Stati Uniti, figlio di Haitiani, uomo d’affari residente a Boca Raton, in Florida) e sottomesso agli ordini provenienti da Washington.

Queste elezioni sono state fortemente volute dagli organizzatori e sponsor del colpo di stato contro Jean-Bertrand Aristide del febbraio 2004 (USA, Canada, Francia come organizzatori e Unione Europea come sponsor) per dare una parvenza di legittimità al golpe, potendo sostenere così di aver “portato la democrazia” ad Haiti: nel 2004 la democrazia esisteva in questo Paese tormentato da decenni di  violenze di vari dittatori - dai Duvalier a Cedras -  o quanto meno si stava costruendo fra inevitabili difficoltà e possibili errori ma, anziché ricevere un vero appoggio e sostegno è stata dapprima boicottata con ogni mezzo, e poi cancellata con il sequestro e la deportazione del Presidente legittimamente eletto, ad opera del governo degli Stati Uniti (1). 
 
Ben poco democratiche comunque sono le condizioni in cui le operazioni elettorali avranno luogo:
- Il legittimo Presidente, che non si è mai dimesso nonostante quello che è stato sostenuto dai media, si trova esiliato in Sud Africa.
- Il partito maggiormente rappresentativo, il Fanmi Lavalas, non si presenta, sia perché non riconosce come legittime le elezioni, sia perché moltissimi dei suoi membri e sostenitori o sono stati uccisi (molto difficile e forse impossibile stabilire quante siano state e continuino ad essere le vittime in questi due anni, anche se è più che credibile che siano almeno 5.000), o sono detenuti illegalmente (2), oppure sono costretti a vivere nascosti per le pesanti minacce alla loro vita.
- Il Paese continua a vivere in un clima di terrore, gli abitanti di molti quartieri poveri come Cité Soleil (sobborgo della capitale Port-au-Prince) sono perseguitati, assassinati (molti ad opera dei soldati della MINUSTAH), arbitrariamente arrestati. 
- I seggi elettorali sono pochi e lontani dai quartieri popolari e dalle zone rurali. All’inizio di dicembre il responsabile della missione ONU (MINUSTAH), Juan Gabriel Valdes, ha richiesto agli Stati Uniti l’invio di 10 elicotteri per raggiungere gli elettori delle zone più remote (irraggiungibili via terra), ma ad oggi non vi è alcun riscontro a tale richiesta. 
 
Nonostante gli alti costi (60 milioni di dollari – secondo l’Associated Press) coperti al 90% da Stati Uniti, ONU, Canada, Unione Europea (18 milioni di Euro– Decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 17 ottobre 2005) ed altri Paesi ed istituzioni, la disorganizzazione è notevole: esistono solo poche centinaia di seggi in tutto il Paese, mentre per le elezioni del 2000 (quelle considerate “fraudolente” da USA e UE) ne erano stati approntati poco meno di 10.000 per poter raggiungere tutti gli elettori (Tom Luce - www.hurah.webhop.org – dicembre 2005), nonostante disponibilità finanziarie nettamente inferiori.
 
Comunque, secondo quanto riportato dall’Agence Haïtienne de Presse (AHP sito:www.ahphaiti.org) il 19 gennaio, sia il direttore esecutivo del Consiglio Elettorale Provvisorio, Jacques Bernard, sia il portavoce della MINUSTAH, Damian Onsès Cardona hanno garantito che esistono le condizioni affinché le elezioni si possano svolgere regolarmente e che circa l’86% degli elettori ha ottenuto la “carta elettorale”, indispensabile per poter votare, grazie al grande impegno delle ultime settimane.
 
Recenti sondaggi della Gallup (USA) danno per vincente l’ex Presidente René Garcia Préval (1996 - 2001), all’epoca membro del partito Lavalas ed ora candidato con la “Plateforme de l'Espoir” (AHP). Préval raccoglie i voti delle organizzazioni di base e dei cittadini più poveri. Egli ha affermato che, se sarà eletto, Aristide sarà libero di ritornare nel suo Paese. 
Gli Haitiani sono così nuovamente riusciti a spiazzare la ristretta élite industriale e gli sponsor del golpe (che hanno operato insieme per rovesciare Aristide): se le elezioni si potranno svolgere e gli Haitiani liberi di votare chi vogliono, gli USA e gli altri Paesi si troveranno, non previsto, un Presidente a loro “sgradito”.
 
Per evitare che ciò accada, sono state messe in atto numerose azioni, tese a boicottare lo svolgimento delle elezioni: dalle pressioni del Gruppo dei 184 di André Apaid, che presenta un proprio candidato, Charles Baker, anch’egli proprietario di sweatshops (fabbriche del sudore)(da haitiprogres.com) nei confronti della MINUSTAH (vedere articolo sul dubbio suicidio del gen. Bacellar), allo sciopero indetto dalla Camera di Commercio e dal Gruppo dei 184 il 9 gennaio, al quale sono stati costretti ad aderire tutti i cittadini perché minacciati di arresto se fossero usciti di casa (testimonianza di Jean Joseph Jorel, un rappresentante della Commissione Nazionale del Fanmi Lavalas, che vive a Citè Soleil, rilasciata all’Haiti Information Project www.haitiaction.net), alla violenta manifestazione contro la MINUSTAH del 16 gennaio, sempre indetta dalle organizzazioni sopra citate, per sollecitare un intervento violento contro gli abitanti di Cité Soleil.
 
Queste richieste sono un modo per far sapere a chiunque sia associato in qualche modo ai Lavalas (con specifico riferimento a Préval) che non gli sarà concesso di vincere le elezioni perché, se ci prova, i suoi sostenitori pagheranno con la vita (Haiti Information Project).

 

Il gen. Brasiliano Bacellar, comandante delle forze ONU da settembre 2005 fino alla sua morte in circostanze poco chiare lo scorso 7 gennaio, è stato sostituito, il 23 gennaio, dal gen. Jose Elito Carvalho Siqueira, anch’egli Brasiliano, che ha subito affermato, riguardo al sobborgo di Cité Soleil, che un piano di sicurezza speciale è già stato elaborato per portare un clima di pace in questa zona (AHP del 23 gennaio), senza specificare quali mezzi intenda utilizzare.

 

In un Paese di oltre 8 milioni di abitanti, l’80% dei quali vive in stato di grande povertà, dove più del 50% della popolazione è ancora analfabeta, che deve affrontare gravi emergenze in molti settori, sembra che l’unico problema consista nel domare un sobborgo popolato da circa 300.000 persone.
 
 

Nel contempo sono arrivati e stanno arrivando ad Haiti mercenari provenienti dagli Stati Uniti, che ufficialmente non intendono esporsi con i propri soldati dopo l’occupazione del Paese dal febbraio a fine maggio 2004, e ricorrono quindi ai cosiddetti “contractors” per raggiungere i propri obiettivi – come accade in molti Paesi oltre all’Iraq ed Afghanistan.

 

Secondo un articolo pubblicato da Narconews, scritto da Stephen Peacock il 13 Dicembre 2005, (http://narcosphere.narconews.com/story/2005/12/13/144322/66), il Dipartimento di Stato USA sta reclutando “contractors” che saranno dispiegati nel ruolo di “polizia civile (CIVPOL) e come esperti di giustizia criminale per il rafforzamento del sistema giudiziario” per missioni in Haiti ed in altri luoghi “caldi”.

 

Le compagnie che dovranno provvedere all’addestramento, della durata di dieci giorni (le persone arruolate, comunque, devono già avere un’esperienza nel settore di minimo cinque anni), sono:

Dyncorp International, con sede in Texas

Civilian Police International, con sede in Virginia

Pacific Architects and Engineers/Homeland Security Corporation (PAE-HSC), con sede in Virginia

I luoghi di addestramento dovrebbero essere (secondo Narco-news) Fredericksburg, e Leesburg (Stato della Virginia).

Sul sito della Dyncorp International, già nota per la presenza dei suoi “contractors” in Iraq ed in Afghanistan, (www.dyn-intl.com) si legge, fra l’altro, che il loro scopo è quello di supportare gli interessi USA nel mondo. Sostengono di essere presenti in 35 Paesi, senza specificare quali.

 

Sul sito della Civilian Police International (www.civilianpolice.com) si legge che fra i loro obiettivi cìè quello di  “favorire le transizioni democratiche”

Sono una joint-venture con altre compagnie: MPRI, AGS, Wackenhut (WSI), Kellog, Brown & Root.

Sono presenti in Kosovo, Iraq, Afghanistan, Liberia.

 

Sul sito PAE-HSC (www.paecivpol.com) è riportato che lavorano in stretta collaborazione con il Dipartimento di Stato, con il National Security Council, con l’USAID (US Agency for International Development) nota per i suoi interventi a sostegno dei colpi di stato in Venezuela contro Chavez ed in Haiti contro Aristide.

Sono presenti, sempre secondo quanto riportato sul sito, in: Kosovo, Bosnia, Haiti, Liberia, Afghanistan, Iraq, Timor Est, Indonesia, Filippine, Pakistan, Somalia, Liberia, Messico, Nicaragua, Argentina.

Fra i loro scopi “raggiungere gli obiettivi di politica estera USA”

Sostengono che ricercano personale da inviare ad Haiti sotto incarico dell’ONU.

 

La missione ONU (MINUSTAH) ha il preciso mandato dal Consiglio di Sicurezza di provvedere all’addestramento della Polizia Nazionale Haitiana, secondo le risoluzioni 1529 del 2004 e 1608 del giugno 2005. Il contingente presente ad Haiti è composto da circa 9.000 uomini, dei quali 7.500 militari e 1.500 appartenenti ai corpi di polizia dei vari Stati che partecipano alla missione.

Non è chiaro quindi per quale ragione dei “contractors”, privati cittadini, vengano inviati per svolgere “compiti di polizia”; ancora meno chiaro è quanto sia legittimo che l’ONU si avvalga di tali personaggi, sempre che corrisponda al vero quanto riportato sul sito della PAE-HSC, cioè che i “contractors” saranno al servizio della MINUSTAH.

 

Per il resto risulta evidente che gli Stati Uniti hanno un esercito di mercenari inviati in moltissimi Paesi del Mondo per sostenere i propri interessi, senza che questi debbano rispondere delle proprie azioni. Ciò che è divenuto evidente durante la guerra in Iraq esisteva già da molti anni.

 

Considerato che l’articolo di Narconews risale a metà dicembre, si può facilmente dedurre che buona parte di questi personaggi siano già attivi in Haiti, che molti crimini (assassinii, torture, stupri, scomparse) siano opera loro e che sono e saranno attivi per boicottare le elezioni, che non rientrano più negli “interessi” degli Stati Uniti.

 

 

 

1) Jean-Bertrand Aristide, con la sua famiglia, è ospite del Presidente del Sud Africa, Thabo Mbeki e del Governo Sudafricano, con il pieno appoggio e sostegno dei 53 Paesi dell’Unione Africana

 

2) La Costituzione Haitiana prevede che la persona arrestata compaia davanti ad un giudice entro e non oltre 48 ore dall’arresto per la convalida o la scarcerazione: esistono circa 1.000 prigionieri che non hanno mai visto un giudice da quando sono stati arrestati (molti sono in carcere dal marzo – maggio 2004).  Nei rarissimi casi in cui qualche prigioniero ha potuto comparire di fronte ad un giudice, questi ne ha ordinato l’immediata scarcerazione.