www.resistenze.org - popoli resistenti - haiti - 18-02-06

Nonostante boicottaggi e frodi René Préval è il nuovo presidente di Haiti.

 

di Alma Girando

Il 7 febbraio i cittadini Haitiani si sono presentati in massa alle urne, nonostante i numerosi tentativi di impedire alla parte più povera della popolazione di esercitare il proprio diritto.

 

Secondo un rapporto dell’AUMOHD (1) (Association des Universitaires Motivés Pour Une Haïti Des Droits), giovani avvocati che operano come volontari a fianco delle popolazioni dei quartieri più disagiati di Port-au-Prince (Gran-Ravin – Martissant – Cité Soleil), gran parte degli elettori si è mossa già dalle 4 del mattino, dovendo percorrere parecchi chilometri per raggiungere i siti ai quali erano stati assegnati (807 in tutto il Paese, contro i quasi 10.000 del 2000). I siti elettorali però, anziché alle 6,00 del mattino come previsto dal CEP (Consiglio Elettorale Provvisorio), hanno aperto fra le 9,30 e le 11,00 per la mancanza delle schede elettorali  e molti cittadini si sono trovati sballottati da un seggio all’altro, non trovando i propri nomi nelle liste che avrebbero dovuto essere esposte, ma non lo erano.

Un “trattamento speciale” è stato riservato agli abitanti del sobborgo di Cité Soleil, che non hanno potuto votare entro il perimetro che delimita il sobborgo (per “motivi di sicurezza”), strettamente sorvegliato da mezzi blindati dell’ONU, ma sono stati assegnati a 3 sedi esterne: nessuno dei tre seggi aveva nelle proprie liste i nomi di questi cittadini. Dopo lunghe discussioni fra i rappresentanti dell’AUMOHD ed il CEP nella persona del presidente, Max Mathurin, finalmente hanno ottenuto il  permesso di votare (erano ormai le 3 del pomeriggio).


I “selvaggi”, i “violenti” , i “banditi” , (epiteti usati nei confronti di questi cittadini, i più poveri, sia dalla destra Haitiana, sia da molti giornali stranieri, sia da alcuni funzionari dell’ONU compreso il Sig. Valdès, responsabile politico della missione, cileno), hanno atteso con incredibile calma, pazienza e determinazione fino a 14 ore per esercitare il proprio diritto.

Nessun incidente è stato rilevato. 

Nelle altre zone del Paese e di Port-au-Prince le cose hanno funzionato meglio e non si sono registrati incidenti di particolare rilievo.

 

Le manipolazioni ed i risultati


Tutti i sondaggi, gli exit polls, gli osservatori internazionali, fra i quali alcuni dell’Unione Europea, davano per certa l’elezione al primo turno di René Préval. Le percentuali a suo favore erano valutate fra il 65% (exit polls e sondaggi) ed il 55% (osservatori internazionali, essenzialmente l’OAS – Organizzazione degli Stati Americani).  Anche i primi risultati elettorali basati sul 20% dei voti scrutinati, pubblicati dal CEP (www.cep-ht.org) davano Préval vincente al primo turno.


Dopo 3 giorni di attesa, la percentuale attribuita a Prèval è improvvisamente scesa sotto la soglia del 50%, percentuale richiesta per evitare una seconda tornata elettorale per il  ballottaggio con il candidato, secondo nelle preferenze, Lesile Manigat, 12 % dei voti (Manigat è stato per pochi mesi Presidente, durante i convulsi anni fra il 1986, quando Jean-Claude Duvalier fu cacciato e la fine del 1990, quando il “prete dei poveri” Jean-Bertrand Aristide vinse  le prime elezioni democratiche).

Charles Baker, proprietario di sweatshops, candidato e co-fondatore del Gruppo 184 ha ottenuto meno dell’8% delle preferenze.


Da notare che Guy Philippe, colui che aveva guidato la cosiddetta “ribellione”, culminata con l’occupazione di alcune città, fra le quali Gonaives, ed il sequestro del Presidente Aristide ad opera dei soldati USA (29 febbraio 2004), ha ottenuto circa l’1,5% delle preferenze, a conferma, se ce ne fosse bisogno, di quale “appoggio popolare” avesse davvero questa “rivolta”.

L’improvviso calo delle preferenze per Préval ha indotto immediatamente gli elettori haitiani a ritenere che fossero in corso manipolazioni tese a sottrarre loro, per la seconda volta in meno di due anni, il Presidente che avevano eletto.


Le manipolazioni, di fatto, ci sono state e sono state denunciate anche da due membri del CEP,

Pierre Richard Duchemin e Patrick Fequiere che hanno dichiarato all’Associated Press che Jacques Bernard, nominato “Direttore Esecutivo” del CEP, ruolo mai esistito prima ed imposto da Gèrard Latortue (primo ministro ad interim), stava gestendo da solo i conteggi e manipolando i risultati.

Sono state calcolate 85,290 schede bianche (il 4,6 % del totale) e 147,765 nulle (il 7% del totale).

Il fenomeno delle “schede bianche” è pressoché sconosciuto ad Haiti, dove i cittadini, quando hanno la possibilità di votare, sanno esattamente cosa vogliono: è inoltre impensabile che 85.000 persone abbiano camminato ed atteso per ore per poi deporre una scheda bianca nell’urna.

 

Le schede nulle (e le eventuali poche bianche), nelle precedenti elezioni erano sempre state escluse dalla base sulla quale calcolare la percentuale di voto (50%+1) che determina l’elezione o no del presidente al primo turno. Questa volta, arbitrariamente, sono state incluse, abbassando la soglia percentuale a favore di Préval sotto il 50%.

Ma le frodi sono state ben più massicce: decine di migliaia di schede sono “scomparse” dai seggi, quasi tutte dai quartieri ritenuti più vicini a Préval.


Una quantità difficile da definire perché parzialmente bruciata, è stata rinvenuta nella tristemente nota discarica di Titanyen (2): un portavoce dell’ONU, David Wimhurst ha dichiarato che probabilmente si tratta delle 35.000 schede svanite da alcuni seggi nei quartieri a nord di Port-au-Prince: quelli dove si erano recati a votare gli abitanti di Cité Soleil (Joseph Guyler Delva- Reuters)
.Le schede ancora leggibili riportavano la preferenza sotto la foto di Préval.
(Dal rapporto di Brian Concannon dell’Insitute for Justice and Democracy in Haiti: www.ijdh.org)

 

Decine di migliaia di manifestanti si sono riversati per le strade della capitale e delle altre città minacciando di bloccare il Paese sino a quando non fosse stato dichiarato Presidente René Préval.

Nonostante le minacce, l’unica vera violenza non sono stati i copertoni bruciati o le barricate costruite con carcasse di auto, facilmente smantellate dalle truppe ONU, ma l’aprire il fuoco contro la folla da parte delle truppe giordane della MINUSTAH (Mission des Nations Unies pour la stabilisation en Haiti), che hanno ucciso un giovane manifestante di 19 anni e ne hanno feriti decine di altri.

(http://www.mg.co.za/articlePage.aspx?articleid=264125&area=/breaking_news/breaking_news__international_news/)

 

A seguito delle proteste, il CEP, l’OAS (Organizzazione degli Stati Americani), i rappresentanti della Missione delle  Nazioni Unite, gli ambasciatori di Stati Uniti, Francia, Canada, Brasile, Cile, insieme a Préval, hanno infine deciso di ripartire le schede bianche in proporzione ai voti ricevuti dai candidati: ciò ha permesso a Préval di superare di poco il 50% e di essere dichiarato Presidente. Non ha permesso però alcuna indagine sulle frodi e sulle schede scomparse, che complessivamente ammonterebbero, secondo l’IJDH, all’8% delle schede complessive: quindi nessun responsabile.

 

Chi è René Garcia Préval :


Agronomo, 63 anni, è stato Primo Ministro durante la prima presidenza di Jean Bertrand Aristide (dal febbraio al settembre 1991, quando il colpo di stato di Cedras, organizzato dagli USA, ha costretto entrambi all’esilio). E’ poi stato eletto Presidente, come rappresentate del partito Lavalas, nel 1996 ed è l’unico nella storia Haitiana ad aver concluso il proprio mandato e ad essere stato sostituito tramite un normale processo democratico.  Durante la sua presidenza si è vissuto ad Haiti un periodo di relativa calma. E’ noto a tutti per la sua onestà e la sua lotta alla corruzione, oltre che per alcune opere a favore del rafforzamento dell’apparato giudiziario e per combattere la povertà.

Dopo la fine del suo mandato si è ritirato nella sua casa a Marmelade, dove lavora come agricoltore.

E’ stato richiamato nel luglio dello scorso anno dai suoi connazionali che si sono trovati privi di riferimenti, dopo il rifiuto dei Lavala di partecipare alle elezioni a causa dello sterminio o l’arresto di gran parte dei loro rappresentanti.

Ha fondato il partito LESPWA (Speranza) - www.frontespoir.org - e, quasi senza campagna elettorale, ha vinto.

Pur non essendo più legato a Jean-Bertrand Aristide, si ritrova contro quella ristretta parte della società Haitiana che ha contribuito al colpo di stato e, soprattutto, i “potenti” che questo colpo di stato lo avevano organizzato e finanziato.

 

Quale futuro?

 

Prima che iniziassero le proteste ad Haiti, nella confinante Repubblica Dominicana, esattamente nella cittadina portuale di Barahona, 800 soldati dell’esercito degli Stati Uniti sbarcavano, con i loro armamenti. Il comando militare USA ha giustificato questa presenza con un accordo per costruire 4 policlinici.

La coalizione progressista “People´s Unity” ha organizzato una massiccia protesta di fronte all’ambasciata USA a Santo Domingo, per questo ennesimo attentato alla propria sovranità. I massicci armamenti che accompagnano questi soldati, depositati presso un campo militare costruito proprio a Barahona poco si conciliano con “ragioni umanitarie”.


Barahona è il porto più vicino alla frontiera con Haiti e vi sono solo circa 200 chilometri da percorrere per raggiungere la capitale Haitiana.

Con questi ultimi sbarchi, i militari USA di stanza nella Repubblica Dominicana sono 14.000.

(http://www.wsws.org/articles/2006/feb2006/domi-f16.shtml)


Considerato che questo Paese non costituisce affatto una “minaccia” agli interessi degli Stati Uniti, ed il suo Presidente, Leonel Fernández Reyna, è considerato “amico”, non si giustifica un tale spiegamento di forze, se non con l’intenzione di invadere Haiti – magari contando sul caos deliberatamente provocato con le frodi - o di premere fortemente su chiunque governi il Paese.

Non più di due mesi fa, il Presidente Dominicano ha decretato l’espulsione di migliaia di profughi Haitiani, in gran parte perseguitati politici, che avevano trovato rifugio in questo Paese. Non si sa cosa sia accaduto a queste persone.

 

L’International Republican Institute (IRI), un braccio del National Endowment for Democracy

(un altro braccio è l’USAID), sta operando da anni per minare la democrazia haitiana a favore degli interessi degli Stati Uniti.


Documenti declassificati, secondo il “freedom of information act”, pubblicati sul sito http://www.inthenameofdemocracy.org, grazie ai giornalisti Anthony Fenton e Jeb Sprague, dimostrano in modo inequivocabile i cospicui stanziamenti a favore di associazioni (la cosiddetta “società civile”) e piccoli partiti che dovrebbero operare in favore degli interessi degli Stati Uniti:

5,7 milioni di dollari sono stati destinati alla creazione di una “coalizione socialista” fra i partiti (di destra) OPL, PANPRA, KONAKOM, e Ayiti Kapab.

1,6 milioni di dollari a favore di associazioni della cosiddetta “società civile”, il cui elenco è riportato dettagliatamente sul sito sopra citato, unitamente all’elenco dettagliato di tutti gli stanziamenti destinati ai Paesi dell’America Latina (Cuba come priorità, seguita da Haiti).

 

Come già avvenuto nel 2000, quando gli Stati Uniti hanno ispirato la coalizione “Convergenza Democratica” che, nonostante avesse, complessivamente, il favore di non più del 15% degli elettori, è riuscita a boicottare tutte le successive elezioni (esattamente come in Venezuela), fornendo la scusa per definirle “fraudolente” e bloccare così i fondi già destinati al Governo dell’allora Presidente Jean-Bertrand Aristide, ora ci si prepara al boicottaggio dell’appena eletto René Préval.

Le stesse “organizzazioni della società civile”, con nomi diversi, si apprestano ad “istruire” gli haitiani, con abbondante uso di soldi, in un Paese poverissimo, per provocare contestazioni contro Préval (la fotocopia di quanto è successo negli anni 2000-2003).

 

L’Unione Europea, che ha svolto la sua ignobile parte bloccando i fondi destinati al Governo Haitiano (44,4 milioni di euro), con la Decisione del Consiglio dell’UE n. 2001/131/CE del 29.01.2001, reiterata per gli anni successivi, ha sbloccato tali fondi e deciso di riprendere la cooperazione con Haiti, secondo la Decisione del Consiglio dell’UE 2005/756/EC del 17 ottobre 2005.  Una particolare attenzione andrà rivolta all’UE affinché mantenga i propri impegni.

 

 

Note

1) Il rapporto dell’AUMOHD, unitamente a foto sia relative alla giornata elettorale che al ritrovamento delle schede semibruciate è sul sito
www.hurah.revolt.org.

2) Nella discarica di Titanyen, a nord di Port-au-Prince, giacciono i resti di migliaia di Haitiani “scomparsi” durante le dittature dei Duvalier, di Cedras e quella degli ultimi due anni, di Latortue.



Alma Giraudo

www.aristide-haiti.it